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Balestra a ripetizione

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Balestra a ripetizione
連弩S, Lián NǔP
Balestra a ripetizione della dinastia Ming - ill. in Payne-Gallwey 1990
Tipobalestra
OrigineCina (bandiera) Cina
Impiego
UtilizzatoriCivili[1]
Produzione
Entrata in servizioIV secolo a.C.
Ritiro dal servizioXIX secolo
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La balestra a ripetizione (lingua cinese 連弩S, Lián NǔP), anche nota come 諸葛弩T, 诸葛弩S, Zhūgě nǔP, Chu-ko-nuW, lett. "Balestra di Zhuge" in ragione del suo legame con lo stratega Zhuge Liang (181-234) attivo al tempo dei Tre Regni, è una balestra di origine cinese, inventata durante il Periodo degli Stati Combattenti (453-221 a.C.), che combinava in un unico movimento le azioni di tensione dell'arco, posizionamento del verrettone e scocca del medesimo.[2]

Le prime testimonianze archeologiche della balestra a ripetizione sono state rinvenute nello stato di Chu[3] ma quest'arma presenta un'impugnatura a pistola diversa dal modello successivo e più comunemente conosciuto della dinastia Ming.[4] Sebbene la balestra a ripetizione sia stata in uso per gran parte della storia della Cina, fino alla fine della dinastia Qing,[5] era generalmente considerata un'arma non militare adatta alle donne, utilizzata per difendere le case dai ladri. In genere, le forze armate cinesi utilizzarono modelli più grandi, pesanti e fissi come armamenti d'assedio e navali (v.si Armi d'assedio cinesi#Balista).[2]

In Europa, un'arma simile alla balestra a ripetizione fu in uso nel III secolo a.C. nei regni ellenistici: il Polybolos descritto da Filone di Bisanzio ed attribuito a Dionisio di Alessandria.

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della balestra.

La Cina ricorse alla balestra molto prima di altre civiltà, a partire dal c.d. "Periodo delle primavere e degli autunni" (722-481 a.C.).[6] L'attestazione è confermata sia dalle evidenze archeologiche (parti di meccanismi in bronzo datati al 650 a.C.[7] con reperti tombali che si fanno più numerosi a partire dal VI secolo a.C.)[8] sia dall'esplicita menzione dell'arma nella trattatistica miliare del IV-III secolo a.C. dei seguaci di Mozi e di Sun Tzu.[9]

Balestra a ripetizione dello stato di Chu (IV secolo a.C.) – si nota l'impugnatura a calcio di pistola posta sotto al punto d'uscita dei dardi.[4]

Secondo il Wu-Yue ChunqiuP, lett. "Storia della guerra di Wu-Yue", scritto durante la dinastia Han orientale (25-220), la balestra a ripetizione fu inventata durante il Periodo degli Stati Combattenti (453-221 a.C.) da un certo Qin dello Stato di Chu. Ciò è corroborato dalle prime prove archeologiche di balestre a ripetizione, rinvenute in un sito funerario di Chu, la tomba n. 47 di Qinjiazui (Hubei), e datate al IV secolo a.C.[3] A differenza delle balestre a ripetizione di epoche successive, l'antica balestra a ripetizione a doppio colpo utilizza un'impugnatura a pistola e un meccanismo di caricamento a trazione posteriore. La balestra a ripetizione "standard" della dinastia Ming (1368-1644) utilizzava invece un meccanismo di caricamento che richiede all'utilizzatore di spingere una leva posteriore avanti e indietro verso l'alto e poi verso il basso.[4]

I reperti di Qinjiazui smentirono il pensiero comune secondo il quale lo stratega Zhuge Liang (181-234), attivo al tempo dei Tre Regni, sarebbe stato l'inventore dell'arma. Zhuge, in realtà, vi avrebbe solo apportato delle migliorie: partendo dallo schema preesistente, sviluppò una balestra che sparava dai due ai tre colpi alla volta, poi prodotta in massa e, a quel punto, ribattezzata "balestra di Zhuge".[10] L'arma era infatti al tempo già massicciamente in uso, tanto che giusto la generazione prima di Zhuge, nel 180 circa, Yang Xuan, Gran protettore della comanderia del Lingling:

