Blues britannico

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Blues britannico
Origini stilistiche Blues
Skiffle
Origini culturali Nasce nel Regno Unito alla fine degli anni cinquanta[1].
Strumenti tipici armonica a bocca, voce, chitarra, basso, batteria, pianoforte, sassofono
Popolarità Raggiunse il picco di popolarità durante tutti gli anni sessanta, permettendo lo sviluppo e la crescita del rock britannico in genere.
Generi derivati
Blues revival - Beat - Merseybeat - Blues rock - Hard rock - Heavy metal - Early heavy metal - Blues metal
Generi correlati
Rock & roll - British invasion - Psychedelic rock - Proto-metal - Arena rock - AOR - Blues - Delta blues - Chicago blues - Texas Blues - Electric blues - R&B - Early R&B
Categorie correlate

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Il blues britannico (traduzione dell'inglese British blues) è un movimento musicale derivato dal blues americano che trovò origine nei tardi anni '50 e che raggiunse l'apice della sua popolarità negli anni '60, quando si sviluppò in uno stile distinto ed influente, dominato dalla chitarra elettrica e produsse star internazionali in parecchi fautori del genere che comprendevano The Rolling Stones, Eric Clapton, Fleetwood Mac e Led Zeppelin[1].

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Alexis Korner, spesso chiamato il padre del British blues

Il blues americano venne introdotto in Gran Bretagna sin dagli anni '30 attraverso un certo numero di canali che includevano il trasporto di registrazioni da parte dei militari afro-americani di stanziamento nell'isola dopo la Seconda guerra mondiale, i mercanti che visitavano i porti di Londra, Liverpool, Newcastle upon Tyne e Belfast[2], o attraverso le importazioni illegali[3]. La musica blues era relativamente conosciuta dai musicisti jazz britannici e dai fan di questo genere, in modo particolare nel lavoro di figure femminili come le cantanti Ma Rainey e Bessie Smith, oltre che attraverso le influenze che il blues aveva dato al boogie-woogie di Jelly Roll Morton e Fats Waller[3]. Dal 1955 alcune delle maggiori case discografiche britanniche come la HMV e la EMI attraverso la sua sussidiaria Decca Records, iniziarono a distribuire il jazz americano ed anche il mercato del blues crebbe sempre più[3]. Molti incontrarono il blues per la prima volta attraverso lo skiffle degli anni '50, specialmente nelle canzoni di Lead Belly riproposte da musicisti come Lonnie Donegan. Quando lo skiffle iniziò il suo declino nei tardi anni '50, ed il rock and roll britannico iniziò a dominare le classifiche, un certo numero di musicisti skiffle spostarono la propria ricerca verso il puro blues delle origini[4].

Tra questi vi era il chitarrista ed arpista Cyril Davies, che gestiva il London Skiffle Club presso la Roundhouse a Soho, ed il chitarrista Alexis Korner, entrambi ex membri dell'orchestra jazz di Chris Barber[5]. I club fungevano da punti cardine per gli spettacoli di skiffle, e Barber fu responsabile dell'aver introdotto, tramite questi club, i musicisti di folk ed di blues statunitense, che ben presto divennero più famosi in Europa che in America. Tra i primi di maggior rilievo a visitare l'Inghilterra verso la metà degli anni '50 fu Big Bill Broonzy, che in quel periodo suonava un folk blues in pertfetta sintonia con le aspettative britanniche che vedevano nel blues americano una forma di musica folk. Nel 1957 Davies e Korner decisero che il loro interesse principale era il blues e chiusero lo Skiffle Club per riaprire un mese dopo il London Blues and Barrelhouse Club[6]. In questi esordi, il blues britannico era ancora suonato in acustico, imitando gli stili del Delta blues e del country blues e spesso riprendendo una parte dell'emergente seconda ondata di folk britannico. Punto di svolta del british blues fu l'arrivo di Muddy Waters nel 1958, che inizialmente lasciò il pubblico britannico scioccato dal suo suono elettrico ed amplificato, ma che fu poi acclamato da folle estatiche e da recensioni entusiastiche[5]. Davies e Korner si erano già staccati da Barber, iniziando a suonare un potente blues elettrico che divenne poi un modello per un sottogenere, quando formarono i Blues Incorporated[5].

I Blues Incorporated divennero una sorta di palestra per musicisti di blues britannico con molte adesioni nei tardi anni 1950 e primi anni 1960. Tra questi vi furono i futuri Rolling Stones, Keith Richards, Mick Jagger, Charlie Watts e Brian Jones, i fondatori dei Cream Jack Bruce e Ginger Baker, ed anche Graham Bond e Long John Baldry[5]. I Blues Incorporated divennero poi gruppo residente al Marquee Club e fu da li che nel 1962 ripresero il titolo per il loro primo album di blues "R&B from the Marquee" pubblicato da Decca[5]. Il culmine di questo primo movimento blues[7] arrivò con John Mayall, trasferitosi a Londra nei primi anni '60 dove formò i Bluesbreakers, che vantava tra i suoi membri Jack Bruce, Aynsley Dunbar, Eric Clapton, Peter Green e Mick Taylor[5].

Rhythm and blues britannico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rhythm and blues britannico.

Il boom del blues britannico[modifica | modifica wikitesto]

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b allmusic.com - British blues
  2. ^ R. F. Schwartz, How Britain Got the Blues: the Transmission and Reception of American Blues Style in the United Kingdom (Aldershot: Ashgate, 2007), ISBN 0-7546-5580-6, p. 28.
  3. ^ a b c R. F. Schwartz, How Britain Got the Blues: the Transmission and Reception of American Blues Style in the United Kingdom (Aldershot: Ashgate, 2007), p. 22.
  4. ^ M. Brocken, The British Folk Revival, 1944-2002 (Aldershot: Ashgate, 2003), pp. 69-80.
  5. ^ a b c d e f V. Bogdanov, C. Woodstra, S. T. Erlewine, eds, All Music Guide to the Blues: The Definitive Guide to the Blues (Backbeat, 3rd edn., 2003), p. 700.
  6. ^ L. Portis, Soul Trains (Virtualbookworm Publishing, 2002), p. 213.
  7. ^ Wolf Marshall, Peter Green: The Blues of Greeny, in Vintage Guitar magazine, vol. 21, nº 11, September 2007, pp. 96–100.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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