Borbonese (azienda)

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Borbonese
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StatoItalia Italia
Forma societariasocietà per azioni
Fondazione1910 a Torino
Fondata daLucia Lorenzoni Ginestrone
Sede principaleMilano e Ozzano dell'Emilia
Gruppofamiglia Mambrini
Persone chiaveFrancesca Mambrini direttore creativo
SettoreModa
Prodotti
Dipendenti150 (2017)
Sito web

Borbonese è una delle più antiche case di moda italiane, fondata nel 1910 a Torino da Lucia Lorenzoni Ginestrone.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda viene avviata quando Lucia Lorenzoni Ginestrone, una modista della città, prende in gestione in via Bogino una bottega di gioielli e accessori realizzando e vendendo le proprie produzioni alle sartorie più famose di Torino.[1]

Negli anni cinquanta il figlio Umberto Ginestrone e il socio Edoardo Calcagno affiancano la fondatrice nella gestione della boutique a cui viene dato il nome di Borbonese. L'estro creativo di Umberto[2] ha come effetto l'ampliamento del raggio d'azione della nascente griffe. Il contatto con il panorama degli artisti emergenti dell'epoca influenza la direzione creativa e sono così introdotti e utilizzati nuovi materiali e forme innovative per il gusto in voga in quegli anni. Questo periodo positivo fa sì che, a partire dal decennio successivo, alcune tra le maison di moda operanti a livello nazionale ed internazionale (Fendi, Valentino, Yves Saint Laurent)[3] affidino a Borbonese la creazione di numerosi accessori a complemento delle loro collezioni.

Disegno originale di Giacomo Balla
La borsa realizzata da Borbonese

Negli anni settanta, grazie al sodalizio tra Borbonese e la capacità artigianale dei fratelli Dario e Nino Rossi, titolari dell'azienda Redwall di Pianoro (BO), inizia una solida collaborazione che consolida le radici di Borbonese proiettandolo nel futuro del panorama del made in Italy. Risale proprio a questi anni la nascita della texture "O.P." (Occhio di Pernice) – un particolare trattamento della pelle di agnello che ne mette in risalto la trama, il tessuto, restituendo un effetto micro-maculato - che diventerà il simbolo della maison. Con la nascita dell'O.P. (prodotto inizialmente dalla spagnola Colomer che aveva tentato senza successo di proporlo a Christian Dior)[4] sono realizzate anche le prime borse destrutturate, più leggere rispetto agli standard del periodo, una e vera propria innovazione nel panorama degli accessori. Sempre a questi anni risale la nascita di uno degli storici modelli di borsa ossia la "Luna bag", realizzata per commemorare il primo sbarco dell'uomo sulla luna. A seguire la "Sexy", la "Mambo" e la "Tango", altre borse icona di Borbonese. In ambito marketing l'azienda è tra le prime ad apporre il proprio logo su tiralampo, piastrina a lingotto, che diventano insieme alla vite segni riconoscitivi del marchio.

Negli anni ottanta Borbonese inaugura la prima linea di prêt-à-porter durante la Settimana della moda di Milano e dedica una borsa all'attrice italiana Monica Vitti.

Da Redwall agli Arpels[modifica | modifica wikitesto]

O.P. - Occhio di Pernice
Luna bag Borbonese

Nel 1992 Redwall rileva Borbonese per tre miliardi di lire, ampliando l'attività alla biancheria per la casa, alle ceramiche e piastrelle, all'arredamento, ai profumi e occhiali da sole. Nel 2000 un consorzio di investitori, di cui capofila è la famiglia franco-americana Arpels, rileva quasi il 50% del gruppo Redwall con la griffe Borbonese.[1] Nel 2001 entra in azienda come direttore creativo una giovane promessa della moda italiana, Alessandro dell'Acqua,[3] nel 2002 è aperta la prima boutique monomarca in via della Spiga a Milano, quello stesso anno la famiglia Arpels rileva anche l'altro 50% del gruppo Redwall (in mano per il 25% alla famiglia Rossi e l'altro 25% ad Alberto Vacchi) con il programma di espandere anche all'estero il marchio Borbonese.[5] Claude Arpels diventa amministratore delegato del gruppo.

Gli affari non vanno come sperato e nel 2005 gli Arpels vendono il gruppo: la maggioranza ad un consorzio di investitori (tra cui figurano anche Manlio Cocchini, ex Gilmar, e il maglificio Cherry Grove) che fa capo alla banca Rothschild,[3] il 49% alla famiglia di Francesca Mambrini, architetto e stilista con un proprio marchio di calzature. Cocchini è nominato amministratore delegato, trova una situazione economica disastrosa, avvia una ristrutturazione e cambia anche il nome della società: da Redwall a Borbonese.[3] Nel 2006 l'azienda chiude con un fatturato di 35 milioni di euro, l'anno dopo i ricavi raggiungono i 45 milioni.[3]

Nel 2007 Borbonese è lo sponsor principale della mostra dell'artista Fernando Botero al Palazzo Reale di Milano.[6] Il contatto con il mondo delle arti figurative, che sin dagli esordi accompagna la storia del marchio,[7] si manifesta anche in occasione dell'apertura della mostra "Futurismi Futuristi" del dicembre 2009 a Torino.[8] In tale occasione Borbonese dà in prestito all'esposizione la borsa realizzata nel 1986 dal marchio su disegno originale di Giacomo Balla - uno dei massimi esponenti del movimento futurista in Italia - e ancora oggi presente nell'archivio Borbonese. Altre collaborazioni sono avvenute in occasione della produzione di alcune campagne pubblicitarie. Tra le più importanti vanno citate quelle con Helmut Newton, Giampaolo Barbieri e Satoshi Saikusa.