«[...] tentò di reprimere la forte attività ribelle con forze del tutto insufficienti, la soluzione di Yang fu quella di caricare diverse decine di carri con sacchi di calce e di montare balestre automatiche su altri. Quindi, schierandoli in formazione di combattimento, sfruttò il vento per avvolgere il nemico in nuvole di polvere di calce, accecandolo, prima di dare fuoco a degli stracci sulle code dei cavalli che trainavano questi carri d'artiglieria senza conducente. Diretti contro la formazione nemica, pesantemente nascosta, le loro balestre a ripetizione (azionate dal movimento delle ruote) spararono ripetutamente in direzioni casuali, infliggendo pesanti perdite. Nel mezzo dell'evidente confusione, i ribelli risposero al fuoco furiosamente per autodifesa, decimandosi a vicenda prima che le forze di Yang arrivassero e li sterminassero quasi completamente.»
Artiglieri navali Ming impiegano balestre a ripetizione da posta durante le Invasioni giapponesi della Corea (1592-1598)

La 連弩S, Lián NǔP o 诸葛弩S, Zhūgě nǔP raggiunse il suo design definitivo in un momento imprecisato tra la dinastia Song (960-1279) e la predetta dinastia Ming.[5] Proprio al tempo dei Ming datano versioni grandi e potenti dell'arma che ne superano il limite precedente (dardi di scarso impatto, tali da richiedere l'aggiunta sulla punta di veleno, probabilmente aconito, per essere letali):[11] grandi balestre a ripetizione, da posta, erano per esempio installate sulle navi da guerra e furono impiegate durante le Invasioni giapponesi della Corea (1592-1598).[12] Sempre in epoca Ming, la balestra a ripetizione venne introdotta in Corea da Sejong il Grande che, durante una visita in Cina, vide l'arma e fu impressionato dal suo meccanismo. In Corea, fu chiamata Sunogung (Hangŭl 수노궁 - Hanja 手弩弓).

Sebbene la balestra a ripetizione sia stata utilizzata nel corso della storia cinese e sia attestata fino al termine del XIX secolo (diverse balestre a ripetizioni furono utilizzate dalle forze Qing durante la Ribellione dei Boxer e furono per esempio fotografate dagli europei presso i Forti Taku), non era generalmente considerata un'arma militare importante bensì più un'arma civile.[1] Il 武備志T, 武备志S, Wǔ Bèi ZhìP, Wu Pei ChiW, lett. "Trattato sugli Equipaggiamenti Militari" di Mao Yuanyi, scritto nel 1621, durante la lunga transizione tra Ming e Qing, afferma che era apprezzata dalla popolazione della Cina sud-orientale rurale ma che mancava di potenza e i suoi dardi tendevano a non ferire nessuno. Le funzioni della balestra a ripetizione elencate nel testo sono principalmente non militari: caccia all'anatra (nella quale l'arma era molto utile perché permetteva di colpire più uccelli nello stormo),[11] caccia alla tigre (con dardi avvelenati), difesa di case fortificate e utilizzo da parte di uomini e donne «timidi». Secondo la celebre enciclopedia scientifica 天工開物T, Tiangong KaiwuP, lett. "Lo sfruttamento delle opere della natura" di Song Yingxing, pubblicata nel 1637, la balestra a ripetizione era utile solo contro i ladri.[13]

La balestra a ripetizione vide la sua ultima azione nella Prima guerra sino-giapponese (1894-1895): fotografie del conflitto mostrano la balestra a ripetizione come arma comune tra le truppe dell'Esercito cinese dei Qing. La costruzione base dell'arma è rimasta molto semplice sin dalla sua invenzione.

