Berberis vulgaris

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Crespino
Berberis-vulgaris-flowers.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Ranunculales
Famiglia Berberidaceae
Genere Berberis
Specie B. vulgaris
Nomenclatura binomiale
Berberis vulgaris
L., 1753

Il crespino (Berberis vulgaris L., 1753) è una pianta appartenente alla famiglia delle Berberidaceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere deriva dal grego Berberi, che significa Conchiglia, per via dei petali fatti a conca.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È un albero alto da uno a tre metri con grosse radici scure all'esterno e gialle all'interno; la pianta presenta molti rami spinosi. Le foglie sono ellittiche, si restringono alla base in un corto picciolo e arrotondate all'apice; la superficie è larga e lucida, il margine è dentellato. Le foglie sono alterne sui rami lunghi oppure sono riunite in fascetti su dei rametti molto corti, alla base di ognuno dei quali è presente una spina composta da tre a sette aculei pungenti Il frutto è una bacca lunga 1 cm, rossa e persistente sulla pianta, che contiene da due a tre semi dal guscio corneo.

Distribuzione e Habitat[modifica | modifica wikitesto]

Cresce nelle zone aride montane, ai margini dei boschi, nelle siepi, nei pascoli fra i 100 e i 2000 m. Se presente in zone limitrofe a coltivazioni soggette a ruggini, può essere un ospite secondario del patogeno, ma in Italia ciò non accade a causa dell'ambiente non adatto, al contrario ad esempio della Francia.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Il crespino con le suo spine può essere impiegato per fare una siepe difensiva e impenetrabili nei confini degli appezzamenti. la pianta è resistente e rustica, tollera abbastanza le potature.

Proprietà farmaceutiche[modifica | modifica wikitesto]

Sono proprietà amaricanti, toniche, astringenti, febbrifughe, depurative, diuretiche. Viene usata la corteccia delle radici come anche foglie e frutti.

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Frutti raccolti per essere usati in cucina.

A maturazione, in estate tra giugno e luglio, i frutti hanno un sapore fortemente acido e non sono molto buoni. Dopo le prime gelate, in autunno, i frutti si addolciscono e possono venire usati per preparare marmellate e sciroppi dal sapore forte e gradevole. In ogni caso solitamente i frutti non si consumano allo stato fresco. Sono molto ricchi di acido malico (e a questo si deve il loro sapore acido) e di vitamina C. Per chi si accingesse a raccogliere le bacche, è consigliata cautela per via delle terribili spine. In altre tradizioni culinarie, come ad esempio quella russa e soprattutto l'iraniana, i frutti vengono utilizzati spesso per bevande gassate e succhi ma anche per piatti di carne. In Iran vengono consumati solitamente secchi e in occasione di ricorrenze speciali quali ad esempio il matrimonio. si utilizza anche per fare dei liquori o un vino.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  • Massimo Spampani, Frutti selvatici delle dolomiti ampezzane, Ghedina.
  • Dino Dibona, Dizionario universale della montagna, Newton & Compton.

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