Balze (Verghereto)

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Balze di Verghereto
frazione
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Forlì-Cesena-Stemma.png Forlì-Cesena
ComuneVerghereto-Stemma.png Verghereto
Territorio
Coordinate43°46′39.35″N 12°05′33.86″E / 43.777597°N 12.092739°E43.777597; 12.092739 (Balze di Verghereto)Coordinate: 43°46′39.35″N 12°05′33.86″E / 43.777597°N 12.092739°E43.777597; 12.092739 (Balze di Verghereto)
Altitudine1 091 m s.l.m.
Abitanti305
Altre informazioni
Cod. postale47028
Prefisso0543
Fuso orarioUTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Balze di Verghereto
Balze di Verghereto

Balze di Verghereto (Le Balze nel dialetto locale) è una località turistica dell'Appennino tosco-romagnolo, frazione del comune di Verghereto in provincia di Forlì-Cesena. Incastonato ai piedi di una falesia rocciosa a poca distanza dal Monte Fumaiolo (1.408 metri s.l.m.) e dalle sorgenti del Tevere, il paese (1.091 metri s.l.m.) è situato all'estremo sud della Romagna, sul confine con la Toscana, e in prossimità di Marche e Umbria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vicolo del centro storico di Balze
Balze di Verghereto

Il territorio era già frequentato in epoca romana, e durante il medioevo vi si stabilirono gli eremiti Sant'Alberico e San Romualdo e vi furono eretti i monasteri della Pieve di Vignola, di Ocri e della Cella[1]. Le prime indicazioni accertate di comunità stabili risalgono al XII secolo, quando piccoli gruppi di pastori e di carbonai iniziarono ad abitare nella zona, ricca di boschi e di pascoli estivi.

Fonti storiche fanno risalire al 1220 le prime notizie d'archivio sul Castrum Cuotoli, sulla vetta di uno spuntone di roccia ai piedi del monte Fumaiolo e tuttora conosciuto come La Rocca, quando l'imperatore Federico II di Svevia conferma il possesso del castello alla chiesa sarsinate.[2] Il luogo si è sempre trovato nei secoli in zona di confine per la conformazione orografica di quel tratto di Appennino, che fa da spartiacque fra le vallate di tre fiumi che si dipartono in tre diverse direzioni; il Tevere verso sud, il Marecchia (con l'affluente Senatello) verso est e il Savio verso nord. Vista la posizione strategica dello spuntone della Rocca, dalla cui cima si poteva osservare i passaggi obbligati per chi volesse transitare fra Romagna, Marche (Montefeltro) e Toscana (Casentino), chiunque possedesse quel territorio aveva interesse strategico a presidiarlo con una guarnigione armata, sia per difesa, sia per esigere diritti di passaggio. Oggi dell'antica fortezza rimangono parti del muro della torre di guardia sulla vetta e resti del muro di cinta sotto il costone a est e sud, mentre nel prato verso nord sono identificabili le fondamenta di un edificio abitativo, forse posteriore al castello. In seguito a scavi amatoriali, sul luogo dove sorgeva la torre sono stati rinvenuti diversi reperti d'epoca medievale, tra i quali cocci di vasellame e punte di frecce da balestra (vedi foto), che testimoniano la presenza di una guarnigione militare.

Punte di freccia di balestra rinvenute sul sito dove sorgeva il castello del Cotolo

Nel giugno del 1385, la famiglia degli Ubertini si accomanda al comune di Firenze con alcuni castelli, tra i quali anche il Castrum Cuotoli. Nel 1404 il castello viene espugnato dai soldati fiorentini guidati da Jacopo Salviati e la locale comunità si sottomette a Firenze. Un anno dopo viene istituita la podesteria di Verghereto che includerà anche il Castrum Cuotoli, che successivamente, nel 1415, diverrà castellaneria di terzo grado nel distretto fiorentino.

Cocci di vasellame rinvenuti sul sito dove sorgeva il castello del Cotolo

Le prime notizie storiche dell’abitato risalgono al XIV secolo, quando la villa di Balze viene nominata come facente parte della comunità del Cotolo (Castrum Cuotoli) nei documenti notarili riguardanti le competenze territoriali dell’abbazia di Santa Maria del Trivio, fondata nel secolo XI da una famiglia feudale del Casentino (forse i conti di Montedoglio o di Chiusi) nei pressi di Montecoronaro[3]. L’abbazia del Trivio dominò per alcuni secoli il territorio dell’odierno comune di Verghereto e di parte del comune di Pieve Santo Stefano, sotto la protezione militare del Signore della zona, il famoso condottiero Uguccione della Faggiola (nel 1298 Uguccione ricoprì la carica di Vicario dell’abate, mentre il fratello Federico fu nominato abate nel 1308). L’abbazia del Trivio subì gravi danni nel 1495 ad opera delle truppe veneziane al comando di Guidobaldo da Montefeltro (figlio del Duca Federico da Montefeltro) durante una campagna contro Firenze. Nei secoli successivi l’abbazia perse gradualmente potere ed influenza sul territorio, e nel 1651 tutte le terre di proprietà vennero date in affitto alla famiglia Dezzi di Verghereto.

Monumento alla sorgente del Tevere sul monte Fumaiolo

Il convento del Trivio fu soppresso agli inizi del XIX secolo e le terre date in affitto non furono mai riscattate per mancanza di mezzi per sostenere la causa di recupero delle proprietà, che furono così disperse a beneficio dei grandi fittavoli del luogo che ne divennero ufficialmente proprietari. Ancora nella prima metà del ‘900 la famiglia Dezzi era proprietaria di molte terre nei dintorni delle Balze e della Falera. L’ultimo erede della famiglia, Monsignor Francesco Dezzi della Falera (1842-1921), fece dono di gran parte delle sue proprietà alla Parrocchia delle Balze e all’Asilo infantile da lui stesso fondato. L’Asilo fu gestito per alcuni decenni dalle suore dell’ordine di Maria Ausiliatrice. L’edificio dell’ex convento delle suore, costruito nel luogo in cui secondo la tradizione cattolica vi fu un'apparizione mariana nel 1494, oggi ospita la chiesetta detta “dell’Apparizione”, la scuola materna e la scuola elementare del paese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Annales Camaldulensis, cit. I, p. 179.
  2. ^ G. Marcuccini, Intorno al giogo di che Tever si disserra, 2007, Ed. Pro Loco di Montecoronaro.
  3. ^ Il villaggio (villa) di Balze viene citato in documenti ufficiali del XIV secolo: "...negli anni 1306-1307, ser Boldrone di Civitella rogita vari prestiti concessi da tal Uguccio di Montecoronaro ad abitanti delle Balze". Dal libro di Giovanni Cherubini, “Una comunità dell’Appennino dal XIII al XV secolo. Montecoronaro dalla signoria dell’Abbazia del Trivio al dominio di Firenze” – Biblioteca Storica Toscana (Leo S. Olschki Editore, Firenze 1972, pp. 60, 88, 122-123).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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