Battaglia di Nikolaevka

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Battaglia di Nikolaevka
parte della Campagna italiana di Russia nella seconda guerra mondiale
Ripiegamentoalpinigennaio43.jpg
Rotta degli Alpini dal Don verso Nikolaevka
Data26 gennaio 1943
LuogoNikolaevka
EsitoSfondamento italiano della sacca sovietica ma con decimazione delle truppe.
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
8-9 000 uomini della 2ª Divisione alpina "Tridentina"6 000 (più i partigiani sovietici)
Perdite
3 000 morti, feriti o catturati1 000 morti e feriti
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La battaglia di Nikolaevka[1] (in russo: in russo: Бой под Николаевкой?, traslitterato: Boj pod Nikoláevkoj; IPA: ˈboj pət nʲɪkɐˈɫajɪfkǝj) combattuta il 26 gennaio 1943, durante la seconda guerra mondiale, fu un feroce scontro tra le incalzanti truppe sovietiche e le forze residue dell'Asse in caotico ripiegamento nella parte meridionale del fronte orientale, e costituì la fase cruciale e risolutiva della ritirata, determinando l'annientamento delle truppe italiane, decimate da morti, feriti e prigionieri, con una minima parte in grado di uscire dalla sacca.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il contesto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campagna italiana di Russia.

Nel corso dei mesi precedenti, le forze sovietiche avevano accerchiato la 6ª Armata tedesca a Stalingrado (operazione Urano) e sbaragliato completamente le armate romene e gran parte dell'8ª Armata italiana (operazione Piccolo Saturno). La successiva offensiva Ostrogožsk-Rossoš', sferrata il 12 gennaio 1943, sfondò le precarie linee difensive dell'Asse e portò al crollo del fronte sul fiume Don e alla ritirata.

Fondamentale per l'esito dello scontro conclusivo furono le due battaglie di Schelijakino e Warwàrowka, ove i reparti dell'artiglieria a cavallo (le Volòire)[2], il Battaglione Alpino Morbegno, alcune batterie del Gruppo Bergamo ed altri reparti alpini, sacrificandosi quasi interamente distrussero gran parte dei mezzi corazzati russi disponibili in quel settore.

Gli ultimi resti delle forze italiane, tedesche e ungheresi, provate, oltre che dai combattimenti, dal gelido inverno russo, si ritrovarono ad affrontare alcuni reparti dell'Armata Rossa, asserragliatisi nel villaggio di Nikolaevka per bloccare la fuga dalla grande sacca del Don.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Già dalle prime ore del mattino, la colonna formata dalle truppe italiane in ritirata, cui erano aggregati diversi reparti delle altre potenze dell'Asse (specialmente tedeschi e ungheresi), venne fatta oggetto di un bombardamento da parte di quattro aerei dell'Armata Rossa.

Alla 2ª Divisione alpina "Tridentina", l'unica delle divisioni italiane ancora in grado di combattere, fu assegnato il compito di iniziare l'assalto al villaggio. Particolarmente significative durante questo attacco furono le azioni dei battaglioni "Vestone", "Verona", "Valchiese" e "Tirano". Malgrado lo sbandamento che sarebbe stato comprensibile per delle truppe in ritirata, gli italiani riuscirono a sostenere lo scontro con i sovietici, maggiormente dotati di armi pesanti ed artiglieria.

In serata si unirono alle forze all'attacco il Battaglione "Edolo" contribuendo allo sforzo degli altri uomini della "Tridentina", guidati dal generale Luigi Reverberi, e riuscendo così ad aprire un varco fra le linee sovietiche, grazie all'impiego dell'unico carro armato tedesco ancora utilizzabile ed alla disperata lotta per sfuggire all'accerchiamento.

Dalla motivazione della medaglia d'oro al valor militare conferita a Reverberi per il suo comportamento in questa battaglia si legge:

«Alla testa di un manipolo di animosi, balza su un carro armato e si lancia leoninamente, nella furia della rabbiosa reazione nemica, sull'ostacolo, incitando con la voce e il gesto la colonna che, elettrizzata dall'esempio eroico, lo segue entusiasticamente a valanga coronando con una fulgida vittoria il successo della giornata ed il felice compimento del movimento. Esempio luminoso di generosa offerta, eletta coscienza di capo, eroico valore di soldato.»

