Battaglia di Beroia

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Battaglia di Beroia
JohnIIcomnenus.jpg
Giovanni II Comneno in un mosaico di Santa Sofia.
Dataagosto 1122
LuogoBeroia, in Bulgaria (oggi)
EsitoImportante vittoria dei Bizantini.
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
20.000 Bizantini30.000 Peceneghi
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La battaglia di Beroia fu combattuta tra i Peceneghi e l'imperatore bizantino Giovanni II Comneno nell'agosto 1122 nell'attuale Bulgaria, presso la città di Beroia (oggi Stara Zagora); provocò la scomparsa dei Peceneghi come popolo indipendente.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1091 i Peceneghi avevano invaso l'Impero bizantino ed erano stati sconfitti dal padre di Giovanni II Comneno, Alessio I Comneno nella battaglia di Levounion. Questa battaglia aveva significato l'estinzione quasi totale di tutti i peceneghi che avevano partecipato alla spedizione; tuttavia, un certo numero di peceneghi era rimasto indietro. Questi ultimi furono attaccati nel 1094 dai cumani; i superstiti dalla battaglia fuggirono o, nella maggior parte dei casi, si stabilirono nei Balcani, senza tuttavia integrarsi con gli abitanti del luogo.

Nel 1122 ci fu una nuova invasione dei peceneghi, dalle steppe russe avevano invaso l'Impero bizantino attraversando la frontiera sul Danubio penetrando così in territorio bizantino. Secondo Michele Angold, è possibile che questa invasione sia stata causata da Vladimir II di Kiev (1113-1125), Re di Kiev. L'Imperatore Giovanni II Comneno di Bisanzio (1118-1143) era fortemente determinato per fermare gli invasori, che rischiavano di fargli perdere il controllo della parte settentrionale dei Balcani, quindi trasferì il suo esercito dalla frontiera dell'Asia Minore, (dove nel frattempo i bizantini stavano combattendo contro i turchi), in Europa e subito si mise in marcia per andare a combattere i peceneghi.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni riunì il suo esercito vicino a Costantinopoli e disse che bisognava arrivare nel modo più veloce possibile al contatto coi peceneghi, per poi ingaggiare battaglia. Nel frattempo gli invasori avevano installato un accampamento vicino alla città di Beroia in Bulgaria. Giovanni offrì loro un trattato di pace con condizioni favorevoli; si trattava però di un inganno, perché quando la risposta dei peceneghi non era ancora arrivata, Giovanni dette l'ordine di attaccare il loro accampamento. Nonostante i peceneghi fossero stati colti di sorpresa, opposero una strenua resistenza, e nessuno dei due eserciti riusciva ad avere la meglio sull'altro. L'imperatore bizantino ordinò allora alla sua guardia variaga (l'élite dell'esercito bizantino, guardia personale dell'imperatore) entrasse in battaglia. L'intervento dei Variaghi fu decisivo, perché riuscirono ad accerchiare l'esercito nemico, causandone la disfatta. La vittoria bizantina era completa, i superstiti dell'esercito dei peceneghi furono arruolati nell'esercito bizantino.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La vittoria bizantina a Beroia decretò la fine del problema dell'invasione dei peceneghi. Per un certo periodo, i peceneghi rimasti si raggrupparono in Ungheria, ma erano solo una minoranza e ben presto si unirono alla gente del luogo, e il popolo dei peceneghi scomparve. Per i bizantini, tuttavia, la vittoria non condusse immediatamente alla pace nei loro domini nei Balcani: dal 1128 al 1130, l'Impero subì diversi attacchi degli ungheresi, che si conclusero solo dopo che l'Ungheria cadde in una guerra civile. Tuttavia, la battaglia viene contrassegnata come continuazione del ripristino dei Comneni dell'Impero bizantino; queste vittorie sui peceneghi e poi sugli ungheresi permisero ai bizantini di stabilizzare la loro frontiera sul Danubio, permettendo all'imperatore Giovanni II Comneno di concentrare i propri sforzi nella lotta contro i turchi selgiuchidi nell'Asia Minore.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Niceta Coniata, Grandezza e catastrofe di Bisanzio, Milano, Mondadori, 1994, ISBN 88-04-37948-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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