Battaglia di Boffalora

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Battaglia di Boffalora
Vajani - presa di Robecchetto durante la battaglia di Magenta nel 1859 - ca. 1865.JPG
La battaglia di Boffalora
Data3 giugno 1859
LuogoBoffalora sopra Ticino, (MI)
EsitoVittoria franco-sabauda
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
c. 15.00015.000[1]
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La battaglia di Boffalora è un episodio della seconda guerra di indipendenza italiana. Fu combattuta il 3 giugno 1859 a Boffalora sopra Ticino, fra austriaci e franco-piemontesi provenienti dal Piemonte. È riconosciuta solitamente come propedeutica alla più nota Battaglia di Magenta che si svolse il giorno successivo a qualche chilometro di distanza.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo lo scoppio della guerra tra il Piemonte e l'Austria, il feldmaresciallo Ferencz Gyulai attendeva che i franco-piemontesi attraversassero il fiume Ticino nell'area attorno a Piacenza, tratto in inganno da alcune mosse tattiche fatte dalle truppe di Napoleone III nell'area. Quando gli austriaci realizzano essere troppo tardi per spostare le proprie truppe e che la trappola francese aveva avuto già i suoi primi effetti a Vigevano ed Abbiategrasso, decidono di retrocedere lungo la linea tra il Naviglio Grande ed il Ticino.

Già nella notte tra il 2 ed il 3 giugno i francesi avevano iniziato a creare un nuovo punto di passaggio con un ponte di barche della lunghezza di 180 metri di fronte a Turbigo, sostenendo i primi scontri e consentendo il passaggio del II Corpo d'armata al comando del generale Mac Mahon il quale, giunto in terra lombarda, decide di dividere le proprie forze in due colonne, dirigendo il generale Espinasse verso Marcallo con Casone ed il generale De La Moutterouge verso Boffalora sopra Ticino dove anche gli austriaci si stavano portando per cercare di tamponare l'invasione nemica.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Schema della battaglia di Boffalora del 3 giugno 1859

Le operazioni militari a Boffalora sopra Ticino iniziarono il 3 giugno quando in paese si insediò stabilmente il 1º Corpo d'Armata dell'esercito imperiale comandato dal Feldmaresciallo Luogotenente Conte Eduard Clam-Gallas, che aveva provveduto a minare l'antico ponte che si trovava in centro all'abitato (risalente al 1603) con l'intenzione di farlo saltare qualora i francesi avessero tentato di raggiungere il milanese attraverso Boffalora.

Dopo aver passato il Ticino, i francesi si divisero in due colonne: una interessò l'area di Turbigo e l'altra Pontenuovo di Magenta. I francesi giunsero a Boffalora attraverso i sentieri che conducevano dalla vallata del Ticino sino nei pressi delle cascine Bevilacqua, Venegoni e Cucchiani, dove si ebbero i primi scontri.

Verso le 12.00, i francesi del 2º Reggimento dei granatieri del colonnello D’Alton, supportati dai volteggiatori, giunsero in centro al paese ma si resero conto che l'attraversamento del ponte si presentava più complesso del previsto dal momento che su di esso erano puntate una batteria di artiglieria e una batteria di razzi che impedivano appunto l'accostamento delle truppe francesi. Il reggimento dei tiratori algerini (turcos) e il 45° di linea si precipitarono a questo punto all'assalto delle batterie d'artiglieria.

Pezzo dell'antico ponte di Boffalora distrutto durante la battaglia del 1859. Oggi è stato recuperato e convertito in monumento a memoria dell'evento

Il generale austriaco Baltin, che si era attestato con i propri cacciatori presso il ponte sul Naviglio Grande, diede a questo punto l'ordine di far saltare il ponte; l'operazione però non ebbe il successo sperato in quanto gran parte delle micce si erano bagnate nel corso delle operazioni, esplosero solamente le mine preparate sotto gli ultimi due piloni del ponte sul lato lombardo, provocando un abbassamento dei primi tre archi del ponte, consentendo ad ogni modo ai francesi di passare attraverso la costruzione di un'improvvisata passerella di legno posta sul tratto danneggiato, assaltando gli austriaci sull'altra sponda del canale e costringendoli alla fuga verso le 15.00. Il tratto danneggiato del ponte fu temporaneamente sostituito gettando un ponte di legno a tre travate su cui era posata una sola rotaia per la ferrovia [2].

Una cronaca dettagliata degli eventi di quel giorno ci viene fornita direttamente dal parroco di Boffalora dell'epoca, Francesco Maria Bodio, il quale seguì lo svolgersi della battaglia dal campanile della chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve, annotazioni ancora oggi presenti nel Chronicon parrocchiale.[3]

Personalità di rilievo che presero parte alla Battaglia di Boffalora[modifica | modifica wikitesto]

Su un'abitazione privata a Boffalora sopra Ticino ancora oggi si può leggere "CASA BOMBARDATA DAGLI AUSTRIACI NELLA BATTAGLIA DI MAGENTA - 4 GIUGNO 1859" con una palla di moschetto recuperata dopo la Battaglia di Boffalora.

Austriaci[modifica | modifica wikitesto]

Francesi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ P. Victor, La guerra d'Italia del 1859. Quadro storico, politico e militare, ristampa ed. Zeisciu, 2009
  2. ^ Cappelletti, p. 12
  3. ^ Balzarotti Andrea, Boffalora sopra Ticino - Arte e cultura lungo il Naviglio Grande, Amministrazione Comunale di Boffalora sopra Ticino, O.L.C.A. Grafiche, Magenta, 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Allmayer-Beck/Lessing: Die K.(u.)K. Armee 1848 - 1914. Gütersloh 1980, ISBN 3-570-07287-8
  • Balzarotti Andrea, Boffalora sopra Ticino - Arte e cultura lungo il Naviglio Grande, Amministrazione Comunale di Boffalora sopra Ticino, O.L.C.A. Grafiche, Magenta, 2008
  • Viviani Ambrogio, Magenta, 4 giugno 1859 - dalle ricerche la prima storia vera, Edizione speciale per i 150° anni della Battaglia di Magenta, Zeisciu Ed., 2009
  • Victor, Paul, La guerra d'Italia del 1859. Quadro storico, politico e militare, ristampa ed. Zeisciu, 2009
  • Tunesi Ermanno, 4 giugno 1859 – 2009. 150ª Battaglia di Magenta. Le vignette SAFFA del Centenario - Album storico, Associazione Storica ‘La Piarda', Boffalora S. Ticino, 2009
  • Antonio Cappelletti, Trattato elementare di costruzione delle strade ferrate italiane, Milano, Galle e Omodei editori e libraj, 1872.