Axel Springer (azienda)

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Axel Springer
Logo
Axel Springer Gebäude und Logo.JPG
StatoGermania Germania
Forma societariasocietà europea
ISINDE0005501357
Fondazione1946 a Amburgo
Fondata daAxel Springer
Sede principaleBerlino
Persone chiaveMathias Döpfner CEO
Settoreeditoriale
Fatturato1,181 miliardi di )[1] (2018)
Dipendenti16.350 (2018)
Sito webwww.axelspringer.de

La Axel Springer SE è un gruppo editoriale tedesco fondato nel 1946 da Axel Springer e con sede a Berlino. La società, che prende il nome dal fondatore, è quotata alla Borsa di Francoforte[2] e possiede i giornali tedeschi Bild, Die Welt e il polacco Fakt e il sito americano di notizie Business Insider.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso della sede centrale di Axel Springer nel 1977 a Berlino Ovest con la scultura del gufo di Fritz Klimsch.

Nel 1946 Axel Springer e suo padre, l'editore Hinrich Springer, fondarono la Axel Springer Verlag (ASV)GmbH ad Amburgo. Le prime pubblicazioni furono la rivista radiofonica Hörzu e la Nordwestdeutsche Hefte. Nel 1948 viene lanciato il quotidiano della sera Hamburger Abendblatt, il primo quotidiano della casa editrice. Nel 1952 fu lanciato il popolare quotidiano Bild sulla falsariga del tabloid britannico Daily Mirror,[3] raggiungendo l'apice della diffusione di 5 milioni di copie negli anni Ottanta.[4]

Nel 1953 Springer acquisì la casa editrice Die Welt, incluso il quotidiano Die Welt e il Sunday Welt am Sonntag. Nel 1959 fu acquisita la casa editrice Ullstein, che ha pubblicato a Berlino i giornali BZ e Berliner Morgenpost.

La casa editrice fece erigere il grattacielo Axel Springer come quartier generale nel 1966 direttamente sul muro di Berlino a Berlino-Kreuzberg. La casa editrice è stata convertita nel 1970 in una società per azioni.

Nel 1985 l'editore mise sul mercato con un'offerta pubblica il 49% del capitale della società[5] Pochi mesi più tardi scomparve Axel Springer. Il controllo passò alla sua vedova Friede Springer.[6] mentre pose la quota di controllo (quasi il 51%) in una holding di proprietà della famiglia Springer. Pochi mesi più tardi, il 22 settembre 1985, l'editore Axel Springer morì e la proprietà passò alla vedova Friede Springer.

In seguito all'offerta pubblica l'imprenditore nel settore dei media Leo Kirch acquisì inizialmente una quota del 10% della casa editrice portandola nel 1992 a più del 20% e nel 1993 al 40%. Nel frattempo la società continuò ad espandersi. Nel 1986 uscì la prima edizione con licenza di Auto Bild in Italia. Altre edizioni autorizzate e pubblicazioni di joint venture comparvero in seguito in venti paesi europei, in Indonesia e Tailandia. Nel 1988 la casa editrice entrò, sotto forma di Sat.1 Text, nel mercato dei nuovi media e in seguito investì nel fornitore di servizi telefonici CompuTel e nelle emittenti televisive Hamburg 1 e Business TV International.

Dopo la riunificazione della Germania, la casa editrice estese le sue attività in altri paesi europei. Furono fondate e ampliate filiali, furono acquisite anche partecipazioni in Europa centrale, Spagna, Francia e Svizzera. Nel 1999 il Gruppo ha acquisito partecipazioni in Schwartzkopff TV Productions e Studio Hamburg. Dopo la fusione delle stazioni televisive Pro7 e Sat.1, fu direttamente coinvolto in ProSiebenSat.1 Media.

A seguito del fallimento del gruppo Kirch, nell'ottobre 2002 Leo Kirch si dimise dal Consiglio di sorveglianza di Springer-Verlag. Il pacchetto azionario Kirch del 40% fu inizialmente rilevato da Deutsche Bank e Friede Springer. La partecipazione azionaria di Deutsche Bank è stata poi venduta nel 2003 al gruppo di private equity statunitense Hellman & Friedman (per 350 milioni di euro, 19,4%) e Friede Springer. La vedova del fondatore della casa editrice rafforzò quindi la quota di controllo della società.

