Battaglia dei ponti di Nassiriya

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Battaglia dei ponti di Nassiriya
Data6 aprile - 6 agosto 2004
LuogoNassiriya Iraq Iraq
Schieramenti
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Per battaglia dei ponti di Nassiriya si intendono vari episodi avvenuti pochi mesi dopo l'attentato del 12 novembre 2003, in cui dal 6 aprile alla fine di maggio 2004, si svolsero diverse battaglie tra le truppe italiane e l'Esercito del Mahdi; i militari italiani furono impegnati nella città in diversi scontri , in cui vennero sparati oltre 30.000 proiettili, per il controllo di tre ponti che permettono il passaggio del fiume, nel quale furono feriti lievemente undici bersaglieri; le perdite irachene furono pesanti (sui 200), tra cui sembra una donna e due bambini, e altrettanti feriti.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 novembre 2003 avviene il primo grave attentato di Nassiriya. Alle ore 10:40 ora locale (UTC +03:00), le 08:40 in Italia, un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti la base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri, provocando l'esplosione del deposito munizioni della base e la morte di diverse persone tra Carabinieri, militari e civili. Il carabiniere Andrea Filippa, di guardia all'ingresso della base "Maestrale", riesce ad uccidere i due attentatori suicidi, tant'è che il camion non esplode all'interno della caserma ma sul cancello di entrata, evitando così una strage di più ampie proporzioni[1]. I primi soccorsi furono prestati dai Carabinieri stessi, dalla nuova polizia irachena e dai civili del luogo. Nell'esplosione rimase coinvolta anche la troupe del regista Stefano Rolla che si trovava sul luogo per girare uno sceneggiato sulla ricostruzione a Nassiriya da parte dei soldati italiani, nonché i militari dell'esercito italiano di scorta alla troupe che si erano fermati lì per una sosta logistica.

L'attentato avvenne alle ore 10,40 del 12 novembre 2003 alla base "Maestrale". L'altra sede, "Libeccio", distante poche centinaia di metri dalla prima, venne danneggiata anch'essa dall'esplosione. Era infatti intendimento dei Carabinieri, contrariamente alla scelta dell'Esercito di stabilirsi lontano per avere una maggiore cornice di sicurezza, posizionarsi nell'abitato per un maggior contatto con la popolazione. Due mesi dopo l'attentato, il Reggimento Carbinieri lasciò definitivamente anche la Base "Libeccio", trasferendosi alla base di "Camp Mittica" nell'ex aeroporto di Tallil, a 7 km da Nāṣiriya. Il bilancio finale fu di circa 50 vittime (di cui 25 italiani). A questo primo seguì un altro, del 27 aprile 2006, in cui un blindato italiano fu colpito dall'esplosione di una mina con cinque morti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia sono note genericamente come Battaglia dei ponti di Nassiriya, anche se ci si riferisce appunto a tre episodi diversi con scontri tra centinaia di soldati italiani da un lato e numeri simili o superiori di miliziani dall'altro; in particolare nella prima battaglia avvenuta nella notte del 6 aprile furono impiegati circa 500 militari italiani ed un migliaio di miliziani[2]; l'obbiettivo era originariamente costituito da tutti e tre i ponti, ma visto l'assembramenti di donne e bambini tra i miliziani sul terzo ponte, gli italiani non intrapresero nessuna azione per attraversarlo, rimanendo a presidiare solo una sponda[2]. Per l'occasione, denominata operazione Porta Pia vennero quindi impegnate varie compagnie di diversi reparti tra cui i Bersaglieri dell'XI RGT BERSAGLIERI "QUIS ULTRA?" , una compagnia del battaglione San Marco, uno squadrone di blindo pesanti Centauro del Savoia cavalleria, i carabinieri del Gis e i paracadutisti (carabinieri, ma inquadrati fino al 2002 nella Brigata Folgore) del reggimento Tuscania[2]. Durante il combattimento, i militari italiani vennero bersagliati anche con razzi anticarro portatili dei quali ne vennero contati circa 400, ai quali risposero con circa 30.000 colpi di armi leggere ed alcuni missili, oltre ad alcuni colpi delle blindo Centauro[2]; gli osservatori annotarono come i miliziani avessero preso varie ambulanze dagli ospedali e le usassero per trasportare munizioni verso le loro postazioni[2]. Alla fine da parte italiana risultarono feriti in modo non grave 12 bersaglieri e 3 carabinieri.

