Basilica del Santissimo Salvatore (Pavia)

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Basilica del Santissimo Salvatore
Basilica Santissio Salvatore PV.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàPavia
ReligioneCristiana cattolica
TitolareSantissimo Salvatore
Diocesi Pavia
Consacrazione1901 (anno di riapertura al culto)
Stile architettonicoGotico Rinascimentale
Sito web

Coordinate: 45°11′16.35″N 9°08′20.32″E / 45.187874°N 9.138978°E45.187874; 9.138978

La basilica del Santissimo Salvatore, comunemente detta basilica di San Mauro, è una chiesa di Pavia. Venne fondata nel 657 dal re longobardo Ariperto I e divenne chiesa sepolcrale per molti dei re longobardi. Fu ricostruita una prima volta nel 970 grazie alla regina Adelaide, che fondò accanto alla chiesa il monastero di San Salvatore, affidandolo a una comunità benedettina.

Nella seconda metà del Quattrocento sull’area della precedente chiesa medievale venne costruita l'attuale basilica. Tra il XV e il XVI secolo la chiesa è stata riccamente affrescata e decorata al suo interno. Nel XVIII secolo la chiesa e l'annesso monastero furono trasformati in caserma e deposito militare. La chiesa fu recuperata e riaperta al culto il 21 maggio 1901.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione della chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La prima testimonianza relativa alla chiesa è dello storico Paolo Diacono, il quale riferisce della fondazione di una "chiesa del Salvatore" da parte di Ariperto I,[1] re dei Longobardi e re d'Italia dal 653 al 661, per costruire un luogo per la propria sepoltura, oltre i suoi figli Pertarito[2] e Godoperto e i nipoti Cunicperto,[3] Liutperto (non certo)[4] e Ariperto II,[5][6] creando quindi un vero e proprio mausoleo dinastico,[5] oltre che per celebrare la definitiva conversione dei Longobardi al cattolicesimo.[7] Il nucleo originario della chiesa viene datato 657. Diacono precisa altresì dove l'oratorio fosse ubicato, usando come punti di riferimento il fiume e la città: si trovava in campagna vicino al punto in cui il Navigliaccio confluisce nel Ticino, quasi in riva al fiume, ma in posizione elevata, a poca distanza dalla cinta muraria della città di Pavia, lungo la via che portava alla porta occidentale della città ossia Porta "Marenca"[8] dice paolo Diacono. Si tratta di Porta Marica: il tratto dell'attuale Corso Cavour compreso fra il suo imbocco e via Bernardino da Feltre. Accanto alla Chiesa sorse un primo oratorio o monastero in cui vi operarono i monaci di san Colombano di Bobbio che gestivano altri monasteri e chiese sia a Pavia che nei dintorni, come il Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro. Si riferisce infatti che nel 924, durante l'assedio al termine del quale gli Ungari assediarono Pavia, i monaci dovettero abbandonare il monastero per mettersi in salvo[9].

Secondo gli storici il complesso attraversò un periodo di decadenza durante le operazioni militari che contrapposero i Longobardi di Desiderio ai Franchi di Carlo Magno, il quale espugnò Pavia, ponendo fine al regno longobardo nel 774. La città non perse però il suo ruolo di capitale del regno, sede dell’amministrazione e del governo (come testimoniato dal Capitolare di Lotario, dell’825, con cui si dava avvio ad una importante scuola giuridico-amministrativa in Pavia).

L’unico documento che menziona San Salvatore dopo Paolo Diacono e prima dell’intervento di ricostruzione di Adelaide è un diploma stilato dalla cancelleria di Ugo e Lotario tra il 940 e il 944 col quale i regnanti confermano al vescovo di Pavia tutti i beni che possedeva prima dell’incendio della capitale causato dagli Ungari nel 924: tra questi beni c’è la «abbatia in honore Domini Salvatoris in campania non longe a Ticino sitam». La definizione di abbatia andrebbe tuttavia intesa come chiesa canonica[10][11]. È stato invece riconosciuto come falso un diploma di Rodolfo II del 925 in cui si citava la chiesa[11].

Rifondazione di chiesa e monastero: la regina Adelaide[modifica | modifica wikitesto]

La santa Adelaide, regina consorte d'Italia (dal 947 al 950, come moglie di Lotario II d'Italia, e successivamente dal 962 al 973, come moglie di Ottone I) decise di ricostruire dalle fondamenta sia la chiesa che il convento. Nel 971 affida il monastero all'Ordine dei benedettini e l'organizzazione religiosa al monaco Maiolo, abate della potente abbazia di Cluny, poi diventato santo. È importante notare che il monastero regio non viene posto direttamente alle dipendenze di Cluny ma solo ordinato da Maiolo.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monastero di San Salvatore (Pavia).

