Attentato alla sede di Charlie Hebdo

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Coordinate: 48°51′33″N 2°22′13″E / 48.859167°N 2.370278°E48.859167; 2.370278

Attentato alla sede di Charlie Hebdo
Charlie-Hebdo-2015-11.JPG
Giornalisti, soccorritori e poliziotti sul luogo dell'attentato poche ore dopo i fatti
Stato Francia Francia
Luogo 10 rue Nicolas-Appert, XI arrondissement di Parigi
Obiettivo Sede del giornale Charlie Hebdo
Data 7-9 gennaio 2015
11:30 del 7 gennaio (UTC+1) – 17.05 del 9 gennaio (UTC+1)
Tipo Attacco armato
Morti 20 (17 civili e 3 terroristi), di cui 12 nella redazione del Charlie Hebdo e dintorni[1], una a Montrouge, quattro ad un supermercato della catena Hypercacher e i tre terroristi[2].
Feriti 22 (di cui 9 gravi, bilancio ufficiale delle 18:34 del 9 gennaio 2015[1])
Responsabili Saïd e Chérif Kouachi; Amedy Coulibaly
Motivazione Satira su Maometto e l'Islam da parte di Charlie Hebdo

L'attentato alla sede di Charlie Hebdo è stato un attacco terroristico[3] avvenuto il 7 gennaio 2015 contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi. Nell'attentato sono morte dodici persone e undici sono rimaste ferite[1].

Si è trattato dell'attentato terroristico col maggior numero di vittime in Francia dopo l'attentato multiplo del 13 novembre 2015 al teatro Bataclan, allo Stade de France e a tre ristoranti parigini, in cui hanno trovato la morte 130 persone, la Strage di Nizza sulla Promenade des Anglais con 87 morti e 302 feriti e l'attentato a Vitry-Le-François del 18 giugno 1961 per opera dell'Organisation armée secrète durante la guerra d'Algeria, che causò 28 morti.[4] Dopo il primo attentato, il 9 gennaio un complice degli attentatori si è barricato in uno dei supermercati della catena kosher Hypercacher a Porte de Vincennes, prendendo alcuni ostaggi e uccidendo quattro persone. Durante gli eventi seguenti all'attentato sono morte in totale otto persone: i due responsabili, il complice di Porte de Vincennes, quattro ostaggi di quest'ultimo e una poliziotta, portando così il totale a venti morti.

L'attentato è stato rivendicato da Al-Qāʿida nella Penisola Arabica (o Ansar al-Sharia), branca yemenita dell'organizzazione stessa.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Charlie Hebdo.

Charlie Hebdo è un periodico settimanale satirico francese, dallo spirito caustico e irriverente. La testata, fondata nel 1970, pubblica vignette e articoli caustici e dissacranti nei riguardi della politica (soprattutto soggetti di estrema destra) e ogni tradizione religiosa (in particolare il cristianesimo, l'Islam e l'ebraismo).

Il 9 febbraio 2006 Charlie Hebdo ha ripubblicato la serie delle caricature di Maometto del giornale Jyllands-Posten che avevano scatenato forti proteste.

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2011 la sede del giornale era stata distrutta a seguito del lancio di bombe Molotov, appena prima dell'uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia.[5] Sulla copertina del numero in questione sono apparsi una vignetta satirica con Maometto che dice: "100 frustate se non muori dalle risate" e il titolo "Charia Hebdo", gioco di parole tra Shari'a e il nome del giornale. Il sito internet della rivista è stato bersaglio di un attacco informatico. Dopo questo attentato, la sede del giornale è stata regolarmente controllata dalla polizia.[6]

Nei mesi precedenti al gennaio 2015, l'allerta anti-terrorismo era stata innalzata sia in Francia che in altri Paesi.[7] Eventi criminosi collegabili al fanatismo propagandato dall'ISIS, perpetrati da uomini in solitaria, si erano verificati in Canada, dove un uomo aveva ucciso un soldato prima di tentare di irrompere nella sede del parlamento di Ottawa nel mese di ottobre 2014;[8] in Australia, dove a dicembre un uomo aveva tenuto in ostaggio diverse persone, uccidendone due, in una cioccolateria di Sydney.[9] Tra il 21 e il 23 dicembre, in Francia, due uomini in due località diverse, nei pressi di Digione e Nantes, si erano lanciati con la loro auto sulla folla, provocando la morte di una persona e il ferimento di molte altre.[10][11] Un atto di aggressione era stato riportato anche in una stazione di polizia della Loira, dove un ragazzo aveva ferito con un coltello tre poliziotti prima di venire colpito.[12]

