Associazione donne ebree d'Italia

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Associazione donne ebree d'Italia
AbbreviazioneADEI
Tipono-profit
Fondazione1927
Sede centraleItalia Milano
Sito web

L'Associazione donne ebree d'Italia (ADEI) è la principale associazione femminile ebraica italiana, fondata nel 1927 a Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le donne ebree in Italia condividono nei secoli le complesse vicende della condizione femminile in Italia con l'ulteriore fardello di essere parte di una minoranza doppiamente discriminata.

In generale si può affermare che in confronto alle donne cristiane del loro tempo le donne ebree abbiano goduto all'interno della propria comunità di maggiori diritti ed opportunità: imparavano a leggere e a scrivere, avevano diritto alla proprietà della dote e ad ereditare e divorziare, spesso lavoravano anche come imprenditrici in proprio.[1] Anche in queste condizioni, tuttavia, solo avvenimenti eccezionali potevano dare loro occasione di mettere alla prova pubblicamente la loro capacità di intraprendenza e autonomia di pensiero. Le antiche cronache ebraiche ricordano una certa Paola dei Mansi (Paola Anaw) che nel XIII secolo a Roma si guadagnò fama per le sue conoscenze bibliche e talmudiche e come scriba dotata di splendida calligrafia.[2] Ancora più arduo era riuscire a infrangere la duplice barriera di donna e di ebrea e partecipare al dibattito culturale del proprio tempo, come è il caso agli inizi del XVII secolo della poetessa e scrittrice ebreo-veneziana Sara Copia Sullam.

La famiglia Lombroso

Perché le cose cambiassero occorre attendere il Risorgimento. Sara Levi Nathan gioca un ruolo importante nel processo risorgimentale per la sua stretta relazione personale con Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, e Maurizio Quadrio, svolgendo un'opera preziosa di fiancheggiamento e finanziamento a supporto delle loro attività in Inghilterra, Svizzera e Italia.

Con l'Unità d'Italia per le donne ebree si tratta di affrontare una doppia emancipazione: anche da cittadine del nuovo stato esse devono confrontarsi, al pari delle altre donne italiane, con i molti pregiudizi e gli scarsi diritti loro dati dalle leggi e dai costumi del tempo.

Le prime donne ebree ad affermarsi nella vita pubblica in Italia tra Ottocento e primo Novecento sono un gruppo di intellettuali di origine russa o tedesca, impegnate nel campo dell'educazione e del sindacato. Dalla Russia giungono Elena Raffalovich (sposa nel 1863 del filologo Domenico Comparetti e pioniera dell'educazione infantile), Ernestina Paper (nel 1877 prima donna laureata in Italia dalla nascita dello stato unitario, in medicina), Anna Kuliscioff (medico, sindacalista, tra i principali esponenti e fondatori del Partito Socialista Italiano) e Angelica Balabanoff (sindacalista e attivista socialista). Di origine tedesca sono invece Margarete Traube (chimico di fama mondiale) e Anna Fraentzel Celli (infermiera ed educatrice). A queste donne si uniscono le prime ebree intellettuali di famiglia italiana, a cominciare dalla scrittrici e poetessi Erminia Fuà Fusinato e Annie Vivanti e dalle due figlie di Cesare Lombroso, che proprio dall'incontro con Anna Kuliscioff maturano i propri interessi: Paola Lombroso Carrara (educatrice e ideatrice nel 1908 del Corriere dei Piccoli) e Gina Lombroso (medico e ricercatrice).

All'indomani della prima guerra mondiale sono ormai molte le donne ebree ad avere ruoli importanti nella società italiana. Nel 1924 Anna Foà ottiene la nomina a professoressa ordinaria all'Università di Napoli alla cattedra di bachicoltura e apicoltura, una delle prime donne italiane a raggiungere questo traguardo. Nel 1925 Alda Levi Spinazzola è nominata Sovrintendente ai Beni culturali della Lombardia. Nel 1926 Margherita Sarfatti, amante e consigliera di Benito Mussolini, pubblica Dux, un'apologetica biografia del Duce, tradotta in 18 lingue.

Gli spazi di libertà e autonomia però si vanno drammaticamente restringendo con il fascismo per i cittadini italiani e per le donne in particolare.[3] Proprio tali restrizioni, ed il crescente controllo esercitato delle autorità fasciste su ogni aspetto della vita pubblica italiana, sono alla base della fondazione nel 1927 della Associazione donne ebree d'Italia, come di un luogo in cui le donne ebree italiane possano trovare uno spazio di salvaguardia della propria identità e di espressione del loro impegno sociale. Dopo la presidenza inaugurale di Berta Bernstein Cammeo (1927-28), l'associazione trova una guida energica e sicura negli anni della sua formazione (1928-39) in Vittoria Pisa Cantoni, figlia di Ugo Pisa. Impossibilita ad esercitare qualsiasi ruolo politico, l'associazione si concentra sull'assistenza materiale e spirituale agli ebrei bisognosi che vivono in Italia (e nei territori ad essa annessi, specialmente in Libia). L'associazione stabilisce contatti anche con la comunità ebraiche in Palestina, anche se il regime proibisce rapporti ufficiali con le organizzazione sionistiche mondiali.