Nell'assemblea degli azionisti dell'aprile 2003, gli azionisti decisero tra l'altro di rinominare la società Axel Springer AG e di avere un nuovo logo aziendale. Già da un anno Mathias Doepfner, ex caporedattore di Die Welt, era stato nominato CEO della casa editrice.[7]

Nel 2010 offrì 635 milioni di euro per acquisire il sito immobiliare francese Seloger.com, aumentando quindi l'offerta di oltre il 15% a 735 milioni dopo il rifiuto espresso dagli azionisti del sito francese.[8]

Nel 2012 dette vita ad una joint venture (Axel Springer Digital Classified) con una società americana che investe capitali in aziende in crescita, la General Atlantic.[9] Nello stesso periodo acquisì nel Regno Unito il sito TotalJobs da Reed Elsevier.[10]

Nel 2013 Springer cedette i quotidiani regionali, le riviste femminili e quelle televisive a Funke Mediengruppo per 920 milioni di euro.[11] Sempre nello stesso anno cedette anche Publications Grand Public, editrice di una rivista francese di sua proprietà, a Reworld Media.[12]

Nel 2015 tentò di comprare il Financial Times dal gruppo editoriale Pearson che invece lo vendette ai giapponesi del Nikkei, il maggior quotidiano economico al mondo, per 884 milioni di sterline (1,2 miliardi di euro).[13] Due mesi più tardi rilevò per 343 milioni l'88% di Business Insider, il sito americano di notizie (76 milioni di visitatori unici al mese) di cui già aveva l'8%, arrivando così al 97% (l'ultimo 3% è in mano al fondatore di Amazon, Jeff Bezos). Con questa acquisizione Axel Springer ampliò l'offerta in lingua inglese e rafforzò l'impegno in quella che è la sua strategia: diventare il numero uno nel giornalismo digitale.[14]

Nell'agosto 2019 il fondo di private equity americano KKR, dopo aver lanciato un'offerta pubblica amichevole offrendo 63 euro per azione (premio del 40%), è diventato il maggiore azionista della casa editrice con il 43,54% del capitale, pagando 2,9 miliardi di euro (3,2 miliardi di dollari) e valutando l'azienda 6,8 miliardi. Friede Spiegel resta con il 43,54% e Mathias Döpfner con il 2,8%. L'obiettivo è di rendere l'azienda privata togliendola dal listino di Borsa.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Geschäftsbericht 2018 (PDF) [collegamento interrotto], su axelspringer.com, 7 marzo 2019. URL consultato il 15 marzo 2019.
  2. ^ Börse Frankfurt (Frankfurt Stock Exchange): Stock market quotes, charts and news, su en.boerse-frankfurt.de. URL consultato il 12 giugno 2019.
  3. ^ (EN) Sex, Smut and Shock: Bild Zeitung Rules Germany, in Spiegel Online, 25 aprile 2006. URL consultato il 14 luglio 2014.
  4. ^ (EN) Erik Kirschbaum, German daily sent to all 41 million households, in Reuters, 23 giugno 2012. URL consultato il 14 giugno 2014.
  5. ^ Noam, Television in Europe, in Oxford University Press, 1991, p. 90, ISBN 0-19-506942-0.
  6. ^ (EN) Springer May Shake Up Ad Market With ProSieben1 Bid (Update1), in Bloomberg, 1º agosto 2005. URL consultato il 14 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2014).
  7. ^ (EN) William Boston, In Axel Springer's Bid for Forbes, a German Player Steps Out, in The Wall Street Journal, 10 febbraio 2014. URL consultato il 14 luglio 2014.
  8. ^ (EN) Seloger.Com Shares Rise Most Ever as Shareholder Questions Springer Offer, in Bloomberg, 13 settembre 2010. URL consultato il 2 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 3 novembre 2012).
  9. ^ (EN) General Atlantic in €237m JV with German publisher Axel Springer, in AltAssets, 6 marzo 2012. URL consultato il 14 luglio 2014.
  10. ^ (EN) Axel Springer buys Reed Elsevier's Totaljobs site, in MarketWatch, 4 aprile 2012. URL consultato il 14 luglio 2014.
  11. ^ (EN) Stefan Schultz, Vanessa Steinmetz e Christian Teevs, Sell-Off: Newspaper Giant Turns Back on Journalism, in Spiegel Online, 26 luglio 2013.
  12. ^ (EN) Axel Springer sheds some French magazines -report, in Reuters.
  13. ^ Financial Times venduto ai giapponesi del Nikkei per 1,2 miliardi di euro, su america24.com, 23 luglio 2015. URL consultato il 2 settembre 2019.
  14. ^ Editoria, colpo di Axel Springer: acquista Business Insider per 343 milioni, su repubblica.it, 29 settembre 2015. URL consultato il 2 settembre 2019.
  15. ^ (EN) KKR becomes Axel Springer's biggest shareholder, su reuters.com, 25 agoto 2019. URL consultato il 2 settembre 2019.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN312850721 · ISNI (EN0000 0004 0391 1344 · LCCN (ENn97082539 · GND (DE1045949736 · WorldCat Identities (ENn97-082539