Battaglia di Lugdunum

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Battaglia di Lugdunum
Data 197
Luogo Lugdunum (moderna Lione, Francia)
Esito Decisiva vittoria di Settimio Severo
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
circa 60 mila soldati circa 60 mila soldati
Perdite
sconosciute sconosciute
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La battaglia di Lugdunum venne combattuta il 19 febbraio 197, a Lugdunum (l'odierna Lione, Francia) tra l'esercito romano di Settimio Severo e quello di Clodio Albino. La vittoria fu ottenuta da Settimio Severo che divenne l'unico imperatore dell'Impero romano.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Commodo (192) e dei suoi due successori Pertinace (193) e Didio Giuliano (193), tre generali romani si contesero il trono: Clodio Albino, con le truppe della Britannia, Pescennio Nigro, con quelle d'oriente (9 legioni) e Settimio Severo che si trova in Pannonia. Quest'ultimo giunge per primo a Roma e, con l'appoggio dei Pretoriani, ne diventa imperatore. Ma anche gli altri due generali vogliono tale nomina, minacciando l'Impero (provato dalle follie di Commodo, dalle minacce barbariche e dalla peste appena conclusasi) di una terribile guerra civile.

Alleatosi temporaneamente con Clodio Albino, al quale riconosce il titolo di Cesare, Settimio Severo inizia la sua campagna militare contro Pescennio Nigro, sostenuto persino dal re dei Parti Vologese V. Dopo un iniziale sconfitta Settimio riuscì a sbaragliare le truppe di Nigro (battaglia di Isso, 194) costringendolo a rifugiarsi tra i Parti, ma prima che superasse l'Eufrate fu raggiunto e ucciso (195). Dopo l'eliminazione di Nigro, Settimio Severo si voltò contro Albino.

Decimo Clodio Settimio Albino, preoccupato di come le cose stessero evolvendosi a suo danno, si ribellò a Settimio Severo (196), forte dell'appoggio di una frangia di 29 Senatori guidati da Sulpiciano, del governatore della Hispania Tarraconensis Lucio Novio Rufo e delle legioni di Britannia, Gallia e Spagna. Egli attraversò la Manica e pose il proprio quartier generale a Lugdunum.

Temendo che Settimio Severo lo attaccasse con un esercito più grande cercò di guadagnarsi la fiducia delle legioni della Germania ma non riuscendoci fu costretto a battersi contro un esercito mandatogli contro da Virio Lupo, governatore della Germania Inferiore (l'esercito di Clodio era probabilmente formato dagli ausiliari sarmati della Legio VI Victrix). Questo primo scontro si concluse con la sua vittoria ma di certo non decisiva poiché Settimio Severo, che nel frattempo era ritornato a Roma, aveva già iniziato a raccogliere un esercito per sconfiggerlo.

Clodio Albino cercò allora di prenderlo di sorpresa mandando un distaccamento a invadere l'Italia ma questa mossa si rivelò sbagliata poiché Settimio aveva già provveduto a proteggere i passi alpini e a metà dell'inverno del 196-197 arrivò di persona a guidare il suo esercito alla conquista della Gallia. Dopo uno scontro avvenuto nei pressi di Tinurtium, a favore di Severo, l'africano marciò verso Lugdunum.

Battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia inizia il 19 febbraio 197 con una mossa a sorpresa di uno dei generali di Severo (scelto dallo stesso imperatore perché veterano della Legio VI Victrix trasferito in Pannonia) che avanza con l'ala destra per poi ripiegare inseguito dalla cavalleria sarmata. Riesce così ad attirarla in un'imboscata, distruggendola completamente, in una zona di trincee nascoste dove cadono in disordine e vengono massacrati.[1] Severo guida insieme ai generali Mario Massimo, Tiberio Claudio Candido e Fulvio Plauziano l'attacco della sua ala sinistra. L'attacco non riesce e persino l'imperatore africano viene disarcionato.

Per circa due giorni dopo questo smacco lo scontro è incerto ma il terzo giorno Giulio Leto, il comandante della cavalleria imperiale, attacca i fianchi delle legioni avversarie.[1][2] Sentendosi perduto, Clodio Albino si suicida con la propria spada. Severo lo fa decapitare e manda la sua testa, infissa alla punta di una lancia, al Senato, come monito circa la futura sorte di Sulpiciano e dei Senatori che avevano appoggiato Albino. [senza fonte] Le truppe di Severo proseguirono fino a Lugdunum e massacrarono i nemici nel punto in cui la Saona confluisce nel Rodano, dove non potevano più procedere.[2]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcune stime Clodio Albino avrebbe avuto in questa battaglia un esercito di 150.000 uomini e Settimio Severo uno di 120.000/150.000.[3] Tra legionari e ausiliari l'Impero aveva circa 300.000 soldati che si trovavano in tutte le frontiere.[senza fonte] Questa cifra però dopo le guerre civili, le guerre di difesa (dai barbari e dai Parti) e la peste è probabile che si sia molto ridimensionata: se escludiamo per questa battaglie le forze in stanza nelle province africane e orientali (troppo pericoloso lasciare sguarniti quei settori e inoltre ci sarebbero voluti mesi per far giungere in Gallia quelle truppe) dobbiamo considerare solo le truppe che si trovavano nella frontiera del Reno, del Danubio, della Britannia e quelle più interne della Spagna. Se consideriamo che è molto improbabile che i due generali abbiano svuotato le frontiere per il loro scontro o abbiano arruolato decine di migliaia di mercenari germani si scopre che le cifre sono esagerate; è più probabile infatti che fossero schierati 120.000/140.000 uomini in tutto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cassio Dione, Storia romana, LXXVI, 6.
  2. ^ a b Erodiano, Storia degli imperatori romani, III, 7.
  3. ^ Cassio Dione, Storia romana, LXXVI, 6, 1. L'espressione usata da Dione, πεντεκαίδεκα μὲν μυριάδες στρατιωτῶν συναμφοτέροις ὑπῆρχον, può essere interpretata sia nel senso che entrambi gli schieramenti erano costituiti da 150.000 uomini sia nel senso che nel complesso 150.000 uomini presero parte alla battaglia (ogni schieramento avrebbe quindi avuto circa 75.000 uomini). Su questo problema sia veda (EN) A. J. Graham, The Numbers at Lugdunum, in Historia. Zeitschrift für Alte Geschichte, vol. 27, nº 4, 1978, pp. 625-630.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]