Beatrice Bracco

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Beatriz Nelida Bracco detta Beatrice (Buenos Aires, 1º agosto 1943Roma, 17 dicembre 2012) è stata un'attrice, regista teatrale e insegnante di recitazione argentina.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata in una famiglia della media borghesia argentina (padre impiegato di banca, madre casalinga), si laurea in legge presso la UBA, facoltà di Diritto dell'Università di Buenos Aires. Al termine degli studi apre uno studio legale dedicandosi soprattutto alla difesa dei lavoratori e dei perseguitati politici.

Fu membro dell'”Azione Cattolica”: le vacanze scolastiche le passava come missionaria nelle povere regioni del nord argentino, di Salta e Jujuy. Questa sua esperienza presso gli indios del nord argentino, la portò anche ad avvicinarsi nel 1973 al peronismo ed al movimento rivoluzionario Montoneros.

La sua attività come avvocato la porterà a difendere uno dei più noti dirigenti Montoneros, Carlos Caride, accusato di avere organizzato un attentato contro Aramburu. Questo processo la pone definitivamente nel mirino dei militari golpisti, al punto da essere da loro minacciata in diversi modi: con un ordigno messo alla porta del suo studio e telefonicamente, costringendola a cambiare residenza tutti i giorni.

Il teatro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1971 iniziò a frequentare un corso teatrale di impostazione Stanislavskiana del maestro Raul Serrano. L'anno successivo seguì un seminario tenuto da Lee Strasberg a Buenos Aires. Nel 1973 fondò, insieme ad altri allievi di Raul Serrano, la Cooperativa Arco Iris, con la quale mise in scena gli spettacoli Hedda Gabler di Ibsen, Doña Rosita la soltera di Garcia Lorca, Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams e Dialoghi di Leuco di Cesare Pavese. Nello stesso anno recitò nel film La revolución di Raul De La Torre e, come protagonista, nel film Los inibente di Marco De Filippo.

Sempre nello stesso anno le venne assegnato da LSI “Radio MUnicipal” un programma sulla poesia ed il teatro, programma che curò e presentò fino al 1976.

L'esperienza Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 grazie ad una borsa di studio dello Stato italiano, riesce ad abbandonare l'Argentina per l'Italia, che diventerà da allora in poi la sua patria di adozione. In Italia collabora alla rivista giuridica diretta da Gino Giugni e dai suoi collaboratori come Tiziano Treu e Massimo d’Antona, con i quali manterrà sempre una grande e profonda amicizia.

Nel 1978 segue i corsi dell'Istituto Europeo di recitazione in Francia, a Nancy, dove incontra vari insegnanti dell'Actors Studio di Lee Strasberg, come Walter Lott ed Augusto Fernandez, con i quali seguirà successivamente seminari di formazione in vari paesi europei.

Beatrice Bracco, ormai trasferita stabilmente a Roma, proseguì la sua attività teatrale al Teatro dei Satiri. Fu lei a portare a Roma per la prima volta l'insegnante membro dell'Actors Studio Dominic De Fazio, organizzando per lui un seminario internazionale di 90 attori alla Limonaia di Villa Torlonia, seguito da un altro a Cinecittà, della durata di tre mesi. Assieme a lui lavorò prima come assistente e poi come insegnante.

Teatro Blu[modifica | modifica wikitesto]

Dopo anni di insegnamento e dopo aver diretto numerosi spettacoli nei teatri romani, nel 1994 fonda una propria scuola di recitazione e regia, il Centro Internazionale di Formazione e Produzione per attori e registi, conosciuto come Teatro Blu di Roma. In questo spazio dirige opere d'autori contemporanei come Pavlovsky, Allen, Hemingway, e, presso il Centro Internazionale di Scrittura Drammaturgica La Loggia,Sacco e Vanzetti dell'argentino Maurizio Kartum, con la compagnia di Ugo Chiti.

Questa esperienza la porta a mettere in scena nel 2000 la stessa opera, il Sacco e Vanzetti, con una compagnia di giovani attori, ricevendo riscontri positivi di pubblico e critica. La scelta di questo testo si ricollega al suo passato come avvocato. Giuliano Montaldo, dopo la visione dello spettacolo si alzò in piedi per applaudire con entusiasmo, e inviò a Beatrice Bracco una lettera, nella quale era scritto: <<Ho ammirato la vibrante recitazione di Ignazio Oliva nel ruolo del fiero Bartolomeo Vanzetti, e le note cariche di dolente umanità di Pierpaolo Lovino nel ruolo di Nicola Sacco. La passione civile e il faticoso lavoro di ricostruzione della regia mi hanno totalmente coinvolto in quel dramma che avevo portato sugli schermi trenta anni fa. Vi ho applaudito e vi ringrazio ancora>>.

Un anno dopo, lo spettacolo verrà portato a Genova al Teatro Duse. I critici lo ritennero <<uno degli spettacoli migliori della stagione>> (La Stampa), considerando <<la regia di Beatrice Bracco una autentica rivelazione>> (Il Secolo XIX). Bracco ebbe a dire dello spettacolo: << Mi commuove l'amore di Sacco e Vanzetti per la giustizia e la verità. Un amore che ha permesso loro di andare fino alla morte e di perdonare a chi li ha ingiustamente condannati. Forse con la speranza che quel sacrificio svegliasse il cuore degli uomini e impedisse altri oltraggi alla dignità umana. Sapevano che il loro sogno era più potente del potere dei potenti e nella loro umiltà capivano che il male inflitto loro veniva proprio dalla paura degli uomini di perdere quel potere, il triste potere dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Quando ci si sente in pericolo per il solo fatto di essere stranieri, con la sola colpa di cercare un lavoro o di sognare una vita migliore e quando di questo si può arrivare a morire, allora è la dignità umana stessa che muore, la stupidità che vince, la paura che prende il sopravvento. Il modo in cui Sacco e Vanzetti hanno affrontato la morte dimostra e testimonia la loro fiducia nella possibilità di grandezza dell'uomo, fiducia che gli ha permesso di trasformare la paura in amore attraverso un'azione pulita, etica. Ho scelto questa opera con la consapevolezza che far rivivere a teatro la loro storia è una possibilità di attraversare questa trasformazione e condividerla con un gruppo de attori e con un pubblico. Perché, come dice Nicola Sacco, poco prima di morire, “la vita, le cose che si fanno, appartengono agli altri>>.

Beatrice Bracco ha vissuto fuori dai clamori della mondanità, ma è stata il punto di riferimento di numerosi attori italiani che presso la sua scuola al Teatro Blu di Roma si sono formati, tra cui nomi noti come Kim Rossi Stuart, Gianmarco Tognazzi, Paola Cortellesi[1], Claudia Gerini, Claudio Santamaria,[2] Salvatore Esposito[3], Stefania Rocca, Valentina Cervi,Antonella Maria Troise, Anita Caprioli[4], Martina Colombari, Emanuele Bosi, Roberta Potrich, tra gli altri.

L'esperienza albanese[modifica | modifica wikitesto]

Invitata dall'Accademia Nazionale d'Arte di Tirana in Albania, nel 2005, conduce un seminario su Tradimenti di Harold Pinter, in seguito al quale verrà tenuto uno spettacolo trasmesso dalla tv nazionale. Nello stesso anno metterà in scena Lukalila di Suzie Bastien, racconto di due giovani emigranti verso un sogno del quale resterà solo la magia dell'illusione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]