Bestia del Gévaudan

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Bestia del Gévaudan
Gevaudanwolf.jpg
Il "Lupo del Gévaudan" - ill. da The London Magazine, v. xxxiv, maggio 1765[1]
Nome orig. La Bête du Gévaudan
1ª app. in 1764 1770
Un attacco della bestia in una locandina dell'epoca.
Raffigurazione dell'attacco della belva.
Altra ipotetica raffigurazione della bestia.

La Bestia del Gévaudan (in francese: La Bête du Gévaudan) fu una criptide che terrorizzò le contrade del Gévaudan (oggi Lozère), nell'area centro meridionale della Francia, tra il 1764 e il 1767, uccidendo e ferendo uomini ed animali.

Gli attacchi vennero registrati in un'area di 80–90 km e coinvolsero un centinaio tra bambini (per la maggior parte) e adulti. Le vittime accertate morirono quasi tutte per sgozzamento e vennero poi divorate, integralmente o parzialmente, dalla creatura. Per debellare questa piaga, il governo francese non lesinò di dispiegare uomini e mezzi, e chiamarono a corte il miglior cacciatore di cognome Argent (famiglia ancora esistente).

Mentre gli attacchi della Bestia furono provati e documentati, non si riuscì mai a chiarire la sua vera natura. Secondo gli storici moderni, è probabile che le uccisioni fossero opera di un numero di lupi, e che l'isterismo pubblico durante il periodo degli attacchi contribuì alla difusione di storie inverosimili su questi, attribuendoli con poteri sovrannaturali e fisionomie insolite.[2][3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda ebbe inizio nell'aprile del 1764, quando una ragazza fu attaccata da un predatore poi messo in fuga dall'intervento delle mucche che stava portando al pascolo. La giovane descrisse la "bestia" come un enorme lupo, dalla peluria folta e nera, con due grandi canini laterali.

Il 30 giugno del 1764 la bestia fece la sua prima vittima: una ragazza quattordicenne. Nei mesi successivi furono decine le vittime, per lo più donne e bambini.

Col moltiplicarsi degli attacchi e dei morti, il governo francese inviò in questa regione uno squadrone di 56 dragoni, comandati dal capitano Jean Boulanger Duhamel che per le ricerche poté contare anche sugli oltre 400 miliziani dei Volontari di Clermont, di stanza nei pressi. Duhamel avvistò la cosiddetta "bestia" più volte, senza mai riuscire a ucciderla. Secondo il parere di Duhamel la belva era un ibrido mostruoso, con le fattezze di un lupo ma la stazza di un vitello.

Nel 1765 il Re di Francia Luigi XV inviò un famoso cacciatore di lupi, il nobile normanno d'Enneval, nel Gévaudan. Questi condusse numerose battute di caccia, dichiarando infine di aver ucciso la creatura. Come lui anche molti altri asserirono più volte di aver ucciso o ferito mortalmente la bestia che però puntualmente tornava a mietere vittime. Anche per questo motivo, tra gli abitanti della regione iniziò a farsi largo l'idea che la bestia avesse poteri magici, tanto da far nascere la superstizione che essa fosse immortale. Gli attacchi continuarono e allora Luigi XV sostituì d'Enneval con Francois Antoine, il "Gran portatore di Archibugio del Re" e massimo rappresentante della "Grand Louvetier", associazione francese nata nel XIV secolo per l'eliminazione delle bestie feroci. Antoine era accompagnato da suo figlio Francois Antoine de Beauterne e da circa una dozzina di guardiacaccia scelti fra i migliori del regno. Anch'egli cacciò e uccise un grosso lupo dal pelo nero ma le morti attribuite alla misteriosa creatura non si placarono.

