Baba (romanzo)

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Baba
AutoreCarlo Cassola
1ª ed. originale1959
GenereRacconto lungo
Lingua originale italiano
AmbientazioneToscana
ProtagonistiBaba
CoprotagonistiTopo

« Improvvisamente dissi: "Vorrei lavorare con voi, Baba. È per questo che son venuto da te". Le parole m'erano uscite di bocca inconsciamente »

(da Baba)

Baba è un racconto lungo di Carlo Cassola scritto nel 1946. Esso venne pubblicato dapprima a puntate su Il Mondo e in seguito, nel 1955, dalla casa editrice Nistri-Lischi[1] e infine ne Il taglio del bosco da Einaudi nel 1959.

Baba è il primo racconto ambientato nella lotta clandestina e, secondo Giuliano Manacorda,[2]"... solo una classificazione molto superficiale potrebbe farlo collocare nel gusto della narrativa neorealistica o, più in generale, della letteratura impegnata. Due ragioni almeno concorrono a distinguerlo da quei generi, il frequente intersecarsi del motivo esistenziale a quello della lotta partigiana (...) e l'assoluta assenza di accenti eroici o parenetici, con la prevalenza invece - come in tutti i racconti cassoliani di questo tipo - di toni dimessi e sfiduciati, che colgono piuttosto la perplessità degli atteggiamenti politici che il loro entusiasmo e la loro certezza".

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda ha inizio dopo l'8 settembre 1943 ed è condotto in prima persona. A raccontare è Fausto, un giovane intellettuale che decide di prendere contatto con i comunisti e di agire nel gruppo partigiano comandato da Baba. Egli assumerà il nome di battaglia di Topo e raggiungerà sul monte Voltraio un piccolo e male in arnese gruppo, ma, al momento di decidere se restare nascosto o aggregarsi in modo definitivo ai partigiani, il giovane professore, pur essendosi impegnato con Baba, preferirà raggiungere a Roma la sorella e trovare rifugio.
Quando in seguito incontrerà Baba, costui, da militante tenace e convinto, invita Fausto, debole intellettuale, a rimanere perché il partito ha bisogno anche di quadri borghesi e la lotta è solo all'inizio. La risposta che ottiene è però negativa. Fausto, dopo aver detto a Baba che non si sentiva comunista e che se fosse rimasto avrebbe certamente disertato un'altra volta, lo saluta e il racconto termina con le parole di Fausto.

«Da allora non sono più tornato al paese. Non ho più rivisto né Baba né gli altri, e non ho più riportato alla biblioteca del partito Socialismo scientifico e materialismo storico di Friedrich Engels».

Osservazioni della critica[modifica | modifica wikitesto]

Come scrive Rodolfo Macchioni Jodi,[3] "L'intellettuale rimane a coltivare nell'inerzia i suoi astratti ideali umanitari, il suo generico antifascismo. (...) Fra i due la presenza dell'intellettuale non è tanto quella di un protagonista, quanto piuttosto quella di un testimone discreto che si affaccia su un mondo nel quale non riesce ad inserirsi.(...) L'autentico protagonista è Baba, con la sua umanità scabra eppure dolente, con la sua parsimonia di gesti e parole...

Salvatore Battaglia,[4] nel saggio Le ragioni narrative, ha osservato che "... il rapporto fra «l'attività rivoluzionaria di Baba e l'assenteismo di Fausto, è felicemente bilanciato nell'economia del racconto e nel suo più delicato senso».

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esce nella raccolta Venticinque racconti il 25 giugno 1955, n. 3 de «Il Castelletto». Collana di romanzi italiani diretta da Niccolò Gallo per l'editore Nistri-Lischi. Il taglio del bosco – Note al testo, Google books. URL consultato il 18 novembre 2014.
  2. ^ Giuliano Manacorda, Invito alla lettura di Cassola, Mursia, 1981, p. 63
  3. ^ Rodolfo Macchioni Jodi, Cassola, collana «Il Castoro», Nuova Italia, 1976, pp. 38-39
  4. ^ Salvatore Battaglia, Le ragioni narrative, Napoli, anno I, n. 5, settembre 1960

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