Le perdite italiane furono altissime ma le truppe dell'Asse, pur decimate e completamente disorganizzate, riuscirono a raggiungere Šebekino, il 31 gennaio 1943, località al di fuori della "tenaglia" russa.

Le perdite[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 gennaio 1943, giorno di inizio della ritirata, il Corpo d'Armata Alpino contava 61 155 uomini. Dopo la battaglia di Nikolaevka si contarono 13 420 uomini usciti dalla sacca, più altri 7 500 feriti o congelati. Circa 40 000 uomini rimasero indietro, morti nella neve, dispersi o catturati. Migliaia di soldati vennero presi prigionieri durante la ritirata e radunati dai sovietici in vari campi. Uno dei più tristemente noti fu quello di Rada, nei pressi della città di Tambov[3]. Solo una percentuale minima di questi prigionieri farà ritorno in Italia a partire dal 1945.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
  • Sottotenente Eros Da Ros, Battaglione Alpini "Verona"[4]
  • Capitano Alessandro Pietro Frugoni, Battaglione Alpini "Val Chiese"[5]
  • Tenente Gino Ferroni, Battaglione Alpini "Val Chiese"[6]
  • Generale di Brigata Giulio Martinat, Capo di Stato Maggiore del Corpo d'Armata Alpino[7]
  • Generale di Divisione Luigi Reverberi, Comandante della 2ª Divisione Alpina "Tridentina"[8]

Tributi alla memoria[modifica | modifica wikitesto]

Fra gli alpini che hanno preso parte a questa battaglia, si ricordano Giulio Bedeschi, don Carlo Gnocchi (come cappellano militare), Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli.

Giulio Bedeschi romanzò (sulla base di fatti storici realmente accaduti) la ritirata di Russia narrando con nomi fittizi ma in prima persona, i fatti della spedizione italiana in Russia, con le vicende riguardanti la disfatta culminanti nella battaglia di Nikolaevka nel libro del 1963 Centomila gavette di ghiaccio.

Nuto Revelli, che faceva parte del Battaglione Tirano, descrisse la battaglia, con i nomi dei protagonisti cambiati, nel suo libro Mai tardi. Diario di un alpino in Russia (1946). Lo stesso racconto, rivisto e con i nomi veri, entrò a far parte del suo successivo libro La guerra dei poveri (1962).

Mario Rigoni Stern scrisse di quest'episodio nel suo romanzo Il sergente nella neve, che nel 2007 fu riadattato teatralmente (Il sergente) da Marco Paolini[9]. In Ritorno sul Don, Rigoni Stern torna a visitare quei luoghi dopo circa trent'anni dalla prima volta in cui li aveva visti. Anche lo scrittore Eugenio Corti, che visse in prima persona la guerra sul fronte russo e la ritirata, ne riferisce nel suo libro Il cavallo rosso.

Lo scrittore e saggista Ottobono Terzi, conte di Sissa e Torlonia, ufficiale della Volòira ma, nell'ultima fase della ritirata, in forza al gruppo d'Artiglieria Alpina Bergamo, fu presente quel giorno a Nikolaewka e nel libro Warwarowka alzo zero, rende testimonianaza dello sfondamento finale, cui lui e i colleghi non poterono offrire supporto di fuoco per la perdita di obici ed esaurimento dei colpi[10].

A memoria, ogni anno tra gennaio e febbraio, in numerose città hanno luogo delle commemorazioni della battaglia organizzate da gruppi e sezioni dell'Associazione Nazionale Alpini.

Tra queste cerimonie, la più importante, a livello nazionale, ha luogo a fine gennaio a Brescia, presso il monumento vivente degli alpini: una grande struttura edificata nel 1983 e donata come sede della Cooperativa Sociale Nikolajewka ONLUS e della Fondazione Scuola Nikolajewka ONLUS, per erogare attività a favore delle persone con grave disabilità motoria. All'interno dell'atrio della struttura è collocata una lapide su cui è scritto "Nel 40º anniversario della battaglia di Nikolajewka nel ricordo di quanti senza odio ma senza viltà caddero combattendo per l'onore della bandiera e la salvezza dei fratelli, gli alpini bresciani hanno edificato con amore e lieta fatica questa scuola di mestieri perché a coloro che meno hanno avuto dalla sorte si schiuda un più sereno avvenire - Brescia 22 gennaio 1983".