Attentato[modifica | modifica wikitesto]

Furgoni della polizia francese sul luogo dell'attentato

Il 7 gennaio 2015, intorno alle 11:30 del mattino, due individui mascherati e armati di AK-47 sono entrati negli uffici del giornale, dichiarandosi affiliati di Al-Qaeda e intimando alla disegnatrice Corinne Rey, tenuta in ostaggio e poi rilasciata, di immettere il codice numerico per entrare nella sede di Charlie Hebdo.[13] Hanno poi aperto il fuoco contro i dipendenti, sparando svariati colpi e gridando in lingua araba Allāhu Akbar ("Allah è grande") e causando dodici vittime.[14][15][16]

Successivamente sono fuggiti a bordo di una Citroën C3 di colore nero dopo aver ucciso Franck Brinsolaro, un poliziotto responsabile della sicurezza del giornale. Alla Boulevard Richard-Lenoir si sono imbattuti in un veicolo della polizia, sparandogli e uccidendo con un colpo alla testa un poliziotto ferito a terra, il brigadiere Ahmed Merabet, quarantaduenne di religione musulmana, sposato e padre di due figli. Nei pressi della Porte de Pantin hanno rubato un veicolo a un civile,[1] affermando di essere due terroristi della cellula yemenita di Al Qaeda. La Citroën è stata abbandonata all'incrocio tra la Rue de Meaux e l'Avenue Secrétan nel XIX arrondissement di Parigi[17]

Dopo l'attacco, il livello di rischio terroristico nell'area è stato alzato e lo scrittore Michel Houellebecq è stato posto sotto protezione della polizia, mentre i locali della casa editrice Flammarion, che avevano pubblicato il suo romanzo Sottomissione, sono stati evacuati per sicurezza.[1] Il romanzo era stato protagonista dell'ultima copertina di Charlie Hebdo con una recensione favorevole.[18]

Morti e feriti[modifica | modifica wikitesto]

Le vittime dell'attentato sono diciassette:

A questi si sono poi aggiunti una poliziotta e altre quattro persone sono morte il 9 gennaio in uno dei supermercati della catena kosher Hypercacher.[25]

Undici, invece, sono le persone rimaste ferite:

Tre membri del personale del giornale presenti alla riunione e un altro addetto alla manutenzione sono rimasti illesi.[34][35] L'avvocatessa e scrittrice Sigolène Vinson, che si trovava nella redazione del giornale, ha raccontato che uno dei due terroristi le ha puntato l'arma alla tempia e le ha detto: "Non ti uccidiamo perché non uccidiamo le donne, ma tu leggerai il Corano". In realtà tra le vittime dell'attentato vi è anche una donna.[36][37][38][39]

Le ricerche[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso giorno dell'attentato, alcune ricerche vennero effettuate tra i membri della famiglia Kouachi in diverse città della Francia settentrionale, in particolare a Reims e a Strasburgo. Durante la notte, i due sospetti furono in seguito intercettati nei pressi di Reims, nel distretto di Croix-Rouge – Hauts de Murigny, da una ricerca condotta nella casa di Saïd Kouachi. Un elicottero sorvolava sopra la scena, un grande polizia distribuisce e il funzionamento del RAID è impostato. La loro posizione rimane ipotetica, a mezzanotte, come suggerito nel parere della ricerca nazionale avviata da parte della polizia contro i tre uomini. I-Tele ha detto che l'operazione di Reims è stata "una ricerca, una ricerca dei locali per soddisfare di DNA fingerprinting. Nove membri della cerchia dei presunti responsabili dell'attacco sono stati messi sotto custodia dalle autorità.

