Battaglia del convoglio Espero

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Battaglia del convoglio Espero
La HMS Liverpool, vice ammiraglia della flotta inglese
La HMS Liverpool, vice ammiraglia della flotta inglese
Data 28 giugno 1940
Luogo Mediterraneo, a sudovest di Creta
Esito Vittoria strategica italiana
Vittoria tattica alleata
Due terzi dei rifornimenti italiani giunsero a destinazione
Due convogli alleati da Malta furono rinviati
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Perdite
1 incrociatore lievemente danneggiato 1 cacciatorpediniere affondato
150 - 180 morti
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La battaglia del Convoglio Espero fu uno dei primissimi scontri navali tra la Royal Navy e la Regia Marina durante la seconda guerra mondiale. Fu uno scontro minore che avvenne il 28 giugno 1940, quando le unità di scorta a tre convogli inglesi diretti ad Alessandria scoprirono un piccolo convoglio italiano, costituito da tre cacciatorpediniere, diretto da Taranto a Tobruk.

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Nelle prime settimane di guerra, scomparso il fronte libico-tunisino per la caduta della Francia, il comando supremo italiano decise di progettare un'offensiva sul fronte libico-egiziano in Cirenaica. Non essendovi in loco tutto il necessario per supportare un'offensiva di quella portata, il comando italiano dovette approntare con rapidità i rifornimenti, che però non potevano essere inviati su rotte relativamente sicure a Tripoli, troppo lontana dal fronte. Fu deciso quindi di inviare materiali e truppe a Tobruk, che però si trovava pericolosamente vicina alla base navale di Alessandria. I convogli là diretti avrebbero dovuto essere adeguatamente programmati e fortemente scortati con relativo allungamento dei tempi di approntamento. Fu quindi scelto di sopperire alle necessità più urgenti inviando piccole aliquote di materiali e truppe mediante unità da guerra (prevalentemente cacciatorpediniere e sommergibili). Una di queste missioni prevedeva l'invio a Tobruk di due batterie Milmart[1] con dieci cannoni, 120 tonnellate di munizioni e 162 uomini.

Le forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

Per compiere questa missione furono scelti tre cacciatorpediniere della classe Turbine, appartenenti alla II squadriglia: Espero (caposquadriglia), Zeffiro e Ostro, che salparono da Taranto alle 22:45 del 27 giugno. Al comando della squadriglia c'era il capitano di vascello Enrico Baroni. Per questa operazione non era ovviamente prevista scorta aerea, ma neppure la ricognizione.

Nel contempo, la Marina britannica aveva in mare tre convogli diretti ad Alessandria: uno proveniente dalla Grecia scortato dagli incrociatori leggeri HMS Capetown e HMS Caledon con quattro cacciatorpediniere; altri due, provenienti da Malta, scortati dalla 7ª Divisione Incrociatori comandata dal Vice-Ammiraglio John C. Tovey (HMS Orion - ammiraglia, HMS Liverpool, HMAS Sydney, HMS Gloucester e HMS Neptune con quattro cacciatorpediniere) appoggiata a distanza dalle corazzate Ramilles e Royal Sovereign con la portaerei Eagle e otto cacciatorpediniere. L'operazione era come sempre appoggiata dalla ricognizione aerea di Malta e di Alessandria.

Lo scontro[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia Convoglio Espero 1.svg

I cacciatorpediniere italiani furono avvistati verso mezzogiorno del 28 giugno da due Sunderland della ricognizione aerea inglese circa 50 miglia a ovest di Zante. Venuto a conoscenza di ciò, l'ammiraglio Tovey ordinò agli incrociatori della 7ª Divisione di intercettare le navi italiane. Gli incrociatori inglesi, ben informati sui movimenti della navi italiane dalla propria ricognizione aerea, manovrarono in modo da prendere la formazione italiana tra due fuochi, con la 1ª Sezione (Orion, Neptune e Sydney) a nord e la 2ª Sezione (Gloucester e Liverpool) a sud.

Alle 18:30 nella zona di mare a circa 75 miglia a ovest-sud-ovest di Capo Matapan il Liverpool avvistò le navi italiane. Alle 18:59 i cinque incrociatori inglesi, dalla distanza di circa 16000 metri, centrarono la prima salva dei loro cannoni da 152 mm sull'ignaro convoglio italiano. Il Comandante Baroni sull'Espero, rendendosi subito conto che la maggior velocità delle sue navi non li avrebbe salvati dalla preponderante potenza di fuoco del nemico, decise di coprire con la propria nave le altre due unità mediante cortine fumogene, ordinando loro di disimpegnarsi a tutta velocità verso sud-ovest. Essendo costretto a procedere a zig-zag per distendere la cortina fumogena, l'Espero restò attardato mentre le distanze con gli incrociatori nemici si accorciavano. Le manovre diversive di Baroni furono comunque efficaci perché fu solo alle 19:30 che la prima bordata inglese fece centro, quando la distanza si era ormai ridotta a 12800 metri e nel frattempo Tovey aveva rinunciato ad inseguire le altre due unità italiane. L'Espero benché danneggiato continuò a combattere sparando e lanciando siluri che non colpirono il bersaglio ma contribuirono a tenere a distanza gli incrociatori inglesi. Fu solo alle 20:40 che il Sydney riuscì ad affondare con un'ultima bordata il semidistrutto Espero, mentre questo ancora si difendeva sparando colpi di cannone,nel punto 35°18'N 20°12'E.

Battaglia Convoglio Espero 2.svg

Gli incrociatori della 7ª Divisione dovettero sparare circa 1500 colpi prima di riuscire ad affondare l'Espero, dopo due ore e quaranta minuti di feroce combattimento. Da parte sua, l'Espero riuscì a colpire il Liverpool con un colpo da 120, causando però solo danni minori.

Lo scontro finì con un tale consumo di munizioni da parte inglese, che gli altri convogli in preparazione da Malta furono rinviati di due settimane. Il Sydney recuperò 47 naufraghi dell'Espero e lasciò sul posto una scialuppa con acqua e viveri. Ciò consentì ad altri sei naufraghi di sopravvivere ed essere ritrovati 14 giorni dopo dal sommergibile italiano Topazio. Il capitano di vascello Baroni affondò con la sua nave e fu insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Lo Zeffiro e l'Ostro raggiunsero indenni Bengasi il giorno seguente e proseguirono poi per Tobruk: i due terzi del convoglio erano salvi.

Considerazioni finali[modifica | modifica wikitesto]

Due furono gli insegnamenti principali che le parti in causa poterono trarre da questo scontro. Gli inglesi impararono che un'azione navale diurna da lunga distanza contro unità molto più veloci aveva poche probabilità di dare risultati decisivi. Per gli italiani fu una dolorosa anticipazione di quanto fosse importante una sorveglianza aerea ben coordinata: se ricognitori italiani avessero avvistato le forze navali nemiche in mare, o almeno gli incrociatori alleati prima che questi raggiungessero la distanza utile al tiro, i tre cacciatorpediniere avrebbero potuto disimpegnarsi senza subire alcun danno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Abbreviazione di Milizia marittima di artiglieria, branca della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN) istituita nel 1938 con compiti di difesa costiera.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Cocchia e Filippo De Palma. La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VI: La Guerra nel Mediterraneo – La difesa del Traffico coll'Africa Settentrionale: dal 10 giugno 1940 al 30 settembre 1941. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1958.
  • Luis de la Sierra. La guerra navale nel Mediterraneo: 1940-1943. Milano, Mursia, 1998. ISBN 8842523771
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