A Sirmione (BS) nella piazza della frazione Rovizza c'è un monumento dedicato a Nikolaevka, eretto nel 1963. Il 26 gennaio di ogni anno la mattina tutti i combattenti si ritrovano con le autorità nella piazza per la memoria.

A Soave (VR) sorge un monumento intitolato ai caduti di Nikolaevka eretto nel 2009. Soave mandò 35 giovani nella campagna di Russia, di cui uno solo tornò a casa, mentre gli altri morirono nella ritirata. Vengono commemorati Il 12 gennaio d'ogni anno. L'opera nel 2013 ha ricevuto la medaglia dell'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e una pure dall'allora presidente del Senato, Renato Schifani.

A Roma, sulla Via Cassia all'altezza della Tomba di Nerone, sorge il "Giardino dei Caduti e Dispersi in Russia". Ogni anno il 26 gennaio si commemorano i soldati italiani caduti nella battaglia di Nikolaevka.[11]

Nel ricordo di Nikolaevka troviamo, fra le più note canzoni alpine, Le voci di Nikolajewka del compositore vicentino Bepi De Marzi (che nel titolo si ispira alla nota canzone Le voci di Giarabub) e una canzone del cantautore veneto Massimo Priviero, intitolata Nikolaevka; è da segnalare anche il brano: La strada del Davai, continuazione del brano precedente, e la canzone Il reduce composta dal cantautore comasco Davide Van de Sfroos.

Nikolaevka oggi[modifica | modifica wikitesto]

