Batavia (Indie orientali olandesi)

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Aerial view of the city and its harbor
Batavia nel 1780 circa

Batavia (Batauia[1] nel vernacolo malese) era la capitale delle Indie orientali olandesi, la cui area corrisponde grossomodo all'odierna Giacarta, capitale dell'Indonesia. Il termine può indicare sia la città propriamente detta sia i suoi sobborghi e hinterland, l'Ommelanden, che si estendeva fin nei territori delle attuali province indonesiane di Giacarta DKI, Banten e Giava Occidentale.

Batavia venne fondata dagli olandesi nel 1619, nel sito dove giacevano le rovine dell'antica Jayakarta, prima di stabilire un vero e proprio insediamento e rappresentò un punto strategico per la Compagnia olandese delle indie orientali nei suoi traffici con l'Asia. Per salvaguardare i loro interessi commerciali, la compagnia e l'amministrazione coloniale presero il controllo pure sul territorio circostante. I monopoli sulla produzione locale vennero aumentati da cash crop esteri.

Batavia è situata sulla costa settentrionale di Giava, in una baia riparata, tra una zona paludosa e un'altra collinare attraversate da canali, e aveva due centri: Oud Batavia (la parte più antica) e la città relativamente nuova, su un terreno più elevato a sud.

Fu una città coloniale per circa 320 anni fino al 1942, quando le Indie orientali olandesi furono occupate dal Giappone durante Seconda guerra mondiale. Durante l'occupazione giapponese e dopo che i nazionalisti indonesiani dichiararono l'indipendenza il 17 agosto 1945, gli venne cambiato nome in Giacarta, pienamente riconosciuto in seguito alla Stato indipendente dell'Indonesia, nel 1949.

Compagnia olandese delle Indie orientali (1610–1799)[modifica | modifica wikitesto]

Arrivo[modifica | modifica wikitesto]

Sketch of Batavia, its harbor with ships, and hills in the background
Batavia in un disegno realizzato tra il 1675 e il 1725

Nel 1595 alcuni mercanti di Amsterdam compirono una spedizione verso l'arcipelago delle Indie orientali, sotto il comando di Cornelis de Houtman. Il primo viaggio della Compagnia olandese delle Indie orientali nel 1602, con il capitano James Lancaster, giunse ad Aceh e proseguì a Bantam, Giava Occidentale. Là, Lancaster fu autorizzato a costruire, l'anno seguente, un punto di scambio permanente, che fu il centro delle rotte commerciali inglesi e olandesi in Indonesia fino al 1682. Il governo olandese garantì alla Compagnia il monopolio nel commercio con l'Asia.[2]

Il principe Jayawikarta diede nel 1610 ai mercanti olandesi il permesso di costruire un magazzino in legno e alcune abitazioni sulla sponda orientale del fiume Ciliwung, di fronte a Jayakarta; l'avamposto venne finito l'anno dopo.[3] Man mano che nel territorio aumentava il potere olandese, Jayawikarta decise di concedere pure agli inglesi la possibilità di edificare case e un forte sulla riva occidentale del Ciliwung, vicino al suo ufficio doganale, per equilibrare il potere straniero.

Replica di una East Indiaman

Le tensioni tra Jayawikarta e gli olandesi crebbe fino al 1618, quando i soldati del principe assediarono la fortezza dei coloni, contenente i magazzini di Nassau e Mauritius. Thomas Dale, ex-governatore delle contee della Virginia, guidò una flotta inglese di quindici navi. Dopo una battaglia navale, il governatore olandese Jan Pieterszoon Coen, poco prima salito a ricoprire la carica, fuggì alle isole Molucche per cercare aiuto; in quei luoghi gli olandesi avevano infaffi conquistato i primi forti portoghesi nel 1605. Il comandante della guarnigione Pieter van den Broecke e cinque altri uomini furono arrestati durante le negoziazioni, poiché Jayawikarta credeva di essere stato ingannato da loro.

L'esercito olandese era sul punto di arrendersi agli inglesi quando, nel 1619, il Sultanato di Banten inviò un gruppo di soldati per convocare Jayawikarta, poiché la sua alleanza con gli inglesi non era stata approvata dalle autorità bantenesi. Queste tensioni politiche fornirono una nuova opportunità per gli olandesi: Coen tornò dalle Molucche con rinforzi il 28 maggio 1619,[4] radendo al suolo Jayakarta due giorni dopo[5] ed espellendo la popolazione.[6] Della città, rimase soltanto il padrão Luso-Sandanese.

Jayawikarta si ritirò a Tanara, nel Banten, e vi morì anni dopo. Gli olandesi stabilirono un rapporto più stretto con i bantenesi e presero il controllo del porto, che divenne il centro di potere regionale della loro colonia.

