Auriga (attività)

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Auriga romano

Auriga era colui che guidava il carro da guerra e partecipava alle corse dei carri negli agoni dell'antica Grecia.

Nell'antica Roma gli aurighi conducevano le bighe nei ludi circensi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antica Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Diversamente dagli altri atleti olimpici, gli aurighi non gareggiavano nudi, probabilmente per ragioni di sicurezza dato il polverone sollevato dai cavalli in corsa e la frequenza con cui si verificavano sanguinosi incidenti. I concorrenti indossavano una veste chiamata xystis: era lunga fino alle ginocchia e legata stretta in vita con un largo cinturone. Due cinghie che si incrociavano sulla parte superiore della schiena impedivano che la xystis si gonfiasse per l'aria durante la gara. Al pari dei moderni fantini gli aurighi erano scelti per il loro peso limitato e, dato che dovevano anche essere abbastanza alti, spesso si trattava di adolescenti.

In epoca micenea l'auriga e il proprietario di carro e cavalli erano la stessa persona e quindi l'auriga vincente riceveva il suo premio. Ai tempi dei Giochi Panellenici invece i proprietari avevano degli schiavi a cui facevano portare i carri, e il premio veniva quindi vinto dai proprietari. Arsecila, il re di Cirene, vinse la corsa dei carri ai Giochi pitici del 462 a.C., quando un suo schiavo fu l'unico a portare a termine la gara. Nel 416 a.C. il generale ateniese Alcibiade fece partecipare alla gara sette carri di sua proprietà, ottenendo il primo, il secondo e il quarto posto; come è ovvio, non fu certo lui a guidare i sette carri contemporaneamente. Anche Filippo II di Macedonia vinse una corsa di carri olimpica per dimostrare di non essere un barbaro ma, se si fosse cimentato egli stesso alla guida del carro, sarebbe certamente stato considerato a un livello sociale anche inferiore a quello di un barbaro.

Roma antica[modifica | modifica wikitesto]

Gli aurighi romani, diversamente da quelli greci, indossavano un caschetto e altre protezioni per il corpo e si legavano le redini attorno alla vita, mentre i greci le reggevano in mano. A causa di quest'ultima usanza, i romani non potevano lasciare le redini in caso di incidente, così spesso finivano per essere trascinati dai cavalli attorno alla pista finché non rimanevano uccisi o riuscivano a liberarsi: per questo motivo portavano con sé un coltello per riuscire a uscire da simili situazioni.

Un'altra importante differenza è che erano gli aurighi stessi a essere considerati i vincitori delle gare, nonostante si trattasse generalmente di schiavi come accadeva nel mondo greco. Ricevevano in premio una corona di foglie di alloro e, probabilmente anche del denaro; se riuscivano a vincere abbastanza corse potevano così disporre della somma sufficiente per comprarsi la libertà. Gli aurighi potevano diventare famosi in tutto l'Impero semplicemente sopravvivendo alle competizioni, dato che l'aspettativa di vita di un pilota di carri non era molto elevata. Uno di questi aurighi celebri fu Scorpo, che vinse più di 2.000 corse prima di restare ucciso in un incidente sulla meta quando aveva appena 27 anni.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Gli aurighi erano figure fondamentali nella mitologia greca, così come nelle battaglie combattute in epoca antica.

Nell'Iliade[modifica | modifica wikitesto]

Omero menziona tra i troiani e i loro alleati tantissimi guidatori dei carri di battaglia, che quasi tutti persero la vita al fianco dei propri comandanti.

Celebre è il caso di Ettore che dovette cambiare auriga più di una volta: il primo, Eniopeo, fu ucciso da Diomede, il secondo, Archeptolemo, da Teucro, mentre il terzo, Cebrione, rimase vittima di Patroclo: Cebrione era fratellastro di Ettore, in quanto figlio del re Priamo e di una schiava. Omero narra anche la morte di altri due Priamidi, Antifo e Iso, precisando che combattevano su un solo cocchio, e anche in questo caso l'auriga, Iso, era un figlio naturale del re troiano: entrambi vennero uccisi da Agamennone. Questi subito dopo trucidò i due figli di Antimaco: Pisandro e Ippoloco, rispettivamente guerriero e auriga sul cocchio da cui combattevano.