Oggi Nikolaevka non è più individuabile come comune, essendo stata assorbita da quello di Livenka. Giuseppe D'Amato ha raccontato in un reportage, pubblicato dal L'Eco di Bergamo nel 2003 e riedito da EuropaRussia nel 2009, questi luoghi e le sensazioni di alcuni reduci italiani venuti a visitare le zone dove avevano combattuto e dove avevano lasciato per sempre tanti loro commilitoni.[12] Guida d'eccezione è stato il professor Alim Morozov, che, all'interno dell'asilo costruito dall'Associazione Nazionale Alpini a Rossoš' a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, ha costituito un museo. Il suo libro La guerra a casa mia, in italiano uscito col titolo Dalla lontana infanzia di guerra, è una testimonianza speciale sugli avvenimenti del Don.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La grafia Nikolajewka, spesso riportata nei testi, sui monumenti come nella toponomastica di quelle località italiane che le hanno dedicato una via, deriva dalla traslitterazione tedesca della lingua russa)
  2. ^ Ottobono Terzi di Sissa, Warwàrowka alzo zero, 1ª edizione Dicembre 1963 Società Editrice Vannini, Brescia; 2ª ed. luglio 1964, Società Editrice Vannini, Brescia; 3ª edizione 1974, Ed. Longanesi & C., Milano.
  3. ^ Il Lager degli Italiani nel Paese dei Lupi, su europarussia.com, EuropaRussia, riedizione (22 agosto 2009).
  4. ^ giovanissimo ufficiale volontario sul fronte russo, già ripetute volte distintosi per cosciente noncuranza del pericolo in arditi colpi di mano oltre il Don, chiedeva ed otteneva durante il ripiegamento di rimandere in retroguardia col suo plotone, fuso in un sol blocco di energie dal costante esempio del comandante. Riportato il congelamento di una mano, incurante delle acute sofferenze, insisteva per essere assegnato ad altri compiti rischiosi. Precedendo i suoi alpini in un irruento assalto contro il nemico che da munitissima posizione tentava di intercettare ila passo alla colonna, ferito una prima volta, persisteva nell'azione con indomito cuore e slancio rinnovato, Colpito una seconda volta mortalmente, raccoglieva tutte le forze residue per incitare i pochi superstiti a proseguire l'azione, conscio della sua importanza per la salvezza dell'intero reparto. Rara tempra di comandante, magnifico esempio di eroismo, di tenacia, di assoluta fede alla patria. Medio Don - Nikolajewka (Russia), 26 gennaio 1943.
  5. ^ Comandante di compagnia di un battaglione, già duramente provato ed impegnato in sanguinosissimo combattimento contro forze soverchianti, attaccava con indomito ed insuperabile ardimento un munito caposaldo. Incurante della violenta reazione, persisteva nella cruenta lotta che protraeva all'arma bianca fino a giungere tra i primi sulle posizioni tenacemente contese. Impareggiabile animatore, benché ferito mortalmente incitava i suoi eroici alpini superstiti a strenua lotta al grido "Avanti nel nome d'Italia", riuscendo, col sacrifico estremo, a spezzare il cerchio nemico e ad aprire ai più la via della salvezza. Leggendaria figura di fiero combattente che perpetuerà le gloriose tradizioni del battaglione "Val Chiese" - Fronte russo, 26 gennaio 1943.
  6. ^ In sette mesi di aspra campagna dava costante prova di valore e di sublime spirito di sacrificio. Durante il durissimo ripiegamento dal fronte del Don partecipava a successivi combattimenti per spezzare l'accerchiamento nemico, distinguendosi in ogni circostanza con fermezza, decisione e noncuranza del pericolo. Durante l'attacco ad un centro abitato saldamente tenuto da rilevanti forze avversarie, visto cadere il comandante di un plotone avanzato della sua compagnia, prendeva il suo posto. Nel prosieguo dell'azione con mossa audace e decisione strappava al nemico l'edificio della stazione ferroviaria e vi si sistemava a difesa. Contrattaccato, a corto di munizioni, contrassaltava furiosamente alla baionetta costringendo la soverchiante fanteria avversaria a ripiegare. Ferito in seguito ad un nuovo e più poderoso attacco, resisteva tenacemente riuscendo a conservare il possesso della posizione, perno della nostra difesa. Impossessatosi del fucile mitragliatore di un caduto, mentre con precise raffiche falciava il nemico, veniva nuovamente e gravemente colpito all'addome. Rifiutando ogni assistenza continuava l'epica resistenza consentendo il riordinamento dei superstiti della compagnia, fino a quando, ferito ancora una volta, immolava alla Patria la sua giovane vita. Nikolajewka (Russia), 26 gennaio 1943.