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Stemma di Batavia

Il territorio dove sarebbe stata fondata Batavia cadde sotto il controllo olandese nel 1619: Coen decise di espandere il forte originale in uno più grande il 2 luglio e il 7 ottobre di quell'anno inviò i progetti per il Castello di Batavia ai Paesi Bassi. Esso era più grande del precedente, con due bastioni settentrionali atti a proteggerlo da un eventuale attacco marittimo.[7] I magazzini di Nassau e Mauritius furono ampliati con l'erezione di un forte orientale sotto la supervisione del comandante Van Raay, il 12 marzo.[8]

Coen avrebbe voluto chiamare il nuovo insediamento "Nieuw-Hoorn" in onore della sua città natale Hoorn, ma gli venne impedito dal consiglio di amministrazione della Compagnia delle Indie Orientali.[8] Pertanto "Batavia" fu scelto come nome del forte e dell'insediamento e il 18 gennaio 1621 si tenne la cerimonia per la sua ufficiale denominazione.[8] Il termine deriva da quello della tribù germanica dei Batavi, che abitava la Batavia durante l'Impero Romano; a quel tempo, si credeva che il popolo fosse l'antenato di quello olandese. Jayakarta venne chiamata Batavia per oltre 300 anni.[9]

Tre amministrazioni governative erano presenti ella regione di Batavia.[10] La prima risale al 1609[10] e divenne il governo coloniale vero e proprio, consistente nel governatore generale e nel Concilio delle Indie.[10] L'amministrazione urbana (o civile) della città di Batvia venne istituita solamente nel 1620.[11] Il 24 giugno 1620, due funzionari della compagnia e tre cittadini liberi (o borghesi) furono nominati al primo Collegio degli Assessori.[12] L'amministrazione rurale locale, costituita nel 1664, divenne pienamente operativa nel 1682.[13] Ai giavanesi fu vietato stabilirsi a Batavia sin dal suo primo anno di fondazione, nel 1619.[14]

Espansione[modifica | modifica wikitesto]

Batavia e la sua espansione ad est

Dalla sua fondazione, Batavia è stata progettata in un impianto ben definito.[15] Tre trincee furono scavate a est del Ciliwung nel 1619: esse vennero denominati, da sud a nord, Leeuwengracht, Groenegracht e Steenhouwersgracht.[16] L'area del Castello si estendeva a partire da un campo a nord del Steenhouwersgracht,[15] dove sorse un mercato.[15][16] La prima chiesa e il municipio sorsero invece intorno al 1622 sulla sponda orientale del fiume; le due istituzioni furono nel 1630 accorpate in un unico edificio, situato alle seguenti coordinate: 6°07′55.96″S 106°48′42.4″E / 6.132212°S 106.811779°E-6.132212; 106.811779.[15]

Il canale Tijgersgracht, costeggiato da alberi di cocco

Intorno al 1627, i tre canali vennero fatti confluire nel Tijgersgracht, alle cui sponde furono piantate degli alberi di cocco; come scrisse un cronachista dell'epoca «Tra i Grachts, il Tygersgracht è il più maestoso e il più piacevole, sia per la bontà dei suoi edifici, sia per l'ornamento delle sue strade, che offrono un'ombra molto gradevole a coloro che passano lungo la strada».[17] La Prinsestraat, originariamente la strada che conduceva al Castello, divenne un centro urbano che collegava la porta sud dello stesso con il municipio.[15]

La Batavia orientale era protetta da un lungo canale che collegava il fossato del Castello e l'ansa del Ciliwung e che andava verso il Tijgersgracht. Costato oltre 160.000 reali, venne finanziato principalmente dai cinesi e da altri europei invece della Compagnia (che aveva dato al Castello schiavi e carcerati).[15] Il canale esterno venne ridisegnato diversi anni dopo l'assedio di Batavia.

Batavia nel 1667

Il sultano Agung (sovrano del Mataram) prese il controllo della maggior parte del Giava dopo la battaglia contro Surabaya nel 1625[18] e il 27 agosto 1628 cominciò l'assedio di Batavia;[19] Dopo ingenti perdite nel suo primo tentativo, egli si ritirò e lanciò una seconda offensiva l'anno successivo,[18][20] fallendo ugualmente: la sua armata e le sue navi vennero distrutte dalla flotta olandese presso le spiagge di Cirebon e Tegal.[21] Le truppe del Mataram, affamate e decimate dalla malattia, si ritirarono di nuovo e Agung quindi si spostò ad est,[21] attaccando Blitar, Panarukan e the regno di Blambangan nella Giava orientale (uno stato vassallo del regno Balinese di Gelgel).[22]

Dopo l'assedio, fu deciso che Batavia aveva bisogno di un sistema di difesa più forte. Basato sul lavoro del matematico e ingegnere militare fiammingo Simon Stevin, governatore generale Jacques Specx [23] ha progettato un fossato e una cinta muraria; le estensioni del muro furono costruite ad ovest di Batavia e la città fu completamente chiusa.