Balestra a ripetizione - ill. in Gujin Tushu Jicheng ed. in Liang 2006, p. 67
Balestra a ripetizione (smontata) - ill. in Gujin Tushu Jicheng ed. in Liang 2006, p. 67
«La balestra di Zhuge è una piccola arma maneggevole che persino gli studiosi confuciani o le donne di palazzo possono usare per autodifesa [...] Spara debolmente, quindi è necessario avvelenare i dardi. Una volta avvelenati con il "veleno letale per le tigri" [aconito], si può colpire un cavallo o un uomo e, se si riesce a far uscire del sangue, l'avversario morirà all'istante. Lo svantaggio di quest'arma è la sua gittata molto limitata.»

La balestra a ripetizione combinava le azioni di tendere l'arco, inserire il dardo e scoccare in un movimento gestito da una mano, consentendo così una cadenza di fuoco molto più elevata rispetto alla balestra standard. Il modello "standard" della 連弩S, Lián NǔP è quello Ming, consistente di un caricatore montato superiormente contenente un serbatoio di dardi che alimentavano la balestra per gravità, una leva rettangolare collegata sia al calcio sia al caricatore, e un affusto che montava le frecce con un calcio. Tenendo saldamente il calcio contro il fianco mentre si spingeva e tirava la leva avanti e indietro, l'utilizzatore era in grado di agganciare la corda alle tacche laterali sul retro del caricatore durante il caricamento del dardo. Un dado scorrevole sul retro del caricatore spingeva la corda fuori dalle tacche una volta che la leva veniva completamente tirata indietro; il timone spingeva il dado verso l'alto e permetteva alla corda di spingere il dardo caricato. La versione coreana montava il caricatore all'estremità di un'asta più lunga e un arco ricurvo girevole come freccia, aumentando così la forza di trazione, la gittata, la portata e le prestazioni della balestra.[4]

Sia i Ming in Cina sia gli Joseon in Corea svilupparono varianti che sparavano da due a tre dardi per ogni trazione, oppure che utilizzavano pallini al posto dei dardi.

La versione arcaica della 連弩S, Lián NǔP, originaria dello Stato Combattente di Chu, aveva un caricatore doppio fisso sulla parte superiore e un'impugnatura a pistola nella parte inferiore, sotto all'attacco per le frecce, all'estremità opposta dell'affusto rispetto al calcio da poggiarsi contro il corpo. Invece di una leva superiore per armare e sparare, utilizzava una leva scorrevole con un'impugnatura legata all'estremità da una corda. La leva veniva azionata avanti e indietro con una mano, mentre l'utilizzatore teneva saldamente l'impugnatura con l'altra, in modo simile a come si tende un arco tradizionale. All'interno della balestra, la leva incorporava uno speciale grilletto metallico composto da un fermo e un dente di scatto; l'intero grilletto aveva la forma di una chela di granchio. Spingendo la leva in avanti, il grilletto si spostava in avanti per agganciare la cordicella e si bloccava saldamente per attrito e tensione grazie alle scanalature all'interno della leva di montaggio e del dente di scatto. Tirando indietro la cordicella, questa si tendeva mentre il caricatore doppio alimentava due dardi nelle fessure di sparo ai lati del grilletto, una volta che la cordicella era quasi completamente tirata. Alla fine della corsa, il dente di scatto entrava in contatto con una barra rotonda che teneva in posizione la leva scorrevole. La barra spingeva il dente di scatto in avanti per rilasciare il grilletto e consentire alla cordicella di spingere i due dardi caricati. Alla fine, questo modello fu sostituito dal precedente design della dinastia Ming a causa della sua eccessiva complessità e delle prestazioni inferiori.[4]

Balestra cinese a ripetizione Ming - rievocazione storica
«Sparando dall'anca, i dardi venivano sparati in sequenza azionando la leva di armamento avanti e indietro, in un processo ciclico continuo fino allo svuotamento del caricatore. Questo meccanismo a bilanciere non consentiva un tiro preciso, né la possibilità di mirare lungo la canna come in una balestra o in un'arma da fuoco moderna.»

