Biblioteca comunale Mozzi Borgetti

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Biblioteca comunale Mozzi Borgetti
Bibliotecamb.jpg
Una delle sale antiche della Biblioteca Mozzi Borgetti
Stato Italia Italia
Indirizzo piazza Vittorio Veneto, 2
I-62100 Macerata
Tipo storica
ISIL IT-MC0049
Sito Biblioteca nel sito comunale

Coordinate: 43°17′55.68″N 13°27′04.32″E / 43.2988°N 13.4512°E43.2988; 13.4512

La Biblioteca comunale Mozzi Borgetti è una biblioteca storica di Macerata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù, il pontefice Papa Clemente XIV, con breve del 15 dicembre 1773 concesse al comune di Macerata il Collegio con la Libreria dei Gesuiti per formare una pubblica biblioteca. Con un congruo sussidio di Papa Pio VI, propiziato dal cardinale Guglielmo Pallotta e con il sostegno di benemeriti cittadini il comune poté dare alla biblioteca sede confacente ed aumentare le raccolte librarie fra il 1784 e il 1787.

La biblioteca venne aperta agli studiosi il 31 marzo 1787. Per decreto di Gioacchino Murat, in data 19 marzo 1814, il fabbricato, già dei Gesuiti e le sue pertinenze passarono in piena e definitiva proprietà al comune.

Costituita inizialmente da circa 5000 volumi provenienti dal collegio gesuitico, dal lascito dell'avvocato Francesco Mornati e dalla pregevolissima collezione Mozzi, la biblioteca si incrementò nel corso dell'Ottocento con importanti donazioni tra cui, nel 1833, quella del domenicano Tommaso Borgetti, con amministrazione separata alla “Mozziana” fino al 1855. Non mancarono lasciti di illustri maceratesi, fra i quali ricordiamo lo storico dell'arte Amico Ricci, di cui pervennero la ricca biblioteca e i manoscritti delle opere, con tutti i materiali di lavoro. Consistente l'apporto delle biblioteche conventuali soppresse dopo l'unità d'Italia, da cui vennero incamerati 19.000 volumi.

Fra gli incrementi più significativi dell'ultimo secolo si segnalano: la biblioteca della famiglia Castiglioni di Cingoli, cui appartenne Papa Pio VIII, acquisita nel 1935 e composta di circa 20.000 volumi; i manoscritti inediti dell'abate Colucci, autore delle Antichità Picene, i carteggi di Luigi Lanzi, Diomede Pantaleoni, Giuseppe Neroni (con 88 lettere di Giuseppe Gioacchino Belli); il materiale raccolto dal musicologo Giuseppe Radiciotti, grande biografo e studioso rossiniano, per un dizionario dei musicisti della regione; l'archivio di Ireneo Aleandri, il progettista dello Sferisterio di Macerata; la biblioteca e l'archivio dello storico della letteratura Giulio Natali; i carteggi della famiglia Ricci Petrocchini ed i libri appartenuti a Massimo D'Azeglio; la donazione Ciccolini.

Nel 2000 si è aggiunta la biblioteca dell'economista di famiglia maceratese Maffeo Pantaleoni.

La sede[modifica | modifica wikitesto]

In oltre due secoli di attività la biblioteca è andata progressivamente estendendosi con sale e depositi ai vari piani dello stabile. Nell'ingresso da piazza Vittorio Veneto sono conservati i busti di Benedetto Cairoli, di Ercole Rosa e di Papa Gregorio XVI di Fedele Bianchini. I numerosi stemmi in pietra provengono dall'antica Fonte Maggiore. Alla raccolta archeologica dei Musei Civici appartengono il sarcofago strigilato dell'atrio e il grande dolio romano di età repubblicana all'ingresso della Sala Castiglioni.

La galleria traversa (Sala degli Specchi) al primo piano fu decorata a grottesche su progetto di Vincenzo Martini da Domenico Marzapani e Domenico Cervini. Sulle paraste lignee dipinte a mano sono da notare i sedici medaglioni opera del Martini con ritratti di filosofi e di uomini di scienza: essi sottolineano il programma illuministico del primo bibliotecario, Bartolomeo Mozzi, che aveva prevista anche la creazione di un museo universale donando una collezione di strumenti e di oggetti scientifici appartenuta al fratello Giuseppe.

Nella sequenza delle stanze il programma iconografico corrispondeva all'esigenza di indicare che lo studio delle scienze, “dissipando gradatamente le tenebre dell'ignoranza, deve tender principalmente a condur l'umano intelletto alla cognizione della vera e celeste sapienza”. Allo scopo, ci si ispirava all'Aurora di Guido Reni nelle prime due sale e si creava un'allegoria della Sapienza Divina nella terza stanza. L'entrata di quest'ultima, già Libreria del Collegio dei Gesuiti, è sovrastata da un fastigio, opera di Giuseppe Ciferri, con gli stemmi di Papa Pio VI, del cardinale Pallotta e della città. All'interno, gli arredi assai curati recano, sulla cimasa delle scansie, i busti a silhouette di sei papi e al centro delle pareti più lunghe due iscrizioni dedicate agli stessi protettori Pio VI e Guglielmo Pallotta.

Al centro di questa sala fu aggiunta, alla fine dell'Ottocento la scaffalatura lignea di Romolo Cappelloni decorata ad intaglio con lo stemma di Macerata fra due cornucopie destinata all'archivio priorale oggi all'Archivio di Stato.

Le raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente la Biblioteca è dotata di circa 350.000 volumi, che ne fanno una delle maggiori della regione. Di particolare pregio ed interesse 10.000 manoscritti, poco più di 300 incunabuli, oltre 4.000 edizioni del XVI secolo. Particolare segnalazione, fra i fondi a stampa, meritano oltre alle opere di interesse storico locale, le edizioni giuridiche, filosofico-naturalistiche e mediche dei secoli XVII-XVIII. Possiede inoltre una raccolta musicale e teatrale con manoscritti fra cui l'archivio della Cappella del Duomo, in deposito centinaia di libretti, manifesti, musica a stampa. Importanti collezioni di storia risorgimentale furono raccolte e donate dai fratelli Giovanni e Domenico Spadoni. Va inoltre segnalata una ricca fototeca con circa 20.000 immagini, oltre 50.000 lastre fotografiche in vetro in corso di riordino ed una collezione di disegni e stampe.

Tutti i fondi antichi e di pregio sono catalogati ed accessibili alla consultazione. La biblioteca fa parte del polo bibliotecario cittadino e partecipa al progetto SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) effettuando la catalogazione delle opere di nuova acquisizione nella rete informatizzata. Dall'aprile 2006 è iniziato il recupero al catalogo on line anche del patrimonio librario pregresso, che fino a questo momento ha consentito il recupero di oltre 72.000 volumi. È stata anche catalogata in Opac una parte cospicua (circa 2000 unità) delle foto del Fondo Balelli. Tali foto possono quindi essere ricercate per soggetto e visualizzate nel catalogo online. A disposizione del pubblico vi sono il catalogo alfabetico per autori, a schede di formato internazionale, il catalogo alfabetico per soggetti e cataloghi separati dei fondi speciali. Gli incunabuli e i manoscritti dispongono di inventari a stampa rispettivamente curati da Mario Bevilacqua e da Aldo Adversi.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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