  7. ^ Capo di Stato Maggiore di un Corpo d’Armata, soldato di eccezionale coraggio e di indiscusso valore, veterano di quattro campagne, più volte decorato, di elette qualità di mente e di cuore, vista passare una compagnia alpina che scendeva in linea per decidere l’aspra battaglia in corso, cedendo al suo istintivo entusiasmo di soldato e di combattente, vi si metteva alla testa dando a tutti con la sua alta parola la fiamma dell’ardimento e divenendone con la sua persona irresistibile esempio. Ritto, mentre sparava con il suo moschetto, in zona battutissima e scoperta, su elementi nemici appostati a brevissima distanza, una pallottola ne spezzò l’audace impresa e gli stroncò la vita, ma la vittoria era assicurata ed il nemico in fuga. Fulgido esempio di alte virtù combattive e di suprema dedizione alla Patria. Nicolajewka (Russia), 26 gennaio 1943.
  8. ^ Comandante della Tridentina ha preparato, forgiato e guidato sagaciamente in Russia con la mente e con l'esempio i suoi reggimenti che vi guadagnarono a riconoscimento del comune eroismo medaglia d'oro al Valor Militare. Nel tragico ripiegamento del Don, dopo tredici combattimenti vittoriosi, a Nikolajewka il nemico notevolmente superiore in uomini e mezzi, fortemente sistemato su posizione vantaggiosa, deciso a non lasciar passare, resisteva ai numerosi, cruenti nostri tentativi. Intuito essere questione di vita o di morte per tutti, il Comandante nel momento critico, decisivo, si offre al gesto risolutivo. Alla testa di un manipolo di animosi, balza su un carro armato e si lancia leoninamente, nella furia della rabbiosa reazione nemica, sull'ostacolo, incitando con la voce e il gesto la colonna che, elettrizzata dall'esempio eroico, lo segue entusiasticamente a valanga coronando con una fulgida vittoria il successo della giornata ed il felice compimento del movimento. Esempio luminoso di generosa offerta, eletta coscienza di capo, eroico valore di soldato. Nikolajewka (fronte russo), agosto 1942-gennaio 1943.
  9. ^ Marco Paolini, Il Sergente andato in onda su La7 il 30 ottobre 2007.
  10. ^ Ottobono Terzi.
  11. ^ Redazione, Cassia, 27 gennaio Celebrazione della Battaglia di Nikolajewka, su VignaClaraBlog.it, 10 gennaio 2019. URL consultato il 27 gennaio 2019.
  12. ^ Nikolajewka: la tragedia del Don Archiviato il 22 gennaio 2016 in Internet Archive., EuropaRussia (22 agosto 2009)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Bedeschi, Centomila gavette di ghiaccio, Milano, Mursia, 1967
  • Giulio Bedeschi (a cura di), Nikolajewka: c'ero anch'io, Mursia, 1972.
  • Alfio Caruso, Tutti i vivi all'assalto. L'epopea degli alpini dal Don a Nikolajevka, TEA, Milano, 2003.
  • Carlo Chiavazza, Scritto sulla neve, Bologna, Ponte Nuovo, 1974.
  • Egisto Corradi, La ritirata di Russia, Milano, Longanesi & C., 1964.
  • Eugenio Corti, Il cavallo rosso, Edizioni Ares.
  • Eugenio Corti, I più non ritornano, Mursia.
  • Fidia Gambetti, I morti e i vivi dell'ARMIR, Milano, Ed. Milano-sera, 1948.
  • Alim Morozov, Vojna u moego doma (La guerra a casa mia), Kommuna, Voronezh, 2000. In russo. Questo libro è presente nel museo di Rossosch. La sua versione italiana si intitola Dalla lontana infanzia di guerra, prima edizione 1995, seconda 2003 a cura del Museo della guerra di Rovereto.
  • Riccardo Posani (a cura di), Storia illustrata della seconda guerra mondiale, vol. V: 1942/43 la svolta della guerra, Firenze, Sansoni, 1969.
  • Nuto Revelli, La guerra dei poveri, Torino, Einaudi, 1962 (ristampa 2005, ISBN 9788806174828)
  • Mario Rigoni Stern, Ritorno sul Don, Torino, Einaudi, 1973.
  • Mario Rigoni Stern, Il sergente nella neve, Einaudi, ISBN 88-06-17732-X, 328 pp.
  • Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943. Dall'impero di Etiopia alla disfatta, Einaudi, 2005, ISBN 88-06-16118-0, 392 pag.
  • Thomas Schlemmer, Invasori, non vittime - La campagna italiana di Russia 1941-1943, Bari, Laterza, 2009, ISBN 978-88-420-7981-1.
  • Giorgio Scotoni, L'Armata Rossa e la disfatta italiana (1942-43), Panorama editrice, Trento, 2007.
  • Giuseppe Sorgente, Un fante in Russia. La tragedia della divisione «Vicenza» 1942-1943, Mursia editore, 2014
  • Lamberti Sorrentino, Isba e steppa, Milano, Mondadori, 1947.
  • Giovanni Battista Stucchi, Tornim a Baita - dalla campagna di Russia alla Repubblica dell'Ossola, Milano, Ed. Vangelista, 1983.
  • Ottobono Terzi di Sissa, Warwàrowka, alzo zero, 1ª ed. dicembre 1963, Società Editrice Vannini, Brescia; 2ª ed. luglio 1964, Brescia; 3ª ed. 1974, Longanesi & C. Milano.
  • Leonida Togninelli, Dove l'amore nasce, Correggio, 1981
  • Cesco Tomaselli, Battaglia sul Don, Milano-Roma, Rizzoli, 1943.
  • Autori vari, La campagna di Russia, Milano, Mondadori, 1975
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