Dopo aver fatto perdere le tracce, alle ore 9:00 dell'8 gennaio i due uomini armati si fermarono in una stazione di servizio Avia International di Vauciennes per fare il pieno alla loro Renault Clio II grigia e rubare scorte di cibo. Pesantemente armati, brandivano al gestore della stazione i loro due Kalashnikov e lanciarazzi M80 Zolja. brigate di intervento sono stati mobilitati in Aisne, ma anche alla Porte de la Villette. Essi sono chiamati "armato e pericoloso" da parte delle autorità che si sentono di poter beneficiare di una "rete di sostegno" e temuto "che possano ancora una volta impegnarsi in un atto cruento," la Prefettura polizia di Parigi in onda nella notte un appello per i testimoni. Di bandiere jihadisti e una dozzina di bottiglie molotov sono stati trovati nella Citroën C3 abbandonato il 7 gennaio nel XIX arrondissement di Parigi da parte dei terroristi.

A mezzogiorno, venne attivato il piano "Épervier" nel dipartimento meridionale di Aisne. Il livello di "allarme attacco" di Vigipirate è stata estesa alla Picardie come di Giovedi, 8 ° gennaio, il 2015 nel pomeriggio. Le forze militari integrate le forze di polizia tradizionali supportati dalla BRI, il RAID, la GIGN e GIPN di Lille, che è un primo.

In prima serata, il ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve ha annunciato che i fratelli Kouachi sono oggetto di una ricerca nazionale e una spina blu Interpol. Le forze dell'ordine setacciarono le campagne rurali e boschive, a poche centinaia di chilometri quadrati, fino a notte. dighe filtro e voli in elicottero sono mantenuti durante la notte.

Alle ore 8:10 del 9 gennaio, i due fratelli rubarono in seguito una Peugeot 206 a Montagny-Sainte-Félicité, dopo aver lasciato il loro veicolo precedente in un sentiero. Un inseguimento seguito fra i poliziotti e le due sospetti sul RN2 . Per 8 h 30 , si radicare in una tipografia a Dammartin-en-Goële 108. La stampa viene subito circondato dalla polizia. Il GIGN, appoggiata dal RAID, sta negoziando con i due uomini che si dice abbia espresso la volontà di morire come martiri secondo il membro Yves Albarello presenti nel centro di controllo di crisi.

Intorno 10:00, un giornalista di BFM TV, cercando di contattare i testimoni nella stampa, riesce ad entrare in contatto con i fratelli Kouachi. Hanno poi espongono la loro storia: Kouachi Cherif ha detto che è stato finanziato e commissionato da " Al-Qaeda in Yemen " e sono state formate da Anwar al-Awlaki , un imam americano di origine yemenita 111 ; ha detto "Noi siamo i difensori del Profeta", e dice che per lui i giornalisti non erano civili ma "TARGET 112 " .

In primo luogo, l'indagine mostra alcun collegamento con una sparatoria che ha avuto luogo il 8 gennaio alle 8 h 10 , a Montrouge e, infine, il principale sospettato è associato con il gruppo chiamato "Buttes Chaumont" 114 . Così il tiratore Montrouge e Kouachi fratelli si saprebbe da questa discussione jihadista 115 . Per 13 ore , una sparatoria avviene Porte de Vincennes a Parigi, 116 con presa di ostaggi in una drogheria kosher . A 14 h 17 , la prefettura di Parigi emette una chiamata a testimoniare su un uomo e una donna che sono oggetto di un avviso di ricercato nell'ambito delle indagini sulla sparatoria di Montrouge. Questo è di Amedy Coulibaly e la sua fidanzata Hayat Boumeddiene 117 . Intorno a 15 h 30 , Amedy Coulibaly è identificato come il sequestratore dalla Porte de Vincennes.

Sviluppi successivi all'attentato[modifica | modifica wikitesto]

Il supermercato della catena kosher Hypercacher di Porte de Vincennes, dove Amedy Coulibaly aveva preso alcune persone in ostaggio

La mattina dell'8 gennaio 2015, nella città di Montrouge, a sud di Parigi, un altro terrorista, il trentaduenne di origini maliane Amedy Coulibaly, armato di AK-47, due pistole Tokarev, due pistole mitragliatrici Skorpion e di un giubbotto antiproiettile, ha aperto il fuoco contro la polizia francese, chiamata per un incidente stradale. L'attacco ha provocato la morte di una poliziotta, la ventisettenne Clarissa Jean-Philippe, e il ferimento di un altro agente. Dopo che inizialmente era stato smentito ogni rapporto tra le vicende, è stato rilevato che Coulibaly era legato ai fratelli Kouachi, responsabili della strage nella redazione di Charlie Hebdo.

