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Brahmā

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Brahmā (XVII secolo). Questa una delle iconografie classiche del dio, il quale possiede quattro volti (catur-ānana) con cui controlla tutto il cosmo e rappresentano l'onniscienza. Ogni singolo volto recita un Veda: Est il Ṛgveda, Ovest il Sāmaveda, Nord l'Atharvaveda, Sud lo Yajurveda. La cavalcatura di Brahmā è l'Haṃsa, la sapiente oca in grado di discernere l'acqua dal latte. Regge un contenitore che contiene l'acqua del fiume Gange, a significare che l'origine del cosmo risiede nelle acque; il rosario raccoglie le perle del tempo a ricordare che ogni esistenza venuta ad essere nell'universo materiale possiede il suo tempo; anche il tamburo a forma di clessidra (ḍamaru) sta a significare il trascorrere, l'incessante battere del tempo nel divenire. La barba lo rappresenta come Pitāma ("grande padre [degli dei]").

Brahmā (devanāgarī: ब्रह्मा, adattato anche in Brahma) è nella lingua sanscrita l'adattamento in genere maschile del termine di genere neutro Brahman e indica, a partire da testi recenziori hinduisti, quella divinità predisposta all'emanazione/creazione dell'universo materiale.

Brahmā acquisisce quindi quel ruolo che nei testi più antichi è riservato a Prajāpati ma a differenza di quest'ultimo Brahmā non è una divinità suprema quanto piuttosto è al servizio di altre divinità considerate supreme[1].

Brahmā non deve essere confuso con il Brahman upaniṣadico che intende invece indicare quell'unità cosmica da cui tutto procede e da cui procede anche Brahmā che ne risulta un agente. Anche se va tenuto presente che nel loro variegarsi le teologie hinduiste possono intendere lo stesso Brahman come mera potenza impersonale della divinità principale intesa come Persona suprema, e di volta in volta indicata come Kṛṣṇa/Viṣṇu o Śiva o queste, viceversa, possono rappresentare solo una sua manifestazione.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

In quanto divinità creatrice dell'universo materiale, luogo da cui ogni esistenza dovrebbe invece "liberarsi", a Brahmā non viene riservato un culto particolare. Nonostante ciò questo dio viene rappresentato in immagini cultuali e il suo nome può essere pronunciato durante i riti religiosi.

L'assenza di uno specifico culto riservato a Brahmā viene spiegato tradizionalmente, tra gli altri, nello Skanda Purāṇa (I, 1,1 6 e III 2, 9,15), con il fatto che egli abbia mentito nel sostenere di aver raggiunto la cima del luminoso liṅga, qui inteso come asse del mondo.

Il mito del dio creatore[modifica | modifica wikitesto]

La descrizione hindu del processo di genesi dell'universo, pur avendo origini vediche, si è definita con la letteratura raccolta nella Smṛti in particolar modo in quella purāņica.

L'universo secondo gli hindū è una realtà destinata a scomparire o meglio ad entrare in un periodo di latenza, di non manifestazione (avyakta) da cui riemergerà con una nuova emanazione (detta anche sarga). Tutto questo accade da sempre e per sempre accadrà. Colui che provoca ciò possiede l'appellativo di Bhagavat (Colui che è divino, che è degno di adorazione, l'Essere supremo eterno e inconcepibile) o anche di Svayambhu (Esiste da se stesso), e la compie al solo fine del gioco (līlā)[2].

(SA)

« na prayojanavattvāt
lokavat tu līlākaivalyam »

(IT)

« Egli non ha motivo di essere.
Allo stesso modo il mondo è semplicemente un suo gioco. »

(Brahmasūtra II, 1, 32-33)

Il processo di emanazione si avvia con la fuoriuscita delle acque[3] dove egli pone il proprio sperma[4] generando l'uovo/embrione d'oro (hiraṇyagharbhaḥ)[5]. Il non generato, il Bhagavat, prende al suo interno la forma di Brahmā che ricalca, secondo Mario Piantelli[4] i più antichi hiraṇyagharbhaḥ e Prajāpati[6].

Dopo essere rimasto per un secolo nell'uovo d'oro, Brahmā lo rompe fuoriuscendone, creando quindi nella parte superiore dell'uovo il mondo celeste, nella parte inferiore la terra e in mezzo lo spazio, l'etere. Tutto l'universo coincide con l'uovo di Brahmā (Brahmāṇḍa).