Nel diploma del 30 settembre 982 l'imperatore Ottone II di Sassonia il monastero pavese risulta possedere beni a Corteolona e Monticelli Pavese, e terreni a Garlasco. Nei secoli XII e XIII il monastero risulta invece essere proprietario di terreni presso Monticelli Pavese, sulla quale il monastero deteneva diritti signorili e di banno.

Nel 1024, alla notizia della morte dell’imperatore Enrico II, i cittadini pavesi insorgono e distruggono il palazzo imperiale. Nello stesso anno un documento dà notizia che nel palatium presso San Salvatore viene ospitato Federico Barbarossa, incoronato poi re nella basilica di San Michele maggiore. Nel 1248 anche l’imperatore Federico II soggiornò nel palatium presso il monastero di San Salvatore, le cui strutture in quel periodo venivano sottoposte a interventi di risistemazione in quanto bisognose di lavori ("reparatione indigent")[12].

La ricostruzione nel XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1448 il monastero venne unito ai benedettini della Congregazione dei Padri di Santa Giustina di Padova. Il ruolo dei benedettini divenne fondamentale per il rifacimento dell'intero complesso. Dalle fonti non si può ricavare esattamente quando e chi precisamente avviò la ricostruzione totale della chiesa e dell’antico monastero: gli storici datano variamente questi lavori tra la metà e la fine del XV secolo (alcuni storici indicano gli anni dal 1476 al 1511). La chiesa fu ricostruita in forme tardo-gotiche o protorinascimentali (su progetto forse di Giovanni Antonio Amadeo). La "nuova" chiesa di San Salvatore risulta inoltre orientata sull’asse nord-sud col prospetto frontale sull’asse viario che esce da Pavia verso ovest.; la chiesa medievale risultava orientata invece, con buona probabilità, sull’asse est-ovest: essa venne demolita completamente solo nel 1511[13]. La ricostruzione rinascimentale è stata così radicale da cancellare pressoché integralmente le forme e le tracce del grande complesso monumentale preesistente[13]

Tra il XV e XVI secolo venne realizzato nella basilica un ricco apparato di affreschi e decorazioni.

Nel 1524 Guicciardini riferisce che durante l’assedio di Pavia Giovanni dei Medici (il condottiero detto Giovanni delle Bande Nere), alleato con i francesi "alloggiava coi cavalli e fanti suoi alla chiesa di San Salvatore"[14].

L’importanza del monastero pavese si mantenne sicuramente fino alla metà del Cinquecento, come attesta il privilegio di conferma di beni e immunità emanato da Carlo V nel 1540, cui ne seguì uno analogo di Filippo II nel 1555. Importante fu il 1585, anno nel cui si tenne una cerimonia ufficiale di deposizione delle ceneri dei re, già sepolti nella chiesa antica, nel nuovo edificio. Risalgono a tale data due lapidi commemorative di Ariperto e di Adelaide, antichi fondatori e benefattori del monastero.

A metà Seicento la chiesa è così descritta:

"buona et honorata fabrica, eccetto il campanile, che resta bassissimo e nascosto, sotto il titolo di Christo Salvatore, fatta in forma di croce, nel cui piede tiene l’unica porta, nell’hasta sei cappelle uniformi per parte, tutte condecentemente ornate; nelle due braccia altre due cappelle, et in uno l’organo, e nell’altro la cantoria, servendo la testa di detta croce per il choro, che doppio di sedie ne tiene 32, nella parte superiore, e 22 nell’inferiore. Nel cuore della crociera, sotto proportionata tribuna alta più della volta della chiesa, resta situato l’altar maggiore[15]"

Non sono molte le informazioni relative alle vicende occorse al complesso fino al XVIII secolo. Alcuni dati si trovano nel resoconto che l'abate Nicolò Ruggieri stese a proposito della rimodellazione delle facciate fatta eseguire nel 1750[16].

Nel 1782 il monastero di San Salvatore fu soppresso insieme ad altre corporazioni religiose in Pavia, per volontà dell'imperatore austriaco Giuseppe II (e con determinazione del direttorio esecutivo della repubblica cisalpina). Dopo il decreto di Soppressione i monaci (che nel 1779 avevano iniziato un'attività di tipografia, trasferendosi però in città già a partire dal 1780, presso la chiesa del Gesù), furono costretti ad abbandonare definitivamente le loro strutture nel 1795[17]. Nel 1795 il monastero venne concesso al Municipio per alloggiarvi un collegio per studenti. Nel 1799 si ha notizia che la città abbia fatto allestire San Salvatore come ospedale "per dei Russi" e ancora nel 1815 risulta funzionante come ospedale militare.