Dopodiché, Coulibaly è fuggito e il giorno successivo si è deliberatamente[40] barricato alle ore 13:00 nel supermercato kosher Hypercacher di Porte de Vincennes situato a est di Parigi, prendendo in ostaggio diciassette persone e chiedendo per il loro rilascio la liberazione dei due attentatori dello Charlie Hebdo, nel frattempo asserragliatisi alle ore 08:30 nella tipografia Création Tendance Découverte nei pressi del villaggio di Dammartin-en-Goële.[41][42] Durante l'irruzione al supermercato, Coulibaly ha assassinato tre cittadini francesi di religione ebraica, evidenziando il fatto che si trattava di un attacco a sfondo antisemita. La prima vittima, il commesso di ventun'anni Yohan Cohen, è stata uccisa a sangue freddo di fronte agli altri ostaggi dopo che Coulibaly aveva chiesto il suo nome, ma il direttore del negozio, ferito a una spalla, era tuttavia riuscito a fuggire, dando il tempo di contattare le forze dell'ordine tramite cellulare. In conseguenza dell'attacco al supermercato, il presidente della Repubblica francese François Hollande ha descritto l'attentato al supermercato kosher come "un atto antisemita terrificante".[43][44] Alcuni media avevano inoltre ipotizzato la presenza di un complice di sesso femminile assieme a Coulibaly, probabilmente la sua compagna ventiseienne Hayat Boumeddiene.

I due fratelli Kouachi sono stati uccisi nel pomeriggio del 9 gennaio durante l'irruzione nella tipografia presso la quale si erano barricati dopo un conflitto a fuoco con la G.I.G.N. della gendarmeria nazionale francese. Anche l'altro terrorista, Amedy Coulibaly, è stato ucciso, a Porte de Vincennes, nella zona est di Parigi, durante la simultanea irruzione delle forze speciali francesi all'interno del supermarket Kosher dove teneva gli ostaggi.[45] Quattro di questi ostaggi sono stati uccisi e quattro feriti gravemente, tra cui due poliziotti della R.A.I.D. e uno della B.R.I. colpito al ginocchio destro. L'attentato al supermercato ha ricevuto un'attenzione particolare, per il fatto che si trattasse di un'azione con sfondo antisemita. Infatti, le quattro vittime dell'attentato al supermercato kosher erano cittadini francesi di religione ebraica.[46]

La compagna di Coulibaly, Hayat Boumedienne, 26 anni, ricercata per essere interrogata come persona informata sui fatti, non era presente. Successivamente si è scoperto della partenza di lei il 2 gennaio per la Turchia, con destinazione finale la Siria.[47][48][49][50][51]

Seppur collegati, mentre gli attacchi alla redazione giornalistica sono stati rivendicati dalla frangia yemenita di Al Qaeda, Koulibaly ha giurato fedeltà allo Stato Islamico.[52]

Terroristi[modifica | modifica wikitesto]

Gli autori della strage nella sede di Charlie Hebdo sono i fratelli Saïd Kouachi, nato il 7 settembre 1980, e Chérif Kouachi, nato il 29 novembre 1982, jihadisti franco-algerini di Gennevilliers.[53][54][55] Un terzo uomo, il diciottenne Hamyd Mourad, è stato inizialmente sospettato di aver aiutato i fratelli Kouachi a compiere la strage, ma si è poi consegnato alla polizia spontaneamente avendo un alibi. Quanto alla moglie di Coulibaly, la giovane Hayat Boumeddiene è stata indiziata di aver partecipato alle azioni, quantomeno nell'affiancare e aiutare il compagno, e la sua caccia è stata immediatamente iniziata, ostacolata però dalla intempestiva richiesta di mandato di cattura internazionale, prima che si rifugiasse, pare, in Siria, per poi tornare forse in Francia pochi giorni dopo la fuga.[31][56][57] Nel 2008, Chérif Kouachi era stato arrestato per terrorismo e condannato a tre anni di reclusione in quanto membro del gruppo terroristico di Abu Musab al-Zarqawi che reclutava e inviava estremisti combattenti in Iraq.[54][58]

L'attentato del giorno successivo è invece opera del trentaduenne Amedy Coulibaly, nato a Juvisy-sur-Orge e già condannato per furto di armi nel 2001. Nel 2010 era stato inoltre arrestato per aver aiutato il terrorista Smaïn Aït Ali Belkacem in un'evasione.[49]