La struttura di base della balestra a ripetizione è rimasta pressoché invariata sin dalla sua invenzione, il che la rende una delle armi meccaniche più longeve. I dardi di un caricatore erano sparati e ricaricati semplicemente spingendo e tirando la leva avanti e indietro.[14]

L'arma aveva una gittata effettiva di 70 m ed una gittata massima di 180 m.[15] La sua gittata relativamente breve ne limitava l'uso principalmente a posizioni difensive, dove la sua capacità di sparare rapidamente fino a 7-10 dardi in 15-20 secondi veniva utilizzata per prevenire assalti a porte e ingressi.[16] In confronto, una balestra standard poteva sparare solo circa due dardi al minuto. La balestra a ripetizione, con le sue munizioni più piccole e leggere, non aveva però né la potenza né la precisione di una balestra standard.[16] Pertanto, non era molto utile contro truppe pesantemente corazzate, a meno che non si cospargessero i dardi di veleno, nel qual caso anche una piccola ferita poteva rivelarsi fatale.[14]

  1. 1 2 Loades 2018, p. 11.
  2. 1 2 Cenni 2006.
  3. 1 2 (EN) Yun Lin, History of the Crossbow, in Chinese Classics & Culture, vol. 4, 1993, pp. 33–37.
  4. 1 2 3 4 5 Great Ming Military.
  5. 1 2 Liang 2006, p. 69.
  6. Peers 1990, p. 40.
  7. Loades 2018, p. 10.
  8. Donald B. Wagner, Iron and Steel in Ancient China: Second Impression, With Corrections, E.J. Brill, Leida, 1993, pp. 153 e 157-158, ISBN 90-04-09632-9.
  9. Needham 1994, p. 34.
  10. Needham 1994, p. 8.
  11. 1 2 Loades 2018, p. 12.
  12. Liang 2006, pp. 67 e 68.
  13. Needham 1994, pp. 161-162.
  14. 1 2 Payne-Gallwey 1990, p. 337.
  15. Needham 1994, p. 176.
  16. 1 2 Liang 2006, p. 66.
  • (ZH) Mao Yuanyi, 武備志T, 武备志S, Wǔ Bèi ZhìP, Wu Pei ChiW, lett. "Trattato sugli Equipaggiamenti Militari", Cina, 1621.
  • (ZH) Song Yingxing, 天工開物T, Tiangong KaiwuP, lett. "Lo sfruttamento delle opere della natura", Cina, 1637.
  • (ZH) Chen Menglei, 古今圖書集成T, 古今图书集成S, Gǔjīn Túshū JíchéngP, Ku-chin t'u-shu chi-ch'engW, lett. "Completa collezione d'illustrazioni e scritti dagli antichi ai tempi correnti" [Enciclopedia imperiale cinese], Pechino, 1700-1725.
  • Alessio Cenni, La balestra a ripetizione che viene dall'Oriente, in Arco, vol. 1, Greentime S.p.A., 2006 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2008).
  • (EN) Jieming Liang, Chinese Siege Warfare: Mechanical Artillery & Siege Weapons of Antiquity, Leong Kit Meng, Singapore, 2006, ISBN 981-05-5380-3.
  • (EN) Mike Loades, The Crossbow, Osprey Publishing, 2018.
  • (EN) Joseph Needham, Science and Civilization in China Volume 5 Part 6, Cambridge University Press, 1994.
  • (EN) Ralph Payne-Gallwey, The Crossbow, 9. ed., The Holland Press, 1990 [1903].

Consultazione

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  • (EN) Chris J Peers, Late Imperial Chinese Armies: 1520-1840, Osprey Publishing, 1997.
  • (EN) Chris J Peers, Imperial Chinese Armies (2): 590-1260AD, Osprey Publishing, 1996.
  • (EN) Chris J Peers, Imperial Chinese Armies (1): 200BC-AD589, Osprey Publishing, 1995.
  • (EN) Chris J Peers, Medieval Chinese Armies: 1260-1520, Osprey Publishing, 1992.
  • (EN) Chris J Peers, Ancient Chinese Armies: 1500-200BC, Osprey Publishing, 1990.

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