Basilio Garbin

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Basilio Garbin
Basilio Garbin.jpg
Garbin con l'uniforme da centurione della MVSN
NascitaSan Bonifacio, 3 gennaio 1887
MorteSan Bonifacio, 6 aprile 1963
Cause della mortemorte naturale
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Italia Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Emblem of Italian Blackshirts.svg MVSN
War flag of the Italian Social Republic.svg Esercito Nazionale Repubblicano
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
ArmaGuardia Nazionale Repubblicana
Fanteria
SpecialitàBersaglieri
Anni di servizio1906 - 1946
GradoGenerale
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia delle Melette
Comandante di20ª Legione CC.NN. "Po"
DecorazioniValor militare silver medal BAR.svg Medaglia d'argento al valore militare
Studi militariAspiranti Ufficiali
voci di militari presenti su Wikipedia

Basilio Garbin (San Bonifacio, 3 gennaio 1887San Bonifacio, 6 aprile 1963) è stato un generale italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia medio borghese (il padre, Candido Garbin era un commerciante), venne indirizzato inizialmente dai genitori verso gli studi scientifici presso il Liceo ginnasio Antonio Pigafetta di Vicenza, ma successivamente preferì la vita militare frequentando l’accademia per aspiranti ufficiali. Il 20 maggio 1910 fu promosso sottotenente e inviato al 12º Reggimento Bersaglieri di Verona.

La Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Venne impiegato nel Regio Esercito italiano durante la prima guerra mondiale sul fronte di Asiago, sull'avanposto delle Melette durante la seconda offensiva dopo la Battaglia di Caporetto, inquadrato nel XXVIII Corpo d'armata, 47ª Divisione, I brigata bersaglieri, 12º Reggimento Bersaglieri, con il grado di Tenente, Comandante della 2ª Compagnia situata nell'avanposto sul Monte Tondarecar (Trentino). Durante l'offensiva nel dicembre 1917 dell'11ª Armata del generale Conrad, nel tentativo di reggere le posizioni assegnate sul fronte delle Melette (Battaglie delle Melette), cadde ferito gravemente e fatto prigioniero. Al termine della guerra ricevette la Medaglia d'argento al valore militare per il coraggio dimostrato durante il combattimento.[1][2][3]

Periodo Interbellico[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il dopoguerra evidenziò la precarietà del fragile apparato istituzionale liberale che causò inevitabilmente una crisi di sistema e gravi difficoltà economiche che scaricarono il loro peso sulle fasce sociali più deboli portando inesorabilmente il paese verso una dittatura.

In un contesto estremamente difficile, come quello generatosi nel dopo guerra italiano, fu arruolato nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale - MVSN, come ufficiale nella 20ª Legione Nord Ovest[4]. e contestualmente assunse l'incarico di Segretario nel nosocomio della Pia Opera di San Bonifacio.

All'interno della MVSN inizialmente svolse l’incarico di istruttore di tiro con armi automatiche portatili avendo maturato una grande esperienza, come ufficiale dei bersaglieri mitragliere, durante la prima guerra mondiale con le mitragliatrici FIAT e Maxim Mod. 1911. Questo perché all'atto dell'entrata dell'Italia in guerra (1915), era organicamente assegnata ad ogni battaglione, sia di fanteria che di bersaglieri, una sezione di mitragliatrici. Successivamente nel 1935 assunse il comando diretto della 20ª Legione Nord Ovest.

A causa delle ferite riportate durante la grande guerra, particolarmente sensibile ai diritti degl'ex combattenti, venne eletto Presidente degli Invalidi di Guerra di San Bonifacio, incarico che lo portò a partecipare a innumerevoli eventi a sostegno della causa nell'Italia settentrionale. Nel febbraio del 1925 partecipò a Roma, alla presenza di Benito Mussolini, anch'egli iscritto all'associazione a causa di una grave ferita ad una gamba, ad una celebrazione per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla tematica Invalidi di Guerra.

