Bozza:Maria SS. Immacolata Patrona del Regno delle Due Sicilie

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Il dogma della Concezione Immacolata della Vergine Maria fu proclamato da Pio IX nel 1854, ma le origine della festa dell'8 dicembre sono molto più antiche.

Infatti già nel Contra Iulianum di Agostino, si legge la chiara obiezione del Santo circa l'universalità del peccato originale. Dice S. Agostino: “… non assegniamo Maria al diavolo per la condizione del nascere, ma per questo: perché la stessa condizione del nascere è risolta dalla grazia del rinascere”.

Gli effetti della grazia di Dio nell' assenza in Maria del peccato originale, erano chiari già nel IV sec.

L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico e la Chiesa, prima di istituirne la festa l'8 dicembre, ha sempre mantenuto un atteggiamento prudente. Un primo passo concreto fu fatto solo nel XV secolo quando Papa Sisto IV introdusse la festa liturgica dell'Immacolata, pur non pronunciandosi sul piano dogmatico.

Nel 1661 Papa Alessandro VII emanò la bolla chiamata “Sollicitudo”, dove si esprime a favore dell'istituzione dell'Immacolata. Nel 1708 fu Clemente XI che rese universale la festa dell'Immacolata.

Carlo III e l'Immacolata Concezione[modifica | modifica wikitesto]

La bolla di Clemente XIII (Carlo della Torre di Rezzonico), papa dal 1758 al 1769, riconosce, su richiesta di Carlo III, come Patrona delle Spagne, di tutti i domini ad esse collegate e della Monarchia Borbonica, Maria Santissima con il titolo dell'Immacolata Concezione. Sebbene il Dogma sarà emanato solo l'8 dicembre del 1854, era molto diffusa la fede popolare nell'Immacolata, e la tutelava la stessa Chiesa, vietando di rendere pubbliche le obiezioni, che pure non mancavano. La bolla definisce tale qualità della Madonna come “Mysterium”, da intendere “segno efficace di salvezza”, quindi devozione e fede professate e praticate.

Sono necessarie alcune note storiche. Dall'anno 1700, estinti gli Asburgo con Carlo II, regnava a Madrid un ramo dei Borbone. Nel 1759, morto senza eredi re Ferdinando, gli successe il fratello Carlo, dal 1734 re di Napoli e re di Sicilia. Sui troni spagnoli fu detto Carlo III; anacronisticamente è dalla storiografia indicato così anche come re italiano. I troni italiani di Carlo passarono a Ferdinando IV di Napoli, III di Sicilia; dal 1816, Ferdinando I delle Due Sicilie. Anche il nuovo Regno, proclamato l'8 dicembre, ebbe come Patrona l'Immacolata Concezione, già Patrona del Regno di Sicilia.

L'unità politica spagnola avvenne attraverso unioni personali di Regni che, almeno giuridicamente, rimanevano indipendenti, e, in parte, mantenevano delle effettive identità e autonomie: Castiglia, Leon, Aragona, Navarra, Granada. Lo stesso regime, fino al 1713, reggeva i Regni di Sardegna, Sicilia ultra Pharum, Sicilia citra Pharum (Napoli), e il Ducato di Milano. Si parla, correttamente, di un “impero castigliano”, una sola Corona e molti popoli. Il primo a intitolarsi re di Spagna fu Giuseppe Bonaparte nella sua infelice avventura dal 1808 al '14; i Borbone tornati sul trono madrileno mantennero il centralistico titolo, che vige tuttora.

Questa è la traduzione della bolla pontificia, da “Continuazione del Bollario Romano dei Sommi Pontefici Clemente XIII, Clemente XIV, Pio VI, Pio VII, Leone XII e Pio VIII, che comprende Costituzioni, Lettere in forma di Breve, Epistole a principi, persone e altri, e Allocuzioni, che raccolse l'avvocato Andrea Barberi, della Curia Collaterale del Campidoglio, con aggiunta di Sommari, Annotazioni e Indici per opera e studio del conte Alessandro Spezia, Tomo Secondo, che contiene dall'anno terzo al sesto del pontificato di Clemente XIII. In Roma, tipografia della Reverenda Curia Apostolica, 1837.

