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Avvelenamento del pozzo

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Per "avvelenamento del pozzo" si intende un tipo di fallacia argomentativa per cui ciò che sarà sostenuto dall'avversario viene apertamente delegittimato in anticipo, insinuando sospetti circa la sua buona fede, la sua credibilità, la sua reputazione. Ogni cosa che dirà l'interlocutore sarà quindi ignorata dagli astanti, considerata irrilevante o del tutto falsa.[1]

L'avvelenamento del pozzo è un caso particolare di argumentum ad hominem. L'origine del termine proviene dalla pratica di gettare una piccola quantità di veleno in un pozzo prima che un esercito nemico invada il territorio, ottenendo, in questo modo, risultati micidiali tramite una piccola azione. L'espressione fu usata per la prima volta con questo senso da John Henry Newman nella sua Apologia Pro Vita Sua.[2]

Origine storica

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Prima ancora che un’espressione di uso comune, l’avvelenamento dei pozzi è una pratica attestata fin da tempi molto antichi nella storia dell’umanità e diffusa ancora oggi in alcuni contesti di guerra, benché vietata nel diritto internazionale umanitario. L’obiettivo è procurare un danno a gruppi nemici, limitando o impedendo l’accesso a una risorsa essenziale per la sopravvivenza.[3] Secondo alcune fonti storiche, l’imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa scaricò cadaveri umani nei pozzi durante l’assedio di Tortona, in Italia, nel 1155. Altre azioni intraprese con l’obiettivo di impedire agli eserciti nemici l’accesso all’acqua dei pozzi sono attribuite dagli storici ad altri sovrani e condottieri celebri come il sultano Saladino contro i crociati nella battaglia di Hattin, nel regno di Gerusalemme.[3]

L'avvelenamento del pozzo può assumere la forma di argomento implicito o esplicito. Questo modo di argomento assume la seguente forma:

  1. un'informazione sfavorevole (sia essa vera o falsa, rilevante o irrilevante), rivolta contro "A" (il bersaglio), è presentata da un altro (esempio: "Prima che ascoltiate il mio avversario, vorrei ricordarvi che lui è stato in prigione");
  2. conclusione implicita: "Pertanto, ogni richiesta fatta da "A" non può essere fatta valere".

Una variante di questa forma consiste nell'applicazione di un attributo negativo a eventuali futuri avversari, nel tentativo di scoraggiare il dibattito (per esempio: "Questa è la mia posizione sul finanziamento del sistema della pubblica istruzione e chiunque sia in disaccordo con me odia i bambini"). Dunque, la persona che si farà avanti per contestare la posizione di colui che ha applicato preventivamente questo attributo negativo rischierà di vedere attribuita a se stesso l'etichetta sfavorevole.

Questa argomentazione può presentarsi anche in un'altra forma:

  1. vengono presentate definizioni sfavorevoli (vere o false che siano) che impediscono il disaccordo (o fanno valere la posizione affermativa);
  2. eventuali contestazioni che preventivamente non accettino le definizioni di cui sopra vengono automaticamente respinte.

Esempio: "Capo, hai sentito la mia versione dei fatti, e perché penso che Bill dovrebbe essere licenziato e non io. Ora, sono sicuro che Bill verrà da te con qualche patetico tentativo di districarsi da questa bugia che ha creato".

  1. A. Gilardoni, Logica e argomentazione. Un prontuario, Milano, Mimesis, 2008, pag. 445.
  2. Apologia pro vita sua, su newmanreader.org. URL consultato il 20.11.2010.
  3. 1 2 Da dove viene l'accusa di “avvelenare i pozzi”, su Il Post, 19 agosto 2022. URL consultato il 29 settembre 2025.

Voci correlate

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