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

La scritta Je suis Charlie ("Io sono Charlie"), usata per mostrare vicinanza al giornale[59][60]
Il corteo dell'11 gennaio a Parigi

Il presidente François Hollande, una volta giunto sul luogo della strage, ha parlato di "attentato terroristico di eccezionale barbarie" e ha promesso di trovare i colpevoli. Hollande ha poi aggiunto: "Siamo in un momento molto difficile, sono stati sventati diversi attentati di recente e noi puniremo gli autori. Nessuno può pensare di agire in Francia contro i principi di libertà della nostra Repubblica".[61] Il segretario generale dell'unione delle moschee di Francia, Mohammed Mraizika, ha detto: "Nulla, assolutamente nulla, può giustificare o scusare questo crimine".[62]

Hanno condannato l'attentato ed espresso solidarietà e vicinanza alla Francia il Consiglio di sicurezza dell'ONU,[63] il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del consiglio dei ministri italiano Matteo Renzi, il primo ministro britannico David Cameron, il primo ministro olandese Mark Rutte,[64] il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro indiano Narendra Modi, il portavoce del presidente statunitense Barack Obama, Josh Earnest,[62] il governo spagnolo,[65] il governo turco[66] e altri, tra cui la Santa Sede e il premier israeliano Benjamin Netanyahu,[1] nonché la Lega Araba e l'Università Al-Azhar, massimo centro per gli studi sunniti.[67]

Il leader del partito sciita Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha condannato l'evento definendo gli attentatori takfir, ovvero apostati; secondo le sue parole essi hanno insultato l'Islam "anche più di quelli che hanno attaccato il messaggero di Dio attraverso libri che ritraevano il Profeta o facendo film ritraendo il Profeta o disegnando vignette sul Profeta".[68]

La manifestazione dell'11 gennaio[modifica | modifica wikitesto]