CLXVII

Si conferma l'elezione della Gran Madre di Dio, sotto il Mistero della sua Immacolata Concezione, a Principale, Universale Patrona di tutti i Domini sia delle Spagne sia delle Indie soggette al Serenissimo Re Cattolico: e si decreta che si celebri lo stesso Mistero nei medesimi Domini da parte dell'uno e dell'altro Clero intero, in giorno festivo e nell'ottava e durante l'anno, con tutte le prerogative che competono a siffatti Patroni secondo le leggi della Chiesa; venendo concessa durante la stessa festa l'Indulgenza plenaria.

Che in pubbliche prediche non si disputi della Concezione della Beata Maria Vergine, lo vietò Pio V con una Costituzione del 5 novembre 1570. Paolo V confermò le Costituzioni emanate da Sisto IV e Pio V con altra Costituzione del 6 luglio 1616. Che in atti pubblici si asserisca essere stata concepita nel peccato originale la Beatissima Vergine, lo vietò lo stesso Pontefice con Decreto del 31 agosto 1617. Gregorio XII, con Decreto del 24 maggio 1622, ampliò e dichiarò la proibizione di affermare che la Beata Maria Vergine sia stata concepita nel peccato originale. Che l'Immacolata Madre di Dio sia stata approvata da Clemente XII come Patrona del Regno di Sicilia ultra Pharum l'abbiamo da una Costituzione del 18 marzo 1739. Tutto si trova nel Bollario di Mainardo.


Traduzione della bolla.

Clemente, Vescovo, Servo dei servi di Dio

Per memoria perpetua

Ottimamente comprendendo quanto ornamento e tutela provenga ai Regni dall'insigne devozione verso Dio e venerazione della Beatissima Vergine Maria, da cui promanano tutte le benedizioni del Cielo, e perciò volendo adempiere al dovere precipuo del Nostro Officio, per cui dobbiamo guardare al bene spirituale e temporale dell'Orbe cristiano, e non ci rifiutiamo, con paterna carità, di assecondare quei popoli che implorano aiuto e opera della Regina dei Cieli, sembra adeguato e giusto provvedere, con apostolica autorità, affinché il Suo culto sempre cresca nei giorni. Perciò molto volentieri stabiliamo di esaudire i pii voti dei popoli che nei Regni delle Spagne desiderano venerare la Beata Vergine sotto speciale titolo, e poiché lo richiede ardentemente il pio, religioso, e presso la Chiesa Romana di grandissimi meriti, Re Cattolico, che con grandissima cura intende ogni giorno rafforzare con massimo, supremo e celeste patrocinio i suoi amplissimi domini, e renderli dovunque fiorentissimi.

Da poco a Noi, nel regio nome del carissimo in Cristo nostro figlio Carlo, Re Cattolico delle Spagne, il diletto figlio Emanuele de Roda, consigliere del detto Re Carlo, e ora presso di Noi ambasciatore del medesimo Re Cattolico, presentò una supplica del seguente tenore:

