Bernardino de Sahagún

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Bernardino de Sahagún

Bernardino de Sahagún (al secolo Bernardino de Rivera, Ribera o Ribeira) (Sahagún, 1499Città del Messico, 5 febbraio 1590) è stato un missionario spagnolo, svolse la sua opera in Messico tra il popolo azteco (nāhua).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studiò all'Università di Salamanca ed entrò nell'ordine francescano probabilmente nel 1527. Nel 1529 si imbarcò per la Nuova Spagna. Trascorse i primi anni nel convento di Tlamanalco. Dal 1536 insegna grammatica latina nel Colegio de la Santa Cruz di Tlatelolco, dove i frati francescani insegnano ai figli dell'antica nobiltà messicana.[1] Nel periodo compreso tra il 1540 ed il 1545 svolge inoltre alcuni ruoli ecclesiastici a Puebla e nella Regione dei Vulcani. Nel 1558 viene inviato a Tepepolco dove rimane per due anni, prima di tornare a Tlatelolco. Nel 1585 si trasferisce nel Convento di San Francesco in Messico dove muore nel 1590 all'età di novant'anni.

A differenza di molti missionari del periodo, studiò la cultura nāhua e la lingua nāhuatl compilando anche un lavoro (non in parallelo) in Spagnolo e in nāhuatl. Miguel León-Portilla ha rivendicato per Sahagún il titolo di "primo antropologo", perché il suo metodo di lavoro era insolitamente avanzato per i tempi.

Fin dal 1547 egli iniziò a raccogliere gli huēhuehtlahtōlli ("detti degli antichi"), un insieme di modi di dire che costituivano una sorta di filosofia morale degli Aztechi.[1] Dal 1550 iniziò anche a registrare i racconti indigeni della conquista.[1] Nel 1558 iniziò a lavorare al suo lavoro più corposo, uno studio sulla religione azteca che col tempo diventerà un'enciclopedia in dodici volumi del sapere azteco, in cui confluiranno anche i suoi studi precedenti.[1] Egli classificò tre gruppi di nāhuatl accademico ("tlatimine") provenienti da differenti città. Fece domande, confrontò le risposte dei tre gruppi indipendenti e chiese numerosi chiarimenti riguardo alle varie differenze. Tutto questo fu fatto in nāhuatl.

Il lavoro di Sahagún è conosciuto grazie ad un manoscritto chiamato Codice fiorentino. Dopo una richiesta delle autorità spagnole ne scrisse una versione in castigliano, la Historia general de las cosas de Nueva España.[2] Per le sue critiche al disordine sociale introdotto dalla conquista spagnola nella Nuova Spagna, nel 1577 Filippo II promulgò un'ordinanza regia in cui vietò a chiunque di prenderne conoscenza e di contribuire alla sua diffusione. L'opera sarà pubblicata soltanto nel XIX secolo.[1] Fortunatamente il frate ne conservò una copia, visto che l'originale è andato perduto.
La copia più antica appartiene ai Codici Matritensi che sono conservati presso la Biblioteca del Palazzo Reale e la Real Academia de la Historia, entrambe situate a Madrid.[3][4]

Solo recentemente la parte in nāhuatl è stata completamente tradotta.

A Sahagún viene attribuito anche il manoscritto religioso cristiano in lingua nahuatl Exercicio quotidiano, composto da meditazioni giornaliere con passaggi in latino presi dal Nuovo Testamento. È però improbabile che sia stato lui a scrivere fisicamente il libro, dato che in quel periodo soffriva di un tremore che gli rendeva impossibile la scrittura.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Todorov, La conquista dell'America
  2. ^ General History of the Things of New Spain by Fray Bernardino de Sahagún: The Florentine Codex — Viewer — World Digital Library, su www.wdl.org. URL consultato il 31 gennaio 2020.
  3. ^ (ES) Miguel Ángel Luiz Barrio, Los Códices Matritenses de fray Bernardino de Sahagún: estudio codicológico del manuscrito de la Real Academia de la Historia (PDF), in Revista Española de Antropología Americana, vol. 40, n. 2, 2010, p. Abstract, ISSN 0556-6533 (WC · ACNP), OCLC 1112728708. URL consultato il 2 aprile 2020 (archiviato il 18 giugno 2013). Ospitato su archive.is.
  4. ^ Laureano Robles e Carlo Sini, E la filosofia scoprì l'America : l'incontro-scontro tra filosofia europea e culture precolombiane, Di fronte e attraverso (n. 625), Milano, Jaca Book, 2003, p. 80, ISBN 9788816406254, OCLC 868442006. URL consultato il 2 aprile 2020 (archiviato il 2 aprile 2020).
  5. ^ Schroeder (1997): pp. 7–8

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bernardino de Sahagùn,"Storia indiana della conquista di Messico", Sellerio, Palermo, 1983.
  • Cvetan Todorov, La conquista dell'America, Torino, Einaudi, 2005
  • Georges Baudot, Utopia e storia in Messico. I primi cronisti della civiltà messicana (1520-1569), Biblioteca Francescana, 1992
  • Tzvetan Todorov e Georges Baudot, Racconti aztechi della Conquista, Torino, Einaudi, 1988

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