Bozza:Sviluppo e apprendimento del lessico

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L'apprendimento del lessico è un fenomeno che negli esseri umani porta all'aumento del numero di parole conosciute in una o più lingue. I processi di apprendimento si applicano nell'acquisizione inconsapevole e non formalizzata di una lingua materna o nell'apprendimento più o meno consapevole o formalizzato di una lingua seconda o straniera.


Meccanismi di apprendimento e acquisizione[modifica | modifica wikitesto]

I meccanismi di apprendimento e acquisizione non sono perfettamente noti. Bisogna considerare che l'apprendimento del lessico da parte degli esseri umani avviene durante un periodo molto lungo, che dura tutta la vita dell'individuo. Ciò implica che sia difficile seguire ininterrottamente le attività degli esseri umani, ogni giorno, per decenni – cioè il periodo in cui viene appreso il lessico- per comprendere i meccanismi di apprendimento. Gli esseri umani hanno competenze diverse e capacità diverse, anche in rapporto a interessi diversi, e questo crea una variabilità, che rende difficile stabilire un meccanismo di apprendimento del lessico universalmente valido per tutti. [1]


Le fasi iniziali dell'acquisizione dell'apprendimento[modifica | modifica wikitesto]

Basandosi sugli esperimenti di Bates, Caselli e Casadio, che hanno esaminato lo sviluppo del vocabolario di bambini inglesi e italiani dall'età di 8 mesi fino a 30 mesi, seguendo il questionario MacArthur, Guasti sostiene che vi sono importanti elementi in comune nell'acquisizione del lessico da parte dei bambini inglesi e italiani, ma anche un'enorme variabilità. Gli elementi in comune sono: l'acquisizione dei morfemi singolari prima di quelli plurali; l'ordine di acquisizione delle varie parole. A parità di ampiezza del vocabolario, i bambini italiani usano però più parole funzionali. Ciò accade fino a quando il bambino raggiunge le 600 parole (circa 3 anni di età, secondo De Mauro). [2] Secondo l'esperimento di Caselli, la produzione grammaticale dei bambini italiani supera quella degli inglesi, a parità di vocabolario. Questo implica l'indipendenza tra lo sviluppo lessicale e quello grammaticale. Questi esperimenti si basano su valori medi, il che sottintende una grande variabilità. Per esempio, nel periodo tra 8-16 mesi i bambini italiani intendono 107 parole in media, ma ci sono bambini che non ne comprendono nessuna e altri che ne comprendono 396.[3]

L'esplosione del vocabolario[modifica | modifica wikitesto]

Nell’acquisizione del linguaggio come L1 da parte del bambino, c’è un periodo definito "esplosione del vocabolario". [4] Ai 18 mesi il bambino ha un vocabolario di circa 50 parole. L’esplosione inizia tra i 18 e i 24 mesi, quando il bambino supera la soglia delle 50 parole. Il bambino impara tra le 5 e le 9 parole al giorno. Non si sa con precisione quando avviene l'esplosione del vocabolario, però sicuramente dopo che il bambino ha accumulato un numero definito di parole. Alcuni studiosi sostengono che tutti i bambini hanno questa fase esplosiva del lessico, altri pensano che l'apprendimento lessicale sia continuo. A 5 anni un bambino può conoscere anche 10.000 parole, questo significa aver imparato in circa 3 anni 10 parole nuove al giorno. Per raggiungere tale cifra, significa che il ritmo di crescita del lessico è sostenuto. La fase esplosiva del lessico è avvantaggiata dal fatto che nello stesso periodo i bambini vivono il fenomeno dell'associazione rapida, per cui il bambino è in grado di apprendere una nuova parola anche dopo averla ascoltata una sola volta. Sempre nello stesso periodo, il bambino usa le parole in una varietà di contesti. L'esplosione del vocabolario si è spiegata sulla base dei progressi del bambino a livello cognitivo proprie dei 18-19 mesi, che riguardano due capacità cognitive in particolare: la capacità di rappresentare cose non presenti e la capacità di etichettare. Anche i progressi a livello sociale che il bambino fa a quest'età contribuiscono all'apprendimento lessicale. Fra questi, l'indicare, l'attenzione condivisa e la posizione del corpo. [5]