“Beatissimo Padre, tutti i delegati dei Regni delle Spagne, rappresentando tutto il dominio spagnolo, nella riunione tenuta il 16 luglio di quest'anno, riferirono al Serenissimo Re Cattolico della pietà e religione continue, e insite in tutti quelli che si definiscono con il nome di Spagna, verso la Santissima Madre di Dio Regina degli Angeli, la Vergine Maria, soprattutto nel suo Mistero dell'Immacolata Concezione, e che esso è osservato con ogni santità in ogni Ordine militare o Università degli studi o Consiglio cittadino, Collegio, Sodalizio, e qualsiasi altro legittimo corpo sociale (a stento c'è poi chi tra i sudditi del Re Cattolico non sia ascritto in qualche ceto del genere), sicché chiunque, ascritto in ceto o simile Ordine, dapprima con giuramento, secondo formula, si debba impegnare a credere, e con cura e secondo le sue forze difendere il Mistero dell'Immacolata Concezione, al cui giuramento lo stesso Re Cattolico e tutti i delegati dei Regni delle Spagne si legarono nella riunione tenuta l'anno 1621. Secondo il rito della Chiesa Romana, decretarono di celebrare in perpetuo a pubbliche spese l'Ottava festiva; cosa che fino ad oggi si osserva religiosissimamente, sicché a questo diffuso culto degli Spagnoli verso la Vergine Madre di Dio, e la sua Purissima e Immacolata Concezione, si riconosce meritatamente la pubblica prosperità di cui godono i Regni delle Spagne, e la purezza della Fede e della Religione che in essi trionfa, infine moltissimi benefici che ricevono in dono dalla Divina Provvidenza. Giacché è cosa mirabile il consenso dei Regni con lo stesso Re Cattolico, il quale emula gli esempi degli illustri predecessori in questo ardore di venerare il Mistero dell'Immacolata Concezione, chiesero perciò supplici alla Sacra Maestà Cattolica che voglia ammettere come Patrona e Avvocata di tutti i domini di Spagna e Indie questa Signora del Cielo e della Terra, nel sacro Mistero della sua Immacolata Concezione, e sia ammessa con il culto e la recita di preghiere che si addicono al Patronato dei Santi secondo il rito della Chiesa Romana, senza tuttavia pregiudizio e diminuzione del culto di san Giacomo Apostolo, originario Patrono delle Spagne, giacché non vogliono, né varrebbe toglierli qualche onore o diminuirlo per questo nuovo ossequio da attribuire alla Regina degli Apostoli, degli Angeli e di tutta la Corte celeste. Poiché il Re Cattolico, con piena volontà, ha recepito le preghiere espresse dai delegati, e perciò da tutti i Regni delle Spagne, Emanuele de Roda, ora Ambasciatore presso la Santità Vostra del Re Cattolico, a nome e per mandato regio, prega la Santità Vostra che si degni di confermare il patronato della stessa Santissima Vergine Maria nel suo sacro Mistero dell'Immacolata Concezione, con recitazione di preghiere e ciò che comporti il culto. E perché opportunamente si comprenda ciò che a tal fine è stato discusso, come sopra riferito, esibisce, con l'ossequio conveniente, attestazioni autentiche degli atti approvati nelle dette riunioni”.

Non appena Ci presentò la lettera dello stesso Re, datata nel giorno di Sant'Alfonso 28 agosto ultimo scorso, e a Noi diretta, nella quale, rappresentando gli atti su tale argomento della precedentemente tenuta riunione, umilmente supplica che accettiamo i suoi voti, Noi, lodando massimamente la religiosità del detto Re Carlo, sotto ogni aspetto considerata, e volendo tutelare la pietà e pari devozione dei popoli a lui soggetti, secondo l'esempio dei Nostri Predecessori, desideriamo assecondare la sua volontà, tanto più ardentemente, quanto la Nostra autorità si sa che gioverà all'utilità spirituale e temporale dei detti Regni e Domini; e avendo ferma aspettativa e fiducia che la stessa Beatissima Vergine Madre di Dio Maria avrà grato nei Cieli ciò che per l'autorità dell'Unigenito Suo Figlio Nostro Signore, a Noi affidata sebbene immeritatamente, compiamo in Terra, decretiamo che sia venerata nel predetto Mistero, come precipua universale Patrona dei detti Regni e Domini, secondo le preghiere esposte nel libello di supplica, e con apostolica autorità, secondo il loro  ordine, confermiamo e approviamo l'elezione compiuta come predetto.

La Festa di tale Mistero nei detti Regni e Domini, da parte di tutto il clero sia secolare sia regolare, in qualunque modo disciplinato, si celebri con duplice rito di prima classe con l'ottava, con tutte le prerogative simili che competono alle Feste dei Patroni, tuttavia secondo le rubriche del Breviario e del Messale Romano, e senza alcuna diminuzione del culto, nei detti Regni e Domini, di S. Giacomo Apostolo, anche loro Patrono, e che si suole prestare, e restando rispettate in ogni caso le Costituzioni dei Romani Pontefici Nostri Predecessori, soprattutto delle felici memorie Paolo V, anno 1617; Gregorio XV, anno 1622; e Alessandro VII, anno 1651, pubblicate circa la venerazione dello stesso Mistero, il cui tenore con le presenti intendiamo innovare, concediamo che quanto detto sia conservato e mostrato con l'autorità apostolica, e accuratamente comandiamo e giudichiamo.

