Asterix e gli allori di Cesare

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Asterix e gli allori di Cesare
fumetto
Asterix e gli allori di Cesare.jpg
Copertina dell'edizione Panini Comics
Titolo orig. Les Lauriers de César
Lingua orig. francese
Paese Francia
Testi René Goscinny
Disegni Albert Uderzo
Editore Hachette Livre in precedenza Dargaud
Albi unico
Editore it. Arnoldo Mondadori Editore
Testi it. Luciana Marconcini
Genere commedia
Preceduto da Asterix e il Regno degli dei
Seguito da Asterix e l'indovino

Asterix e gli allori di Cesare (Les Lauriers de César) è la diciottesima storia a fumetti della serie Asterix[1], creata dal duo francese René Goscinny (sceneggiatura) e Albert Uderzo (disegni). La sua prima pubblicazione in volume in lingua originale risale al 1972[2].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Abraracourcix, costretto durante una cena a Lutezia a sopportare le prese in giro e le frecciate del borioso cognato Omeopatix, un facoltoso uomo d'affari che ne denigra i successi e lo stile di vita provinciale, monta su tutte le furie. Piuttosto ebbro per il vino, promette di far assaggiare all'antipatico anfitrione un piatto come questi, pur di dimostrare che la gloria vale più dei soldi, non potrà mai gustarne: un ragù insaporito nientemeno che con gli allori della corona trionfale di Cesare.

Per tener fede alla promessa, nonostante la disperazione della moglie Beniamina, il capo invia Obelix e un poco convinto Asterix a Roma, perché si impossessino del prezioso ornamento. Per impossessarsene, i due tentano di penetrare nel palazzo di Cesare facendosi "assumere" come schiavi; il piano però fallisce dal momento che vengono acquistati non dal condottiero ma da un comune patrizio romano, Claudius Chiunquefus. La fortuna sembra però correre in loro aiuto quando il loro nuovo padrone ordina loro di recarsi al palazzo di Cesare per svolgere un incarico in suo nome.

Sembra che tutto stia andando per il meglio, quando si mette di mezzo Staziondefrejus, a sua volta schiavo di Chiunquefus, il quale preoccupato di perdere la sua posizione "di prestigio" in casa del patrizio a causa dei nuovi arrivati convince le guardie del palazzo che i due sono assassini in cerca della testa di Cesare. Asterix e Obelix vendono così arrestati e rinchiusi nelle prigioni del palazzo; approfittano dell'occasione per cercare di trovare la preziosa corona ma di nuovo i loro sforzi non portano a nulla.

I due vengono condannati a essere sbranati dalle belve feroci nel Circo Massimo; Asterix crede che Cesare sarà presente all'esecuzione, e di poter quindi impossessarsi degli allori in questa occasione, ma di nuovo rimane deluso quando scopre che il condottiero è fuori città, impegnato a combattere i Pirati. Dopo essere fuggiti dal Circo e aver fatto parte per breve tempo di una banda di fuorilegge nei bassifondi capitolini, Asterix e Obelix finalmente hanno fortuna: incontrano di nuovo Staziondefrejus, divenuto grazie alla sua segnalazione schiavo personale di Cesare. Dietro promessa "di non vedere più" i due, Staziondefejus accetta di rubare per loro la corona trionfale, che viene consegnata nelle mani di Asterix in una brumosa mattina.

I due possono così far ritorno al villaggio, dove Abraracourcix può finalmente prendersi la rivincita sul cognato, condendola con un immancabile sganassone.

Personaggi principali[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi presenti nella storia più rilevanti ai fini della trama sono:

  • Asterix: non è decisamente entusiasta della sua missione, ma di fronte alle ire del capo non può disobbedire. Per entrare in possesso degli allori di Cesare deve fare appello a tutta la sua furbizia, oltre che a un buon pizzico di fortuna.
  • Obelix: durante la storia finisce per ubriacarsi per ben tre volte (è infatti notoriamente astemio): una prima durante la cena a casa di Omeopatix, in cui spalleggia un altrettanto brillo Abraracourcix, e poi di nuovo mentre è a Roma. Quando è alterato dall'alcol, è solito esclamare "Ferpettamente!"
  • Abraracourcix: come talvolta gli capita si lascia prendere dall'ira (accade anche, ad esempio, in Asterix e i Belgi) e, complice il vino, si lascia andare a una promessa quantomeno incauta. Grazie ad Asterix e Obelix, comunque, la situazione si risolve per il meglio per lui
  • Claudius Chiunquefus (Claudius Quiquilfus): è l'ingenuo patrizio romano che acquista come schiavi Asterix e Obelix, che lui trova divertenti. Oltre a lui la sua famiglia è composta dalla moglie Alpaca, dalla figlia Tibia e dal figlio debosciato e amante della vita notturna Gracchus, che lui chiama solitamente "Imbecille".
  • Staziondefrejus (Garedefréjus): è uno degli schiavi di Chiunquefus, per sua stessa ammissione "ben piazzato" in casa. È invidioso di Asterix e Obelix, che teme possano insidiare la sua posizione privilegiata, e li accusa davanti ai Romani. Nel finale, tuttavia, è proprio grazie a lui che la situazione si risolve.

