Banche di interesse nazionale

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Le banche di interesse nazionale nacquero nel 1936 in Italia con la promulgazione della cosiddetta legge bancaria che riformava il sistema creditizio.

La legge mirava all'attuazione di quel processo che il capo del governo Mussolini aveva definito autarchia nel rivoluzionare l'esercizio del credito qualificato come funzione di "interesse pubblico" e del sistema bancario come "difesa del risparmio". Pertanto con la suddetta legge si sottopongono entrambe le attività alla disciplina del diritto pubblico.

Le banche che furono trasformate da questa legge in banche di interesse nazionale furono la Banca Commerciale Italiana, il Credito Italiano e il Banco di Roma: la fisionomia di questi istituti era così quella di banche di credito ordinario che non potevano tuttavia fare più prestiti all'industria né essere proprietarie di valori industriali.

Questo modificava il precedente status di tali Istituti, precedentemente banche miste, e quindi con possibilità di compiere operazioni di diversa durata temporale (breve o lungo termine).

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