Basilica-santuario di Maria Santissima Annunziata

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Santuario della Madonna di Trapani
Trapani BW 2012-10-10 11-31-55 1.JPG
L'ingresso principale
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàTrapani
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareAnnunciazione di Maria
Diocesi Trapani
ArchitettoNicola Pisano
Giovanni Biagio Amico
Stile architettonicobarocco-rinascimentale
Inizio costruzione1300
Completamento1742
Sito webSito ufficiale

La basilica-santuario di Maria Santissima Annunziata è un luogo di culto cattolico di Trapani, dedicato alla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca svevo - aragonese[modifica | modifica wikitesto]

La prima chiesetta, quella di Santa Maria del parto, e assegnata ai carmelitani, data il 1240.

Il 20 novembre 1270 la chiesa ospitò per alcuni giorni le spoglie mortali di Luigi IX di Francia morto a Tunisi durante l'ottava crociata[2] assieme al cardinale Rodolfo (Raoul Grosparmi) vescovo di Albano, fervente sostenitore della campagna contro gli infedeli. Filippo III di Francia dispose il temporaneo trasferimento dei resti del padre presso la Cappella di San Luigi dei Francesi della Cattedrale di Santa Maria Nuova di Monreale, infine nella basilica cattedrale di Saint Denis.

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Risale al 1537 il completamento della Cappella della Madonna di Trapani per opera dei Gagini.[2] Essa custodisce la preziosa statua in marmo pario della Madonna di Trapani, una Madonna con bambino, opera attribuita a Nino Pisano, sbarcata a Trapani dopo il 1300, e venerata in tutto il Mediterraneo.

Ampliata nel Settecento nelle forme attuali.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Papa Pio XII il 25 marzo 1950, elevò il santuario al titolo e dignità di Basilica pontificia minore [3][4].

È il santuario mariano più famoso della Sicilia occidentale.[5] Affidata all'ordine carmelitano, la basilica appartiene al Fondo Edifici di Culto.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile, ultimato nel XVII secolo.
Cappella della Madonna di Trapani.

La navata, con sedici colonne e con stucchi argentati, fu trasformata nel 1742, su progetto dell'architetto trapanese Giovanni Biagio Amico, in stile barocco-rinascimentale. Un rosone a raggiera sovrasta il portale principale.[6]

  • Cappella del Cristo risorto patrocinata dai «Mercanti di Marina», lato vangelo.

Convento[modifica | modifica wikitesto]

La statua con le reliquie di Sant'Alberto degli Abati.

Annesso alla chiesa vi è il convento dei padri carmelitani, che era il più grande dell'Ordine in Italia, con il chiostro.

  • Chiostro grande, costituito da 80 colonne.
  • Chiostro settentrionale con cella - chiesetta di Sant'Alberto.

In gran parte dei locali del convento, vi è il Museo regionale Agostino Pepoli che contiene anche il "tesoro della Madonna". Davanti la basilica vi è il giardino della villa Pepoli, ora villa comunale.

Reliquie[modifica | modifica wikitesto]

  • S. Clemente

Sotto l'altare della basilica giacciono le spoglie (alcune reliquie) di san Clemente, martire romano.

  • S. Alberto

Nella chiesa vi è una cappella eretta nel 1586 dove si trova la statua reliquario argenteo del trapanese sant'Alberto degli Abbati, opera dell'argentiere Vincenzo Bonaiuto, e che custodisce ancora le sue reliquie, tra cui il teschio intero del santo[8].

  • Beato Rabatà

Al fianco vi è la celletta dove abitava sant'Alberto, e dove sono le reliquie del beato Luigi Rabatà.

La Madonna di Trapani[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Madonna di Trapani.
L'altare con la statua della Madonna di Trapani

L'ingresso laterale della basilica conduce alla cappella della Madonna.

La Madonna di Trapani fu coronata nel Capitolo Vaticano nel 1734 e reinconorata per volere di Pio XII nel 1935.[9]

La festa della Madonna di Trapani è, assieme alla processione dei Misteri della settimana santa, l'evento religioso più importante del capoluogo.

La "Madonna di Trapani" è venerata sia in Italia che all'estero. Qui ricordiamo: Messina[10], Palagonia[11], Palermo[12], Genova, Tunisi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Maria di Ferro, Guida per gli stranieri in Trapani: con un saggio storico di Giuseppe Maria di Ferro, p. 281.
  2. ^ a b c d e f g h Giovanna Power, pag. 191
  3. ^ Il Santuario elevato al titolo e dignità di Basilica Pontificia Minore, su madonnaditrapani.org. URL consultato il 23 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2015).
  4. ^ (EN) Scheda della basilica, su gcatholic.org. URL consultato il 23 dicembre 2015.
  5. ^ Origini e vicende storiche del luogo di culto, su madonnaditrapani.org. URL consultato il 23 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2015).
  6. ^ Arte della Chiesa, su madonnaditrapani.org. URL consultato il 23 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014).
  7. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 399 - 402, 446, 455
  8. ^ Gioacchino Di Marzo nelle sue opere sulla scultura in Sicilia, lo attribuisce invece a Annibale Gagini, che lo realizzò nel 1585
  9. ^ La via dei Santuari Mariani, su diocesi.trapani.it. URL consultato il 23 dicembre 2015.
  10. ^ La vera storia del Santuario - Santuario Madonna di Trapani a Messina, su santuariomadonnaditrapani-messina.com. URL consultato il 23 dicembre 2015.
  11. ^ Parrocchia Madonna di Trapani – Palagonia, su diocesidicaltagirone.it. URL consultato il 23 dicembre 2015.
  12. ^ Antonio Mongitore, Palermo divoto di Maria Vergine, e Maria Vergine protettrice di Palermo, vol. 1, Palermo, Stamperia di Gaspare Bayona, 1719, p. 188. URL consultato il 23 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]