Attentato alla scuola di Brindisi

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Coordinate: 40°37′27.58″N 17°55′45.26″E / 40.624328°N 17.929239°E40.624328; 17.929239

Attentato alla scuola di Brindisi
Istituto Morvillo Falcone Bomba 1.jpg
L'istituto Morvillo Falcone nelle ore successive l'attentato
StatoItalia Italia
LuogoBrindisi
ObiettivoL'istituto professionale Francesca Morvillo Falcone di Brindisi
Data19 maggio 2012
7:45
TipoBomba artigianale
Morti1
Feriti10
ResponsabiliGiovanni Vantaggiato
MotivazioneRappresaglia contro lo Stato italiano (motivazione ufficiale)

L'attentato alla scuola di Brindisi si verificò il 19 maggio 2012 quando una bomba artigianale esplose davanti all'istituto professionale Francesca Morvillo Falcone di Brindisi, causando la morte di una studentessa e il ferimento di altre dieci persone.[1] L'evento, che colpì una scuola, suscitò sconcerto e commozione in tutta Italia, dove vennero proclamati tre giorni di lutto nazionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Intorno alle 7:45 del mattino si verificò un'esplosione presso una scuola a Brindisi. A causarla fu una bomba artigianale realizzata tramite tre bombole riempite di nitrato di sodio, carbone e zolfo e nascoste dietro un cassonetto della differenziata posizionato davanti ai cancelli della scuola[2]. La bomba era stata azionata a distanza e colpì un gruppo di studenti appena scesi dall'autobus che proveniva dal vicino comune di Mesagne. Una ragazza di 16 anni, Melissa Bassi, morì poco dopo per le ferite riportate. Un'amica di Melissa, Veronica Capodieci, fu ricoverata in gravissime condizioni all'ospedale di Lecce ma si salvò.[2] Altre cinque compagne rimasero gravemente ferite da ustioni e lesioni causate dalle schegge[1]. Cinque furono poi i feriti lievi[1].

Nelle prime ore dopo l'attentato circolò subito la voce che la bomba fosse stata opera della criminalità organizzata[1]. Il sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, dichiarò ai giornalisti che si trattò di un attacco senza precedenti della Sacra Corona Unita"[2]. Anche le prime indagini si orientarono in questa direzione e furono perquisite le abitazioni di noti pregiudicati del luogo[2]. L'ipotesi sembrò trovare fondamento in alcune coincidenze: la scuola era intitolata alla moglie del giudice Giovanni Falcone, uccisa col marito e la scorta nella strage di Capaci il cui ventesimo anniversario sarebbe caduto pochi giorni dopo; il fatto che il giorno seguente Brindisi avrebbe ospitato una manifestazione nazionale contro la mafia organizzata dall'associazione Libera; in quel periodo inoltre erano stati compiuti numerosi arresti di mafiosi pugliesi. In molte città italiane si svolsero sit-in di solidarietà. Pochi giorni prima, inoltre, la Sacra Corona Unita aveva incendiato l'auto del presidente del movimento antimafia di Mesagne, lo stesso paese delle ragazze coinvolte[2]. Per precauzione furono evacuate tutte le altre scuole della città. Alcuni giornali parlarono anche di un nuovo tentativo per riaprire la presunta trattativa stato-mafia o di una nuova strategia della tensione.[3]

Il presidente del consiglio Mario Monti telefonò al sindaco di Brindisi dagli Stati Uniti, dove si trovava per il vertice dei Capi di Governo del G8, esprimendo solidarietà. Il governo ordinò tre giorni di lutto nazionale e sospese la "Notte dei Musei" che avrebbe dovuto svolgersi la sera del 19[4]. Il comune di Roma fece proiettare le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sulla facciata del Campidoglio. Il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, si recò in Puglia per coordinare le indagini e parlò di "attentato di un'atrocità senza precedenti."[4]

Il pomeriggio del 21 maggio si sono svolti presso la Chiesa Matrice di Mesagne i solenni funerali di Stato di Melissa Bassi, alla presenza del presidente del consiglio Mario Monti e del presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, trasmessi in diretta da Rai Due. Alla memoria di Melissa Bassi sono state intitolate scuole a Roma[5] e Napoli[6].