La chiesa tra 1782 e 1821 continuò a funzionare ma come sussidiaria della chiesa parrocchiale di San Lanfranco.

XIX e XX secolo: chiusura e riapertura al culto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1859 l'autorità militare chiese di occupare «d'urgenza e temporaneamente», la chiesa e poi l'intero monastero per alloggiarvi i pontieri. Nel 1861 circa il Comune cedette al Governo il monumento anche se già nel 1863 chiese di poter avere in uso la chiesa. Nel 1868 intanto la chiesa venne dichiarata monumento nazionale. Ci sono però voluti quarant'anni perché, grazie alle attenzioni della Società per la conservazione dei monumenti dell’arte cristiana, fosse possibile il recupero al culto della chiesa.

Dal 1873 infatti il Governo mise il complesso nelle mani del Ministero della guerra, prospettando una sua demolizione, ma nel 1875 Giuseppe Fiorelli, direttore generale delle Antichità e belle arti, negò il permesso. Dopo lunga disputa tra i ministeri, nel 1896 intervenne il vescovo Agostino Riboldi a chiedere al direttore generale delle Antichità e belle arti la cessione della chiesa per uso liturgico. Finalmente, nel 1900, la chiesa, senza i chiostri, fu concessa dal Ministero della guerra al Ministero della pubblica istruzione e la custodia temporanea fu affidata alla Società per la conservazione dei monumenti dell’arte cristiana perché ne curasse i restauri, sotto il controllo dell’ufficio regionale diretto da Gaetano Moretti[18].

Il 21 marzo 1901 è avvenuta la sua riapertura ufficiale. Al 1992 risale invece la dismissione dell’ex convento da parte dei militari. La parrocchia fu eretta nel 1927 con decreto del vescovo Giuseppe Ballerini. La chiesa è sottoposta a vincolo di tutela monumentale con decreto del 15 dicembre 1965. Nel 1989 il vescovo Giovanni Volta la attribuisce al vicariato I, zona pastorale ovest.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

San Salvatore si presenta come un grosso corpo di fabbrica incompiuto. La sua facciata è rivestita in laterizi e ha un grande oculo al centro. Riassume stilemi di transizione tra cultura gotica e rinascimentale che risente degli anni in cui è stata profondamente ristrutturata (ossia gli anni dal 1476 al 1511).

Interno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa presenta una pianta a croce latina con tre absidi, a crociera costolonata di impostazione gotica. Le tre navate interne alla chiesa presentano decorazioni classicheggianti databili agli inizi del XVI secolo; motivi a grottesche, fregi con angeli e tondi e ritratti di monaci nella trabeazione, clipei con profeti negli spicchi absidali e dottori della chiesa nelle lunette. Gli affreschi e gli spazi interni costituiscono elementi rinascimentali in un monumento che rimane improntato al gusto tardo gotico.

Cappelle laterali[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima cappella a sinistra è possibile ammirare gli affreschi giovanili del pittore Bernardino Lanzani. Gli affreschi narrano Episodi di vita di San Maiolo abate di Cluny: la sua opposizione ai Saraceni lungo i passi alpini, la riconciliazione di Adelaide di Borgogna con il figlio Ottone II, il salvataggio di un gruppo di navigatori dal fiume Rodano, presso Avignone.

La quarta cappella a sinistra è invece dedicata alla vita di sant'Antonio Abate. Gli affreschi sono della bottega del Lanzani e descrivono episodi di vita contemplativa di sant'Antonio e il confronto tra il santo e il peccato, incarnato dal diavolo.

La quinta cappella a destra è dedicata a san Mauro, il quale fu un fedele seguace e collaboratore di san Benedetto. Sulle pareti le tele rappresentano episodi della sua vita, databili all'inizio XVIII secolo. La benedizione di san Mauro per la guarigione degli infermi ha dato origine ad una particolare devozione dei pavesi per il santo: per questo motivo il nome ricorrente della chiesa è basilica di “San Mauro”.

La fascia, in corrispondenza dei capitelli dei pilastri è interrotta da dodici medaglioni contenenti dei profili che sono definiti come i ritratti “dei Cesari”: in realtà non è certa la loro identificazione. Sono privi di iscrizioni e rappresentano dei personaggi drappeggiati all’antica, per lo più di profilo, coronati o laureati, dipinti a monocromo con pennellata veloce, su fondo grigio, e poi profilati da una sottile cornice dorata a rilievo[19].

