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Bernard de La Monnoye

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Bernard de La Monnoye

Bernard de La Monnoye (Digione, 15 giugno 1641Parigi, 15 ottobre 1728) è stato un avvocato, poeta, filologo e critico letterario francese, membro dell'Académie française.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La gioventù a Digione[modifica | modifica wikitesto]

La sala d'oro del Parlamento di Digione (attuale Corte di giustizia) dove La Monnoye fece il suo debutto come avvocato

Bernard de La Monnoye nasce il 15 giugno[1] 1641, figlio di Nicolas de La Monnoye e Catherine Baron. Non può vantare nobili ascendenze, visto che sia il padre che la famiglia della madre fanno parte della corporazione dei fornai e pasticcieri, tuttavia la famiglia gode di una certa agiatezza, come dimostra la cura per l'educazione del figlio. Fa i suoi primi a studi presso il locale Collége des Godrans[2], gestito dai gesuiti. Qui si distingue nella composizione di epigrammi latini di buona fattura, coltiva inoltre lo studio della letteratura e degli autori greci, latini ed italiani, che gli divengono familiari. Inizia a scrivere anche alcune composizioni in francese[3] particolarmente ammirate, soprattutto in relazione alla sua giovane età.

Il padre sogna per il figlio una carriera d'avvocato e così invia il figlio a seguire i corsi di diritto dell'università di Orléans, all'epoca molto reputata[4]. Là, cedendo alla passione per la letteratura e soprattutto all'innata curiosità, si impegna a raccogliere tra i casi esemplari della giurisprudenza i particolari più originali sugli autori e sui libri che ne avevano trattato. Compiuti gli studi, fa il suo debutto al Parlamento[5] di Digione[6] il 16 novembre del 1662, ma l'incompatibilità tra i doveri della sua nuova professione d'avvocato e i bisogni del suo spirito si fanno presto sentire e, dissimulando la sua repulsione con un preteso indebolimento della propria salute, sfugge al labirinto delle leggi per dedicarsi anima e corpo alle lettere.

L'Accademia di Digione[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca si trovava a Digione una concentrazione di uomini che giustificherà poi l'elogio che fece Voltaire[7] sullo spirito colto dei suoi abitanti: iniziavano infatti le riunioni letterarie di un gruppo di uomini che sarebbe stato il nocciolo duro della futura Académie des sciences, arts et belles-lettres de Dijon. Tra essi si distinguevano l'alto magistrato[8] Jean Bouhier[9], Philibert de La Mare[10], Pierre Dumay[11], Jean-Baptiste Lantin de Damerey[12], Jacques-Auguste de Chevanes[13], Pierre Legouz[14], Philibert-Bernard Moreau de Mautour[15], Pierre Oudin[16] e Claude Nicaise[17]. La Monnoye si divideva tra i libri e il circolo di amici; a loro offriva il suo talento poetico accontentandosi semplicemente dell'approvazione del piccolo cenacolo, sembra addirittura che rimproverasse gli amici quando capitava che indugiassero in elogi pubblici.

L'abolizione del duello[modifica | modifica wikitesto]

Un successo sul quale aveva poco contato fece risplendere su di lui la luce del pubblico successo che temeva così tanto. Infatti nel 1671 l'Académie française bandì la prima edizione di un premio di poesia, scegliendo come primo argomento «l'abolizione del duello»[18]. La Monnoye si mise all'opera e il lavorò che inviò fu ricevuto come vincitore[19]. Bisogna pur notare che i soggetti banditi per i concorsi erano tutti volti a tessere le lodi di Luigi XIV, e tuttavia la monotonia dei temi offriva comunque spazio al vero talento. La Monnoye concorse cinque volte, e furono cinque trionfi, e se si eccettua l'edizione su la Gloria acquisita dal re intervenendo in una causa[20] (1685), in tutti gli altri concorsi, ovvero la Gloria delle armi e delle lettere sotto Luigi XIV (1675), L'educazione del Delfino (1677) e Le Grandi cose fatte dal Re in favore della religione (1683), mostrò un'ispirazione sincera e le opere che produsse furono veramente di notevole livello, tanto che iniziò a girare la diceria (falsa) che i giudici l'avessero pregato dall'astenersi al concorrere nuovamente, tale era la superiorità rispetto agli altri concorrenti. La prova è che perfino Voltaire, mai avaro di commenti pungenti, ebbe modo di dire di lui:

(FR)

« Excellent littérateur. Il fut le premier qui remporta le prix de poésie à l’Académie française; et même son poème du Duel aboli, qui remporta ce prix, est à peu de chose près un des meilleurs ouvrages de poésie qu'on ait fait en France. »

(IT)

« Ottimo letterato. Fu il primo a vincere il premio di poesia dell'Accademia; e la sua poesia Sul Duello abolito, che vinse il premio, è con poche altre cose una delle migliori opere poetiche che si sia fatta in Francia »

(Voltaire)

L'elogio di Voltaire appare oggi decisamente eccessivo, forse ripaga lo scrittore per la dichiarata ammirazione che mostrò per il suo Edipo, da esso ritenuto superiore non solo a quello di Corneille, ma perfino a quello di Sofocle.

Una disputa accademica[modifica | modifica wikitesto]

Jean de Santeul, che ebbe una disputa con La Monnoye

Come già detto La Monnoye partecipò ancora quattro volte al concorso poetico vincendo sempre[21], ma fu la quarta partecipazione in particolare ad essere degna di nota. L'edizione del 1683 dedicata alla celebrazione dello zelo di Luigi XIV per la causa religiosa vide infatti tra i concorrenti l'accademico Bernard le Bovier de Fontenelle e l'abate Dujarry[22]. Ma la cosa curiosa fu che La Monnoye vinse senza sapere neppure di essere iscritto al concorso. Molto tempo addietro il poeta Jean de Santeul aveva scritto in latino un'ode dal titolo Ludovico Magno religionis avitae vindici, casualmente sullo stesso tema del concorso di quell'anno, e aveva pregato La Monnoye di realizzarne una versione in francese. Egli eseguì velocemente il compito, realizzando un'ode in 200 versi molto apprezzata da Santeul che gli propose immediatamente la pubblicazione. Ignaro del valore dell'opera, preferì attendere ed è così che Santeul, dimezzandone la lunghezza per entrare nei limiti imposti dal regolamento, decise di inviare il componimento in francese a nome del traduttore (il nome dell'autore era conservato in una busta sigillata e rivelato al momento della premiazione, almeno ufficialmente). L'opera vinse e La Monnoye, del tutto inaspettatamente, ricevette i complimenti dell'Accademia e il premio. Santeul, che era interessato al premio (una medaglia in oro), propose di dividere il riconoscimento: al traduttore francese la gloria e all'autore in latino la medaglia. La Monnoye, del tutto disinteressato, accettò di cedere il premio, ma non senza porre la maliziosa clausola che tale passaggio dovesse essere fatto sotto atto notarile. A dispetto di ciò i rapporti con Santeul rimasero cordiali e quest'ultimo continuò a tesserne le lodi come autore e traduttore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Recita il certificato di battesimo: «Le XVeme jour de juing 1641, a été baptizé Bernard filz d'honnorable Nicolas de La Monnoye, M^d paticier, et d'honneste Catherine Baron; a été parrain honnorable Bernard Baron aussi M^d paticier, et marraine honneste Jehanne, fille d'honneste Charles Baron aussi M^d paticier». Il documento fu scoperto nel 1822 nella parrocchia di Notre-Dame di Digione dallo storico locale Claude Xavier Girault (1764-1823) e pubblicato dallo stesso in Particularitée inédites ou peu connues sur La Monnoye, Crébillon (figlio) et Piron (1822).
  2. ^ Fondato nel 1581, in esecuzione del testamento di Odinet Gondrans, presidente del Parlamento di Borgogna. Attualmente è sede della biblioteca civica di Digione. Insieme al Collège des Martinots o des Martin, fondato nel 1531, questo istituto cercava di fare le veci d'Università, istituzione per lungo tempo negata alla città. Solo nel 1722 il re Luigi XV, su proposta del Principe di Condé, allora governatore di Borgogna, accorda il permesso di aprire un'università, tuttavia la ferma opposizione degli abitanti di Besançon, anch'essa sede universitaria, limita la sede di Digione ad un'unica facoltà (diritto) contro le quattro richieste.
