Azur e Asmar

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Azur e Asmar
Azur e Asmar.jpg
I protagonisti in una scena del film
Titolo originaleAzur et Asmar
Lingua originalefrancese, arabo
Paese di produzioneFrancia, Belgio, Spagna, Italia
Anno2006
Durata94 min
Rapporto1,85:1
Genereanimazione, avventura, fantastico
RegiaMichel Ocelot
SoggettoMichel Ocelot
SceneggiaturaMichel Ocelot
ProduttoreChristophe Rossignon, Philip Boëffard, Jacques Bled
Produttore esecutivoEve Machuel, Jean-Jacques Benhamou
Casa di produzioneNord-Ouest Production, Mac Guff Ligne, Studio O, France 3 Cinéma, Rhône-Alpes Cinéma, Artemis Production, S2 International, Zahorimedia, Intuitions Films, Lucky Red
Distribuzione (Italia)Lucky Red
MontaggioMichèle Péju
Effetti specialiMichaël Armellino, David Liebard, Nicolas Crochet, Virginie Taravel, Thomas Delcloy
MusicheGabriel Yared
StoryboardGhislaine Serre-Améglio
Art directorDaniel Cacouault
Character designEric Serre, Xavier Riffault
SfondiAnne-Lise Lourdelet-Kœheler
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

Azur e Asmar (Azur et Asmar) è un film d'animazione del 2006 scritto e diretto da Michel Ocelot.

Presentato nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2006[1] e nella sezione per ragazzi Alice nella città della Festa del Cinema di Roma 2006,[2] è uscito nelle sale italiane il 10 novembre 2006.

Il film è stato osteggiato nei paesi anglosassoni per le scene di nudo (presenti anche nel film Kirikù e la strega Karabà), anche se l'unica scena di nudo riguarda la nutrice che allatta i due bambini all'inizio del film, e chiaramente è visibile soltanto un seno.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In una Francia medievale che richiama il XV secolo,[3] una donna araba, Jenane, si prende cura di un bambino nobile, biondo e dagli occhi azzurri, Azur, facendogli da nutrice tanto da insegnargli la sua lingua; e di suo figlio della stessa età, moro e dagli occhi scuri, Asmar. I due bambini crescono insieme come fratelli: giocano, litigano, si aiutano e si vogliono bene. Il severo padre di Azur, però, non approva l'affetto e la vicinanza di suo figlio verso la nutrice e il fratello di latte. Un giorno decide quindi di scacciare i due dal suo castello facendo credere ad Azur che sono stati sbranati dai lupi nel bosco, e affida suo figlio a un precettore privato.

Dopo molti anni Azur, diventato un giovane uomo, decide di andare nel Medio Oriente[3] per cercare la Fata dei Jinn, la protagonista della fiaba che gli veniva raccontata dalla nutrice quando era bambino: la Fata è prigioniera in una gabbia di cristallo in attesa di un coraggioso cavaliere che riuscirà a superare grandi sfide e liberarla. Nel suo viaggio in mare, Azur subisce un naufragio e arriva su una spiaggia nera e sporca, in un paese dove lui è considerato maledetto per via dei suoi occhi azzurri. Azur decide allora di fingersi cieco. Mentre continua il suo viaggio Azur incontra un mendicante gobbo di nome Rospu, che gli chiede di portarlo sulle spalle: in cambio lo aiuterà nella sua impresa. Durante il percorso, Azur e Rospu si fermano davanti a un piccolo tempio dove Rospu dice che si trova un oggetto indispensabile per trovare la Fata dei Jinn: la chiave rovente. Poco dopo i due arrivano alla città dove erano diretti. Lì, Azur e Rospu trovano un secondo tempio simile a quello precedente, dove trovano la chiave aulente.

Azur, dopo alcune disavventure dovute alla sua finta cecità, ritroverà e si ricongiungerà con la sua nutrice, ora diventata una ricca mercante, e Asmar, il quale però inizialmente non lo accoglie bene. Dopo gli iniziali dissapori con il fratello di latte, Azur ritrova in Asmar la collaborazione e l'amicizia di una volta. Anche Asmar ha l'obiettivo di trovare e liberare la Fata dei Jinn, e i due ragazzi rivelano alla nutrice del loro viaggio. Inizialmente la donna non è molto contenta, ma ben presto si ravvede e accetta che i suoi due figli partano insieme.

I ragazzi cominciano la loro avventura come antagonisti, ma a seguito delle difficoltà e delle grandi sfide si aiutano e sostengono l'uno l'altro; la loro amicizia si rivela profonda più che mai. Insieme riescono infine a liberare la Fata dei Jinn. Il dilemma sta quindi nel decidere chi dei due sia il più meritevole, quello a cui spetta come ricompensa la mano della Fata: nessuno dei personaggi chiamati a giudizio riesce a stabilirlo. Finché sopraggiunge la Fata degli Elfi, cugina della Fata dei Jinn, e la storia troverà il suo degno e lieto fine.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi sono stati realizzati in 3D, mentre la maggior parte del film (compresi gli sfondi) conserva una grafica tipica del disegno a mano.[3] I colori degli abiti sono uniformi per una precisa volontà del regista, al fine di rendere i personaggi come ritagli di carta; le eccezioni riguardano dettagli occasionali, ad esempio gli esotici gioielli di Jenane, realizzati in 3D.[3]

In un'intervista presente nel DVD, Michel Ocelot ha dichiarato che il personaggio di Rospu, che critica il proprio paese pur amandolo, è ispirato alla sua esperienza di adolescente quando tornò in Francia, ad Angers, dopo aver trascorso diversi anni in Guinea. Il regista ha voluto trasporre il senso di spaesamento provato evitando di far doppiare e sottotitolare i dialoghi in arabo. L'elaborazione della storia ha richiesto un anno, prendendo spunto un po' ovunque. Un giorno ascoltò alla radio la notizia del ricongiungimento a Beirut, dopo più di trent'anni, tra un uomo inglese e la sua nutrice: nonostante l'estrema difficoltà comunicativa, la nutrice lo accolse come un figlio; similmente accade tra Azur e Jenane. Inoltre, col tempo scoprì che in certi paesi musulmani gli occhi azzurri venivano considerati maledetti, fatto alla base delle prime disavventure di Azur. I nomi dei due protagonisti, Azur e Asmar, rispecchiano rispettivamente il colore dei loro occhi (azzurro in francese, marrone in arabo).

Per l'animazione sono occorsi due anni, durante i quali sono stati inizialmente realizzati circa 13 000 schizzi preparatori, poi ridotti a un decimo, ciascuno dei quali è finito in una cartella che comprende l'inquadratura dell'immagine, le posizioni principali dei personaggi, lo schizzo dell'ambientazione, l'indicazione dei dialoghi e i movimenti della fotocamera; questo lavoro è stato svolto da una piccola squadra composta dai sei agli otto disegnatori confermati.[4] È stato necessario un altro anno e mezzo per il passaggio dalla composizione degli ambienti all'animazione finale.[4]

Il budget del film è stato di 10 000 000 .[3]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Xan Brooks, Where children Cannes play, su The Guardian, 25 maggio 2006.
  2. ^ Azur e Asmar: il chiaro e lo scuro, su Festa del Cinema di Roma, 17 ottobre 2006.
  3. ^ a b c d e Richard Neupert, French Animation History, Wiley-Blackwell, 2011, p. 216, ISBN 978-1444338362.
  4. ^ a b (FR) Azur et Asmar, su AlloCiné.
  5. ^ (DE) Azur und Asmar, su Filmfest München, 2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]