L'11 gennaio 2015 si spiega per le strade di Parigi un corteo di oltre due milioni di persone (oltre tre milioni e mezzo in tutta la Francia) che esprimono solidarietà alle vittime degli attentati e ai loro familiari. Secondo le autorità francesi si è trattato della più grande manifestazione nella storia del Paese, almeno da quando si tengono queste registrazioni. Al corteo partecipano, ma isolati dal resto del corteo,[69] i premier delle nazioni europee e altri leader politici, come Benjamin Netanyahu e Abu Mazen.[70] Alla manifestazione non ha partecipato nessun rappresentante del governo marocchino in quanto, durante tale momento di commemorazione, alcuni manifestanti mostravano immagini ritenute irrispettose della morale islamica.[71] Gli Stati Uniti hanno partecipato con l'ambasciatrice a Parigi e la Russia col ministro degli Esteri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Parigi, assalto alla redazione di Charlie Hebdo: 12 morti e 11 feriti, TGcom24, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  2. ^ (FR) Le nom des victimes de l’HyperCacher dévoilé: Y. Cohen, Y. Hattab, P. Braham, F.M. Saada, JSSNews.com, 10 gennaio 2015. URL consultato il 20 gennaio 2015.
  3. ^ (FR) Attaque contre «Charlie Hebdo»: Hollande parle d'«attentat terroriste», Le Monde, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  4. ^ Assalto al giornale Charlie Hebdo: 12 morti. "Localizzati i tre terroristi, due reduci dalla Siria, La Repubblica, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  5. ^ Attentato incendiario al Charlie Hebdo. Distrutta la sede del giornale, pista islamica, La Repubblica, 2 novembre 2011. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  6. ^ (FR) « Charlie Hebdo », un journal régulièrement menacé, Le Monde, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  7. ^ Dopo l’attacco al Charlie Hebdo. La geopolitica del terrore accerchia l’Italia - GEOPOLITICA.info, geopolitica.info. URL consultato il 1° maggio 2015.
  8. ^ Canada, terrore in Parlamento: 2 morti. Ucciso l’attentatore convertito a Islam, Il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2014. URL consultato il 20 gennaio 2015.
  9. ^ La fine dell'incubo di Sydney, Panorama, 15 dicembre 2014. URL consultato il 20 gennaio 2015.
  10. ^ Al grido di «Allah u Akbar» lancia l'auto contro la folla: 11 feriti a Digione, Il Mattino, 21 dicembre 2014. URL consultato il 20 gennaio 2015.
  11. ^ È morto uno dei feriti nell'attentato di Nantes, Il Giornale, 23 dicembre 2014. URL consultato il 20 gennaio 2015.
  12. ^ Francia: A Digione 11 feriti al grido di “Allah Akbar”, lavalledeitempli.net, 22 dicembre 2014. URL consultato il 20 gennaio 2015.
  13. ^ Assalto al settimanale Charlie Hebdo, 12 morti. A Parigi è caccia ai tre attentatori, Euronews, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  14. ^ Da Carlos a Charlie Hebdo, scia di sangue in Francia, ANSA, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  15. ^ Parigi, spari al giornale Charlie Hebdo: 12 morti, ucciso anche il direttore, Il Messaggero, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  16. ^ (FR) Fusillade au siège de Charlie Hebdo: "C'est un vrai carnage", Europe 1, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  17. ^ (FR) Attaque contre Charlie Hebdo: ce que l'on sait, France Info, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  18. ^ Charlie Hebdo, su Sottomissione di Michel Houellebecq l’ultima copertina, ilfattoquotidiano.it, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  19. ^ (EN) Remembering The Victims Of The Charlie Hebdo Attack, BuzzFeed, 7 gennaio 2015. URL consultato l'8 gennaio 2015.
  20. ^ Charlie Hebdo, la premonizione del direttore e tutte le 12 vittime, Corriere della Sera, 7 gennaio 2015. URL consultato l'8 gennaio 2015.
  21. ^ a b (FR) Attentat à Charlie Hebdo: 12 morts, les terroristes en fuite, Le Parisien, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  22. ^ (FR) Charlie Hebdo: les dessinateurs Cabu, Charb, Tignous et Wolinski sont morts, Le Figaro, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  23. ^ (FR) Elsa Cayat, une psy pour «Charlie», Libération, 7 gennaio 2015. URL consultato l'8 gennaio 2015.
  24. ^ Ahmed Merabet, il poliziotto musulmano che ha tentato di fermare i killer, La Stampa, 8 gennaio 2015. URL consultato l'8 gennaio 2015.
  25. ^ L'addio alle vittime degli attentati a Parigi, vanityfair.it, 13 gennaio 2015. URL consultato il 18 gennaio 2015.
  26. ^ Michel Renaud è tra le vittime dell’attentato, Internazionale, 7 gennaio 2015. URL consultato l'8 gennaio 2015.
  27. ^ (FR) Philippe Lançon touché, Libération, 7 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  28. ^ (FR) Charlie Hebdo: le journaliste Fabrice Nicolino parmi les blessés, L'Express, 8 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  29. ^ (EN) The Comics Industry Responds To Attack On Charlie Hebdo – #JeSuisCharlie (Arrest UPDATE), Bleeding Cool, 7 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  30. ^ (EN) Paris attacks: Sydney woman's partner in coma after Charlie Hebdo shooting, The Sydney Morning Herald, 8 gennaio 2015. URL consultato l'8 gennaio 2015.