Nel giugno 1767 un certo Jean Chastel uccise probabilmente la vera bestia, in quanto dopo non ci furono più attacchi né vittime. Con ogni probabilità si trattava, come per alcune delle altre bestie uccise prima di allora, di un lupo divenuto antropofago. Chastel portò il corpo dell'animale al re sperando in una lauta ricompensa ma non l'ottenne, poiché Luigi XV credeva la bestia morta già nel 1765 per mano di Antoine. Il cadavere dell'animale ucciso da Chastel, malamente imbalsamato, fu immediatamente distrutto per ordine del re.

Il totale delle vittime accertato fu di 136, su almeno 270 attacchi totali, 14 delle quali decapitate, forse a causa della trazione esercitata sul collo dalla bestia per trascinare i cadaveri delle vittime. Ma con ogni probabilità le vittime furono molte di più, forse 300-500, in quanto ad un certo punto si smise di conteggiarle per ordine dello stesso Luigi XV. Tale ordine fu esteso anche ai curati per quanto riguardava gli atti di morte.

Nei media[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda della misteriosa bestia ha ispirato i film La bestia (1975) di Walerian Borowczyk e Il patto dei lupi (2001) di Christophe Gans. Ne Wolfman (remake del 2010 del classico L'uomo lupo) al protagonista, mentre viaggia in treno, viene regalato il bastone da passeggio con la testa di lupo d'argento da un vecchio signore che afferma di averlo acquistato a Gévaudan.

Su di essa sono incentrate le storie a fumetti Martin Mystère n. 312 Il ritorno della bestia (nel quale si ipotizza che i discendenti di alcuni esemplari della bestia sopravvivano ancora oggi in Canada)[4] e Dampyr n. 159 La bestia del Gevaudan[5], entrambe edite da Bonelli.

Viene menzionata nella 1ª stagione della serie televisiva Teen Wolf da Allison Argent. Diviene poi una degli antagonisti principali nella 5ª stagione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'immagine rieditata in Summers, Montague (1933), Werewolf.
  2. ^ Jay M. Smith, Monsters of the Gévaudan, Cambridge, Massachusetts, Harvard University Press, 2011, pp. 6, ISBN 0-674-04716-8.
  3. ^ Thompson, Richard H., Wolf-Hunting in France in the Reign of Louis XV: The Beast of the Gévaudan, 1991, p. 367, ISBN 0-88946-746-3.
  4. ^ Archivio arretrati: scheda dell'albo di Martin Mystère
  5. ^ Archivio arretrati: scheda dell'albo di Dampyr

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AAVV (2001), La bête du Gévaudan: enquete sur des meurtres en série, in Historia, n. 650, febbraio 2001
  • Buffiere, Félix (1994), La bête du Gévaudan, une grande énigme de l'histoire, 2. ed.
  • Chantal, René : de (1983), La fin d'une énigme, la Bête du Gévaudan, La Pensée Universelle.
  • Chevalley, Abel (1972), La Bête du Gévaudan, Editions J'ai Lu.
  • Delort, Robert (1987), L'uomo e gli animali dall'età della pietra a oggi, Roma-Bari, Laterza, pp. 287–289.
  • Esposito, Riccardo F. (1987), Prologo, in Il cinema dei licantropi, Roma, Fanucci, pp. 25–27.
  • Fabre, Francois (2000), La bête du Gévaudan: édition completée par Jean Richard, De Borée.
  • Hofmann, Helga (1990), Mammiferi, Editoriale Giorgio Mondadori.
  • Louis, Michel (2001), La bête du Gévaudan : L'innocence des loups, Perrin, ISBN 978-2-262-01739-2.
  • Penati, Lino (1976), Verità e leggende sul lupo europeo, in Storia Illustrata, n. 229, dicembre 1976.
  • Poucher, Abbé (1996), Histoire de la Bête du Gévaudan, Laffitte Reprints.
  • Pourrat, Henri (1985), Histoire fidèle de la bête en Gévaudan, 2. ed., Jeanne Laffitte.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Devis, Jeff (2010), Teen Wolf, MTV.//

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4594073-3
Animali Portale Animali: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di animali