L'albo[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Giulio Cesare, ritratto con i suoi "allori". Nicolas Coustou, 1696

La storia tratta forse più di ogni altra della serie argomenti adulti, in particolare la schiavitù. Il tema è comunque affrontato con un'ottica umoristica e leggera: Asterix e Obelix si offrono volontariamente come schiavi e portano avanti loro stessi -con la consulenza di un altro schiavo- la trattativa per la loro vendita, in barba al mercante di cui dovrebbero essere proprietà. A sottolineare la vena comica che stempera la serietà dell'argomento ci sono poi un paio di battute folgoranti di Obelix: quando Asterix gli propone di ricomprare la propria libertà da Chiunquefus, questi risponde "non so se il denaro basterà; in fondo eravamo merce pregiata, forse siamo al di sopra delle nostre possibilità"[3]; ancora quando Asterix lo dissuade dall'attaccare le guardie del palazzo di Cesare, scontro che potrebbe finire male, ribatte "Beh, tanto non siamo nostri..."[4].

Sempre per quanto riguarda gli elementi adulti, nell'albo appaiono delle nudità femminili, seppure velate[5] ed un personaggio androgino[6], cosa decisamente inconsueta per un fumetto destinato a un pubblico giovane. Da notare poi come questa sia l'unica storia in tutta la serie in cui si accenna al fatto che la pozione magica di Panoramix dona sì una forza sovrumana, ma non rende invulnerabili né, di fatto, invincibili, e per questo Asterix è costretto a frenare gli ardori bellici dell'amico affermando che le guardie del palazzo, ben diverse dai legionari di stanza in Gallia, "con le loro armi potrebbero farci a pezzi"[7].

Nell'albo, come del resto in tutta la serie, appaiono varie inesattezze e licenze storiche: in particolare l'imponente "Palazzo di Cesare", meta ambita dei protagonisti, è un'invenzione puramente letteraria e non ha riscontri in realtà. Anche la "campagna contro i Pirati" che impegna Cesare durante quasi tutta la storia è immaginaria; tuttavia potrebbe aver preso spunto dalla biografia del condottiero romano, che nel 74 a.C. fu rapito da alcuni pirati che lo tennero prigioniero per trentotto giorni sull'isola di Farmacussa[8]. Successivamente, liberato, il condottiero guidò personalmente una spedizione militare contro i suoi rapitori[8]. A questo proposito, Uderzo ha dichiarato in un'intervista di considerare questo albo un omaggio alla grandezza storica di Cesare[2], personaggio che ha a suo dire "segnato un'epoca" e per il quale lui e Goscinny hanno sempre mostrato il massimo rispetto, ad esempio raffigurandolo nei disegni senza caricaturarne le fattezze[2].

Una citazione artistica sono le pose assunte dallo schiavo greco con cui Asterix ha un battibecco nella tavola 12, che richiamano rispettivamente le statue Il pensatore di Rodin (prima vignetta), il Gruppo del Laocoonte (terza vignetta) e il discobolo (quinta vignetta). La frase Delenda Carthago con cui sia l'avvocato difensore che il pubblico ministero aprono i loro discorsi durante il processo ad Asterix e Obelix richiama ovviamente il famoso motto di Catone il censore. Meritano poi menzione i graffiti incisi sul muro della prigione in cui i due Galli sono rinchiusi, e che recitano "Ancora pochi giorni", "Morte ai leoni", "Gloria victis" (parodia del più noto Vae victis) e "Veritas odium parit".

Ancora, il domatore di leoni del Circo Massimo[9] è una caricatura di Jean Richard, attore francese che successivamente aprì un proprio circo. Da notare anche il personaggio del "carceriere"[10], perché è lo stesso che appare, con lo stesso ruolo, nel lungometraggio d'animazione Le dodici fatiche di Asterix.

In questa storia Asterix inventa, casualmente, un intruglio che ha la stupefacente capacità di eliminare gli effetti del doposbronza: la sua ricetta è costituita da un pollo non spennato, sapone di Massilia, marmellata, pepe, sale, rognoni, fichi, mele, sanguinaccio, semi di melograno, uova e peperoncino[2].