L'altra sfera principale di attività dell'organizzazione è la promozione e la diffusione della cultura ebraica tra le giovani generazioni. Questo compito è reso più urgente dalla Riforma Gentile e dai Patti Lateranensi che hanno reintrodotto gli studi cattolici nel curriculum delle scuole statali. A Milano, i membri dell'organizzazione riescono a promuovere lezioni di studi ebraici per gli studenti ebrei nelle scuole statali. Altre iniziative includono la pubblicazione di un mensile di cultura ebraica per bambini, L'Israele dei Ragazzi, e l'organizzazione di corsi formativi per le madri sulle feste ebraiche.

Dal 1933 cresce in Italia il numero dei rifugiati ebrei dalla Germania e l'assistenza ai profughi diventa uno degli impegni prioritari dell'Associazione, che nel frattempo, nel 1935, passa sotto l'ombrello dell'Unione delle comunità israelitiche italiane. Si formano attivi gruppi locali specialmente a Milano, Torino, Genova, Ferrara, Venezia, Firenze, Livorno, e Roma. L'adesione sale dai 117 membri del 1927 a 1.334 del 1937.

Nel settembre 1938 la leggi razziali fasciste rappresentano un duro colpo per gli ebrei italiani e per le donne ebree italiane in particolare, molte delle quali avevano trovato lavoro nel mondo della scuola, dal quale ora venivano escluse. Anche a livello universitario una percentuale significativa delle poche donne che allora vi operavano era di origine ebraica, da Anna Foà (unica ordinaria tra agli espulsi), alla molte esercitanti la libera docenza: Vita Nerina (chimica) e Pierina Scaramella (botanica) a Bologna; Clara Di Capua Bergamini (chimica) a Firenze; Ada Bolaffi (chimica biologica) e Mafalda Pavia (pediatria) a Milano; Angelina Levi (farmacologia) a Modena; Rachele Karina (pediatria) a Napoli; Enrica Calabresi (zoologia) a Pisa; Gemma Barzilai (ginecologia) e Fausta Bertolini (biologia) a Padova; Renata Calabresi (psicologia), Nella Mortara (fisica) e Maria Piazza (mineralogia) a Roma.[4]

L'impoverimento generale degli ebrei italiani, conseguente alla perdita del lavoro di uomini e donne, moltiplica le richieste di aiuto, mentre diminuisce il numero di chi può aiutare, anche in conseguenze dei molti espatri tra le famiglie ebree più facoltose. In un solo anno i membri ADEI si dimezzano a 686. L'organizzazione opera adesso tra mille restrizioni sotto la guida di Gabriella Ravenna Falco, figlia dell'ex Presidente dell'Unione e moglie del giurista Mario Falco. Con lo scoppio della guerra nel 1940 una nuova, più massiccia ondata di rifugiati ebrei giunge in Italia, specialmente dai Balcani. Il regime fascista crea una rete di campi di internamento per gli ebrei "stranieri", ma anche per tanti ebrei "italiani" sospettati di antifascismo. L'ADEI si mobilita in sostegno alla DELASEM, l'agenzia ebraica italiana formatasi in sostegno ai rifugiati e agli internati. Si organizzano stazioni di soccorso per i profughi, raccolte di fondi, mense, assistenza spirituale e materiale per coloro che sono stati trasferiti nei campi di internamento sparsi in tutto il paese, persino un orfanotrofio a Villa Emma a Nonantola.

Il peggio però doveva ancora venire. Con l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, tutti gli ebrei residenti in Italia sono soggetti a deportazione e sterminio. L'ADEI è nell'impossibilità di proseguire le proprie attività. Le donne ebree lottano con il resto della comunità ebraica italiana per salvare i propri figli e sopravvivere esse stesse, nascondendosi laddove è possibile o cercando la fuga in Svizzera. A migliaia sono deportate e periscono ad Auschwitz con i loro figli e mariti e genitori. Molte aderiscono ai comitati clandestini della Delasem o alle formazioni della Resistenza, talora in posizioni di responsabilità, come nel caso della medaglia d'oro Anna Maria Enriques Agnoletti.