Due altre coppie di fratelli carnali combattenti su un carro erano quella formata da Fegeo e Ideo, figli di Darete, e quella composta da Laogono e Dardano: il testo non specifica però quali fossero i cocchieri; Ideo fu l'unico a salvarsi, mentre Fegeo venne ucciso da Diomede, e gli altri due caddero per mano di Achille. Tornando ad Agamennone, egli è ricordato nell'Iliade anche quale uccisore di Oileo, compagno e cocchiere del troiano Bienore, pure lui vittima del comandante acheo.

L'auriga del re paflagone Pilemene, di nome Midone, fu ammazzato da Antiloco, che in seguito uccise anche il cocchiere (innominato) di Asio, caduto poco prima sotto i colpi di Idomeneo. Fedele auriga del giovane Assilo di Arisbe fu il suo servo Calesio, e i due scesero insieme nell'oltretomba, uccisi da Diomede. Il bellissimo Molione, che per il re asiatico Timbreo faceva sia da cocchiere sia da scudiero, fu colpito a morte da Odisseo subito dopo l'uccisione dello stesso Timbreo (ad opera di Diomede).

Trasidemo, auriga del re licio Sarpedonte, cadde per mano di Patroclo, che poi uccise anche il sovrano. Altri due cocchieri, Ippodamante e Areitoo, vennero trafitti dalle lance di Achille, alla stregua dei loro signori: il primo accompagnava il troiano Demoleonte, l'altro era al seguito di Rigmo, il giovane eroe trace figlio di Piroo.

In certi passaggi del poema c'è addirittura qualche condottiero che per un motivo o per un altro si ritrova eccezionalmente a fare da auriga a un suo pari: per esempio nel quinto libro, dove è detto che Pandaro salì sul cocchio di Enea, venendo ucciso proprio in quest'occasione, ad opera di Diomede, mentre Enea scampò alla morte per la protezione della madre Afrodite. Omero ricorda poi i fratelli Adrasto e Anfio, vittime entrambi di Diomede: erano sovrani di due città della Troade, combattenti sullo stesso carro; il poeta lascia dunque intendere che l'uno facesse da auriga all'altro.

Decisamente più fortunati i cocchieri dei capi greci. L'auriga di Achille e di suo figlio Neottolemo, Automedonte, menzionato nel poema omerico, fu poi tra gli Achei che si nascosero nel cavallo di legno, come narra Virgilio nell'Eneide, e dopo la presa di Troia fece un veloce rimpatrio. Il nome di questo personaggio viene spesso usato anche come sinonimo di cocchiere.

Anche l'auriga di Diomede, Stenelo, tornò sano e salvo nella sua città.

Nell'Eneide[modifica | modifica wikitesto]

A parte Automedonte, gli aurighi di cui parla Virgilio figurano tutti nei canti dedicati alla guerra troiano-italica:

  • Metisco (libro XII), guidatore del carro di Turno. Sopravvive al suo re.
  • Ligeri (libri IX e X), auriga di Lucago, che è suo fratello. Entrambi vengono uccisi da Enea.
  • il ragazzo - innominato - che fa da cocchiere a Remo (libro IX), giovane condottiero rutulo. Fedelissimo al suo signore, durante il turno di guardia nella notte dell'assedio italico ai Troiani si addormenta sotto i suoi stessi cavalli, ritenendosi così al sicuro da ogni pericolo; e qui, ironia della sorte, viene sorpreso da Niso, che armato di spada recide la gola del bizzarro giovinetto con uno squarcio tale da fargli ciondolare la testa più e più volte. Memorabile la traduzione che ne dette Annibal Caro ("[...] e sotto i suoi cavalli/ Lo stesso auriga. A costui trasse un colpo/ Che gli mandò giù ciondoloni il collo ").
  • Aleso (libro VII), auriga di Agamennone, si rifugiò in Italia dopo la guerra di Troia. Nella guerra tra Latini e Troiani, guida i contadini della campagna dominata dal monte Massico e gli Aurunci scesi dalla montagna e quelli venuti da altre terre della Campania.

Omonimi[modifica | modifica wikitesto]

Esiste anche la costellazione chiamata Auriga, derivante dalla mitologia greca, dove viene rappresenta da una persona che porta in braccio una piccola capretta, e nello stesso tempo ha in mano anche una frusta. Il cocchiere forse deriva dal mito che ritraeva la storia di Zeus e Amaltea, anche se vi sono altre leggende al riguardo nella mitologia araba.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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