In fondo alla chiesa, sul lato destro dell'altare maggiore si conserva la cappella dedicata a san Martino di Tours. È una cappella dagli ampi volumi tipici del gotico, con bellissimi affreschi sempre di Bernardo Lanzani. San Martino è dipinto, come da tradizione iconografica, nell'atto di donare il suo mantello a un povero. San Martino passò gli anni della sua giovinezza proprio nei pressi di Pavia.

Nella cappella a sinistra dell'altare maggiore è invece presente un ciclo di affreschi dedicati alla vita di san Benedetto, andato parzialmente perduto a causa di infiltrazioni d'acqua. L’affresco centrale raffigura il santo affiancato dai primi discepoli, san Placido e san Mauro. Le pareti sono interamente affrescate con le storie e i miracoli del Santo.

Cupola[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cupola, che si divide in otto spicchi, è dipinta la volta celeste, piccole nubi e teste di cherubini con ali purpuree che formano cerchi concentrici. La chiave di volta è dominata dalla grande colomba dello Spirito Santo, che si libra nel cielo ad ali spiegate, enfatizzata dai raggi di luce dorata. Nelle lunette alla base degli otto spicchi che scandiscono la cupola si trova, al centro, in posizione privilegiata, visibile fin dall’ingresso, il Cristo Salvatore, a cui la chiesa è dedicata, raffigurato nella gloria dell’ascensione, entro una mandorla di luce. Di fronte a lui, quindi visibile dal presbiterio, la santa Giustina di Padova trafitta dalla spada, con corona in testa, la palma del martirio e il libro in mano (a ricordo della Congregazione di Santa Giustina a cui era stato affidato il monastero)[19]. Nei quattro tondi dei pennacchi, incorniciati da corone di fogliame frutti e nastri, sono disposti, dalla parte del presbiterio (e quindi visibili dai fedeli), san Giovanni Battista e san Benedetto dalla parte della navata (e quindi rivolti verso il presbiterio), san Pietro e san Paolo[19].

Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

Volta absidale

Il coro ligneo è invece del '700. L'altare di marmo è del 1504, ed è opera di Antonio da Novara[20].

Il presbiterio contiene una ricca decorazione affrescata risalente all’inizio del 1500. I cinque spicchi che coprono l’abside sono decorati a grottesche contenenti altrettanti clipei realizzati come finestre circolari aperte sull’azzurro di un cielo, dalle quali si affacciano, verso l’interno, le figure dei profeti identificati dalle iscrizioni: Esdra, Isaia, David, Geremia, Ezechiele. Le lunette invece raffigurano i quattro Dottori della Chiesa seduti accanto ai propri leggii con architetture urbane sullo sfondo. Nelle vele della volta a crociera antistante sono distribuiti i clipei con i simboli dei quattro evangelisti, che rimandano all’analoga iconografia dipinta da Bernardino Lanzani all’inizio del Cinquecento nella Basilica di San Michele Maggiore di Pavia (volta della seconda campata della navata destra). Nella fascia che contorna la vela con l’Angelo di san Matteo ritorna il trigramma di Gesù completato dalla croce[19].

