Benedetta Barzini

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Benedetta Barzini (Porto Santo Stefano, 22 settembre 1943) è una modella, giornalista e accademica italiana. Riconosciuta come uno dei volti più significativi della moda italiana e internazionale degli anni sessanta[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Benedetta Barzini è figlia di Luigi Barzini, inviato del Corriere della Sera, e di Giannalisa Gianzana Feltrinelli, vedova di Carlo e madre di Giangiacomo Feltrinelli, di cui quindi è sorellastra[2]; esordì nella moda in maniera assolutamente casuale: passeggiando per una via di Roma fu notata da Consuelo O'Connell Crespi, giornalista italo-americana direttrice dell'edizione italiana di Vogue Italia[2][3]; Crespi, ignorando che Barzini fosse figlia di amici di famiglia, ne inviò una fotografia alla casa madre a New York all'attenzione della caporedattrice Diana Vreeland[2]; quest'ultima convocò Barzini negli Stati Uniti per un servizio fotografico con Irving Penn[2], e da lì iniziò, a vent'anni, la sua carriera di modella.

Avrebbe dovuto restare 10 giorni, vi rimase 5 anni. Un lustro in cui, davanti all'obiettivo di Bert Stern, Sokolowsky, Richard Avedon, con il suo volto segnato, antico, divenne la sofisticata interprete di quel look esotico-mediterraneo che tanto piaceva agli americani (divenne top model di tutti i massimi fashion-brand dell'epoca). Tornata in Italia, fu una delle modelle preferite di Ugo Mulas. Durante l'esperienza americana ebbe rapporti di amicizia con Salvador Dalí e Andy Warhol. Molto attiva nel movimento femminista dagli anni 70. Attualmente è ancora modella "evergreen" (richiesta da Armani, Gattinoni, ecc) e giornalista. Si occupa di moda e di temi sociali su varie riviste del settore. Docente presso atenei universitari, ad esempio di un corso di Storia dell'abito presso la Scuola progettisti di moda della Facoltà di Lettere dell'Università di Urbino[4] unitamente al corso di antropologia della moda per il corso di Laurea Triennale di Fashion Design presso la Naba - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Benedetta Barzini - Vogue.it [collegamento interrotto], su www.vogue.it. URL consultato il 17 settembre 2018.
  2. ^ a b c d Annamaria Mori, Vi racconto l'inferno della moda, in la Repubblica, 10 febbraio 1993. URL consultato il 12 aprile 2013.
  3. ^ Paolo Conti, Consuelo Crespi, una Vita Dolce, in Corriere della Sera, 21 ottobre 2010. URL consultato il 12 aprile 2013 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  4. ^ Redattori per l'Informazione Culturale nei Media, su uniurb.it.
  5. ^ Nel nome di Benedetta: al secolo Benedetta Barzini, su imore.it, 18 novembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Benedetta Barzini, Storia di una passione senza corpo, Milano, Frassinelli, 1992, ISBN 88-7684-233-0.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Benedetta Barzini, su vogue.it. URL consultato il 17 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2018).
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