Fin dai giorni successive alla liberazione di Roma nel 1944, e poi pienamente in tutta Italia dopo il 25 aprile 1945, i risorti nuclei dell'ADEI, rivitalizzati dall'incontro con la Brigata Ebraica, si impegnano nella rinascita della vita ebraica in Italia, sotto la presidenza di Marta Navarra Bernstein. Si tratta di riunire le famiglie disperse, assistere i malati e gli indigenti, aiutare i tanti ebrei che da tutta Europa si riversano in Italia in cerca di un imbarco per la Palestina.

Nell'Italia repubblicana del dopoguerra le donne ebree si impegnano come donne e cittadine senza alcuna distinzione in tutti i campi della vita pubblica e professionale e all'interno dei partiti e delle associazioni democratiche italiane. Alcuni dei primi memoriali di sopravvissuti dai campi di sterminio sono scritti da donne: Sofia Schafranov nel 1945; Giuliana Fiorentino Tedeschi, Alba Valech Capozzi, Frida Misul e Luciana Nissim Momigliano nel 1946; e infine nel 1947 Liana Millu. Alcuni tra i migliori talenti nelle scienze e nella ricerca trovano fortuna all'estero: da Giuliana Cavaglieri Tesoro a Rita Levi Montalcini, Mirella Levi D'Ancona, Anna Morpurgo Davies, e Lea Sestieri. In Italia si affermano le attrici Franca Valeri e Franca Faldini; la matematica Emma Castelnuovo; le scrittrici Elsa Morante e Natalia Ginzburg; l'artista Antonietta Raphaël. Nel 1986 Rita Levi-Montalcini riceve il Premio Nobel per la medicina; nel 2001 sarà nominata senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Nel mutato contesto del dopoguerra, l'ADEI si concentra sui compiti più specificamente legati all'identità ebraica, quali l'educazione l'ebraica dei bambini e dei giovani o opere assistenziali interne alla comunità. Con la creazione dello Stato d'Israele si rafforzano i legami con le associazioni sionistiche mondiali e l'associazione prende ufficialmente il nome di ADEI-WIZO. La donna ebrea non è più relegata ai margini degli organismi dirigenti dell'Unione e ne raggiunge i vertici con Tullia Zevi dal 1983 al 1998 e nuovamente dal luglio 2016 con Noemi Di Segni.[5]

Oggi l'ADEI continua la sua vita con l'organizzazione di attività culturali ed editoriali e con progetti di assistenza e sostegno a favore delle donne, dei bambini e degli anziani.

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1927-1928 - Berta Bernstein-Cammeo
  • 1928-1939 - Vittoria Cantoni-Pisa
  • 1939-1945 - Gabriella Falco-Ravenna
  • 1945-1963 - Marta Navarra-Bernstein
  • 1964-1976 - Anna Baruch-Senatti
  • 1976-1985 - Bianca Finzi-Colbi
  • 1985-1989 - Adelina Pinto-Pergola
  • 1989-1998 - Zita de Ciaves-Arditi
  • 1998-2008 - Ziva Modiano Fisher
  • 2008-2011 - Berta Sinai
  • 2011-presente - Ester Silvana Israel

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elisabetta Di Carpegna, Inseguendo Sofia. Filosofia e amore sulle tracce di Leone Ebreo (Nuovecarte, 2010)
  2. ^ Jew. Encyc. I 567, s.v. Paola Anaw.
  3. ^ Victoria De Grazia, How Fascism Ruled Women: Italy, 1922-1945 (Berkeley: University of California Press, 1993)
  4. ^ Raffaella Simili, Scienziate italiane ebree (1938-1945) (Pendragon, 2010); La scienza cattiva scaccia la scienza buona: gli effetti delle leggi razziali in Italia Archiviato il 3 marzo 2016 in Internet Archive.; cf. Donne nella storia degli ebrei d'Italia: atti del IX Convegno internazionale "Italia judaica," Lucca, 6-9 giugno 2005 (Giuntina, Firenze, 1997); Claire E. Honess e Verina R. Jones, Le donne delle minoranze: le ebree e le protestanti d'Italia (Claudiana, Torino, 1999).
  5. ^ UCEI website.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. Donne nella storia degli ebrei d'Italia: atti del IX Convegno internazionale "Italia judaica," Lucca, 6-9 giugno 2005 (Giuntina, Firenze, 1997)
  • Claire E. Honess e Verina R. Jones, Le donne delle minoranze: le ebree e le protestanti d'Italia (Claudiana, Torino, 1999)
  • Monica Miniati. Le emancipate. Le donne ebree in Italia nel XIX e XX secolo (Viella, 2008)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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