Nel periodo inoltre fu eletto Segretario presso il Tiro a Segno Nazionale di San Bonifacio. L'edificio si trova in Via Camporosolo, 13 a San Bonifacio (VR), la sua costruzione iniziò nel 1882 e terminò nel 1886 con la destinazione di Tiro a segno nazionale. Questo ente fu istituito per volontà di Giuseppe Garibaldi proprio nel 1882 (l’anno in cui l’«Eroe dei due mondi» morì) e la sede di San Bonifacio fu quindi una delle prime a essere costruita.

La Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Fronte jugoslavo[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica Sociale Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 accettò l'incarico propostogli da Mussolini, nella costituenda Repubblica Sociale Italiana, di ufficiale nella Guardia Nazionale Repubblicana, assumendo il comando diretto del Comando provinciale di Mantova, incarico che mantenne fino al crollo finale del 1945.[5] [6]

La resa finale e la prigionia[modifica | modifica wikitesto]

Con le truppe anglo-americane e partigiane, ormai alle porte di Mantova, il 23 aprile 1945 partecipò alle trattative, per evitare ulteriori perdite tra i reparti e tutelare la popolazione civile, che portarono alla resa incondizionata.[7] Dopo il 30 aprile 1945, venne internato nel Campo di concentramento di Coltano in particolare nel campo PWE 337 nel comune di Pisa.[8][9]

Nel dopo guerra[modifica | modifica wikitesto]

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato a San Bonifacio ad inizio dicembre del 1945, fu sottoposto a processo come ufficiale e prigioniero della ex Repubblica Sociale Italiana. Il 7 febbraio 1946, la Corte di cassazione prosciolse da ogni addebito, in blocco, gli ufficiali superiori della Guardia Nazionale Repubblicana in quanto modellata sull'ordinamento dell'Arma dei Regi Carabinieri”.[10] Successivamente fu congedato con onore.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

In attesa delle sorti del processo di guerra, fu esonerato dalla carica di Segretario e Amministratore dell’Ospedale Pia Opera di San Bonifacio, di cui era stato membro fondatore, con conseguente retrocessione alla qualifica di impiegato di concetto, mantenendo il ruolo fino al 1948, data in cui si ritirò a vita privata.

Onorificenze e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'Argento al Valore Militare
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valore militare
«In riferimento al Regio Decreto del 23 Ottobre 1921 con Numero d'ordine 53929 Il Ministro della Guerra, Armando Diaz conferiva la Medaglia d'argento al valore militare a Basilio Garbin, aspirante ufficiale 1531 Compagnia Mitragliatrici.

"Ridottosi per il ripiegamento della prima linea a disperata resistenza in posizione arretrata combatteva strenuamente dando esempio di grande sprezzo del pericolo animando i suoi ed incitandoli a resistere fino all'ultimo. Cadde ferito gravemente. Melette (Battaglie delle Melette) - Monte Tondarecar (Trentino), 4 dicembre 1917"»
— Roma, 25 Febbraio 1923

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Novant'anni fa la battaglia di Caporetto - ottobre 1917. Un'occasione per riflettere, su lagrandeguerra.net. URL consultato il 4 marzo 2010.
  2. ^ La Grande Guerra da Caporetto a Vittorio Veneto, su leganazionale.it. URL consultato il 4 aprile 2020.
  3. ^ La Battaglia delle Melette, su turismofvg.it. URL consultato l'11 aprile 2020.
  4. ^ La Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale - Organizzazione territoriale, su regioesercito.it. URL consultato il 9 aprile 2020.
  5. ^ Guardia Nazionale Repubblicana - Organizzazione territoriale, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 9 aprile 2020.
  6. ^ Guardia Nazionale Repubblicana - Comando Gnr provinciale di Mantova, su old.fondazioneisec.it. URL consultato il 9 aprile 2020.
  7. ^ Carlo Benfatti, L'operazione Herring No.1 20-23 Aprile 1945, Editoriale Sometti, Terza Edizione, Mantova, febbraio 2008 ISBN 978-88-7495-275-5
  8. ^ Giuseppe Parlato, Fascisti senza Mussolini, Il Mulino, 2006. Bologna, pag 118.
  9. ^ Pietro Ciabattini - Coltano 1945. Un campo di concentramento dimenticato con prefazione di Franco Bandini.
  10. ^ Copia archiviata, su archivioguerrapolitica.org. URL consultato il 21 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2015)..

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]