  3. ^ La prima composizione in francese di cui si ha notizia è una lettera del maggio 1657, metà in prosa è metà in versi, che invia al proprio medico curante per complimentarsi dell'effetto di un purgante (sic). La lettera non manca di spirito e di gusto per particolari piccanti, rivelando subito lo spirito dello scrittore. Ecco un breve estratto: «A quatre heures après minuit, | J'ai pris, comme j'étois instruit, | Certain médicament potable, | Puis j'en ai, couché sur mon table, | Quelque temps attendu le fruit. | Lors un orage s'en enfuit; | J'entends dans mon ventre du bruit, | Et les humeurs y font le diable | A quatre || Enfin par un secret conduit, | Et mal & remède s'enfuit. | A vous seul j'en suis redevable; | Vous seul que je tiens préférable, | Pour chasser du corps ce qui nuit | A quatre», ovvero «Alle quattro del mattino, come m'avevate detto, ho preso una certa medicina da bere, poi son tornato a letto ad attenderne il frutto. Allora scoppiò un temporale, e sentì del rumore nel mio ventre, e gli umori fare il diavolo a quattro. Finalmente per un condotto segreto se ne andarono il male e il rimedio. A voi solo sono debitore, è voi che preferisco per scacciare ciò che nuoce ai quattro [umori].» (Oeuvres choisies, tomo II, pag 350). Conclude l'autore: «Non dovete dubitare che la vostra purga non fosse eccellente, poiché mi fa comporre versi.» La Monnoye aveva all'epoca 15 anni.
  4. ^ L'università di Orléans, fondata nel 1306, era all'epoca una tra le migliori per l'insegnamento della giurisprudenza. Una bolla pontificia di Onorio III impediva infatti lo studio del diritto romano a Parigi, permettendo solo quello del diritto canonico; la vicinanza di Orléans a Parigi permise così una facilità di spostamenti per gli studenti. Vi insegnò Pothier e tra gli studenti celebri si ricordano: Reuchlin, Calvino, de La Boétie, d'Aubigné, Fermat, Molière, Perrault, de La Bruyère (e dunque almeno tre accademici: Perrault, La Bruyère e La Monnoye). La scelta di tale istituto testimonia anche l'agiatezza del padre di la Monnoye, che non badò a spese per l'istruzione del figlio.
  5. ^ Sotto l'Ancien régime, si intendeva per Parlament una corte di giustizia autonoma. Attualmente l'edificio ospita la Corte di Appello di Digione.
  6. ^ Si trova anche Parlamento di Borgogna.
  7. ^ Voltaire prese il posto di Bouhier all'Académie française il 9 maggio 1746. Nel tradizionale discorso di insediamento ebbe modo di fare l'elogio di Digione: «Cette ville qui a produit tant d'hommes de lettres, et où le mérite de l'esprit semble être un des caractères des citoyens.» (Questa città che ha prodotto tanti uomini di lettere e dove la distinzione dello spirito sembra essere una delle caratteristiche dei cittadini). La città di Digione (senza contare la regione, eliminando così Buffon), ha dato i natali a sette accademici: La Monnoye, Bouhier, Bossuet, Valon, Languet, Crébillon e Brifaut (togliendo dal conto anche Piron che venne eletto, ma Luigi XV ne rifiutò la ratifica).
  8. ^ Président à mortier, magistrato insignito del tocco.
  9. ^ Dal 1727 membro dell'Académie française, si veda la voce relativa.
  10. ^ Consigliere del Parlamento di Borgogna, morto nel 1687. Ha scritto un biografia del giurista Jacques Cujas, fu anche storico ed antiquario.