Infine, una nota editoriale: sia la versione francese che italiana dell'albo presentano un lettering insolito, in cui le "i" sono tutte minuscole con un vistoso puntino e le lettere doppie non sono in linea tra loro.

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

In Francia[modifica | modifica wikitesto]

In Francia la storia fu serializzata inizialmente all'interno della rivista Pilote in cui apparve a puntate dal numero 621 (30 settembre 1971) al 642 (24 febbraio 1972)[11]; in seguito è stata pubblicata in albo cartonato nel 1972 dall'editore Dargaud.

Attualmente l'albo viene ristampato dalla casa editrice Hachette Livre, che nel dicembre 2008 acquisì da Uderzo e da Anna Goscinny (figlia dello scomparso René) tutti i diritti sulle pubblicazioni di Asterix[12][13].

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni Mondadori[modifica | modifica wikitesto]

In Italia l'albo è edito, come gli altri della serie, da Mondadori; la prima edizione italiana in volume risale all'aprile 1973[14][15] per la traduzione di Luciana Marconcini[16].

Precedentemente, la storia era apparsa a puntate sulla rivista Il Mago, edita sempre da Mondadori, in cui apparve dal numero 4 al numero 7 datati 1972[15]. È l'unica storia di Asterix ad essere stata pubblicata su tale rivista mondadoriana, insieme alla successiva Asterix e l'indovino[15].

La Mondadori ha ristampato l'albo più volte nel corso degli anni; l'ultima edizione, condotta su quella francese di Hachette Livre, è della fine del 2011 e rispetto alle precedenti presenta, pur mantenendo invariata la traduzione, una copertina diversa, un nuovo lettering e una colorazione rinnovata[14]; è inoltre caratterizzata dall'avere la sagoma di Asterix stampata in rosso sulla costa.

Altre edizioni[modifica | modifica wikitesto]

La storia è stata pubblicata a puntate anche all'interno della rivista Il Giornalino (Edizioni San Paolo), nella quale fece la sua prima apparizione nel 1980[15] venendovi poi ristampata periodicamente. Tale edizione è basata su quella Mondadori e presenta la stessa traduzione di Luciana Marconcini, sebbene il titolo della storia vi sia stato modificato in L'alloro di Cesare[15].

In altre lingue[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo originale dell'albo, Les Lauriers de César, è stato tradotto come segue in alcune delle principali lingue in cui il fumetto è edito[17]; vengono inoltre indicate la casa editrice e l'anno di prima pubblicazione[18]:

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella traduzione italiana dell'albo, i personaggi provenienti dalla Gran Bretagna sono chiamati erroneamente "Bretoni"[19], mentre il termine esatto sarebbe Britanni (come infatti viene usato nell'albo Asterix e i Britanni).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco degli albi sul sito ufficiale, asterix.com. URL consultato il 24 ottobre 2011.
  2. ^ a b c d Scheda dell'albo sul sito ufficiale, asterix.com. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  3. ^ Tavola 23
  4. ^ Tavola 25, traduzione italiana di Luciana Marconcini
  5. ^ Tavola 10, terza e quarta vignetta
  6. ^ Tavola 12, prima vignetta
  7. ^ Tavole 8 e 24
  8. ^ a b Velleio Patercolo, Storia Romana, II, 42
  9. ^ Tavola 36
  10. ^ Tavole 34-36
  11. ^ Cronologia delle pubblicazioni di Asterix su Pilote, in bdoubliees.com. URL consultato il 24 ottobre 2011.
  12. ^ Hachette Livre, nouveau propriétaire d'«Astérix», in Le Monde, 14 dicembre 2008.
  13. ^ Astérix passe sous le contrôle d'Hachette, in Le Monde, 12 dicembre 2008.
  14. ^ a b Pubblicazioni italiane di Asterix, in Asterix-obelix.nl (Asterix around the world).
  15. ^ a b c d e Pubblicazioni italiane di Asterix, in Dimensionedelta.net.
  16. ^ Dati sull'edizione italiana, in iafol.org. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  17. ^ Per questioni di leggibilità, ci si è limitati ad elencare le traduzioni mostrate nella Scheda dell'albo in Asterix.com; per una lista esaustiva si rimanda al sito Asterix around the world e alla pagina Bourse aux traductions sul sito ufficiale
  18. ^ Traduzioni dell'albo, in Asterix-obelix.nl (Asterix around the world).
  19. ^ Tavole 12 e 15

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità BNF: (FRcb12043050j (data)
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