La seconda battaglia detta dei "Due ponti" si svolse dal 14 al 16 maggio 2004 e vi presero parte elementi dell'11º Reggimento bersaglieri al comando dell'allora colonnello Luigi Scollo, decorato con la Croce d'oro al merito per questa operazione. Nel corso del combattimento il colonnello Scollo ha inviato una squadra di sei tiratori scelti a fornire appoggio a un complesso che era in difficoltà; il loro LMV è stato colpito da un razzo RPG che non è esploso e dalle schegge di un secondo i militari inviati sono stati feriti lievemente e hanno sgomberato. Il loro capogruppo è tornato alla battaglia sebbene fosse anche lui ferito e dopo i tiratori hanno agito a distanze più brevi.[3]

La terza battaglia si svolse dal 5 al 6 agosto 2004, sui tre ponti sull'Eufrate, denominati Alfa, Bravo e Charlie (le prime tre lettere dell'alfabeto fonetico NATO), per ripristinare l'accesso alla città da parte dei rifornimenti per la cittadinanza, interdetti dai miliziani; l'azione venne affidata ad un gruppo tattico rinforzato della task force denominata Serenissima[4]. All'epoca la base Libeccio, che fino all'attentato ospitava insieme alla base Maestrale la presenza operativa italiana in città, era stata già evacuata, ma venne per l'occasione rioccupata dalla 3ª compagnia dei Lagunari che la presidiarono insieme al ponte Alfa nonostante venissero bersagliati da bombe da mortaio e armi leggere durante l'avvicinamento[4]. Da parte italiana vennero impiegati visori termici e granate illuminanti per individuare con precisione i punti di partenza dei colpi, in piena zona residenziale e quindi con rischio per la popolazione, insieme a due elicotteri AB412 Griffon che dall'alto fornivano informazioni e protezione[4]. Questo non impedì un episodio che fu successivamente oggetto di inchiesta della procura militare e di articoli sui mezzi di informazione: un veicolo, che cercava di attraversare uno dei ponti forzando il posto di blocco italiano sull'accesso opposto a quello di provenienza, fu ritenuto una autobomba e fatto bersaglio di colpi da parte dei militari italiani che lo presidiavano ed esplose catastroficamente uccidendo i passeggeri tra cui una donna incinta[5]. Secondo una ricostruzione l'indagine della procura militare italiana accertò che il veicolo era un'ambulanza e l'esplosione fu dovuta anche ad una bombola di ossigeno trasportata su di esso, ma i militari interrogati avevano in precedenza smentito di aver visto lampeggiatori e segnali di soccorso ed affermato di essere stati oggetto di colpi di arma da fuoco[5]. Successivamente un'altra ricostruzione citò documenti pubblicati su Wikileaks che smentivano appunto l'uso di armi da fuoco da bordo dell'ambulanza ma confermavano che fosse stata trasformata in autobomba e che non si fermò al posto di blocco[6].

Nel complesso le battaglie portarono alla perdita del complesso logistico "Libeccio" e alla ritirata dell'esercito del Mahdi dalla città.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nassiriya, 10,40 del mattino strage di italiani in Iraq, in La Repubblica, 12 novembre 2003. URL consultato il 18 febbraio 2016.
  2. ^ a b c d e Corriere della Sera.
  3. ^ Luigi Scollo, A colpo sicuro, su associazionelagunari.it.
  4. ^ a b c Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi, Nassirya, la vera storia, Lindau. capitolo 5, Le battaglie dei ponti.
  5. ^ a b Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini, 14 settembre 2006, http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/09_Settembre/14/sarzanini.shtml.
  6. ^ Corriere della Sera, Sul Wikileaks la "battaglia dei ponti" La Russa: "La versione è quella già data", 25 ottobre 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]