Borletti (famiglia)

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La famiglia Borletti è un'importante famiglia di imprenditori italiani, proprietaria nel tempo del Linificio e Canapificio nazionale, della Fratelli Borletti, della Rinascente, de Il Secolo, della Standa, di Christofle, di Printemps, di Grandi Stazioni.

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

 Romualdo
*1847
 
    
Senatore
*18801939
Anna Dell'Acqua
Fratelli Borletti
 Romualdo
Maria Vimercati
COMIT
Ferdinando
Virginia Monzino
Standa
Antonia
Umberto Brustio
La Rinascente
  
   
Romualdo
Senatore
Ferdinando

Rosalinda Bettoia
 
 
 Maurizio

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Romualdo Borletti, nato nel 1847, comincia col fondare, riunendo diverse società, il "Linificio e canapificio nazionale" nel 1875, creando così una delle prime e maggiori società tessili d'Italia e d'Europa. Nel 1876 nasce grazie a lui la "Borletti & Pezzi", prima fabbrica italiana d'orologeria che comincia il suo decisivo incremento di produzione quando, sotto la guida di un direttore svizzero, introduce la fabbricazione di orologi da tasca e dei "sistemi Roskopf".

Contemporaneamente alla sua attività politica nel polo liberale, Romualdo Borletti si dedica nel 1868 alla creazione del maglificio "Bellavita" che diverrà tra le due guerre il più importante maglificio italiano.

Seconda generazione[modifica | modifica wikitesto]

Degli undici figli, quattro - Senatore, Ferdinando, Antonia e Romualdo - saranno protagonisti di storie e matrimoni che porteranno a sviluppi nella storia della famiglia.

Senatore Borletti, nato nel 1880, è un imprenditore di successo e titolare della Fratelli Borletti, azienda di sveglie fondata dal padre nel 1896 (alla nascita chiamata "Industrie femminili lombarde" perché occupava donne e operaie specializzate) che all'arrivo della prima Guerra Mondiale si convertirà alla produzione di spolette per proiettili.[1] Nel 1917 decide di reinvestire nella grande distribuzione organizzata, ricalcando l'esempio delle Gallerie Lafayette di Parigi. Compra da Ferdinando Bocconi i grandi magazzini Bocconi, li ribattezza 'La Rinascente', seguendo il consiglio dell'amico Gabriele d'Annunzio dal fronte[1] e li inaugura nel dicembre 1918. La notte di Natale il magazzino dovrà tenere aperto fino alle 22 per soddisfare le richieste della clientela. Ma proprio quella notte La Rinascente è distrutta da un incendio. Senatore Borletti promette di ricostruirla in tempo record e il 23 marzo 1921 "la Rinascente" riapre.[1]

Senatore diventa anche senatore del Regno e inizia l'avventura del giornale "Il Secolo", il quotidiano da lui comprato a metà degli anni venti e affidato in gestione a uno sconosciuto tipografo di Verona, Arnoldo Mondadori, affiancato in seguito da un umanista da dove era stato espulso perché antifascista-imprenditore milanese, ex direttore del Touring Club italiano: Luigi Rusca.[1] Nel 1927 i Borletti sono insieme alla famiglia Pirelli tra i fondatori dell'IFI, storica holding della famiglia Agnelli.

Ferdinando, fratello di Senatore senior e capo della società di commercio di lini fondata dai padre, sposa Virginia Monzino e con i due cognati Italo e Franco, ex dirigenti della "Rinascente", fonda nel 1936 la Standa che sarà per anni la principale rivale della "Rinascente".

Antonia si unisce a Umberto Brustio, Cavaliere del Lavoro e direttore generale della Rinascente: è il vero artefice operativo della rinascita dell'impresa. Infine Romualdo, detto Aldo, uomo molto attivo che trasforma la Fratelli Borletti in una vera società industriale, assumendo operai scelti, abbandonando la produzione degli orologi da tasca per specializzarsi in quella delle sveglie e risollevando l'impresa dai periodi di crisi in cui cadde. Gestisce inoltre il Linificio e Canapificio e in generale gli affari di famiglia, sposa la nobile Maria Vimercati (sorella della moglie di Gio Ponti), ed entra in contatto con il conte Alfonso Sanseverino Vimercati, lontano parente delle due sorelle, fondatore e primo presidente della Banca Commerciale Italiana.