  31. ^ a b (FR) "Charlie Hebdo": la traque des suspects se poursuit, Le Point, 8 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  32. ^ (EN) Charlie Hebdo shootings: ‘It’s carnage, a bloodbath. Everyone is dead’, The Guardian, 7 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
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  36. ^ Non ti uccidiamo perché non uccidiamo le donne, ma tu leggerai il Corano, il Post, 8 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  37. ^ (EN) Survivors Retrace a Scene of Horror at Charlie Hebdo, The New York Times, 8 gennaio 2015. URL consultato l'11 gennaio 2015.
  38. ^ (FR) Charlie Hebdo: le récit de l'intérieur de l'attaque sanglante, L'Express, 8 gennaio 2015. URL consultato l'11 gennaio 2015.
  39. ^ Caccia ai killer in tutta la Francia, i ricercati nel nord del paese, il Velino, 8 gennaio 2015. URL consultato l'11 gennaio 2015.
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  42. ^ Clarissa, un sogno spezzato, Vanity Fair, 9 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  43. ^ Parigi, Hollande: "Un atto antisemita terrificante, ci sono altre minacce" - Tgcom24
  44. ^ http://ilmanifesto.info/una-marcia-repubblicana-contro-i-demoni/
  45. ^ A Parigi 4 ostaggi morti al supermarket ebraico. Il sequestratore ucciso nel blitz della polizia, La Stampa, 9 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  46. ^ Le quattro vittime del supermercato: «In coda per la festa ebraica», corriere.it, 10 gennaio 2015. URL consultato il 23 gennaio 2015.
  47. ^ Hayat Boumedienne all'aeroporto di Istanbul: le telecamere la filmano al controllo passaporti, Il Messaggero, 12 gennaio 2015. URL consultato il 21 gennaio 2015.
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  49. ^ a b Chi era Amedy Coulibaly, l’attentatore di Parigi, Internazionale, 9 gennaio 2015. URL consultato l'11 gennaio 2015.
  50. ^ Hayat Boumedienne fuggita, camuffata fra gli ostaggi. Parigi: non è finita, Blitz Quotidiano, 9 gennaio 2015. URL consultato l'11 gennaio 2015.
  51. ^ Parigi, sequestro nel negozio ebraico: almeno quattro ostaggi morti, terrorista ucciso, Il Sole 24 ORE, 9 gennaio 2015. URL consultato l'11 gennaio 2015.
  52. ^ Video shows Paris gunman pledging allegiance to Islamic State, in USA Today, 11 gennaio 2015.
  53. ^ Chi sono Said e Cherif Kouachi, i fratelli killer di Charlie Hebdo, ANSA, 8 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
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  55. ^ (EN) The dope-smoking, rapping, 'loser' brothers turned mass killing commandos: Paris jihadis were orphan petty criminals before being radicalised and police knew about their terror links for ten years, Daily Mail, 7 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  56. ^ Charlie Hebdo, Hamyd Mourad si consegna ma “era a scuola”. Killer in Piccardia, Blitz quotidiano, 8 gennaio 2015
  57. ^ Charlie Hebdo, si arrende nella notte il terzo uomo Hamyd Mourad, La Prima Pagina, 8 gennaio 2015. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  58. ^ Charlie Hebdo Paris shooting: Three men suspected of killing 12 in terror attack 'holed up near Belgium border', Daily Mirror, 7 gennaio 2015. URL consultato il 24 gennaio 2015.
  59. ^ Divenuta virale sul web nelle ore successive all'attentato, non è stata condivisa da molti partecipanti al corteo per non avallare l'impostazione offensiva delle vignette solitamente pubblicate sul periodico.
  60. ^ Charlie Hebdo, l'immagine con la scritta "Je suis Charlie" diventa virale su Twitter, Il Messaggero, 7 gennaio 2015. URL consultato l'8 gennaio 2015.
  61. ^ Strage a Parigi, Hollande: "Francia sotto choc, attacco contro la libertà", Rai News, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  62. ^ a b Parigi, strage a Charlie Hebdo: la condanna internazionale. Hollande: "Attentato alla libertà", la Repubblica, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  63. ^ Francia: Consiglio Onu, contro Charlie Hebdo attacco vile e barbaro, Adnkronos, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  64. ^ (NL) Koning Willem-Alexander 'diep geschokt' door aanslag, NOS, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  65. ^ (ES) El Gobierno de España expresa su más enérgica condena ante el ataque contra el semanario francés "Charlie Hebdo", La Moncloa, 7 gennaio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  66. ^ Charlie Hebdo, Turchia condanna attacco “ma musulmani feriti da islamofobia”, Blitz quotidiano, 8 gennaio 2015. URL consultato il 24 gennaio 2015.
  67. ^ Strage di Parigi, ferma condanna della Lega Araba e dell’università Al-Azhar, Il Sole 24 ORE, 7 gennaio 2015. URL consultato il 24 gennaio 2015.
  68. ^ (EN) Hezbollah chief says terrorists damage Islam more than cartoons, Reuters, 9 gennaio 2015. URL consultato il 24 gennaio 2015.
  69. ^ (EN) Je suis a manipulated photo, like statue of Saddam toppled by fake Iraqi crowd, notmytribe.com, 13 gennaio 2015. URL consultato il 6 febbraio 2015.
  70. ^ Parigi contro il terrorismo: la più grande manifestazione di sempre, Corriere della Sera, 11 gennaio 2015. URL consultato il 24 gennaio 2015.
  71. ^ I mille volti della manifestazione, Il Sole 24 ORE, 11 gennaio 2015. URL consultato il 24 gennaio 2015.

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