Astrapia

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Astrapia
Arfak Astrapia Barraband.jpg
Illustrazione di astrapia degli Arfak a cura di Barraband.
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Corvida
Superfamiglia Corvoidea
Famiglia Paradisaeidae
Genere Astrapia
Vieillot, 1815
Specie

Vedi testo

Astrapia Vieillot, 1815 è un genere di uccelli passeriformi della famiglia Paradisaeidae[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione di A. stephaniae mette in evidenza le lunghissime penne della coda.

Si tratta di uccelli di medie dimensioni, che ricordano nell'aspetto dei merli o degli storni dalla colorazione vivace: le dimensioni del corpo vanno fra i 32 e i 40 cm, cui nel maschio vanno sommati fino a 90 cm di coda, in particolare le due copritrici centrali nastriformi. La colorazione dei maschi varia a seconda della specie, mantenendosi generalmente scura su dorso, ali e testa e più chiara su petto e ventre, dove non di rado sono presenti aree di colorazione sgargiante (verde, blu o arancio a seconda della specie): sul vertice sono presenti delle penne allungate ed erettili che continuano sulla nuca e sulla parte posteriore del collo, di colore nero o azzurro, mentre le lunghe penne caudali sono bianche nell'astrapia dalla coda a fiocco e nere in tutte le altre (tranne che nell'astrapia splendida dove presentano ambedue i colori). Le femmine hanno invece colorazione sobria e piuttosto mimetica, nella quale predominano i toni del bruno e del nero, mentre sono assenti le penne caudali estremamente allungate e gli altri ornamenti.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Tutte le specie di astrapia sono endemiche della Nuova Guinea e in tal senso rappresentano un classico esempio di speciazione allopatrica, occupando ciascuna una porzione dei sistemi montuosi dell'isola, partendo dai monti Arfak (astrapia degli Arfak) e continuando attraverso i monti Maoke (astrapia splendida), i monti Bismarck (astrapia festonata) e i monti Owen Stanley (astrapia della Principessa Stefania) lungo la Cordigliera Centrale, con una specie (astrapia di Huon) diffusa anche nella penisola di Huon.

L'habitat di questi uccelli è rappresentato dalla foresta pluviale montana e dalla foresta nebulosa, fino a oltre 2000 m di quota.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Essendo uccelli piuttosto schivi e diffusi in ambienti impervi, a tutt'oggi si conosce ancora piuttosto poco riguardo alle abitudini delle astrapie: esse paiono essere uccelli diurni e solitari, dalla dieta largamente frugivora ma comprendente anche insetti e altri invertebrati e persino piccoli vertebrati, e dalle abitudini riproduttive poligine, coi maschi che si esibiscono in parate nuziali allo scopo di accoppiarsi col maggior numero di femmine possibile, salvo lasciare completamente a loro carico la costruzione del nido, la cova e l'allevamento della prole.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Se ne conoscono cinque specie[1]:

Una sesta specie, Astrapia barnesi Iredale, 1948 della provincia degli Altopiani Occidentali, si è dimostrata in realtà essere un ibrido fra astrapia della Principessa Stefania e astrapia festonata[2].

Nell'ambito della famiglia Paradisaeidae, le astrapie sono vicine alle paradigalle (un tempo ascritte al loro stesso genere) e agli uccelli del paradiso dal becco a falce del genere Epimachus, coi quali vanno a formare un clade[3].

Il nome scientifico di questi uccelli deriva dal greco ἀστραπή (Astrapḗ, personificazione del fulmine e attendente di Zeus), ad indicare le lunghe code dei maschi, la colorazione splendente degli stessi e le abitudini schive.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Paradisaeidae, in IOC World Bird Names (ver 6.2), International Ornithologists’ Union, 2016. URL consultato il 01 marzo 2016.
  2. ^ Tom Iredale, A check list of the birds of paradise and bowerbirds, in Australian Zoologist, vol. 11, 1948, p. 161–189.
  3. ^ (EN) Paradisaeidae: Birds-of-paradise, su TiF Checklist. URL consultato il 01 marzo 2016.

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