Bibbia di Tijuana

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Copertina di una tipica Bibbia di Tijuana.

Una bibbia di Tijuana (Tijuana bibles, nota anche come bluesies, eight-pagers, gray-backs, Jiggs-and-Maggie books, jo-jo books, Tillie-and-Mac books, two-by-fours[1] e fuck books[2]), è un fumetto di taglio pornografico prodotto in America dal 1920 al 1960. La popolarità di questo tipo di pubblicazioni raggiunse il culmine durante la grande depressione.

Una tipica bibbia misurava 4x6 pollici (circa 10x15 cm), veniva stampata a buon mercato con inchiostro nero su carta bianca e presentava solamente otto pagine. La maggior parte degli autori di tali fumetti rimase perlopiù sconosciuta o ricordata attraverso bizzarri soprannomi legati all'argomento, come Mr. Prolific o Artist No. 2. La qualità dell'opera variava ampiamente. I soggetti sono esplicite scappatelle sessuali con noti personaggi dei cartoni animati, stelle del cinema o personaggi politici, spesso disegnati e riconosciuti senza un permesso legale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le bibbie di Tijuana venivano vendute "sotto banco" nelle scuole, nei garage, nei negozi di sigari o dal barbiere, e venivano anche vendute per strada. Secondo Art Spiegelman, la denominazione aveva origine da un insulto contro il popolo messicano o in riferimento al libero divertimento presso la città di Tijuana[1]. Sempre secondo l'autore, non si sapeva se tale commercio provenisse dalle piccole aziende autonome o dalla criminalità organizzata, anche se alcune fonti suggerivano che venissero vendute da una piccola catena di negozi di libri usati o rari. Verso il secondo dopoguerra la popolarità delle bibbie calò vertiginosamente. Nessun autore veniva riconosciuto, anche se molti credettero che Ainsworth H. "Doc" Rankin, un vignettista del tempo, fosse Mr. Prolific, ma questa attribuzione è rimasta incerta.

Le parodie presenti nelle bibbie comprendevano Popeye, Betty Boop, Dick Tracy, Flash Gordon, Mae West e Joe Louis, a volte con nomi leggermente differenti dall'originale, presumibilmente per evitare azioni a tutela del diritto d'autore. Il numero totale delle storie pubblicate non è nota, ma sempre da Spiegelman è stato stimato tra le 700 e le 1000. Molte di queste erano delle imitazioni delle originali.

Esisteva anche un formato più costoso, il "16-pagers", caratterizzato per essere più grande, con più pagine e preparato e stampato ad arte, ma non divenne mai popolare come il formato più piccolo.

Riferimenti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Art Spiegelman, Tijuana Bibles, Salon.com, 19-08-1997. URL consultato il 24-02-2009 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2011).
  2. ^ S. Bright, Dogeared Style: Tijuana Bibles, Salon.com, 19-08-1997 (archiviato dall'url originale il 14 gennaio 2009).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]