Benevoli, concediamo indulgenza plenaria e remissione dei peccati, misericordiosamente per tutto il tempo futuro, a tutti i cristiani di entrambi i sessi se sinceramente pentiti e confessati e muniti della Sacra Comunione che, il giorno in cui si stabilisce la celebrazione del Mistero da parte della Chiesa Cattolica, dalle prime luci dell'alba fino al tramonto dello stesso giorno, visitino qualsiasi chiesa nei detti Regni e Domini dedicata a Dio Onnipotente in onore della stessa Beata Maria Vergine, e fin quanto i regolari che ogni anno visitino la propria chiesa, e lì rivolgano a Dio pie preghiere per la concordia dei Principi cristiani, l'estirpazione degli eretici e l'esaltazione della Santa Madre Chiesa. Se nulla osta, etc. Vogliamo, etc. A nessuno affatto sia lecito, etc.

Datato in Roma, presso Santa Maria Maggiore, nell'anno dell'Incarnazione del Signore 1760, l'8 novembre, III del Nostro pontificato.

Per la scelta della data dell'otto dicembre dobbiamo attendere l'8 dicembre 1854, quando Papa Pio IX proclamò la Concezione Immacolata con una bolla chiamata “Ineffabilis Deus”. Tale documento sancisce in modo inequivocabile come la Beata Vergine Maria sia stata resa immune dal peccato originale. La scelta dell'otto dicembre è riferita ai nove mesi a partire dalla data della natività di Maria l'8 settembre. L'8 dicembre del 1857, Papa Pio IX, inaugurò e benedisse a Roma, il monumento dell'Immacolata, detto di Piazza di Spagna, monumento interamente pagato dal re Ferdinando II delle Due Sicilie.

La Festa dell'Immacolata ed il Regno delle Due Sicilie[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno delle Due Sicilie può essere considerato uno degli stati più antichi d'Europa. Nacque il 25 dicembre 1130 a Palermo con l'incoronazione di re Ruggiero II d'Altavilla (una sua statua si può ammirare sulla facciata del Palazzo Reale a Napoli), che riunì la Sicilia insulare, al di là del Faro di Messina, con la Sicilia continentale, al di qua del Faro (cioè tutte le terre dagli Abruzzi alle Calabrie). La battaglia di Bitonto del 25 maggio 1734, con il prodigio della protezione della Vergine Immacolata sulla popolazione, costituisce una data miliare di questo stato. Con questa battaglia re Carlo di Borbone liberò le Due Sicilie dal dominio austriaco, restituendo al Regno la piena indipendenza nazionale, come scritto sul basamento dell'obelisco carolino che fece erigere, in ricordo, nella cittadina pugliese, sulla piazza antistante la chiesa dei santi Medici. Per l'occasione il re fece erigere la guglia dell'Immacolata in Piazza del Gesù Nuovo, a Napoli. I due Regni di Sicilia e di Napoli, distinti ma sempre uniti sotto le varie dinastie succedutesi, vennero unificati 1'8 dicembre 1816, dopo il congresso di Vienna, da Ferdinando I delle Due Sicilie, prendendo il nome di "Regno delle Due Sicilie".

La data fa riferimento alla Vergine Immacolata, considerata la Patrona del Regno, insieme a San Francesco da Paola e ad altri santi, ancora prima della proclamazione del dogma, avvenuta l'8 dicembre 1854 ad opera di papa Pio IX. Tale proclamazione fu fortemente sostenuta dal re Ferdinando II che nell'occasione donò allo Stato Pontificio la colonna dell'Immacolata Concezione che si trova in Piazza di Spagna, copia di quella già eretta da Carlo di Borbone più di un secolo prima in piazza del Gesù a Napoli.

