Barbara Zápolya

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Barbara Zápolya
Barbara Zápolya.jpg
Regina consorte di Polonia
Granduchessa consorte di Lituania
In carica 8 febbraio 1512 - 2 ottobre 1515
Incoronazione 8 febbraio 1512, Cattedrale del Wawel
Predecessore Elena di Mosca
Successore Bona Sforza
Nascita Trenčín, 1495
Morte Cracovia, 2 ottobre 1515
Sepoltura 18 ottobre 1515
Luogo di sepoltura Cattedrale del Wawel
Casa reale Zápolya
Padre Stephan Zápolya
Madre Jadwiga di Teschen
Consorte Sigismondo I di Polonia
Figli Edvige
Anna

Barbara Zápolya (Trenčín, 1495Cracovia, 2 ottobre 1515) fu regina di Polonia principessa del Granducato di Lituania.

Il matrimonio con Barbara rappresentò un'alleanza tra Sigismondo e la Casa di Zápolya contro gli Asburgo in seguito a dispute sul trono al Regno d'Ungheria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era la figlia di Stephan Zápolya, Palatino d'Ungheria e Conte di Szepes, e della principessa polacca Jadwiga di Teschen, della dinastia Piast. Barbara era una sorella minore di Giovanni Zápolya, il futuro re d'Ungheria. La famiglia era nota per la sua ricchezza: Stephen aveva più di 70 castelli in Ungheria e Slovacchia[1]. Suo padre morì nel 1499, lasciando la famiglia sotto la tutela del cugino di Edvige, Casimiro II, Duca di Cieszyn. Barbara probabilmente trascorse la sua infanzia nel castello di Trenčín e alla corte di Anna di Foix-Candale, regina di Boemia e Ungheria[2].

Sigismondo I il Vecchio era il quinto dei sei figli del re polacco Casimiro IV di Polonia. Non avendo alcun possedimento né in Polonia né in Lituania, visse a Buda, alla corte di suo fratello maggiore, il re Vladislao II d'Ungheria[3]. In quel momento si avvicinò alla Casa di Zápolya. Sigismondo ha mediato una disputa tra suo fratello Vladislao e gli Zápolya, che volevano assicurarsi il trono d'Ungheria per Giovanni Zápolya. Vladislao rifiutò, favorendo gli interessi di Massimiliano I, imperatore del Sacro Romano Impero. I nobili ungheresi si opposero fortemente alla portata crescente della dinastia degli Asburgo e minacciarono di prendere le armi[3]. Il conflitto perse la sua urgenza quando il figlio ed erede di Vladislao, Luigi II d'Ungheria nacque nel luglio 1506[1].

Nell'agosto del 1506, Alessandro Jagellone morì senza lasciare un erede. Sigismondo fu eletto Re di Polonia e Granduca di Lituania e affrontò le crescenti ambizioni degli Asburgo non solo in Ungheria e Boemia, ma anche nello Stato dell'Ordine Teutonico in Prussia[1]. Ciò lo costrinse a cercare alleati anti-asburgici e Zápolya in Ungheria facevano il caso suo. Un matrimonio reale rafforzerebbe la posizione di Zápolya in eventuali future dispute di successione e contribuirebbe a tenere l'Ungheria fuori dalle mire degli Asburgo[4]. Sembra che il piano si fosse messo in atto intorno al 1510 da Jan Łaski, Gran Cancelliere della Corona, e da Krzysztof Szydłowiecki, Maresciallo di Corte[4]. Prima di scegliere su Barbara, Sigismondo considerò anche Caterina di Meclemburgo, ma a cause di nuove ostilità tra la Polonia e Bogdan III cel Orb il progetto non andò in porto[4].

Busto di Barbara Zápolya, che per molto tempo si pensava che fosse di Barbara Radziwiłł[5]

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 1511, Sigismondo inviò Piotr Tomicki come suo inviato in Ungheria[4]. Tomicki informò il re Vladislao che suo fratello cercava di sposare una nobildonna ungherese e chiese il suo aiuto per trovare una candidata adatta. Il medico di fiducia di Vladislao, corrotto dalla delegazione polacca, suggerì Barbara Zápolya e Vladislao fu d'accordo. Il trattato di matrimonio fu firmato il 2 dicembre 1511. Barbara, scortata dalla sua famiglia e dai nobili polacchi (vescovo Jan Lubrański, Krzysztof Szydłowiecki, Andrzej Krzycki), partì per la Polonia nel gennaio 1512[6]. Massimiliano I, tentò di interrompere il matrimonio con una proposta dell'ultimo minuto per Sigismondo: sposare una delle figlie di Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova[6].