Terza generazione[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della seconda guerra mondiale, sono due cugini Borletti a riprendere in mano le sorti della famiglia in cui i nomi di battesimo sono spesso ripetitivi: Romualdo, nato dai matrimonio tra Senatore senior e Anna dell'Acqua, e Senatore junior, di Romualdo e Maria Vimercati. Micio, così è soprannominato Romualdo, dopo essersi laureato all'Università Bocconi, sostituisce il padre al comando della "Rinascente", quasi completamente distrutta dalla guerra, la ricostruisce e le fa vivere il suo periodo più roseo e di più alto rendimento. Nel 1939, subito dopo la morte del padre, entra nel consiglio d'amministrazione dell'azienda e ne viene nominato vicepresidente.

Nel decennio tra il 1957 e il 1967 "la Rinascente" raggiunge traguardi insperati. Nel 1957, quarantesimo anno dalla fondazione dell'azienda, iniziano la loro attività i magazzini UPIM che, insieme ai Supermercati Sma, negli anni successivi si estenderanno per tutta Italia. "la Rinascente" comincia ad aprirsi a nuovi mercati mondiali e l'evoluzione merceologica degli assortimenti viene estesa a settori sempre più vasti. Nuove sedi nascono contemporaneamente nel paese. Il 1962 è l'anno in cui la Rinascente raggiunge i 100 miliardi di lire di vendita e nel 1963-'64 arrivano il Premio Oscar per la migliore relazione di bilancio e la consegna del COMPASSO D'ORO da parte del presidente Borletti alla Regina di Danimarca. Nel 1967 termina, con una tragica morte, la carriera dell'imprenditore.

Cicci, Senatore jr., a sua volta si dedica pienamente alla fabbrica "FRATELLI BORLETTI" e, alla produzione di cruscotti e strumenti di misura per auto, nel 1936 aggiunge la fabbricazione di macchine da cucire, creando così la nuova azienda "BORLETTI PUNTI PERFETTI". Sempre nel '36 e sempre per sua iniziativa, la "Fratelli Borletti" diventa sub-fornitrice e in seguito anche consociata della FIAT entrando così a far parte del grande mercato dell'industria dell'auto e nel 1945, sempre grazie a Senatore jr, viene ricostituito ufficialmente il sindacato degli industriali metalmeccanici. Sposando Nella Cosulich, proveniente da una famiglia di armatori, Cicci riceve in dote un consistente pacchetto delle Generali diventandone consigliere d'amministrazione e vicepresidente. Sarà poi consigliere anche della Franco Tosi, della Magneti Marelli, della British Petroleum italiana e della Lancia.

Dopo la scomparsa di Micio e Cicci, nel 1950 passa a gestire la "Fratelli Borletti" il fratello più piccolo di Senatore junior: Ferdinando, divenendone nel '58 consigliere delegato, dai '73 all'86 presidente effettivo e in seguito presidente onorario.

La società arriva con lui ad occupare una posizione rilevante nel mercato mondiale della strumentazione automobilistica proprio quando prende avvio l'innovazione elettronica che comincia con l'ingresso della microelettronica: gli strumenti -condizionatori, tachigrafi, strumenti di misura, orologi, prodotti per la difesa -si arricchiscono in tutte le loro funzioni e sono orientati all'ottimizzazione del comfort dell'abitacolo.

Sempre durante la sua guida alla "Fratelli Borletti", Ferdinando nel 1984 è nominato Cavaliere del Lavoro e figura nei consigli d'amministrazione della Fiat, della Magneti Marelli, del Banco Lariano, nell'83 diventa presidente del "SOLE 24 ORE" in grave perdita e, nell'arco di tre anni, lo porta ad esserela più importante voce attiva del bilancio di Confindustria.