Nel 1656, a causa di un conflitto con il Banten, ai giavanesi non fu permesso di vivere all'interno delle mura di Batavia; pertanto i cinesi e i Mardijker furono gli unici coloni non olandesi in città. Nel 1659, una tregua con i bantenesi permise alla colonia di crescere e furono realizzate più case di bambù e venne premesso allevare del bestiame. Nel 1667 i ricchi olandesi rasero al suolo queste costruzioni e bandirono qualsiasi allevamento, in favore di una edificazione più massiccia di case alte e canali.

Hinterland[modifica | modifica wikitesto]

La regione dove sorgeva Batavia era un'importante fonte di colture alimentari e materiali da costruzione.[24] La Compagnia olandese delle Indie orientali istituì un governo locale nel 1664, che divenne pienamente operativo nel 1682.[13] Gli abitanti cinesi iniziarono a coltivare la canna da zucchero.[25][26]

La coltivazione su larga scala ebbe un impatto negativo sull'ambiente e l'area settentrionale di Batavia subì un'erosione costiera. I canali richiedevano un'estesa manutenzione, con frequenti chiusure per dragaggio.[27] I residenti dell'Ommelanden vivevano in case di campagna o kampung etniche governate da un capo.[28][29]

Massacro di Batavia del 1740[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Massacro di Batavia del 1740.
See caption
Incisione contemporanea del massacro

L'industria dello zucchero di Batavia declinò durante gli anni trenta del XVIII secolo[30][31] con conseguente aumento della disoccupazione e del disordine sociale.[30] Nel 1739, 10.574 cinesi vivevano nell'Ommelanden.[32] Le tensioni crebbero quando il governo coloniale tentò di limitare l'immigrazione cinese con deportazioni a Ceylon e in Sud Africa.[4]

I cinesi, temendo di essere gettati in mare ed annegare, si ribellarono:[4][33] diecimila vennero uccisi tra il 9 e il 22 ottobre 1740.[4] I pochi sopravvissuti vennero deportati a Glodok, fuori dalle mura cittadine, l'anno dopo.[34]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (NL) Anthropologica, M. Nijhoff, 1855, p. 289.
  2. ^ Ricklefs 2008, p. 29
  3. ^ Ricklefs 1991, p. 29
  4. ^ a b c d (EN) Gimon CA, Sejarah Indonesia: An Online Timeline of Indonesian History, su gimonca.com, 2001. URL consultato il 17 ottobre 2020.
  5. ^ Ricklefs 2001, p. 35
  6. ^ Cribb 2004, p. 50
  7. ^ de Haan 1922, pp. 44–5
  8. ^ a b c (NL) Batavia, su De VOCsite, de VOCsite, 2002–2012. URL consultato il 17 ottobre 2020.
  9. ^ (NL) Jan Pieterszoon Coen (1587–1629) – Stichter van Batavia, su Historiek, 21 agosto 2015.
  10. ^ a b c Kanumoyoso, p. 7
  11. ^ Kanumoyoso, p. 9
  12. ^ (EN) Hendrik E. Niemeijer, The Central Administration of the VOC Government and the Local Institutions of Batavia (1619–1811) – an Introduction (PDF), su sejarah-nusantara.anri.go.id, traduzione di R. Robson-McKillop.
  13. ^ a b Kanumoyoso, p. 10
  14. ^ Lucassen, p. 194
  15. ^ a b c d e f de Haan 1922, pp. 46-7
  16. ^ a b Bollee, Kaart van Batavia 1667
  17. ^ Gunawan Tjahjono 1998, p. 113
  18. ^ a b Drakeley, p. 31
  19. ^ Ricklefs 2001, p. 52
  20. ^ Ricklefs 2001, pp. 52-53
  21. ^ a b Ricklefs 2001, p. 53
  22. ^ Ricklefs 2001, p. 55
  23. ^ Cribb 2004, p. 463
  24. ^ Kanumoyoso
  25. ^ Kanumoyoso, p. 6
  26. ^ L. Blussé, Strange Company. Chinese settlers, mestizo women and the Dutch in VOC Batavia, Dordrecht: Floris Publication, 1986.
  27. ^ Mulyawan Karim 2009, pp. 91–2
  28. ^ Kanumoyoso, p. 5
  29. ^ de Haan, p. 469
  30. ^ a b Kanumoyoso, p. 169
  31. ^ Knight, p. 29
  32. ^ Kanumoyoso, p. 53
  33. ^ Ward, p. 99
  34. ^ (EN) Indonesia, Lonely Planet, 2007, p. 101, ISBN 9781741798456.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]