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Battaglia del fiume Lipica

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Battaglia del fiume Lipica
parte delle guerre di successione di Vladimir-Suzdal' (1212-1216)
La battaglia di Lipica in una miniatura tratta dalla Cronaca Illustrata di Ivan il Terribile
Data22 aprile 1216
Luogofiume Lipica, pressi di Jur'ev-Pol'skij
Esitovittoria di Costantino Vsevolodovič and Mstislav Mstislavič[1]
Modifiche territorialiFrammentazione dei possedimenti di Vsevolod III di Vladimir tra i suoi figli
Novgorod resta amministrata da Mstislav Mstislavič
Schieramenti
Rostov (Costantino)
Novgorod (Mstislav)
Supporto da:
Rostislavič di Smolensk[2]
Vladimir (Jurij II)
Zalesskij (Jaroslav)
Supporto da:
Olgoviči di Černihiv[2]
Comandanti
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La battaglia del fiume Lipica fu uno scontro combattuto il 22 aprile 1216 tra le forze del principe di Rostov Costantino Vsevolodovič e del principe di Novgorod Mstislav Mstislavič contro quelle del principe di Vladimir-Suzdal' Jurij Vsevolodovič e del principe di Zalesskij Jaroslav Vsevolodovič. All'indomani della morte di Vsevolod III di Vladimir, i suoi figli Costantino, Jurij e Jaroslav cominciarono a contendersi la vasta eredità. Quando Jaroslav riuscì a insediarsi a Novgorod mentre suo cognato Mstislav Mstislavič era lontano, quest'ultimo portò a termine una fruttuosa campagna militare che spinse Jaroslav a coalizzarsi con suo fratello Jurij. Mstislav, dal canto suo, strinse i rapporti con Costantino e si preparò allo scontro decisivo, avvenuto nei pressi del fiume Lipica.

La battaglia si concluse con la vittoria di Mstislav e di Costantino, che braccarono il nemico fino a costringerlo a una resa la quale costrinse Jurij e Jaroslav a rinunciare a varie proprie pretese, incluso il possesso sulla città di Novgorod.

Contesto storico

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Vsevolod III di Vladimir (1154-1212) fu in grado di tessere le sorti della Rus' di Kiev, in maniera diretta o indiretta, per i trentadue anni durante i quali fu al potere.[3] Verso gli ultimi anni della sua vita aveva dovuto rinunciare al possesso della città di Novgorod, conquistata nell'inverno del 1208/1209 da Mstislav Mstislavič, un giovane principe della famiglia dei Rostislavič (un ramo della dinastia rjurikide). Quando Vsevolod III morì, vari suoi figli cominciarono a contendersi la vasta eredità che aveva lasciato. Uno di essi, Jaroslav, approfittò di un temporaneo allontanamento di Mstislav in Galizia e si insediò nella città di Novgorod, su sollecito dei boiardi locali.[4] Costui, che desiderava da almeno un decennio ottenere la supremazia su Novgorod,[1] aveva sposato nel 1214 la figlia di Mstislav Mstislavič, ma tale unione non aveva spianato la strada a nessuna concreta distensione e i rapporti erano rimasti freddi.[5] Il nuovo principe non dimostrò però grande lungimiranza, in quanto si oppose subito alle politiche del predecessore e assunse delle misure restrittive nei confronti degli ufficiali di Mstislav.[6] Ciò non fece altro che incrementare il novero dei suoi oppositori, segno che Mstislav godeva ancora di tanti simpatizzanti, nonostante le epurazioni.[1]

Informato sugli sviluppi, Mstislav convinse due cugini a prestargli aiuto, a testimonianza del fatto che i Rostislavič consideravano ormai Novgorod un proprio possedimento dinastico.[7] Saputo che il rivale stava radunando truppe a Smolensk, Jaroslav si trasferì a Toržok, da cui eseguì svariati tentativi di sabotare la città di Novgorod arrestandone i mercanti e razziando Toropec.[8] L'ulteriore serie di provvedimenti restrittivi spianò la strada a Mstislav per la riconquista di Novgorod, in cui fece il suo ingresso l'11 febbraio 1216. Arrestato immediatamente il governatore nominato da Jaroslav, ordinò a suo genero di liberare ogni prigioniero novgorodiano e di lasciare Toržok, ma, ricevuto un rifiuto, partì verso est alla testa di un esercito il 1º marzo.[8] Quando la guerra tra Jaroslav e Mstislav divenne inevitabile, entrambi si impegnarono in schermaglie locali lungo i confini tra Novgorod, Smolensk e Suzdal'.[9] In previsione dello scontro decisivo, ognuno costruì un'ampia coalizione. Jaroslav convinse alla propria causa suo fratello maggiore Jurij, mentre Mstislav riunì attorno a sé alcuni parenti (il fratello Vladimir, allora principe di Pskov, il cugino Vladimiro Rurikovič di Smolensk e Vsevolod, figlio del sovrano di Kiev, Mstislav Romanovič).[9] Da politico accorto qual era, Mstislav sapeva che tra i figli di Vsevolod III di Vladimir-Suzdal' (morto nel 1212) permanevano delle ruggini inerenti all'eredità del padre e, per questa ragione, persuase a unirsi alla sua coalizione anche Costantino, fratello maggiore di Jaroslav e di Jurij.[9]