Con l'universo Brahmā genera i deva, il tempo, gli astri e i pianeti, le terre con i monti, gli oceani, i fiumi, ma anche delle potenze impersonali come l'Ascesi (tapas), la Parola (vāc), il Desiderio (kāma), gli opposti (caldo-freddo, Dharma-Adharma, ecc.)[7]. E come il Puruṣa del Veda genera l'umanità ripartendola nelle quattro funzioni corrispondenti ai Varṇa.

Nel Matsya Purāṇa (III; anche nello Śiva Purāṇa) nell'oceano dei primordi apparve un uovo da cui esce Prajāpati/Brahmā il quale genera una figlia detta Vac (la Parola) o anche Sarasvatī (il Flusso [delle parole]), o ancora Savitrī (Inno al Sole), che il padre sposa. Da questa unione nasce Manu che genera gli uomini e le altre creature, dal pensiero di Brahmā fuoriescono invece i Veda e i Ṛṣi (Brahmaṇḍa Purāṇa, II, 9)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^
    « Brahmā's ability to create is little more than an expertise or a technical skill that he employs at the behest of the greater gods; he is called upon whenever anyone is needed to create something, or even to create a pregnant situation— to give power to a potential villain so that the action of the conflict can unfold. […] Brahmā's mythology is derived largely from that of the god Prajāpati in the Brahmānas. Unlike Brahmā, Prajāpati is regarded as the supreme deity […] »
    (Wendy Doniger, Encyclopedia of Religion, vol. 2. NY, Macmillan, 2005, p.1023)
  2. ^
    « Questo processo non ha fine, né altro scopo, che il gioco (līlā), del Signore. »
    (Gavin Flood. Op. cit., pag. 52)
  3. ^ Vedi anche il mito cosmogonico vedico in cui Indra uccide il serpente cosmico Vṛtra liberando le acque e dando via alla creazione:
    (SA)

    « ahannahiṃ parvate śiśriyāṇaṃ tvaṣṭāsmai vajraṃ svaryaṃ tatakṣa vāśrā iva dhenavaḥ syandamānā añjaḥ samudramava jaghmurāpaḥ vṛṣāyamāṇo.avṛṇīta somaṃ trikadrukeṣvapibat sutasya āsāyakaṃ maghavādatta vajramahannenaṃ prathamajāmahīnām yadindrāhan prathamajāmahīnāmān māyināmamināḥ prota māyāḥ āt sūryaṃ janayan dyāmuṣāsaṃ tādītnāśatruṃ na kilā vivitse »

    (IT)

    « Uccise il serpente che giaceva sulla montagna, Tvaṣṭṛ gli aveva foggiato il vajra (fulmine) risonante- come le vacche che muggendo fuggono fuori dal recinto, così le acque scesero rapidamente verso il mare. Eccitato prese il Soma bevendone il succo nelle coppe di triplice legno. Il generoso prese il vajra, l'arma che si lancia, è colpì il primo tra i serpenti. Quando tu. Indra, uccidesti il primo tra i serpenti annientasti anche gli inganni dei mentitori, generando il sole, il cielo, l'aurora. Nessuno più ti resistette. »

    (Ṛgveda,I,32,2-4)
  4. ^ a b Mario Piantelli. Lo hindūismo. Testi e dottrine. pag. 73
  5. ^
    (SA)

    « hiraṇyagharbhaḥ samavartatāghre bhūtasya jātaḥ patirekaāsīt sa dādhāra pṛthivīṃ dyāmutemāṃ kasmai devāyahaviṣā vidhema »

    (IT)

    « In principio si sviluppò come un embrione d'oro. Fin dalla sua nascita l'Uno fu il signore di ciò che era venuto in essere. Egli è diventato il sostenitore della terra e di questo cielo: al quale mai altro dio dovremmo noi offrire la nostra adorazione per mezzo dell'oblazione »

    (Ṛgveda, X,121,1. Traduzione di Saverio Sani in Ṛgveda. Venezia, Marsilio, 2000, pagg. 68-9)
  6. ^ Principio cosmogonico enunciato diffusamente nei Brāhmaṇa
  7. ^ Mario Piantelli, Lo hindūismo. Testi e dottrine, pp.73 e sgg.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Piantelli, Lo hindūismo. Testi e dottrine in Hinduismo (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007.
  • Wendy Doniger, Brahmā, in Encyclopedia of Religion, vol. 2. NY, Macmillan, 2005.
  • Alain Daniélou, The Gods of India. NY, Inner Traditions Internationals, 1985.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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