Il 6 febbraio 1512 Sigismondo incontrò Barbara a Łobzów[6]. In quel modo, la diciassettenne Barbara e il quarantacinquenne Sigismondo entrarono insieme a Cracovia. Il matrimonio e la cerimonia dell'incoronazione hanno avuto luogo l'8 febbraio[6]. La sua dote era 100.000 złoty, che era una somma molto grande. La sorella più giovane di Sigismondo, Elisabetta, che si sposò tre anni dopo, portò solo 20.000 złoty come dote[6]. Le celebrazioni, finanziate con un prestito di Jan Boner, costarono 34.365 złoty. Questo dimostrava non solo le ricchezze della famiglia Zápolya, ma anche l'importanza di un matrimonio reale con la loro famiglia[6]. In cambio della dote, Barbara ricevette le città di Nowy Korczyn, Wiślica, Åarnowiec, Radom, Jedlnia, Kozienice, Chęciny, Stężyca e molte altre, nonché i proventi delle tasse doganali di varie città e una somma annua di 200 fiorini ungheresi della miniera di sale di Wieliczka[6].

La coppia ebbe due figlie:

Regina di Polonia e Granduchessa di Lituania[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la differenza di età, il matrimonio fu felice. La coppia viaggiava insieme, anche quando Barbara era in stato avanzato nella sua gravidanza[7]. Dopo due mesi dalla nascita della prima figlia, Sigismondo e Barbara partirono per Vilnius per assistere alla rinnovata guerra con il Granducato di Mosca. Edvige di due mesi fu mandata a Cracovia[7]. La coppia si separò per la prima volta nel luglio-settembre 1514 quando Sigismondo organizzò l'esercito contro Mosca[7]. Sigismondo tornò da sua moglie a Vilnius dopo la vittoria nella battaglia di Orsha. Nel febbraio 1515, la coppia tornò a Cracovia dove Barbara si riunì con la figlia dopo quasi due anni[8]. Barbara, incinta del suo secondo figlio, rimase a Cracovia, mentre Sigismondo viaggiò a Bratislava e poi a Vienna da marzo ad agosto 1515. Questa fu la seconda volta che la coppia si separò[8].

Durante quel periodo, si scambiarono lettere frequenti (sono sopravvissute 20 lettere di Sigismondo e solo due di Barbara)[8]. Sigismondo espresse il suo pensiero e la sua preoccupazione per Barbara, ricordandole di prendersi cura della sua salute e incoraggiandola a mantenersi su di morale.[9]. Le fonti contemporanee lodarono quasi universalmente Barbara per le sue virtù. Marcin Bielski ha scritto della sua devozione a Dio, dell'obbedienza al marito, della sua gentilezza e della generosità verso i poveri[10]. Marcin Kromer attribuì perfino la vittoria ad Orsha alla sua pietà e devozione cattolica, mentre Justus Ludwik Decjusz non dubitò che Barbara sarebbe entrata a far parte dei santi in cielo[10].

Nonostante l'affetto del marito e il sostegno del popolo, Barbara non ha avuto una grande influenza politica. Per esempio, sua madre e suo fratello la spinsero a impedire a Piotr Tomicki, un noto simpatizzante con gli Asburgo, di diventare vescovo di Przemyśl e vice-cancelliere della corona[11]. Tomicki fu promosso a tutti i posti e, dopo aver appreso l'interferenza dei Zápolya, divenne ancora più forte sostenitore degli Asburgo. Il matrimonio con Barbara non impediva a Sigismondo di sostenere le nozze tra Luigi II d'Ungheria e Maria di Castiglia, nipote dell'imperatore Massimiliano I[12].

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la nascita della sua seconda figlia, Barbara si ammalò. Non è chiaro se fosse la febbre da bambini o qualche altra malattia[8]. Il 1 ottobre 1515, Barbara subì quello che è stato descritto come un attacco di apoplessia[13]. Morì il giorno seguente e fu sepolto nella cattedrale del Wawel. Nel 1517 Sigismondo ordinò la costruzione della Cappella di Sigismondo nella cattedrale. Barbara e sua figlia Anna, che morì all'età di 5 anni, furono sepolte nella cappella completata il 13 giugno 1533[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Duczmal (2012), p. 81
  2. ^ Duczmal (2012), p. 79
  3. ^ a b Duczmal (2012), p. 80
  4. ^ a b c d Duczmal (2012), p. 82
  5. ^ International Exhibition „Portraits of the Rulers and Magnates of the Grand Duchy of Lithuania from Museums in Ukraine“, National Museum – Palace of the Grand Dukes of Lithuania, 3 settembre 2012. URL consultato l'11 novembre 2014.
  6. ^ a b c d e f g Duczmal (2012), p. 83
  7. ^ a b c d Duczmal (2012), p. 84
  8. ^ a b c d e Duczmal (2012), p. 85
  9. ^ Duczmal (2012), pp. 85, 87
  10. ^ a b Duczmal (2012), p. 87
  11. ^ a b Duczmal (2012), p. 86
  12. ^ Duczmal (2012), pp. 86–87
  13. ^ Duczmal (2012), pp. 85–86

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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