Boia chi molla

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Boia chi molla! è un motto utilizzato negli ambienti della destra politica e neofascista italiana del secondo dopoguerra, in particolare negli anni settanta del Novecento[1]. Il suo significato letterale è: «chi abbandona (molla) la lotta è un assassino (boia)».

Origine e storia del motto[modifica | modifica wikitesto]

La sua vera origine è dibattuta: secondo alcune citazioni recenti, tuttavia non supportate da alcuna fonte coeva, sembrerebbe che il motto possa essere stato usato (forse coniato da Eleonora Pimentel Fonseca[2]) durante gli ultimi giorni della Repubblica Partenopea del 1799, nella battaglia contro i sanfedisti, oppure usato nelle Cinque giornate di Milano del 1848. Fonti più numerose ne riconducono invece la nascita ad alcuni momenti della prima guerra mondiale: ad esempio, urlato da un sergente durante la ritirata della Battaglia di Caporetto, nel novembre 1917[1][3][4] o usato come motto del corpo degli Arditi[5] (fatto questo di cui non vi è traccia documentabile dell'epoca).

Il motto comunque entrò a far parte dei simboli distintivi prima del movimento fascista, poi del regime.[6] Per esempio, Roberto Mieville, in una delle ultime lettere inviate alla madre durante la ritirata dal deserto libico l'11 aprile 1943, scrisse: «Sii tranquilla che comunque e ovunque avrò tenuto fede al mio motto: Boia chi molla!».[7], ma scritto rigorosamente con il punto esclamativo[8] Preso prigioniero per la durata della guerra, fu detenuto come prigioniero presso il Campo di concentramento di Hereford, negli Stati Uniti. Nel suo libro di memorie, Fascists' criminal camp[9] (titolo dovuto al soprannome del campo ove erano detenuti i militari italiani che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, avevano rifiutato di cooperare con gli alleati), scrisse:

« E nel campo 6 da quaranta giorni, all'aperto, trecento sottufficiali vivevano a pane e acqua e non mollavano. E nel campo ufficiali era la medesima cosa: Boia chi molla! »

Nel 1943 fu ripreso nuovamente dalle forze armate della Repubblica Sociale Italiana, in particolare dal XXIV battaglione della Guardia Nazionale Repubblicana, che lo adottò come motto.[10]

Ciccio Franco, a capo della cosiddetta Rivolta dei Boia chi Molla durante i Moti di Reggio 1970-1971.

Il 31 agosto 1957 in occasione dell'esequie e tumulazione delle spoglie di Benito Mussolini nella cappella di famiglia del cimitero di San Cassiano, a Predappio, due arditi reggevano ciascuno un gagliardetto nero e tricolore, con scritte «Boia chi molla».[11][12][13]

Nel 1969 il giornalista Bruno Borlandi pubblicò, con la casa editrice di estrema destra Il Borghese, il libro Boia chi molla: un resoconto delle lotte per l'italianità di Trieste viste dalla sua parte politica.[14] L'anno seguente, durante i Moti di Reggio, il missino Ciccio Franco, esponente del sindacato CISNAL, lo utilizzò come slogan contro lo Stato fin dal primo comunicato del Comitato d'azione per il capoluogo, che era concluso con la frase: «Per Reggio capoluogo: Boia chi molla!».[15]

Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, i militanti del FUAN (l'organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano) lanciarono un nuovo slogan in cui era presente il motto «boia chi molla»: Contro il sistema / La gioventù si scaglia / Boia chi molla / È il grido di battaglia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giovanni Belardelli, Boia chi molla lo slogan, in Corriere della Sera, 2 ottobre 1999, p. 33. URL consultato il 31 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il ).
  2. ^ Elena Stancanelli, Eleonora, nobile martire della libertà nata in una 'putrida dimora' di Ripetta, in La Repubblica, 17 ottobre 2010, p. 15.
    «Oltre Eleonora, la quale, si dice, coniò in quella occasione lo slogan "Boia chi molla", del quale si fregiarono poi molti altri e diversi politici italiani [...]».
  3. ^ Luciano Lanna e Filippo Rossi, Fascisti immaginari, Vallecchi, 2003, p. 68.
    «Sembra, infatti, che già nel 1799 avesse risuonato dalle barricate poste a difesa delle repubbliche giacobine di Roma e Napoli. Anche se poi c'è chi sostiene che sia stata pronunciata a Milano durante le cinque giornate antiaustriache del 1848; chi la ricorda urlata da un certo sergente Sivieri che, in una terribile giornata del novembre 1917 durante la ritirata di Caporetto, con quelle parole avrebbe incitato i suoi soldati dopo che il loro generale s'era dileguato; chi ne attribuisce la popolarità a Gabriele D'Annunzio per averla utilizzata durante l'avventura fiumana; e molti, infine, ricordano che "boia chi molla!" era uno slogan sorto spontaneamente e diffuso fra i reparti dell'esercito italiano, in particolare tra gli alpini, nel corso della seconda guerra mondiale.».
  4. ^ Pierluigi Romeo di Colloredo, La battaglia del solstizio, Genova, 2008, p. 11, n. 4. Indica come creatore del motto il sergente di fanteria Sivieri, durante la ritirata di Caporetto.
  5. ^ Philip Gooden, Peter Lewis The Word at War: World War Two in 100 Phrases, Bloomsbury Publishing, 2014.
  6. ^ Antonello Capurso, Le frasi celebri nella storia d'Italia, Mondadori, 2011.
  7. ^ Luciano Lanna e Filippo Rossi, Fascisti immaginari, Vallecchi, 2003, p. 68.
  8. ^ http://www.secoloditalia.it/2015/04/60-anni-fa-moriva-roberto-mieville-invento-motto-boia-molla/
  9. ^ Roberto Mieville, Fascists' Criminal Camp, Roma, Corso, 1948.
  10. ^ Giorgio Pisanò, Gli ultimi in grigio verde, CDL Edizioni, Milano, 1994, pag. 409.
  11. ^ Movimentate esequie stamane nel cimitero di San Cassiano. StampaSera 31/08/1957 - numero 206 pagina 1
  12. ^ Vedi foto archivio Alinari
  13. ^ Vedi foto Getty Archives
  14. ^ Bruno Borlandi, Boia chi molla, Edizioni del Borghese, Roma, 1969.
  15. ^ Luciano Lanna e Filippo Rossi, Fascisti immaginari, Vallecchi, 2003, p. 70.
    «Il primo documento ufficiale del Comitato d'azione, animato dal missino e sindacalista della Cisnal Ciccio Franco, terminava infatti così: «Per Reggio capoluogo: Boia chi molla!».».

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]