Nel 2009 Carlo Morfini diventa il nuovo amministratore delegato dell'azienda con Yossi Cohen come direttore creativo.[9] Nel 2010, anno in cui il marchio Borbonese celebra il centenario dalla nascita, il brand collabora con la fondazione Roy Lichtenstein per dar vita ad un progetto in occasione della mostra alla Triennale di Milano: nasce la collezione a tiratura limitata delle "Art Bag": dodici borse che riproducono dettagli o opere dell'artista pop.[10] Nel corso dello stesso anno nasce la "Borbonese 1910", una collezione di borse-icone creata per celebrare il centenario, disegnata dal designer milanese Gabriele Colangelo[1] e presentata ufficialmente in occasione della settimana della moda di settembre. Dall'anno successivo la direzione creativa della linea haute de gamme viene affidata a Colangelo che disegna non solo borse e calzature ma anche abbigliamento, esaltando e rinnovando i punti cardine della maison, come la stampa OP.

Il rilancio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 Borbonese sceglie di diventare main sponsor della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli per la mostra “Una passione per Jean Prouvé” al Lingotto di Torino. Nello stesso anno Giuseppe Di Nuccio (esperienze a Jil Sander e Giorgio Armani) diventa presidente e amministratore delegato[11] di Borbonese mentre Francesca Mambrini, a cui fa capo già dal 2006 la proprietà dell'azienda,[7][9] assume l'incarico di direttore creativo. Il marchio è rilanciato e nascono borse iconiche di successo come la "London bag" e la "Lady Butterfly". Nel 2014 viene inaugurata la nuova sede di rappresentanza e showroom milanese, in via Monte di Pietà 24, nel quadrilatero della moda[12] mentre lo stabilimento è a Ozzano dell'Emilia (Bologna) con 120 dipendenti. Il 1º agosto l'azienda annuncia l'accordo quinquennale con Sanki Shoji Co. per lo sviluppo e la distribuzione del marchio in Giappone. In occasione del Design Week di Milano, Borbonese presenta le collezioni dedicate alla casa sotto il nome di Global Living.[13] Nel 2015 la boutique aperta in via Clavature a Bologna viene inserita dalla rivista Vanity Fair fra "i migliori negozi d'Italia del 2015".[14]

Nel 2016, dopo una decina d'anni di turbolenze, la società chiude in utile con ricavi per 31,5 milioni di euro con un aumento del 12% rispetto all'anno precedente. Le borse rappresentano il 75% degli affari. Il Giappone è ora il mercato di riferimento,[15] la società possiede 26 boutique, ha il progetto di aprire il primo negozio Borbonese a Parigi.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni ottanta, grazie all'intervento dell'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, Umberto Ginestrone acquisisce nel cognome il nome "Borbonese", potendosi così firmare Umberto Borbonese Ginestrone.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Borbonese, su moda.mam-e.it. URL consultato il 1º maggio 2018.
  2. ^ a b Borbonese, la scomparsa di un genio della moda, su ricerca.repubblica.it, 28 febbraio 2003. URL consultato il 1º maggio 2018.
  3. ^ a b c d e Private equity e creatività, Borbonese esce dalla crisi, su ricerca.repubblica.it, 29 ottobre 2009. URL consultato il 1º maggio 2018.
  4. ^ Andrea Guolo, La borsa...racconta, op.cit. pp. 163-164
  5. ^ Arpels ha acquisito i marchi Borbonese e Redwall, su pambianconews.com, 2 dicembre 2002. URL consultato il 1º maggio 2018.
  6. ^ Sito del Comune di Milano Articolo sulla mostra
  7. ^ a b Il gusto torinese per arte e moda, su lastampa.it, 8 novembre 2016. URL consultato il 1º maggio 2018.
  8. ^ Articolo sull'esposizione
  9. ^ a b Passa dagli archivi la sfida planetaria firmata Borbonese, su ricerca.repubblica.it, 6 luglio 2009. URL consultato il 1º maggio 2018.
  10. ^ Articolo e video dell'esposizione alla Triennale di Milano Archiviato il 24 ottobre 2010 in Internet Archive.
  11. ^ Borbonese, così Di Nuccio ha trovato la ricetta del rilancio, su lettera43.it, 12 giugno 2017. URL consultato il 1º maggio 2018.
  12. ^ Borbonese: nuove sedi e nuovi progetti
  13. ^ Borbonese lancia le nuove collezioni home Global Living, su adnkronos.com.
  14. ^ I migliori negozi d'Italia del 2015
  15. ^ Borbonese, funziona la cura Di Nuccio, su repubblica.it, 3 luglio 2017. URL consultato il 1º maggio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]