Barocchetto romano

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Categoria:Architettura
Storia dell'arte
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Il barocchetto romano è uno stile architettonico diffusosi negli anni '20 del XX secolo; il termine fu coniato per lo stile utilizzato nella realizzazione della Garbatella da Gustavo Giovannoni (Roma, 1873 Roma, 1947), architetto e ingegnere italiano[senza fonte].

Col termine "barocchetto" ci si può anche riferire al genere dell'ultimo barocco, di fine seicento inizio settecento, stile che precederà il rococò di metà settecento; per definire il genere architettonico dei primi novecento, oggetto di questa pagina, è probabilmente preferibile utilizzare il termine Barocchetto Romano, onde distinguerlo in modo chiaro dal Barocchetto del XVIII secolo.

Palazzine a via Soana, piazza Tuscolo

A Roma è possibile riscontrare tipici esempi di Barocchetto in diverse parti della città. Come detto, gli esempi più famosi di questo modello urbanistico sono senz'altro la Garbatella (per il quale è stato coniato) ed il Tufello, in quanto facente parte del progetto Città Giardino Aniene.

Nuclei consistenti sono presenti anche nella zona vicino a piazza Bologna nella parte limitrofa a via Lorenzo il Magnifico, al Flaminio nella zona limitrofa a Piazza Pierin del Vaga e Villa Riccio, in Piazza Tuscolo con progetti di Camillo Palmerini per finire in alcune palazzine realizzate in zona Monteverde Vecchio.

La Garbatella[modifica | modifica wikitesto]

La Garbatella

La zona storica della Garbatella si sviluppa tra 1920 e circa 1935 ed è suddivisa in 62 lotti affidati dall'Istituto Case Popolari (ICP) a differenti architetti ed ingegneri, su un territorio di circa 26 ettari; con Gustavo Giovannoni contribuirono ai progetti della Garbatella Massimo Piacentini (fratello di Marcello), Innocenzo Sabbatini (in qualche modo critico nei confronti del barocchetto di Giovannoni), e successivamente, Costantino Costantini, Plinio Marconi, Gian Battista Trotta. La Garbatella nacque nell'ambito della pianificazione urbanistica umbertina, che prevedeva la costruzione di un canale parallelo al Tevere che doveva giungere fino ad un porto che potesse servire Roma, collocato tra Testaccio e Garbatella, ove ora è via del Porto Fluviale; furono previsti una serie di lotti abitativi per i lavoratori del futuro porto, e fu così che Vittorio Emanuele III il 18 febbraio 1920 pose, in una cerimonia ufficiale, la prima pietra in piazza Benedetto Brin dove è apposta una lapide commemorativa.

La Città giardino Aniene[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa degli Angeli Custodi a Roma a piazza Sempione

È oggi parte del quartiere di Montesacro, si trova nella zona Nord-Est di Roma, su un'altura lungo la via Nomentana, in prossimità della confluenza del fiume Aniene con il Tevere.

La collina, situata a 50 metri sopra il livello del mare, è caratterizzata da rocce sedimentarie, soprattutto di tipo alluvionale, dovute ai depositi fluviali.

Nel 1919 viene istituita la “Cooperativa Città Giardino Aniene”, fusione dell'Unione Edilizia Nazionale e dell'Istituto Case Popolari, con il compito di definire il quadro d'intervento per un quartiere destinato alla classe medio borghese dei dipendenti dei Ministeri e delle Ferrovie dello Stato.

Nel 1924, dopo che nel 1923 la gestione del progetto era passata nelle mani dell'Istituto per la Case Popolari, nasce la Città-Giardino Aniene, il cui impianto urbanistico era stato definito da Gustavo Giovannoni, ingegnere, architetto e urbanista romano.

Il progetto è senz'altro influenzato dalle riflessioni di Ebenezer Howard sulle garden cities, ed è strutturato secondo due elementi principali: il primo, un sistema di servizi per i cittadini (inizialmente previsti sull'asse Ponte Tazio – Corso Sempione – Piazza Sempione) come scuola, chiesa, cinema-teatro, ufficio postale, negozi e un “quartiere degli sport” (non realizzato); il secondo, il grande parco pubblico tipico della garden cities d'oltremanica (oggi inglobato nella Riserva Naturale dell'Aniene). Il tessuto insediativo è caratterizzato da bassa densità e dalla tipologia edilizia dei villini con giardino di pertinenza. Nel rispetto della morfologia del territorio, il disegno a terra dell'impianto stradale è contraddistinto da tracciati prevalentemente curvilinei, irregolari, quasi mai perpendicolari tra loro.

Come nel quartiere della Garbatella, lo stile architettonico prevalente è il “barocchetto”, che consiste nella rielaborazione di elementi dell'architettura minore romana tra il ‘500 ed il ‘700.

Gustavo Giovannoni interviene direttamente nella progettazione del Ponte Tazio e della Chiesa dei Santi Angeli Custodi in Piazza Sempione; la sistemazione della piazza, con i porticati che la cingono fino alla chiesa e l'edificio di ingresso, sono opera di Innocenzo Sabbatini.

Interessantissimi sono poi i lotti popolari edificati nei primi anni '20 lungo Viale Jonio all'altezza di Via Capraia ed a salire fino alle via delle Isole Curzolane.

Nella sua impostazione originale, la Città-Giardino ha resistito per circa trent'anni. A differenza della Garbatella che mantenuto l'assetto originario, intorno agli anni '50, con la grande espansione edilizia e la costruzione del Grande Raccordo Anulare, all'immagine di una piccola città giardino «è sostituita quella, più densa e compatta, di un quartiere prevalentemente costituito di palazzine» (Rossi).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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