Bernard Fresson

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Bernard Fresson (a destra) con Luciano Emmer, Marina Vlady e Magali Noel (1960)

Bernard Fresson (Reims, 27 maggio 1931Orsay, 20 ottobre 2002) è stato un attore francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bernard Fresson seguì corsi di recitazione a Parigi, dove era giunto per laurearsi in legge, e si dedicò inizialmente al teatro leggero[1]. Il lancio sul grande schermo avvenne nel 1959, quando il regista Alain Resnais gli fece interpretare la parte del soldato tedesco[1], ucciso sotto gli occhi della protagonista[2], nel celebre film Hiroshima mon amour. Due anni più tardi ebbe una parte di rilievo nel film La ragazza in vetrina (1961) di Luciano Emmer, nel quale caratterizzò con credibilità il personaggio di un giovane italiano emigrato in Belgio, dalla personalità timida e dai modi impacciati[1]. Altrettanto vigorosa fu la sua interpretazione di un operaio nella pellicola Jeudi on chantera comme le dimanche (1967) del regista belga Luc de Heusch[1].

Affermatosi come uno dei migliori caratteristi del cinema francese[2], negli anni successivi portò sullo schermo numerosi personaggi di grande forza interiore, alieni da compromessi e in lotta per valori ideali, aiutato da un aspetto fisico con corporatura robusta e con lineamenti marcati e schietti[1]. Durante gli anni sessanta e settanta interpretò diverse pellicole sotto la direzione di grandi registi, come Luis Buñuel in Bella di giorno (1967), Henri-Georges Clouzot in La prigioniera (1968), Costa Gavras in Z - L'orgia del potere (1969), Claude Sautet in Il commissario Pelissier (1971), John Frankenheimer in Il braccio violento della legge (1975), Roman Polanski in L'inquilino del terzo piano (1976).

Negli anni ottanta e anni novanta partecipò a numerosi serial televisivi.

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, pag. 189
  2. ^ a b Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2000, pag. 429

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