Quinta generazione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sua morte avvenuta nell'ottobre del 1989 per due, tre anni la famiglia si allontana dalla scena pubblica, fino a quando entra in scena MAURIZIO, ultimo dei cinque figli nati da Ferdinando e Rosalinda Bettoja. Nel 1993, a soli 26 anni, ha rilevato dallo zio TONY BOUILHET, marito di Carla Borletti, la quota di controllo di CHRISTOFLE, storica azienda parigina fondata nel 1830 da Charles Christofle, marchio del lusso in tutto il mondo per la produzione oggetti per la tavola e la decorazione in argento massiccio e in lega "Christofle".

In tre anni riesce a salvare l'azienda che nel 1993 era prossima al fallimento e la riorganizza completamente aprendo più di 85 nuovi negozi o "Pavillon Christofle" nel mondo. Entra quindi a far parte del "Comité Colbert" associazione che raggruppa i maggiori marchi del lusso francese quali Louis Vuitton, Chanel o Hermes.

Dopo dieci anni di sviluppo lascia Christofle nel 2003 per preparare il riacquisto, con una cordata di investitori finanziari, proprio di Rinascente. Ne diventa presidente nel 2005 e durante la sua gestione la società viene completamente riposizionata nel lusso accogliendo i migliori marchi del mondo. La trasformazione del negozio di Piazza Duomo a Milano permette un incremento delle vendite di oltre il 70% in meno di cinque anni.

Nel 2006 fonda Borletti Group che diventa lo strumento per tutti i nuovi investimenti internazionali e che permette a Maurizio di attirare al suo fianco come co-investitori i più blasonati investitori istituzionali europei. Attraverso Borletti Group investe insieme ai fondi immobiliari di Deutsche Bank nell'acquisto della catena di grandi magazzini francese Printemps, e insieme a Goldman Sachs, Assicurazioni Generali e Prelios nel più grande portafoglio immobiliare di negozi in Germania e in varie altre attività.

Nel 2012 Borletti Group esce da Rinascente, già venduta nel maggio 2011 dai soci di maggioranza ad un gruppo thailandese per 295 milioni di euro.[2] Dopo una spettacolare trasformazione di Printemps, nel 2013, Borletti Group e Deutsche Bank decidono di vendere per 1,75 miliardi di euro i grandi magazzini francesi a investitori legati alla famiglia reale del Qatar.[3]

Nel 2016 Maurizio Borletti acquisisce all'asta per 953 milioni di euro, tramite Borletti Group e insieme al fondo di francese Antin Infrastructure Partners e al fondo immobiliare ICAMAP, la società Grandi Stazioni Retail della quale diventa presidente. Grandi Stazioni Retail è la società che gestisce gli spazi commerciali e pubblicitari delle 14 maggiori stazioni ferroviarie italiane tra le quali Milano Centrale, Roma Termini, Firenze Santa Maria Novella, Napoli Centrale e Venezia Santa Lucia.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d La saga dei Borletti, su ricerca.repubblica.it, 11 settembre 1987. URL consultato il 29 marzo 2018.
  2. ^ La Rinascente diventa thailandese, su quotidiano.net, 27 maggio 2011. URL consultato il 29 marzo 2018.
  3. ^ Printemps, Deutsche Bank e Borletti vendono al Qatar per 1,75 miliardi di euro, su pambianconews.com, 26 agosto 2013. URL consultato il 29 marzo 2018.
  4. ^ Grandi Stazioni, Borletti e i francesi di Antin si aggiudicano per 953 milioni la gestione dei negozi in 14 scali, su ilfattoquotidiano.it, 8 giugno 2016. URL consultato il 29 marzo 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ilaria Borletti Buitoni, Cammino controcorrente, Milano, Mondadori Electa, 2014
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