Il 21 aprile 1216, i due eserciti contrapposti si fronteggiarono nei pressi di Jur'ev-Pol'skij lungo il fiume Lipica.[9] Anche se inizialmente si tentò la via diplomatica, affermando che non c'erano ragioni per entrare in conflitto con Jurij e che si poteva discutere una nuova ripartizione delle terre ereditate da Vsevolod III, Jaroslav respinse ogni forma di compromesso.[10] Secondo le fonti, arrivò addirittura ad abbozzare un piano di spartizione della Rus' in caso di vittoria, dove naturalmente i Rostislavič sarebbero stati del tutto estromessi.[11]

La battaglia, invece, si concluse nettamente a favore di Mstislav e Costantino, benché sia difficile seguire le descrizioni fornite dalle cronache delle battaglie russe medievali in merito al numero dei partecipanti e alle perdite subite, spesso a causa di grossolane iperboli.[9] Stando ad alcuni resoconti scritti a Smolensk, cronologicamente i più prossimi a fornire delle cifre, Jurij e Jaroslav persero 9 233 morti e sessanta prigionieri, mentre le perdite di Costantino e dei Rostislavič ammontarono a sei (cinque novgorodiani e un guerriero di Smolensk).[12] Anche volendo considerare realistica la cifra esagerata, si trattò chiaramente di uno scontro su ampia scala: nei reggimenti di Jurij e Jaroslav figuravano trenta stendardi (styagi) e cento «trombe e tamburi» (truby i bubny), tutti caduti in mano al nemico.[13]

Il presunto elmo di Jaroslav Vsevolodič, riportato alla luce nel 1808 da una contadina nei pressi di Jur'ev-Pol'skij

All'indomani della battaglia, ebbe luogo la precipitosa fuga di Jurij e di Jaroslav a Vladimir.[9] I pochi reduci sopravvissuti non erano in grado di opporre alcuna seria resistenza e, dopo aver assistito impotenti al saccheggio di Vladimir, i due principi non poterono far altro che arrendersi a Mstislav.[9] Quest'ultimo concesse a Jurij un salvacondotto dai contorni molto simili a un esilio nella città di Gorodec, all'estremità orientale del Volga, in territorio suzdaliano.[9] Quanto a Jaroslav, bollato nelle fonti di Novgorod e Smolensk alla stregua del principale responsabile della guerra, si rifugiò a Perejaslavl', dove uccise per rappresaglia numerosi mercanti novgorodiani, salvo poi invocare il perdono del fratello Costantino.[9] Dopo aver elargito una serie di doni sontuosi, a Jaroslav fu concesso di rimanere lì, ma dovette lasciar andare via sua moglie, la figlia di Mstislav, i novgorodiani fatti prigionieri e chiunque altro avesse combattuto nel suo esercito.[14][15] Tale evento pose fine alla guerra e fece sì che Mstislav tornasse a Novgorod e suo fratello Vladimir a Pskov. Costantino assunse la carica di gran principe a Vladimir e trascorse gli ultimi due anni della sua vita tra la capitale e Rostov.[9]

Luogo dello scontro

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L'ubicazione del campo di battaglia è rimasta oggetto di controversia fino al 1808, quando una contadina di Likovo, vicino a Jur'ev-Pol'skij, sul fiume Kolokša (un affluente del Kljaz'ma), scoprì un antico elmo dorato con l'immagine di San Teodoro, patrono di Jaroslav Vsevolodovič. L'elmo è conservato nel palazzo dell'Armeria di Mosca.[16]

  1. ^ a b c Martin (2007), p. 135.
  2. ^ a b Martin (2007), p. 112.
  3. ^ Fennell (2014), p. 34.
  4. ^ Prima Cronaca di Novgorod, pp. 53, 252.
  5. ^ Fennell (2014), p. 36.
  6. ^ Dimnik (2008), p. 87.
  7. ^ Dimnik (2008), pp. 87-88.
  8. ^ a b Fennell (2014), p. 55.
  9. ^ a b c d e f g h i j Fennell (2014), p. 49.
  10. ^ Fennell (2014), pp. 48-49.
  11. ^ PSRL, vol. 5, p. 196; vol. 4, p. 190.
  12. ^ PSRL, vol. 5, pp. 198-199; vol. 4, pp. 193-194.
  13. ^ PSRL, vol. 5, pp. 198-199.
  14. ^ PSRL, vol. 5, p. 201; vol. 4, p. 196; vol. 25, p. 114.
  15. ^ Prima Cronaca di Novgorod, pp. 56, 257.
  16. ^ (EN) Christian Raffensperger e Donald Ostrowski, The Ruling Families of Rus: Clan, Family and Kingdom, Reaktion Books, 2023, p. 130, ISBN 978-17-89-14745-2.
Fonti primarie
Fonti secondarie

Altri progetti

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