Battaglia di Nisibi (217)

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Battaglia di Nisibi
Data217
LuogoNisibi
EsitoVittoria Partico[1]
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
IgnotiIgnoti
Perdite
PesantiPesanti
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La battaglia di Nisibi fu combattuta nell'estate del 217 tra le armate dell'Impero romano condotte dal nuovo Imperatore Macrino e quelle dell'Impero partico condotte dal re Artabano IV. Durò tre giorni, e risultò in un pareggio, con entrambi gli schieramenti che subirono pesanti perdite. Come risultato della battaglia, Macrino fu costretto a negoziare la pace, pagando ai Parti una somma immensa di denaro e abbandonando l'invasione della Mesopotamia che Caracalla aveva cominciato un anno prima.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Da secoli Roma e la Partia dominavano il Medio Oriente e se lo contendevano in guerre. Nel corso di questo periodo, alcune invasioni del territorio partico vennero condotte da generali romani, ad esempio la la campagna fallita di Crasso e la conquista della Mesopotamia di Traiano. All'inizio degli anni 210, scoppiò una guerra civile nell'Impero partico, in quanto Artabano IV si rivoltò al fratello Vologase VI. Artabano in breve tempo ottenne il controllo di molti dei territori occidentali dell'Impero partico, portandolo a diretto contatto con l'Impero romano.[2] A questo punto, l'Imperatore romano Caracalla, che si considerava un secondo Alessandro, decise di sfruttare la guerra civile tra i Parti. Propose un'alleanza ad Artabano, e gli chiese persino di sposare sua figlia.[3] Quando fu concordata l'alleanza, Caracalla entrò con la sua armata in Mesopotamia senza trovare resistenze, con il pretesto di incontrarsi con il suo alleato e futuro suocero.[4] Ma quando giunse ad incontrare Artabano e la sua corte, Caracalla lo attaccò proditoriamente uccidendo molti dei suoi cortigiani.[5] Artabano riuscì a fuggire, ma i Romani poterono saccheggiare i territori ad est del Tigri senza trovare opposizioni prima di ritornare a Edessa per svernarvi.

Tuttavia, l'8 aprile 217, Caracalla cadde vittima di una congiura condotta dal suo prefetto del pretorio, Marco Opellio Macrino e fu assassinato.[6] Macrino fu proclamato Imperatore, ma nel frattempo Artabano si stava avvicinando con un consistente esercito per vendicarsi dell'attacco proditorio dei Romani. La situazione fu ben riassunta dallo stesso Macrino nel discorso che indirizzò al suo esercito, nella versione di Erodiano:

« Vedete il barbaro con la sua intera orda orientale già su di noi, e Artabano sembra avere una buona ragione per la sua inimicizia. Lo abbiamo provocato rompendo il trattato, e in un tempo di pace completa abbiamo cominciato una guerra. [...] Non vi è contesa su confini o letti di fiume; [...] affrontiamo un potente re combattente per i suoi figli e i suoi connazionali che, egli ritiene, sono stati assassinati in violazione di giuramenti solenni. »

(Erodiano)

In un primo momento Macrino, non possedendo esperienza militare e desiderando evitare una battaglia, provò a placare e a raggiungere un accomodamento con Artabano, offrendo di restituire tutti i prigionieri. Artabano rifiutò questa proposta, richiedendo invece un indennizzo in denaro, la ricostruzione delle città distrutte e la cessione delle province romane della Mesopotamia settentrionale, conquistate solo recentemente da Settimio Severo. Queste condizioni erano inaccettabili per i Romani, e così Macrino le rigettò.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Battle of Nisibis, AD 217, Ross Cowan, Ancient Warfare, [1].
  2. ^ a b Rawlinson, Cap. XXI
  3. ^ Erodiano, IV.10.1-2
  4. ^ Erodiano, IV.11.1-2
  5. ^ Erodiano, IV.11.5-7
  6. ^ Erodiano, IV.13