La sovraestensione del lessico[modifica | modifica wikitesto]

L'esplosione del vocabolario è contemporanea al fenomeno della sovraestensione del lessico. Per sovraestensione si intende l'associazione di una parola ad un insieme di oggetti più esteso rispetto all'insieme a cui davvero la parola si riferisce. Per esempio, il bambino dice camion riferendosi sia al camion che all'autobus che all'autoarticolato. Le parole che vengono sovraestese sono familiari e ben apprese dal bambino, e riguardano soprattutto le categorie dei veicoli e dei capi di abbigliamento.

Esistono tre tipi di estensioni:

  • categoriali, una parola usata al posto di un'altra della stessa categoria, camion per autobus;
  • analogiche, parola usata per oggetto percettivamente simile all'oggetto a cui ci si vuole riferire, palla per mela;
  • relazionali, parola usata per relazione tra oggetto presente e un altro assente, bambola per passeggino della bambola.

I bambini sovraestendono solo quando parlano e producono la parola, ma non quando devono riconoscere l'oggetto a cui si riferisce la parola che gli viene detta. Il fenomeno della sovraestensione è legato esclusivamente alla produzione del lessico, ma non alla comprensione del lessico. La sovraestensione è una strategia di apprendimento lessicale elaborata dal bambino. Quando un bambino non conosce o non si ricorda la parola a cui vuole riferirsi, chiede, così facendo, all'adulto di aiutarlo a trovare la parola giusta. Questo metodo è parecchio ingegnoso e permette al bambino di acquisire nuovi vocaboli e ampliare il lessico.[6]

La referenzialità delle parole[modifica | modifica wikitesto]

Il primo passo verso l'apprendimento del lessico che il bambino compie è comprendere che ogni parola sta per un oggetto, azione o situazione. Dunque, le parole hanno valore referenziale. Gli uomini usano le parole come se fossero simboli per riferirsi a oggetti e situazioni. Il concetto di riferirsi o è innato o è appreso dal bambino. Se il concetto è innato, il bambino ha già dentro di sé la consapevolezza che le parole stanno per qualcosa e che il riferimento non cambia. Se il concetto è appreso, il bambino sulla base delle esperienze che fa delle azioni che si compiono durante l'uso del linguaggio, comprende questo postulato di base. La seconda opzione è la più probabile. Tra i 9 e i 12 mesi i bambini interpretano i comportamenti gestuali degli adulti, come l'indicare, come azioni che creano relazioni tra agente e oggetto, anche senza contatto fisico tra l'agente e l'oggetto. Questa capacità d'interpretazione potrebbe essere alla base dell'acquisizione del lessico. L'acquisizione di questa capacità dipende molto dal contesto sociale. [7]

Il contesto sociale nell'acquisizione del lessico: il ruolo dell'input[modifica | modifica wikitesto]

Il bambino è esposto al linguaggio sia quando gli adulti si rivolgono a lui, sia quando gli adulti parlano tra di loro. Ascoltando nuove parole nei discorsi degli adulti, il bambino impara nuove parole. [8] Per stabilire il significato di una nuova parola, il bambino interpreta ciò che fa l'adulto durante la denominazione. Lo sviluppo dell'abilità nell'interpretare gli indizi sociali è fondamentale. La denominazione può anche essere discrepante, quando l'adulto e il bambino non condividono lo stesso focus attentivo. I bambini hanno un'attenzione condivisa solo tra l'11% e il 29% del loro tempo. La componente sociale influisce solo fino ai 18 mesi. Gli aspetti sociali importanti per l'acquisizione del lessico sono:

  • disponibilità nell'adulto di rispondere al bambino;
  • capacità dell'adulto di comprendere a cosa il bambino si riferisce quando parla.

