Autorità di bacino

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L’Autorità di bacino è un ente istituito con legge 18 maggio 1989 n.183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo).

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Organismo misto, costituito tra stato e regioni, operante, sui bacini idrografici, considerati come sistemi unitari e ambiti ottimali per le azioni di difesa del suolo e del sottosuolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico e la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi, indipendentemente dalle suddivisioni amministrative.

Questa innovazione legislativa nel settore della difesa del suolo è da ricollegare ai lavori della Commissione De Marchi (1966), presieduta dal prof. Giulio De Marchi che ha creato i presupposti per una visione più ampia ed integrata dei problemi dell'assetto del territorio a scala di bacino. Infatti, la legge 183/89, individua il bacino idrografico come “l'unità fisica inscindibile” su cui operare con azioni finalizzate alla tutela, difesa e valorizzazione delle risorse esistenti.

Obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

Superare le frammentazioni di competenza e istituzionali che non consentono una pianificazione unitaria e integrata, secondo un'impostazione ormai propria di tutti i maggiori bacini europei.

L'Autorità è il luogo di intesa e concertazione delle scelte di pianificazione tra le istituzioni interessate alla difesa e tutela, uso e governo delle risorse del sistema territoriale in linea con lo sviluppo sostenibile sociale, economico e ambientale.

Individuazione del bacino idrografico[modifica | modifica wikitesto]

Costituisce il miglior strumento per la risoluzione di problemi di competenze e per una razionale ed unitaria pianificazione e programmazione fisico ambientale e socio-economica. Il bacino idrografico, quindi, viene inteso come un ambito fisico di pianificazione che supera le frammentazioni finora prodotte dall'adozione di aree di riferimento aventi confini esclusivamente amministrativi.

Da qui nasce la necessità di dar vita ad un Ente, “l'Autorità di Bacino”, che assicuri il coordinamento di tutte le azioni sul territorio.

In base alla legge 183/89, tutto il territorio nazionale è stato suddiviso in bacini idrografici, i quali hanno tre gradi di rilievo territoriale:

  • bacini di rilievo nazionale;
  • bacini di rilievo interregionale;
  • bacini di rilievo regionale.

Elenco autorità di bacino[modifica | modifica wikitesto]

I bacini di rilievo nazionale sono 7[1]:

Con la legge 183/89 vengono individuati 13 bacini di rilievo interregionale[1]:

Oltre ai sopracitati enti, ciascuna regione italiana può istituire autorità di bacino di rilievo regionale[1]:

Revisione[modifica | modifica wikitesto]

Questo processo così innovativo e caratterizzato da un approccio interdisciplinare all'”assetto e governo territoriale” è attualmente oggetto di rivisitazione (D.L.152/2006 ed attuale revisione in corso).

Motivazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • recepire la Direttiva comunitaria 2000/60 (all. 1), la cui priorità è “l'uso sostenibile” della risorsa acqua, concetto esteso a:
  • rispondere alla sostenibilità ecologica, che implica la compatibilità ambientale;
  • rispondere sostenibilità economica, riferita alla disponibilità dell'acqua, risorsa limitata e quindi intesa come “bene” da allocare, amministrare e gestire correttamente al fine di garantirlo alle future generazioni;
  • sostenibilità sociale, intesa come “bene essenziale” di cui garantirne accessibilità e condizioni eque secondo un principio di solidarietà
  • consapevolezza che il governo del territorio deve realizzarsi mediante il corretto uso delle risorse, e attraverso “interventi attivi” di controllo e monitoraggio costante.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]