Barbato di Benevento

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San Barbato di Benevento
San Barbato abbatte il noce.JPG
Incisione beneventana del XVIII secolo raffigurante l'abbattimento del noce delle streghe da parte del vescovo di Benevento Barbato
 
Nascita602
Morte19 febbraio 683
Venerato daChiesa cattolica
Ricorrenza19 febbraio
Attributibastone pastorale

Barbato (Castelvenere, 602Benevento, 19 febbraio 683) è stato vescovo di Benevento, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Parlare di san Barbato vuol dire in primo luogo parlare dell'organizzazione ecclesiastica beneventana tra VI e VII secolo e, quindi, della conversione della gente longobarda alla fede cattolica.

Della vita di san Barbato non si conosce niente prima del suo irrompere improvviso sulla scena politica-religiosa della Benevento della seconda metà del VII secolo. Fu detto l'apostolo del Sannio per la magnifica opera episcopale spiegata dal 20 marzo 663 al 19 febbraio 683 (S. De Lucia).

Eletto vescovo di Benevento nel 664, è presente al concilio di Roma indetto da papa Agatone nel marzo del 680[1].

Personaggio di grande cultura e prestigio, s. Barbato esercitò la sua influenza su tutta l'Italia Meridionale, che versava in uno stato di profonda crisi religiosa, e ne riorganizzò le diocesi sia sul piano disciplinare sia su quello morale e culturale, guidando personalmente le chiese che risultavano prive di Pastori, come, probabilmente, quella di Telesia.

Unì alla chiesa beneventana quella della desolata Siponto con la basilica dell'Arcangelo San Michele nel monte Gargano, il 30 gennaio del 668; e come vescovo della metropoli gli sottopose le chiese vescovili di Bovino, Ascoli e Larino. Resse la sua chiesa per 18 anni ed 11 mesi.

Il 30 gennaio del 668, il papa Vitaliano, per premiare l'opera pastorale di s. Barbato, volle unire alla Chiesa Beneventana le diocesi di Bovino, Ascoli, Larino e Siponto; da quest'ultima dipendeva la basilica sul Monte Gargano, eretta in onore di s. Michele, già eletto patrono di Benevento nel 492.

S. Barbato è ricordato per aver convertito i Longobardi al Cristianesimo, i quali benché fossero battezzati adoravano ancora gli idoli come la vipera d'oro e gli alberi sacri.

Nel luogo dove fu tagliato il noce delle streghe, il Santo fece erigere un tempio con il nome di S. Maria in Voto, ma gli fu dedicata una Chiesa a Benevento ed a Salerno.

Il 19 febbraio del 683, s. Barbato morì, sotto il papa s. Leone II (682-683).

Ai nostri giorni le reliquie di s. Barbato riposano in parte a Montevergine ed in parte nel Duomo di Benevento, dove furono riposte dal cardinale Orsini nell'anno 1687.

Viene oggi ricordato e festeggiato il 19 febbraio ed è, inoltre al patrono di Benevento, santo di Cicciano (NA), Castelvenere (BN), Casalattico (FR), San Barbato (AV) e Valle dell'Angelo (SA). In questo giorno, a Castelvenere, suo paese natale, si tiene la tradizionale “Festa del Tuono”, una gara pirotecnica fra tre abili fuochisti.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

Una leggenda, da collocarsi tra i primissimi anni del IX secolo e trascritta in un codice della biblioteca capitolare di Benevento, redatto alla fine del XII secolo, parla del culto della vipera, del noce ritenuto sacro e delle superstizioni dei Longobardi.

Si parla in esso dell'assedio di Benevento, da parte dell'Imperatore bizantino Costante, si ricorda il nome del santo sacerdote «Barbato» che promette la liberazione, purché il duca ed i Longobardi si convertano alla religione cristiana e confidino in Dio e nella Vergine che prega per loro.

L'Imperatore levò il campo e Barbato fu eletto vescovo[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Di Meo, Annali II, Barbatus, gratia Dei Episcopus S. Beneventanae Ecclesiae prov. Campaniniae, p.165
  2. ^ Bibl. Capitolare di Benevento, t.XXII al foglio 146 indica Scs Barbatus vicesimus Eps Beneventi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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