Baia di Hitokappu

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La baia di Hitokappu sull'isola Iturup

La baia di Hitokappu (in giapponese 単冠湾, Hitokappu Wan), altrimenti nota anche come Tankan Bay o come Kasatka Bay, si apre praticamente al centro della costa orientale dell'isola di Iturup (in giapponese Etorofu-to).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le isole Curili, con l'isola di Iturup. I numeri in rosso indicano i confini definiti rispettivamente con il trattato di Shimoda (1855) e quello di San Pietroburgo (1875). Attualmente (dal 1945) le isole a nord-est di Hokkaido sono sotto la sovranità russa

Fino all'agosto 1945 appartenne all'Impero giapponese assieme a tutto l'arcipelago delle isole Curili e fu occupata dalle unità sovietiche subito prima della resa formale dell'Impero giapponese del 2 settembre 1945. Ancora oggi fa parte del territorio della Federazione russa.

Il raduno della flotta d'attacco nipponica[modifica | modifica wikitesto]

La scelta di questa remota baia, spesso coperta dalla nebbia e sita in una regione inospitale, non fu casuale:[1] era anzi una località eccellente per radunare un'importante flotta d'attacco senza destare, con i preparativi, le attenzioni indesiderate della popolazione e soprattutto di eventuali stranieri[2]. Nel corso di novembre affluì nella baia la 1ª Flotta aerea (Kido Butai) del viceammiraglio Chūichi Nagumo, incaricata di eseguire l'attacco di Pearl Harbor: contava le sei portaerei Akagi, Kaga, Soryu, Hiryu, Shokaku, Zuikaku; il 1º Squadrone cacciatorpediniere del contrammiraglio Sentarō Ōmori, forte di otto unità cacciatorpediniere raggruppati in due divisioni e condotti dall'incrociatore leggero Abukuma; la prima sezione della 3ª Divisione corazzate del viceammiraglio Gun'ichi Mikawa (Hiei, Kirishima); l'8ª Divisione incrociatori del contrammiraglio Hiroaki Abe (Tone e Chikuma) e infine tre sommergibili (I-19, I-21, I-23) demandati a funzioni di esplorazioni e sotto il comando del capitano di vascello Kijirō Imaizumi. Il gruppo di rifornimento era composto da otto navi cisterna.

Nel novembre 1941 le varie unità salparono da porti diversi e raggiunsero Hitokappu separatamente; le portaerei anzi predisposero esercitazioni aeronavali d'ordinanza lungo il percorso. All'epoca la baia era pressoché disabitata, a eccezione di poche baracche di pescatori: era per lo più sconosciuta dai giapponesi stessi, non disponeva di stazioni radio, non era servita da strade asfaltate e, alla data, i pochi sentieri sterrati per i quali la si raggiungeva erano completamente ghiacciati o, talvolta, ridotti a piste di fango[3]. Il 22 novembre la squadra fu riunita al completo e agli equipaggi, cui non era stato rivelato alcunché sulla missione, fu proibito di utilizzare la radio; al contrario non fu abolito lo sbarco a terra, giacché la popolazione del luogo, di etnia Ainu, non parlava il giapponese e non poteva comunicare con i marinai[4]. La 1ª Flotta aerea salpò infine per le Hawaii alle 06:00 del 26 novembre, ora di Tokyo. La baia fu utilizzata una seconda e ultima volta dalla Marina imperiale giapponese tra il marzo e il maggio 1942, per addestrare la forza da sbarco destinata a occupare Attu e Kiska nelle isole Aleutine[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eddy Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, Novara, De Agostani, 1968.
  2. ^ Martin Gilbert, La grande storia della seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1990.
  3. ^ Andreas Hillgruber, Storia della II guerra mondiale, Bari, Laterza, 1994.
  4. ^ AA. VV., Storia della seconda guerra mondiale (voll. 1-4), Milano, Rizzoli, 1967.
  5. ^ Enzo Collotti, La seconda guerra mondiale, Torino, Loescher, 1973.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 42°02′N 147°37′E / 42.033333°N 147.616667°E42.033333; 147.616667

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