In sintesi, la componente sociale consiste nella capacità dell'adulto di coinvolgere il bambino nell'interazione linguistica. L'importanza della qualità dell'input è l'altro aspetto fondamentale, soprattutto nella fase di esplosione del vocabolario. [9]

La formazione del vocabolario di base[modifica | modifica wikitesto]

Secondo De Mauro, l’acquisizione del Vocabolario di base della lingua italiana (VdB) si considera completa al termine della scuola media, cioè a 14 anni. Quindi, dai 2 anni ai 14 anni, l'essere umano apprende 2 parole del VdB al giorno, per 12 anni. Si sa che "molte" parole del lessico comune (CO) sono note a "molti" parlanti madrelingua che hanno completato gli studi superiori. [10] Si consideri che le parole vengono imparate abbastanza rapidamente anche in età adulta. Non si comprende come mai gli adulti non conoscano tutto il lessico, o perché facciano errori di competenza lessicale. Ciò può essere dovuto al fatto che nella nostra società non si insegna esplicitamente il lessico italiano a scuola, inteso come liste di parole da imparare, ma questa è solo un'ipotesi. [11]

Ampliare il lessico[modifica | modifica wikitesto]

Nella società italiana, ampliare il lessico viene considerato un obiettivo sociale. Nelle società contemporanee, in cui le competenze sono presentate come se fossero in continua decadenza, l’ampliamento viene spesso descritto come un "contrasto all’impoverimento" della lingua italiana. Sulla questione dell'"impoverimento" dell'italiano al giorno d'oggi, si è molto espresso Umberto Galimberti, arrivando a sostenere, riprendendo erroneamente le ricerche di De Mauro, che i giovani oggi conoscono solo circa 600 parole. Lo stesso De Mauro definì Galimberti "virginalmente, puerilmente ignaro di rudimenti di linguistica" nel saggio del 2006 "Educazione linguistica oggi" contenuto in "Linguaggio, mente, parole. Dall'infanzia all'adolescenza". [12]

Le parole di De Mauro: "Un grande giornale, La Repubblica, tempo fa ha pubblicato senza battere ciglio un articolo di Umberto Galimberti, valente psicologo [...] ma assolutamente, virginalmente, puerilmente ignaro di rudimenti di linguistica: con aria autorevole Galimberti ha comunicato che gli adolescenti italiani d'oggi conoscono soltanto circa seicento parole. Ora, seicento parole è il patrimonio lessicale minimo produttivo di un bambino treenne [...]. In uscita dal primo ciclo delle elementari bambine e bambini sanno controllare produttivamente e ricettivamente molti usi delle 2.000 parole italiane del lessico fondamentale dell'italiano [...] e, a seconda della bontà dell'insegnamento e della solidità culturale del loro ambiente, posseggono altre migliaia di parole del vocabolario che diciamo di "alta disponibilità" e di quello di rilevante frequenza e comune. Certamente, abbiamo bisogno di accertare con maggiore precisione i numeri medi anche di questi anni di d'età e dei successivi. Ma le parole dei nostri adolescenti sono migliaia e migliaia. [...]". [13] [14]

L'ampliamento lessicale resta auspicabile, tuttavia mancano gli strumenti, come l'insegnamento del lessico a scuola.

La fossilizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La fossilizzazione è un fenomeno studiato dai linguisti, che riguarda i parlanti adulti non madrelingua coinvolti sia nell’emigrazione dall’Italia sia nell’emigrazione verso l'Italia. Fossilizzazione o resistenza è l’apparente cessazione di progresso dei processi di sinonimia ed emulazione. A causa della fossilizzazione, una lingua viene appresa da un parlante non madelingua solo fino al livello indispensabile per le attività da svolgere. Il processo riguarda tutte le strutture, non solo il lessico. Gli adulti emigrati che subiscono la fossilizzazione non apprendono la lingua del luogo dove risiedono, anche dopo decenni di residenza, oltre un certo livello. Una causa importante della fossilizzazione sembra la "motivazione", intesa non semplicemente come una spinta psicologica individuale, ma come un assieme di circostanze esterne e interne. Il caso di Broccolino ne Il Farfariello di Edoardo Migliacci del 1919. Italiano emigrato a Brooklyn, Broccolino parla una lingua mista tra il dialetto napoletano e l'americano, perché gli serve sapere l'americano tanto quanto basta per comprendere i parlanti del luogo dove vive. Broccolino non è interessato a conoscere tutto il lessico americano perché, per vivere, non gli serve saperlo. Gli esiti dell'apprendimento dell'italiano da parte di adulti non madrelingua vanno dalla piena acquisizione a una fossilizzazione precoce. Non esiste nessuna valutazione quantitativa generale. Nessuno è in grado di dire qual è il livello «medio di apprendimento», anche perché le variabili in gioco sono numerose, tra queste: la vicinanza tipologica della lingua di emigrazione all'italiano e la rete sociale di inserimento, che dipende dal lavoro. [15]