Nel giro di pochi giorni tuttavia emerse con chiarezza che la mafia non era coinvolta nell'attentato. Si trattava invece dell'opera di un solitario che aveva agito per motivazioni personali, scollegato da qualsiasi organizzazione[7]. Le registrazioni delle telecamere della videosorveglianza della scuola, acquisite dalla Procura della Repubblica[7], permisero di risalire rapidamente al colpevole, Giovanni Vantaggiato originario di Copertino, che venne identificato e arrestato il 6 giugno.[1]

Vantaggiato, commerciante di carburanti agricoli, ammise davanti ai magistrati la propria responsabilità[1]. Inizialmente disse di aver agito senza una vera ragione e raccontò anche il modo in cui aveva assemblato e costruito la bomba. Successivamente si appurò che il motivo del gesto era da ricercarsi in una truffa da 342.000 euro di cui fu vittima l'azienda della moglie di Vantaggiato, per una partita di carburante non pagato. Per tale motivo Vantaggiato, che era già sotto accusa per tentato omicidio[1] nei confronti del presunto truffatore, escogitò una vendetta eclatante per far conoscere al mondo intero la truffa da lui subita[8].

Nel processo di primo grado è emerso poi come Vantaggiato avesse maturato un profondo rancore verso lo Stato, aggravato dall'idea infondata del coinvolgimento di un maresciallo dei Carabinieri (il quale, una volta scagionato, provvedette a denunciare Vantaggiato per calunnia) nella vicenda della truffa del mancato pagamento del carburante[9], incapace di assicurargli giustizia in alcuni processi dove era parte lesa, e aveva deciso di vendicarsi colpendo una scuola.[1] Vantaggiato è stato condannato all'ergastolo sia in primo grado che in appello, con sentenza passata in giudicato il 6 novembre 2014.[1] Il processo ha poi riconosciuto la matrice terroristica dell'attentato[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Tre anni dopo le bombe di Brindisi, su Il Post, 19 maggio 2015. URL consultato il 19 luglio 2016.
  2. ^ a b c d e Redazione Online (ha collaborato Carmine Festa), Brindisi, bomba colpisce una scuola Muore una ragazza, altri 5 studenti feriti, su corriere.it. URL consultato il 19 luglio 2016.
  3. ^ Strage di Brindisi, una delle piste porta alla "trattativa bis" tra Stato e mafia, su Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2012. URL consultato il 19 luglio 2016.
  4. ^ a b Redazione Online, Bomba a Brindisi, il dolore di Napolitano Monti: «Fermezza per prevenire eversione», su corriere.it. URL consultato il 19 luglio 2016.
  5. ^ I.C. “Melissa Bassi”, su icmelissabassi.gov.it.
  6. ^ I.S.I.S. "Melissa Bassi", su isismelissabassi.gov.it.
  7. ^ a b Brindisi, il video prima della bomba. Ecco le foto sequenza del presunto attentatore, su Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2012. URL consultato il 19 luglio 2016.
  8. ^ Stefania De Cristofaro, Calunnia ai danni di un maresciallo. Per il pm, Vantaggiato va assolto, su Brindisi Report, 12 gennaio 2016.
  9. ^ Angelo Centonze, Nessuna calunnia nei confronti di un carabiniere: assolta l'ex moglie dello stragista Vantaggiato, su Leccenews24, 21 giugno 2016.
  10. ^ "Vantaggiato attentatore solitario, efficienza mentale superiore alla media", su bari.repubblica.it, 8 ottobre 2014. URL consultato il 19 luglio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuele Boccianti e Sabrina Ramacci, La Strage di Brindisi, in Italia giallo e nera, Newton Compton Editori, 2013, p. 719.
  • Andrea Accorsi e Daniela Ferro, Neppure le scuole, in Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia, Newton Compton Editori, 2013, p. 397.
  • Barbara Tardio, Mimmo Tardio e Nancy Motta, Melissa... perché?, Social Science, 2015, p. 100.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]