Basilica di San Vitale (Roma)

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Basilica di San Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio martiri in Fovea
S Vitale Roma.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
IndirizzoVia Nazionale 194B
Coordinate41°53′58″N 12°29′27″E / 41.899444°N 12.490833°E41.899444; 12.490833
Religionecattolica di rito romano
TitolareTitulus Vestinae. Santi Protasio e Gervasio martiri milanesi.
OrdineClero diocesano
DiocesiRoma e Ostia
Consacrazione402
Stile architettonicoRomanico
Inizio costruzione390
Sito websantivitale.com
L'interno
San Vitale e Palazzo Esp..jpg

La Basilica paleocristiana di San Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio in Fovea conosciuta più comunemente come San Vitale e Compagni martiri in Fovea o più semplicemente come San Vitale è luogo di culto cattolico del centro storico di Roma, situato in via Nazionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La basilica di San Vitale è una basilica di epoca Imperiale risalente al IV secolo dedicata originariamente ai santi Gervasio e Protasio, due giovani soldati martiri di origini milanesi, figli di san Vitale, soldato consolare e marito di santa Valeria. Durante l'impero di Onorio, il primo dell'impero romano d'Occidente, sotto il pontificato di papa Siricio per onorare il ritrovamento miracoloso ad opera di sant'Ambrogio dei santi Gervasio e Protasio del 386 la pia matrona Vestina lascia tutti i suoi averi all'oratorio a loro dedicato, che verrà ristrutturato in basilica a tre navate senza pareti e consacrato da papa Innocenzo I nel 402, per evangelizzare il popolo romano della Suburra.

Le caratteristiche architettoniche della basilica imperiale di San Vitale è data da un gran numero di colonne (ancora visibili esternamente) che sorreggevano un tetto a capriate e una pianta con una navata centrale, fiancheggiata su ogni lato da un corridoio stretto, sempre porticato. La sostituzione di diversi muri con le colonne fece di questo ambienti una sorta di open spaces, anticamente aperto all'esterno, come un padiglione riccamente coperto e adorno ma senza pareti.

Preti del titulus Vestinae sottoscrivono gli atti del sinodo romano del 499, mentre nella sottoscrizione del sinodo del 595 compare l'appellativo titulus Sancti Vitalis. Fu restaurata e dotata di ricchi doni da papa Leone III (795 - 816), nuovamente restaurata in epoca medievale, e completamente rifatta dai papi Sisto IV (1475) e Clemente VIII (1595): questi ultimi interventi ridussero la chiesa a una sola navata, al posto delle tre originarie, e portarono alla scomparsa del portico, chiuso e ridotto a vestibolo della chiesa. Nel 1859 Pio IX fece costruire la caratteristica scalinata d'accesso che è in discesa a causa dell'innalzamento del piano stradale in seguito alla costruzione di via Nazionale. Lavori di restauro effettuati nel 1937-38 hanno ripristinato il portico originario.

Il titolo cardinalizio, sospeso nel 1595, fu restaurato da Leone XIII nel 1880, e lo stesso pontefice eresse la basilica in parrocchia romana nel 1884.


Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata presenta un portico, dell'epoca paleocristiana, a cinque arcate su colonne con capitelli del V secolo, a cui in passato ne corrispondevano altre cinque nella facciata, oggi murate. Il portale d'ingresso presenta un'iscrizione e lo stemma di Sisto IV, e preziosi battenti lignei scolpiti agli inizi del XVII secolo.

L'interno è a una sola navata con abside è stato restaurato nel 1859, mentre sono di epoca recente (1934) il pavimento ed il soffitto ligneo irrealizzato su progetto dell’architetto Ezio Garroni. Ai lati vi sono quattro altari, due per lato, provenienti dalla chiesa del V secolo. Nel transetto vi sono affreschi di Agostino Ciampelli raffiguranti la lapidazione ed il martirio di san Vitale. Altri affreschi, raffiguranti storie di martiri e profeti sono di Tarquinio Ligustri ed Andrea Commodi.

Fino al 2012, sulla cantoria posta a ridosso della controfacciata ha trovato luogo un organo a canne costruito nel 1931 dai Fratelli Schimicci.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg È raggiungibile dalla stazione Repubblica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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