Bilancio sociale

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Il bilancio sociale è un documento con il quale un'organizzazione, che sia un'impresa o un ente pubblico o un'associazione, comunica periodicamente in modo volontario gli esiti della sua attività, non limitandosi ai soli aspetti finanziari e contabili.

Definizioni possibili[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni si è parlato molto di responsabilità in ambito pubblico e in ambito privato. Sono state molte le aziende e le amministrazioni pubbliche che hanno avviato programmi di responsabilità sociale d'impresa.

Per quanto diffusa, è ancora difficile individuare una definizione unica di responsabilità sociale e «giova osservare che nonostante la florescenza di studi e dibattiti nel corso dell'ultimo quarto di secolo, non esiste a tutt'oggi una definizione largamente condivisa».

La definizione di responsabilità sociale più diffusa è stata pubblicata dall'Unione europea:

« Integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali e ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate »
(Libro Verde della Commissione delle Comunità Europee, 2001)

Tale azione volontaria nasce come risposta alle esigenze di innovazione delle pratiche di governo dell'impresa e del territorio.

Tra gli strumenti di responsabilità sociale il bilancio sociale rappresenta l'esito di un processo e non un documento fine a se stesso:

« Il bilancio sociale è l'esito di un processo con cui l'amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell'impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l'amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato »
(Ministero dell'Interno, 2007)

Il bilancio sociale in ambito pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Il bilancio sociale nasce dalla consapevolezza che esistono diverse categorie di persone, definiti stakeholders, che hanno un diritto riconosciuto, o interesse, a conoscere quali ricadute, o effetti, l'ente produce nei propri confronti.

Una conseguenza di questo aspetto è che l'ente, per rendere conto degli effetti del proprio operato sulle diverse categorie di persone, non può esimersi dal coinvolgerli, per individuare insieme quali siano questi effetti. Per fare un esempio: un ente pubblico non può limitarsi a dichiarare che ha costruito una piscina e che è costata € 5.000.000, ma deve arricchire questo dato con il numero di persone che frequentano la struttura e possibilmente inserire il loro grado di soddisfazione; deve inoltre riconoscere il diritto dei soggetti finanziatori ad essere informati sulle caratteristiche della realizzazione, così come considerare gli effetti sull'ambiente e la comunità circostante, utilizzando indicatori adatti per misurare il grado di raggiungimento degli obiettivi che l'ente si è prefissato, sia individualmente, sia coinvolgendo gli stakeholders più rilevanti.

Attraverso il bilancio sociale l'ente rende espliciti i risultati della sua attività, confrontandoli con gli obiettivi, dichiarati, in modo da permettere a tutti, ma in primo luogo a se stessa, di verificare se tali obiettivi siano stati raggiunti, o si renda necessario piuttosto, introdurre ulteriori interventi.

Una gestione corretta, e sperimentata nel tempo, del bilancio sociale, ne fa non solo uno strumento di dialogo, ma un vero e proprio strumento di consapevolezza, e quindi di gestione. Non a caso è stato definito "lo specchio magico".

Attendibilità e punti deboli[modifica | modifica wikitesto]

I criteri di redazione, le informazioni da inserire, etc, non sono prescritte obbligatoriamente e quindi ogni organizzazione che pubblica il Bilancio sociale usa i criteri, i metodi e le informazioni che ritiene più opportune[1] e

« ...spesso si tratta di pura e semplice propaganda, di comunicazione dell'immagine aziendale, al di là del merito e della realtà »
(Valentina Furlanetto, L'industria della carità, Milano, Chiarelettere, 2013 (II ed.), p. 154. ISBN 978-88-6190-251-0)

.

Esempi significativi sono il caso della Parmalat, che poco prima che scoppiasse lo scandalo, aveva già redatto un Bilancio sociale, anche se poi non fu mai pubblicato[2] e quello della Enron, fallita con un "buco finanziario" di 63 milioni di dollari, che ha gettato sul lastrico molti suoi azionisti, e che pubblicava regolarmente il suo Bilancio sociale.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Valentina Furlanetto, L'industria della carità, Milano, Chiarelettere, 2013 (II ed.), p. 154. ISBN 978-88-6190-251-0
  2. ^ Alessandra Puato, La patente di bontà diventa un businness, su "Corriere dell'Economia" del 26 gennaio 2004, citato in Valentina Furlanetto, L'industria della carità, Milano, Chiarelettere, 2013 (II ed.), p. 154. ISBN 978-88-6190-251-0
  3. ^ Valentina Furlanetto, L'industria della carità, Milano, Chiarelettere, 2013 (II ed.), p. 155. ISBN 978-88-6190-251-0

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P.E.Cassandro, Il bilancio oggettivo dell'impresa, «Rivista dei Dottori Commercialisti», n.2, 1972
  • A.B. Carroll, J.J. Chrisman, M.B. Meznar, Responsabilità sociale e management strategico: verso una classificazione delle strategie d'impresa, «Problemi di Gestione», speciale 3, supplemento al n. 5 vol. XIX (1993)
  • V. Coda, L'orientamento strategico dell'impresa1995, Utet, Torino.
  • L. Condosta, Il bilancio sociale di impresa, Ipsoa, Milano 2008
  • P. D'Anselmi P., Il barbiere di Stalin. Critica del lavoro (ir)responsabile, Università Bocconi Editore, Milano 2008 ISBN 9788883501234
  • G. Rusconi, Il bilancio sociale d'impresa: problemi e prospettive, Giuffrè Editore, Milano 1988
  • G. Rusconi, Etica e impresa. Un'analisi economico-aziendale, Clueb, Bologna 1997
  • M. Viviani, Specchio magico: il bilancio sociale e l'evoluzione delle imprese, Il Mulino, Bologna 1996
  • M. Viviani, Il Bilancio Sociale e le Politiche d'Impresa, «Sviluppo & Organizzazione», vol. 170 (1998)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]