  11. ^ Nato a Digione nel 1627, morto nel 1711 all'età di 85 anni. Divenne consigliere del Parlamento di Borgogna nel 1647. Compose poesie in greco, latino, italiano, spagnolo e nel dialetto della Borgogna. A 15 anni compose una poesia in latino in onore di Luigi di Borbone duca d'Enghien, che gli valse le lodi di Saumaise e Gronovius. La Monnoye lo teneva in grande stima, dice di lui: «Pierre Dumay è stato un grande umanista e uno dei migliori poeti latini del nostro tempo. Era per me un oracolo universale, un maestro intelligente, un amico senza maschere, tanto sincero quanto discreto, nel seno del quale, per quarant'anni, ho deposto con fiducia tutti i miei segreti, e che, reciprocamente, mi confidava tutto.» (Menagiana, p.102, 1715).
  12. ^ Nato a Digione verso il 1680, proviene da un'antica famiglia di letterati (da non confondersi con bisnonno e nonno omonimi, il primo (1572-1652) fu giudice e consigliere del Parlamento. Lasciò delle poesie in latino e una corrispondenza con l'amico Peiresc. Il secondo (1620-1695), viaggiò in Italia e a Parigi. Ereditò la carica del padre, intrattenne una ricca corrispondenza con vari letterati tra cui l'accademico Huet, il filologo Saumaise e il traduttore Nicolas Perrot d'Ablancourt. Lasciò lettere, traduzioni tecniche di Pappo ed Euclide (incompiuta), poesie in latino, greco ed italiano, una dissertazione su Diogene Laerzio. È a lui che è dedicata la Lantiana di Pierre Legoux). Entra nella neonata Accademia di Digione nel 1740, di cui sarà un membro estremamente attivo. Decano del Parlamento di Borgogna, muore in età molto avanzata il 21 dicembre (o settembre secondo altre fonti) 1756. Di tutte le sue opere la più notevole è il Supplément au Glossaire du Roman de la Rose, contenant des notes critiques, historiques et grammaticales (1737), supplemento al commentario di Nicolas Lenglet Du Fresnoy, dove unisce una grande erudizione al gusto di aneddoti piccanti sul periodo cavalleresco. Resta inoltre un Elogio di Pouffier, decano del Parlamento di Borgogna (1754), vari Discorsi su temi quali il lusso, le scienze e la tolleranza, ed un Elogio di Rabelais.
  13. ^ Nato a Digione nel 1624 e morto intorno al 1690. Fu avvocato e segretario del re presso la Cancelleria del Parlamento di Digione, è autore di un volume sugli usi e costumi della Borgogna.
  14. ^ Nato a Digione nel 1640 e morto nella stessa città nel 1702. Anche lui consigliere del Parlamento di Borgogna, fu un erudito e compositore di poesie in latino.
  15. ^ Nato a Beaune il 21 dicembre 1654 e morto a Parigi il 7 settembre 1737. Fu consigliere del re, poi auditore ordinario della camera (oggi corte) dei conti di Parigi e dal 1682 membro dell'Académie des inscriptions et belles-lettres. Ha lasciato note, osservazioni e dissertazioni riguardanti monumenti, iscrizioni e ritrovamenti archeologici.
  16. ^ Curato di Vanves, poi religioso presso l'abbazia di Toussaints d'Angers. Ha lasciato un Projet de règlement pour la confrérie des Dames de la Charité e una raccolta di corrispondenza (1662-1663).
  17. ^ Detto anche l'abate Nicaise (1623-1701). Nato a Digione, fu canonico della Sainte-Chapelle della città. Viaggiò in Italia per studiarne l'arte e le antichità, sopra le quali lasciò numerose brevi note erudite. Intraprese inoltre un fitto carteggio con alcuni dei grandi intellettuali dell'epoca, tra cui spiccano Huet, Bayle e Leibniz, la cui corrispondenza venne pubblicata da Victor Cousin sotto il titolo Correspondance avec Leibnitz sur l'amour de Dieu nei suoi Fragments philosophiques. Tradizionalmente gli viene attribuito il primo uso del termine romantico nella letteratura francese: «Que dites-vous, Monsieur, de ces pastoureaux, ne sont-ils pas bien romantiques?» (in Lettres inédites de l'Abbé Claude Nicaise, 1693-1699), ovvero: «Che ne dite, Signore, di questi pastorelli, non sono proprio romantici?». Tuttavia la prima occorrenza di tale parola in un libro in francese, sebbene col senso di romanzesco, è