Bozza:Situatività

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Il vocabolo situatività si riferisce ad un “Essere Situato” e in italiano il suo significato specifico può variare a seconda degli autori, degli ambiti disciplinari e del contesto testologico, assumendo caratteristiche di significazione peculiari, che andranno di volta in volta dedotte a partire da una base di conoscenza estensiva, nell’ambito della quale ogni significato non esclude necessariamente gli altri, ma individua una specifica sfaccettatura del lessema, all’interno di una multidimensionalità.

In Filosofia Teoretica[modifica | modifica wikitesto]

Il termine è ampiamente utilizzato per tradurre l’espressione tedesca Befindlichkeit, un neologismo introdotto da Martin Heidegger, a partire dal 1924[1], per tradurre alcuni concetti ontologici nell’ambito del suo corso sulla filosofia di Aristotele[2]; successivamente diventerà sempre più un tema centrale della sua riflessione. In “Essere e Tempo”, M. Heidegger definirà la Befindlichkeit come “tonalità emotiva, essere emotivamente intonati (Stimmung, Gestimmtsein)”. Tuttavia, la Befindlichkeit è un “esistenziale invariante fondamentale”[1]: non vuole indicare i singoli affetti, umori o emozioni, ma il sentirsi “emotivamente situati”; i contenuti emotivi sono mutevoli, ma un sentirsi “emotivamente situati” (quale che sia tale “situazione” emotiva) è invariabilmente sempre presente: definisce la nostra relazione con il mondo[2], con gli altri e con noi stessi in ogni frangente ed è pertanto una condizione ontologicamente connaturata all’esistenza, emergendo dal carattere di finitezza del Dasein.[1] Heidegger coniò tale neologismo in aperta polemica con le prospettive del Vitalismo, dell'Irrazionalismo e dello psicologismo, rifiutando termini come “Emotion” (emozione), “Affekt” (affetto/affezione), “Leidenschaft” (passione) o “Gefühl” (sentimento)[1].

La parola Befindlichkeit si può saltuariamente trovare anche tradotta come “situazione emotiva”, “sentirsi situati”, “trovarsi” o “affettività”; si noti che è possibile trovare traduzioni differenti del vocabolo persino in uno stesso paragrafo ove, all'utilizzo ripetuto scelto da Heidegger, i traduttori hanno spesso optato per una traduzione diversificata.

In Psicologia Cognitiva[modifica | modifica wikitesto]

Il termine fa usualmente riferimento alle teorie della Cognizione Situata o Apprendimento Situato (Situated Cognition, in inglese), che parte dall’assunto della conoscenza come manifestazione psichica di un “fare situato” in un contesto relazionale, fisico, sociale, culturale.

In Psicodinamica Applicata[modifica | modifica wikitesto]

La situatività va intesa come uno degli elementi fondamentali e imprescindibili della dinamica di significazione, quale costituente ontologico ed epistemologico. Dato il processo di significazione come modello invariante fondamentale dell’agire psichico, della percezione e simbolizzazione del reale e pertanto dell’agire concreto di individui e collettività, bisogna considerare come tale dinamica sia connotata da situatività e come anche i significati stessi non preesistano ai discorsi, all’azione, all’interazione comunicativa, ma siano proprietà che sorgono da tale attività discorsiva e interattiva, a propria volta condizionata da modelli simbolici che informano, caratterizzandolo, il campo di ogni milieu socio-culturale in una costante e implicita co-costruzione e conservazione di senso.[3]  

In Psicologia di Comunità[modifica | modifica wikitesto]

Si è parlato di Situatività Psicosomatica, di Situatività Prepsicotica Depressiva e di Situatività Prepsicotica Schizofrenica in relazione alle problematiche di integrazione dei migranti, sostenendo come non sia la migrazione in sé a essere prodromica della patologia, ma la situatività che si viene ad ingenerare nel periodo di accoglienza, spesso inadatta a rispondere per tempo alla fragilità, alla fatica interiore, ai vissuti di perdita che portano a comportamenti di chiusura verso l'esterno e alle difficoltà nella gestione della relazione che conducono ad un'assunzione protratta e irrigidita del ruolo di "immigrato".[4]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Bollettino Filosofico XXXV (2020) RITORNO ALLE ORIGINI GENESI ED EVOLUZIONE DEL PENSIERO DI MARTIN HEIDEGGER, E. Mazzarella (a cura di) (PDF), su researchgate.net.
  2. ^ a b Mark Michalski e Giovanni Gurisatti, Concetti fondamentali della filosofia aristotelica, Adelphi, 2017, ISBN 978-88-459-3135-2, OCLC 981545784. URL consultato il 14 ottobre 2021.
  3. ^ Sergio Salvatore, L’intervento psicologico, G. Firera, cop. 2016, ISBN 978-88-6850-001-6, OCLC 987681148. URL consultato il 14 ottobre 2021.
  4. ^ Rizzi, Renato., Ospitare e curare dialogo interculturale ed esperienze cliniche con gli immigrati, FrancoAngeli, 2002, ISBN 88-464-4046-3, OCLC 492218370. URL consultato il 14 ottobre 2021.