L'incapsulamento[modifica | modifica wikitesto]

Il fenomeno dell'incapsulamento dipende dal tipo di lavoro che viene svolto dalle persone immigrate in Italia e determina il livello di conoscenza che esse hanno della lingua, e del lessico italiano. L'incapsulamento è stato studiato soprattutto in riferimento alle badanti che, passando la maggior parte del loro tempo in casa delle famiglie per cui lavorano, hanno interazioni limitatissime con l'esterno, e un apprendimento limitato dell'italiano a causa di ciò. Studiato da Alessandro Vietti in Come gli immigrati cambiano l’italiano, l’indagine insiste sull’italiano di peruviane come "varietà etnica". L'autore cerca di dimostrare l'esistenza di una lingua italiana delle peruviane. A prescindere dalla reale identificabilità di questa lingua, che resta dubbia, un dato è sicuro: l’incapsulamento delle peruviane facilita il mantenimento di forme non standard dell'italiano. [16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luigia Camaioni, Psicologia dello sviluppo, Bologna, Il Mulino, 2007.
  2. ^ Guasti, L'acquisizione del linguaggio, pp. 123-125.
  3. ^ Guasti, p. 125.
  4. ^ Guasti, 2007, p. 125.
  5. ^ Guasti, p. 126.
  6. ^ Guasti, p. 127.
  7. ^ Guasti, p. 108.
  8. ^ Guasti, pp. 107-110.
  9. ^ Guasti, pp. 108-109.
  10. ^ De Mauro, Guida all'uso delle parole, p.85
  11. ^ De Mauro, Guida all'uso delle parole, pp.85-87.
  12. ^ Tullio De Mauro, Educazione linguistica oggi. In I. Tempesta, M. Maggio (a cura di), "Linguaggio, mente, parole. Dall'infanzia all'adolescenza", FrancoAngeli, Milano, 2006.
  13. ^ https://twitter.com/accademiacrusca/status/1268616537872535553.
  14. ^ https://letterecontemporanee.wordpress.com/2019/07/18/i-ragazzi-conoscono-solo-300-parole-riflessioni-su-lingua-italiana-giovani-affermazioni-azzardate-e-citazioni/.
  15. ^ https://www.dilitformazioneinsegnanti.it/atti/1998-10-seminario-insegnare-una-lingua-riflessioni-e-proposte/memoria-errore-fossilizzazione/.
  16. ^ Alessandro Vietti, Come gli immigrati cambiano l’italiano, Milano, FrancoAngeli, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marina Chini, Che cos'è la linguistica acquisizionale, Roma, Carocci Editore, 2005.
  • Paolo D'Achille, L'italiano contemporaneo, Bologna, Il Mulino, 2019.
  • Tullio De Mauro, L’italiano per capire e per studiare (relazione introduttiva), Roma, Aracne Editrice, 2014.
  • Tullio De Mauro, Guida all'uso delle parole, Roma, Editori Riuniti, 1997 (XII edizione).
  • Tullio De Mauro, Capire le parole, Roma-Bari, Laterza, 2002.
  • Tullio De Mauro, Ai margini del linguaggio, Roma, Editori Riuniti, 1984.
  • Tullio De Mauro, Il Nuovo vocabolario di base della lingua italiana, Internazionale, 23 dicembre 2016.
  • Maria Teresa Guasti, L'acquisizione del linguaggio, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2007.
  • Fabio Ruggiano, L’italiano scritto a scuola, Roma, Aracne Editrice, 2011, ISBN 978-88-548-3950-2.