precedente di alcuni decenni: secondo il grande dizionario Trésor de la langue française, è il traduttore Samuel Sorbière ad utilizzarla la prima volta nella sua Relation d'un voyage en Angleterre où sont touchées plusieurs choses, qui regardent l'estat des Sciences, et de la Religion et autres matieres curieuses (più volte ristampata, la prima edizione è del 1664). Ad ogni modo rimane una parola poco comune: nel 1776 Le Tourneur, traducendo le opere di Shakespeare, utilizza «romantique» nella descrizione delle nuvole, ma l'autore utilizza le virgolette perché considera la parola un prestito dall'inglese, sebbene particolarmente efficace. Nel 1798 l'Académie française introduce il termine nella quinta edizione del suo dizionario, col senso di romanzesco o poetico, mentre nella sesta edizione (1832-1835) viene dato come secondo significato «di certi scrittori che fingono di affrancarsi dalle regole di composizione e dallo stile stabilito dall'esempio degli autori classici».
  18. ^ Luigi XIV fu sempre avverso al duello, promulgando tra il 1643 e il 1711 un gran numero di editti per vietarli e aumentare le pene ai trasgressori. Tuttavia solo a partire dal 1810 la Corte di Cassazione si attiverà, dopo molte esitazioni, stabilendo la pena di morte per il duellante colpevole d'assassinio, senza però di fatto applicare tale disposizione. In Francia l'ultimo duello noto si è svolto nel 1967 tra i deputati del Parlamento Gaston Defferre e René Ribière in seguito a delle offese scambiatesi durante un dibattimento nell'emiciclo dell'Assemblée nationale (Ribière, che non era intenzionato a continuare il duello fino alla morte dato che doveva sposarsi il giorno successivo, venne sconfitto dopo aver subito due ferite), esiste perfino una documentazione filmata di tale scontro.
  19. ^ Senza conoscere il nome dell'autore, Charles Perrault, chiamato a giudicarla, la lodò con estremo calore. A qualcuno che gli chiese maliziosamente se sarebbe stato sorpreso di sapere che l'opera era di Despréaux, rispose: «Foss'anche del diavolo, merita il premio e l'avrà». (Perrault e Boileau-Despréaux erano divisi da una forte antipatia, e il loro antagonismo sfocerà nel 1687 nella celebre Querelle des Anciens et des Modernes.)
  20. ^ Si parla qui di una causa giudiziaria che vedeva tra i contendenti (come parte lesa) proprio il re. In realtà furono due i fatti di questo genere: una prima volta nel 1680, si trovò ad accusare dei privati rei di aver costruito su una proprietà reale, vinse la causa ma volle che gli edifici e l'intero fondo rimanessero a tali privati, è questo il fatto a cui si riferisce la gara. Nel 1787 si trovò ad intervenire in una nuova disputa riguardante un persiano di nome Roupli, le cui merci erano state indebitamente confiscate dalla dogana. Il re fece restituire tali merci aggiungendo a mo' d'indennizzo 3 000 scudi provenienti dalle proprie casse.
  21. ^ Nel 1785, su sei edizioni disputate, cinque furono vinte dallo stesso autore.
  22. ^ Si tratta dello stesso Dujarry che all'età di 65 anni sconfiggerà nella stessa competizione il giovane Voltaire, all'epoca diciottenne, sul tema la lode per un voto fatto da Luigi XIII. Nel brano vincitore, tra gli altri, si trova il verso «et des pôles brûlans jusqu'aux pôles glacés», ovvero «dai poli in fiamme fino a quelli ghiacciati», e quando si rimproverò a Antoine Houdar de La Motte, incaricato quell'anno della scelta del vincitore, la scelta di un componimento così debole e soprattutto con quel verso sui poli, rispose che Dujarry era suo amico e che d'altronde quello era un affare di cui doveva occuparsi l'Académie des sciences, e non l'Académie française.

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