Il rito della Benedizione delle Bandiere[modifica | modifica wikitesto]

L'8 dicembre diventò giorno di Festa Nazionale per il Regno e cominciò a svolgersi il Rito di Benedizione delle Bandiere: in chiesa, durante la Messa dell'Immacolata, le Bandiere del Regno erano usate come tovaglie d'altare per sottolineare la consacrazione delle stesse e della Nazione alla Madonna; per questo motivo le Due Sicilie potevano appellarsi "la terra di Maria".

Le bandiere venivano esposte alle finestre per tutta la giornata; poiché consacrate, non dovevano mai toccare la terra e non dovevano assolutamente

finire in mano al nemico. Durante l'invasione garibaldino-piemontese i soldati, tutti originari delle nostre regioni, perché l'esercito delle Due Sicilie era formato da giovani autoctoni con arruolamento non obbligatorio, preferirono tagliare le bandiere a pezzetti e mangiarle piuttosto che consegnarle al nemico.

Dall'8 dicembre 2009, per interessamento del periodico Il Carlino-non siamo il resto di...nessuno e dell'Associazione Rete Sud, il rito della benedizione delle bandiere del Regno delle Due Sicilie, è stato ripreso e viene tenuto presso diversi comuni del Sud.

In onore di Maria SS. Immacolata Patrona del Regno delle Due Sicilie è stata scritta, dal Dott. Francesco Laricchia, anche questa preghiera che si recita alla fine della celebrazione liturgica:

Preghiera alla Vergine Immacolata Patrona del Regno delle Due Sicilie[modifica | modifica wikitesto]

O Vergine Immacolata

che stai al centro del mondo

dall'inizio dei tempi

e dal sorgere delle nostre vite,

e che fosti chiamata a proteggere le Terre e i Popoli del Sud italico

e di fronte alla quale si sono inchinati

i Re e le Regine che per secoli 

hanno governato le umili

genti di un Regno pacifico e a te devoto,

noi ti preghiamo:

concedi, alle genti che ti hanno eletta

e che ti implorano,

un lungo periodo di  pace sociale.

Davanti alle ferite di tante famiglie divise,

di tanti giovani in cerca di lavoro

che sono costretti a perdersi nel mondo

e delle vittime di violenza e disprezzo,

intercedi presso il Signore,

ora che egli è ormai prossimo a farsi Bambino e scaldare i cuori di tutti,

per alleviare le loro sofferenze.

O Vergine Immacolata

che, nella notte di Betlemme,

prendesti la Vita di Dio

in mani umane come le nostre,

Tu che, per amore di Dio,

hai accettato e sopportato dolori immensi,

ottieni, per le Terre che vollero unire il loro nome al Tuo, indissolubilmente

e che, per secoli, hanno difeso la Cristianità dagli assalti e dalla violenza dell'ateismo,

la necessaria tranquillità per andare avanti

senza ingiustizie sociali e senza violenza

su bambini, giovani e persone innocenti.

Tu che ci indichi la via dell'amore

e della ubbidienza, con il Tuo patrocinio,

ottienici, davanti a Dio,

il perdono dei nostri peccati.

Fa', o Madre Celeste,

che una nuova alba di speranza sorga

per la nostra povera terra meravigliosa e

che venga cancellata la vanagloria

che si è insinuata tra noi e che ci impedisce di renderci conto di quanto grande e utile

al mondo essa è stata in passato.

Ottienici, infine, tutto questo, senza compromissione alcuna con il male e con tutto ciò che

è espressione di odio, vendetta, disprezzo della vita e indifferenza verso ogni nostro fratello.

Con tutto il cuore noi ti preghiamo,

oggi 8 dicembre, giorno in cui deponiamo ai tuoi piedi i sacri vessili che portano impresso

il simbolo della Tua Regalità, chiedendo che, per mezzo di Cristo nostro Signore,

voglia fare scendere, su di essi, su di noi

e sul mondo intero la Tua materna e

costante benedizione.                         

Amen

Il breve del papa Clemente XIII
Immaginetta della Vergine Immacolata Patrona del Regno delle Due Sicilie