Sepolture nella chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa medievale di San Salvatore (ossia la chiesa prima della sua ricostruzione) fu una chiesa-mausoleo di illustri re longobardi. Vi sono stati sepolti il Ariperto I (re dei Longobardi in Italia dal 653 al 661) con suo figlio Pertarito (re dei Longobardi e re d'Italia dal 661 al 662 e, in una seconda fase, dal 671 al 688), il nipote Cuniberto (re dei Longobardi e re d'Italia dal 688 al 700), Liutperto (re dei Longobardi e re d'Italia dal 700 al 702, di cui non si è certi in quanto le fonti non ne parlano)[4] e Ariperto II (re dei Longobardi e re d'Italia dal 702 al 712)[21]. Paolo Diacono riferisce che il re Cuniberto fu sepolto "fra una piena di lacrime dei Longobardi nella basilica del Santo Salvatore, già fatta edificare da Ariperto suo avo"[22] Anche le ceneri della santa regina Adelaide riposano qui: la sua memoria è tramandata grazie a un'iscrizione e a una tela barocca di Gatti (1693), poste in controfacciata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Diacono, in Storia dei Longobardi (Historia Langobardorum), Libro IV, 51 è scritto che "egli [Ariperto] eresse a Pavia la chiesa del Salvatore che è situata fuori dalla Porta Marenca, e l'arredo con vari ornamenti, e la dotò in buon misura di beni."
  2. ^ Paolo Diacono, Libro V, 37, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, p. 461, ISBN 978-88-17-16824-3.
  3. ^ Paolo Diacono, Libro VI, 17, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, p. 503, ISBN 978-88-17-16824-3.
  4. ^ a b Le sepolture nel regno italico (secoli VI-X), su sepolture.storia.unipd.it (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011).
  5. ^ a b Paolo de Vingo, Le forme di rappresentazione del potere e le ritualità funerarie aristocratiche nel regno longobardo in Italia settentrionale, in Acta Archeologica Academiae Scientiarum Hungaricae, 2012, nº 63.
  6. ^ Paolo Diacono, Libro VI, 35, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, p. 519, ISBN 978-88-17-16824-3.
  7. ^ La fondazione suggellò la “cessazione della gerarchia ariana in Pavia con la conversione del vescovo Anastasio” e la '"abolizione dell’arianesimo quale religione ufficiale della gente longobarda”: V. Lanzani, L’età longobarda (570-774), in Diocesi di Pavia, a cura di A. Caprioli, A. Rinaldi, L. Vaccaio, Brescia-Varese 1995, pp. 45-84.
  8. ^ Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Edizioni Studio Tesi, 1990, p. 112.
  9. ^ Comune di Pavia, Catalogo dei beni vincolati (maggio 2012), Basilica di S. Salvatore e convento, pagina 13
  10. ^ O. Capitani, Chiese e monasteri pavesi nel secolo X, in Pavia capitale di regno. Atti del IV congresso internazionale di studi sull’alto medioevo (10-14 settembre 1967), Spoleto, 1969, pp. 107-154 e pp. 139-141.
  11. ^ a b G. Forzatti Golia, Strutture ecclesiastiche e vita religiosa a Pavia nel secolo X, in a cura di E. Cau e A.A. Settia (a cura di), in San Maiolo e le influenze cluniacensi nell’Italia del Nord. Atti del Convegno internazionale nel Millenario di san Maiolo (994-1994), Pavia, 23-24 settembre 1994, pp. 54-57.
  12. ^ Historia diplomatica Friderici, VI/1, p. 535 e VI/2, pp. 652-653.
  13. ^ a b Maria Teresa Mazzilli Savini, La “nuova” architettura del monastero di San Salvatore a Pavia tra gotico e rinascimento e la memoria dell’antico (Università degli Studi di Pavia), Il complesso rinascimentale di San Salvatore a Pavia, 2004, p. 77.
  14. ^ Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, Unione tipografico editrice torinese, 1874, p. 174.
  15. ^ Le informazioni sono tratte dalla relazione compilata per ordine di papa Innocenzo X (1644- 1655) e conservata in copia nell’Archivio della Procura Generale Cassinese; T. Leccisotti, monasteri Cassinesi di Pavia alla metà del secolo XVII, in “Benedictina”, 17, Montecassino 1971, pagine 117- 140, part. pp. 128-132.
  16. ^ Maria Teresa Mazzilli Savini (a cura di), Il complesso rinascimentale di San Salvatore a Pavia, Pavia, Università degli Studi di Pavia - Regione Lombardia, 2014, p. 166.
  17. ^ N. Marni,, Tra religione e lumi: la stamperia del monastero di S. Salvatore nel periodo delle riforme, in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, 1997, pp. 335-358.
  18. ^ C. Repossi, La Società per la conservazione dei monumenti dell’arte cristiana in Pavia: il primo periodo di attività e i protagonisti, in La pietra del San Michele. Restauro e conservazione (Pavia), 1986.
  19. ^ a b c d Luisa Erba, La “memoria dell’antico”e la ricostruzione rinascimentale (Università degli Studi di Pavia - Regione Lombardia), Il complesso rinascimentale di San Salvatore a Pavia,, 2014, p. 115.
  20. ^ L. Giordano,, Il Maestro dei Dottori di S. Salvatore, in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, LXXVIII, 1, 1978, p. 75-80.
  21. ^ Luigi Marchese di Malaspina di Sannazaro, Iscrizioni lapidarie raccolte nella di lui casa Pavia ed altre relatice corredate d'illustrazioni, Tipografia de' Classici Ital., 1830, p. 28.
  22. ^ Paolo Diacono, Storia dei fatti dei langobardi (tradotta dal prof. Viviani), Udine, Fratelli Mattiuzzi, 1828, p. 89.

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