Babuino

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Coordinate: 41°54′30.74″N 12°28′44.08″E / 41.908539°N 12.478911°E41.908539; 12.478911

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Fontana del Babuino, 2007
Fontana del Babuino, 2002

Il Babuino (o, con accento romanesco, Babbuino), è una delle sei statue parlanti di Roma.

È la raffigurazione di un “sileno giacente” su una base rocciosa, chiamato dal popolo di Roma “babbuino” perché così brutto e deforme da poter essere paragonato ad una scimmia. Una tesi interessante, ma non dimostrata, vuole che in realtà il termine "babbuino" non sia altro che una variante fonetica del diffuso termine popolare "babbione". Questo, a sua volta, deriverebbe dal latino "bambalio, bambalionis" avente significato di "vecchio svanito e cialtrone; imbecille"[1] : la posa e l'espressione del Sileno, in effetti, potrebbero indurre un tale caustico giudizio.

Storia e collocazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1571 papa Pio V concesse l'utilizzo di alcune once d'acqua del nuovo acquedotto Vergine[2], appena ripristinato, al palazzo del nobile Alessandro Grandi, su quella che all'epoca si chiamava via Paolina, il quale fece realizzare, in onore del Pontefice, una fontana ad uso pubblico, ponendo la statua ad ornamento della vasca quadrangolare, addossata alla facciata del palazzo. Dalla concessione all'allaccio della conduttura, alla realizzazione della fontana passò qualche anno, ma nel 1576 doveva essere terminata, visto che tra gli ornamenti figurano anche due delfini, simbolo araldico della famiglia del nuovo papa Gregorio XIII (i Buoncompagni) che nel frattempo aveva acquistato il palazzo. La statua era inserita in una nicchia delimitata da due lesene i cui capitelli sostenevano la cornice superiore su cui erano posti i due delfini.

La statua della fontana era talmente singolare che influenzò fortemente la fantasia e l'interesse dei romani. Uno dei primi effetti fu di determinare il cambiamento dello stesso toponimo della strada, che da via Paolina mutò appunto in via del Babuino. Inoltre, venne presto annoverata tra le “statue parlanti” di Roma, e come le altre cinque è stata la “voce” di diverse pasquinate, le violente e spesso irriverenti satire indirizzate a colpire anche pesantemente e sempre in modo anonimo i personaggi pubblici più in vista nella Roma a partire dal XIV secolo. Più che pasquinate le sue erano definite babuinate, ma il contenuto era lo stesso.

A causa dei lavori per la costruzione della rete fognaria, nel 1877 l'intero complesso venne smembrato: la vasca fu utilizzata per un'altra fontana in via Flaminia, mentre la statua venne riposta all'interno del palazzo ex Buoncompagni. Solo nel 1957, a seguito di una campagna di recupero portata avanti da alcuni cittadini romani, il Sileno è tornato nella via che della statua aveva preso il nome, e si trova ora a fianco della chiesa di Sant’Atanasio dei Greci, ancora ridotta al rango di elemento decorativo dell'antica vasca, anch'essa recuperata, dove un tempo si abbeveravano i cavalli. Della nicchia con lesene, della cornice e dei delfini, non si hanno più tracce, mentre dopo l'ultimo restauro del 2007 è stata posizionata intorno alla fontana un'inferriata sorretta da due colonnine in pietra.

Il 29 ottobre 2015 è oggetto di un nuovo restauro finanziato dalla Brioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Gennaro Vaccaro: "Vocabolario romanesco belliano"; Editrice Romana Libri Alfabeto; Roma 1969; pag. 89
  2. ^ Ma successivamente l'alimentazione è stata trasferita all'acquedotto dell'”Acqua Felice”.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Rendina, Pasquino statua parlante, in ROMA ieri, oggi, domani, n. 20. Febbraio 1990
  • Sergio Delli, Le fontane di Roma, Schwartz & Meyer Editori, Roma, 1985

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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